IX.

_L'autore a Luigia B...._

«Mi congratulo teco di vero cuore pel tuo prossimo matrimonio. Tu non

hai voluto aspettare che io venissi al possesso di cinquecento mila

lire, e non so darti torto; giacchè dopo quella conversazione poco

sentimentale a bordo della nostra favorita barchetta i miei capitali

son rimasti stazionari. Dieci lire più dieci lire meno, come tu vedi,

si guazza sempre nelle medesime acque.

»Mi dici che il tuo fidanzato, fra l'altre belle qualità che lo

distinguono, è anche un po' sordo, un poco miope, e mediocremente

imbecille. Di nuovo mi congratulo, figliuola mia; quel tuo uomo ha

tutte le disposizioni per formare un eccellente marito. Pochi giorni

sono ho visitato in Seregno il signor Cristoforo Montorio, che, prima

di ammogliarsi, avea presso a poco le stesse qualità. Sua moglie da

circa venti anni si è adoperata a perfezionarlo; tanto che a quest'ora

egli è cieco, sordo, e completamente imbecille. E sai tu quanti figli

ebbe il signor Cristoforo? Sedici; tutti belli, tutti sani e robusti.

Gli uomini di tal fatta sono creati per ristorare le perdite della

società; e siccome sta scritto che il numero degli imbecilli vada di

generazione in generazione ingrossando, così madre natura ha in grado

eminente dotati costoro della facoltà procreatrice. Fanne tuo pro,

Luigia mia, e vivi lieta.

Il tuo sempre fedele amico!

_Milano_, 31 _luglio_ 1866.

A. GHISLANZONI.»

Racconti e novelle · 第 181 / 234 题