VIII.

_Alfredo Leoni a Valentina Montorio._

«Vi annunzio con sommo rammarico la dolorosa perdita, che oggi abbiamo

fatta della nostra povera Clotilde. Sono troppo oppresso dal dolore

per aggiungere altre parole. Questo angelo di bellezza e di bontà si è

diviso per sempre da noi. Io non seppi renderla felice; pure io l'ho

sempre desiderato ardentemente, e per lei avrei sacrificata la mia

vita. Lasciommi un'unica figliuola, un fiore gentile che noi generammo

nei primi trasporti del nostro amore, e che, per esser cresciuta fra

le lagrime, non è però men bella nè men cara al mio cuore. Qualche

giorno, se mi permetterete di farvi una visita, io voglio che voi pure

la vediate.... la mia Carolina. Ella somiglia a sua madre nel volto;

spero educarla in modo che divenga simile a lei anche per le qualità

del cuore. Vivrà oscura ed ignorata fin quando ella non sia in età da

prendere marito; poi l'unirò a qualche onesto artigiano od a qualche

campagnuolo laborioso e dabbene. Una trista esperienza mi ha convinto

che il matrimonio è fatto o per gli uomini che posseggono grandi

ricchezze, o pei semplici operai e coltivatori dei campi. Chi alla

propria sposa altra ricchezza non può offrire se non un cuore pieno di

poesia e di amore, diviene necessariamente il peggiore dei mariti.

Vostro devot. amico

ALFREDO LEONI.»

_Milano_, 30 _ottobre_ 1860.»

Racconti e novelle · 第 180 / 234 题