_L'autore a Luigia B...._
«Mi congratulo teco di vero cuore pel tuo prossimo matrimonio. Tu non
hai voluto aspettare che io venissi al possesso di cinquecento mila
lire, e non so darti torto; giacchè dopo quella conversazione poco
sentimentale a bordo della nostra favorita barchetta i miei capitali
son rimasti stazionari. Dieci lire più dieci lire meno, come tu vedi,
si guazza sempre nelle medesime acque.
»Mi dici che il tuo fidanzato, fra l'altre belle qualità che lo
distinguono, è anche un po' sordo, un poco miope, e mediocremente
imbecille. Di nuovo mi congratulo, figliuola mia; quel tuo uomo ha
tutte le disposizioni per formare un eccellente marito. Pochi giorni
sono ho visitato in Seregno il signor Cristoforo Montorio, che, prima
di ammogliarsi, avea presso a poco le stesse qualità. Sua moglie da
circa venti anni si è adoperata a perfezionarlo; tanto che a quest'ora
egli è cieco, sordo, e completamente imbecille. E sai tu quanti figli
ebbe il signor Cristoforo? Sedici; tutti belli, tutti sani e robusti.
Gli uomini di tal fatta sono creati per ristorare le perdite della
società; e siccome sta scritto che il numero degli imbecilli vada di
generazione in generazione ingrossando, così madre natura ha in grado
eminente dotati costoro della facoltà procreatrice. Fanne tuo pro,
Luigia mia, e vivi lieta.
Il tuo sempre fedele amico!
_Milano_, 31 _luglio_ 1866.
A. GHISLANZONI.»