II.

Chi era Eugenio Lanfranchi? Un uomo di trentacinque anni, bello della

persona, onesto, cortese, vero modello d'ogni virtù. Morendo, egli

aveva lasciato sulla terra una sposa ancor giovane ed avvenente, un

fratello ed una sorella che molto lo avevano amato e che già da sei

mesi si struggevano in lacrime e vestivano a lutto.

--Qual dolce sorpresa pe' miei cari parenti, qual gioia nel rivedermi!

Mia moglie! Mio fratello, mia sorella... essi che mi amano tanto...

essi che al letto di morte mi prodigavano tante cure, e piangevano

inconsolabili nel darmi l'ultimo addio! Sarà una festa di famiglia

... Mi correranno incontro, mi opprimeranno di baci e di carezze...

Ah! non vorrei che la consolazione soverchia fosse causa di qualche

malanno! Bisognerà ch'io mi presenti colle cautele dovute... Mia

moglie sopratutto...! La mia tenera Carlotta... Da dieci giorni ella

ha cessato di visitare la mia tomba... Forse il soverchio dolore ha

consunto le sue forze... e, sola, estenuata dalla malattia, implora

dal cielo il favore di scendere con me nella tomba, per starmi a lato

eternamente... Ma io giungo in tempo... Solleva, il capo illanguidito

o troppo sensibile creatura; ravvisa il tuo sposo... il tuo amante...

l'oggetto de' tuoi desideri...

Con tali pensieri, il nostro reddivivo s'è avvicinato alla porticella

del giardino, di quel giardino, ove, nelle ore melanconiche del

tramonto, egli veniva a sedere ogni giorno presso la sposa adorata,

inebriandosi delle sue carezze e de' suoi baci.

Una voce soave e melanconica ferisce il suo orecchio. Quella voce ha

proferito il nome di Enrico.

--Il mio nome! Ella pensa dunque al suo sposo! Ella confida al salice

piangente ed al ruscello i dolorosi segreti dell'anima... Ella invoca

la mia ombra, e cerca un sollievo ai mali presenti nelle dolci memorie

del passato! Enrico incurva la persona, mette l'occhio al buco della

serratura, e vede infatti sua moglie seduta sur un banco di pietra,

presso un salice piangente.

Ma non è già al salice piangente ed al ruscello che Carlotta confida

i propri dolori. Un raggio di luna che in quel momento rischiara la

scena, mostra al curvato esploratore un pajo di pantaloni di tela

russa, entro cui si agitano due nerborute gambe da acrobatico, e più in

alto un _gilet_ di seta disteso sovra un torace atletico, quindi una

ciarpa di raso azzurro, e una barba di becco che serve di appendice ad

una bellissima testa di venticinque anni.

--Enrico! torna a ripetere la donna con voce più fioca.

--Lunge una volta queste lugubri memorie! A che giova il piangere

eternamente i trappassati? Dimenticate, e pensate all'avvenire di

felicità che ci attende.

--Ah! già troppo io l'ho dimenticato quel povero Enrico! E dire

che non per anco sei mesi son trascorsi... Ed io aveva giurato di

conservargli il mio amore... la mia fede!..

--Siate ragionevole, via! Carlotta... Se vostro marito tornasse al

mondo, egli non potrebbe rimproverarvi d'aver ceduto alle attrattive

di un amore fondato sulla onestà e mosso da rette intenzioni. Voi

siete giovane, voi avete un'anima sensibile, appassionata... Perchè

seppellire in eterna vedovanza tanti tesori di bellezza e di virtù?

Trovaste un uomo che seppe apprezzarvi ed amarvi... un uomo che giura

di rendervi felice. Egli sarà il padre dei vostri figli... egli

ravviverà la vostra esistenza, vi darà il coraggio e la forza per

adempiere ai santi doveri di donna e di madre...

--Voi mi parlate un linguaggio sì vero, sì insinuante... Lasciatemi!

basta... Ogni vostra parola è nuova esca all'incendio che mi arde nel

cuore. Lasciatemi... ve lo ripeto.

--Non vi lascio, se prima non mi promettete...

--Quale promessa?... mio Dio! Ma non vedete?.... io sono più morta che

viva... Voi abusate della mia debolezza... Sì... sarò vostra...

malgrado i giuramenti fatti. Sarò vostra malgrado i rimorsi che mi

straziano l'anima, malgrado la certezza che questa nostra unione debba

essermi sorgente di gravi sciagure...

--Carlotta!

--Giacomo!...

--Questa tua promessa mi dischiude il paradiso... Dimmi ancora che mi

ami...

--Ma non te l'ho ripetuto mille volte, che dal giorno che ti vidi,

conobbi che prima d'allora io non aveva mai amato...?

--Ho inteso quanto basta--mormora Enrico allontanandosi dalla

porticella. Da uomo prudente è meglio ch'io mi ritiri... Se indugiassi

ancora un minuto, potrei udire o vedere qualche cosa di peggio.

E il poveretto se ne va a capo chino, riflettendo alla propria

posizione, e studiando a qual miglior partito gli convenga appigliarsi.

Racconti e novelle · 第 184 / 234 题