Chi era Eugenio Lanfranchi? Un uomo di trentacinque anni, bello della
persona, onesto, cortese, vero modello d'ogni virtù. Morendo, egli
aveva lasciato sulla terra una sposa ancor giovane ed avvenente, un
fratello ed una sorella che molto lo avevano amato e che già da sei
mesi si struggevano in lacrime e vestivano a lutto.
--Qual dolce sorpresa pe' miei cari parenti, qual gioia nel rivedermi!
Mia moglie! Mio fratello, mia sorella... essi che mi amano tanto...
essi che al letto di morte mi prodigavano tante cure, e piangevano
inconsolabili nel darmi l'ultimo addio! Sarà una festa di famiglia
... Mi correranno incontro, mi opprimeranno di baci e di carezze...
Ah! non vorrei che la consolazione soverchia fosse causa di qualche
malanno! Bisognerà ch'io mi presenti colle cautele dovute... Mia
moglie sopratutto...! La mia tenera Carlotta... Da dieci giorni ella
ha cessato di visitare la mia tomba... Forse il soverchio dolore ha
consunto le sue forze... e, sola, estenuata dalla malattia, implora
dal cielo il favore di scendere con me nella tomba, per starmi a lato
eternamente... Ma io giungo in tempo... Solleva, il capo illanguidito
o troppo sensibile creatura; ravvisa il tuo sposo... il tuo amante...
l'oggetto de' tuoi desideri...
Con tali pensieri, il nostro reddivivo s'è avvicinato alla porticella
del giardino, di quel giardino, ove, nelle ore melanconiche del
tramonto, egli veniva a sedere ogni giorno presso la sposa adorata,
inebriandosi delle sue carezze e de' suoi baci.
Una voce soave e melanconica ferisce il suo orecchio. Quella voce ha
proferito il nome di Enrico.
--Il mio nome! Ella pensa dunque al suo sposo! Ella confida al salice
piangente ed al ruscello i dolorosi segreti dell'anima... Ella invoca
la mia ombra, e cerca un sollievo ai mali presenti nelle dolci memorie
del passato! Enrico incurva la persona, mette l'occhio al buco della
serratura, e vede infatti sua moglie seduta sur un banco di pietra,
presso un salice piangente.
Ma non è già al salice piangente ed al ruscello che Carlotta confida
i propri dolori. Un raggio di luna che in quel momento rischiara la
scena, mostra al curvato esploratore un pajo di pantaloni di tela
russa, entro cui si agitano due nerborute gambe da acrobatico, e più in
alto un _gilet_ di seta disteso sovra un torace atletico, quindi una
ciarpa di raso azzurro, e una barba di becco che serve di appendice ad
una bellissima testa di venticinque anni.
--Enrico! torna a ripetere la donna con voce più fioca.
--Lunge una volta queste lugubri memorie! A che giova il piangere
eternamente i trappassati? Dimenticate, e pensate all'avvenire di
felicità che ci attende.
--Ah! già troppo io l'ho dimenticato quel povero Enrico! E dire
che non per anco sei mesi son trascorsi... Ed io aveva giurato di
conservargli il mio amore... la mia fede!..
--Siate ragionevole, via! Carlotta... Se vostro marito tornasse al
mondo, egli non potrebbe rimproverarvi d'aver ceduto alle attrattive
di un amore fondato sulla onestà e mosso da rette intenzioni. Voi
siete giovane, voi avete un'anima sensibile, appassionata... Perchè
seppellire in eterna vedovanza tanti tesori di bellezza e di virtù?
Trovaste un uomo che seppe apprezzarvi ed amarvi... un uomo che giura
di rendervi felice. Egli sarà il padre dei vostri figli... egli
ravviverà la vostra esistenza, vi darà il coraggio e la forza per
adempiere ai santi doveri di donna e di madre...
--Voi mi parlate un linguaggio sì vero, sì insinuante... Lasciatemi!
basta... Ogni vostra parola è nuova esca all'incendio che mi arde nel
cuore. Lasciatemi... ve lo ripeto.
--Non vi lascio, se prima non mi promettete...
--Quale promessa?... mio Dio! Ma non vedete?.... io sono più morta che
viva... Voi abusate della mia debolezza... Sì... sarò vostra...
malgrado i giuramenti fatti. Sarò vostra malgrado i rimorsi che mi
straziano l'anima, malgrado la certezza che questa nostra unione debba
essermi sorgente di gravi sciagure...
--Carlotta!
--Giacomo!...
--Questa tua promessa mi dischiude il paradiso... Dimmi ancora che mi
ami...
--Ma non te l'ho ripetuto mille volte, che dal giorno che ti vidi,
conobbi che prima d'allora io non aveva mai amato...?
--Ho inteso quanto basta--mormora Enrico allontanandosi dalla
porticella. Da uomo prudente è meglio ch'io mi ritiri... Se indugiassi
ancora un minuto, potrei udire o vedere qualche cosa di peggio.
E il poveretto se ne va a capo chino, riflettendo alla propria
posizione, e studiando a qual miglior partito gli convenga appigliarsi.