Ora mi si permetta una breve digressione.
La barchetta errava in balìa delle onde....
In qual anno? in qual mese? in qual'ora? Era di notte, o di
giorno?--Si accomodi il lettore come gli aggrada meglio.
La barchetta errava in balìa delle onde, e il pallido raggio della
luna, o se più vi piace il limpido chiarore dell'alba, rischiarava la
fronte di Luigia.
Chi era Luigia? Una giovinetta di quattro lustri.--Troppo acerba, dirà
taluno.--Aggiunga altri sei anni.--Troppo matura, dirà un altro.--Ne
levi cinque.--V'è modo di appagare tutti i gusti.
E mentre in estasi d'amore io mi stringeva al cuore la sua mano, ella
introdusse dolcemente l'indice e il pollice nella taschetta del mio
_gilet_ (altri direbbe _panciotto_), e dopo averne frugate le più
intime nicchie, ne trasse fuori una dozzina di monetuzze di vario
conio; poi, liberandosi dal mio fervido amplesso, si diede a contarle
sul palmo della mano.
--Dodici lire!
Erano proprio dodici lire.
--Gli è quanto basta per tornare a Milano.
--E noi torneremo a Milano?
--Si, mia Luigia; convien cedere alla necessità. Vedi; se una di queste
monetuzze ci mancasse, noi saremmo nella imbarazzante posizione di
dover o l'uno l'altra far tutto il cammino a piedi, ovvero restar qui
in ostaggio fino a quando la fortuna non ci inviasse altro denaro: e
tranne il caso poco probabile d'una vincita al lotto...
--Una vincita al lotto!.... Sono già due anni che il venerdì d'ogni
settimana io palpito di questa dolce speranza. Un terno!... oh! un buon
terno secco!...
--Cinquemila lire.... guadagnate senza fatica....
--Sai tu che la è una bella somma: cinque mila lire!... Se mai
giungessi a possederle!...
--Via; sentiamo qual impiego ne faresti...
--Io amo tanto di fabbricare dei castelli in aria... In primo luogo,
mi affretterei a prendere in affitto quattro stanzette al secondo od
al terzo piano. La mia povera madre è sempre malata; mio padre fuma
le otto ore al giorno, io stiro continuamente; è ben trista cosa lo
starcene così appollaiati in una soffitta priva d'aria e di luce,
corrotta dalle esalazioni del tabacco e del carbone! Vorrei che il mio
piccolo appartamento sorgesse nelle vicinanze dei bastioni; che dalle
mie finestre si vedessero gli alberi, la campagna e largo spazio di
cielo; sicchè alla mattina, aprendo le imposte, i primi raggi del sole
venissero a corteggiarmi; poi, alla notte, attraverso le invetriate, la
luna... mi servisse di lampada quando vado a coricarmi.
--La luna, il sole, le stelle si ponno godere a buon mercato, Luigia
mia; eppure anche queste bellissime cose in città non sono tanto belle
come qui all'aperta campagna. Se io fossi ricco, mi guarderei bene dal
circoscrivere la mia esistenza entro il limite impuro di una capitale.
--Oh certo, se fossimo ricchi.... io... lo saprei ben io... come si
fa per vivere felici.
--Supponiamo che il signor lotto ti favorisca un centinaio di mila
lire; vediamo qual uso ne faresti.
--Cento mila lire! tu vedi bene, amico mio, che questi sono sogni; la
piccola somma ch'io rischio ogni settimana non potrà mai rapportarmi
tanto. Contiamo sul positivo....
--Di positivo in questo momento non havvi per noi che una dozzina di
lire, e domani, giungendo alle porte di Milano saremo tutti e due senza
un obolo. Poichè siamo in sul fantasticare, tanto è che disponiamo di
larghi capitali. Metti dunque ch'io sia un tuo banchiere; per ora ti
concedo centomila lire: quando altra somma ti abbisogni, ricorri alla
cassa.
--Tu vedrai come io sia buona massaia. La nostra abitazione, per
esempio, vorrei fosse posta al piede di quella collinetta là in fondo.
Due piani di due camere ciascuno; abbasso la cucina ed una piccola
sala; di sopra il tuo gabinetto da studio e la camera da letto. Dal
lato destro una gradinata di marmo pulito, che scendesse fino al lago,
e al fianco di quella gradinata una folta siepe di rose e gelsomini. A
sinistra, un giardino, protetto da alte muraglie e da alberi frondosi;
quindi una fertile ortaglia irrigata da un ruscello, che scendendo
dalla collina, carezzasse in passando le erbette ed i fiori, e noi
rallegrasse col suo mormorio.
--Non dimenticare che l'anno si divide in due stagioni (altre volte in
quattro), e convien pensare seriamente a procurarci qualche comodità
anche nel rigido inverno. Questo paese è dominato dai venti.
--Da una parte ci protegge la collina, dall'altra faremo alzare un gran
muraglione alto dieci metri più della casa..
--E per tal modo non godremo più la vista del lago e delle campagne...
--Non ci pensava. Dunque, abbasso il muraglione!... quando il vento
soffierà gagliardo, chiuderemo le imposte delle finestre, e staremo
nelle nostre stanze accanto al camino. Le nostre camere saranno
mobigliate con molta semplicità; un letto, un piccolo divano, una
dozzina di scranne, gli attrezzi per la cucina, e basta. Nel vestire
eviteremo ogni superfluità di lusso; per me, quattro gonnelline di lana
e due di seta pei giorni festivi; per te...
--Un cappotto e un pajo di brache di panno bigio l'inverno e la state;
con questa sola differenza, che in estate il cappotto e le brache
rimarranno tutto il giorno nella guardaroba...
--Quanto al vitto...
--Perdono, Luigia, ma è tempo di ricorrere alla cassa; le centomila
lire sono già esaurite nelle prime spese d'impianto. Il proprietario
del fondo, l'architetto, i muratori, il mercante di mobili, il
tappezziere, il sarto e la modista si sono portati via ogni cosa; anzi,
quando avrai ben calcolato, vedrai che ti rimane qualche debituzzo.
Se tosto non ti procuri nuove somme, io temo che noi saremo ridotti a
morire di fame nel nostro delizioso casino. Via! Eccoti altre centomila
lire; usane moderatamente e con profitto.
--Che? Non ricaveremo noi alcun frutto dal denaro che abbiamo impiegato
nella compera dell'ortaglia e nella costruzione della casa? Più volte
ho inteso ripetere che centomila lire danno una rendita annua di
cinquemila.
--Ciò potrebbe realizzarsi quando tu ti risolvessi ad affittare
camere mobigliate, od a portare ogni mattina al mercato l'insalata ed
i ravanelli della nostra ortaglia. Ma siccome questo casino dev'essere
abitato da noi, e tu non aspiri a cangiare la tua professione di
modista in quella di erbivendola, converrà pure che tu accetti le
centomila lire che io ti offersi, e le impieghi o in compere di
terreni, o in qualche speculazione commerciale, perchè ci rendano tanto
da provvedere agli altri nostri bisogni. Non farmi la ritrosa; prendi
quanto ti occorre, e tiriamo avanti!
--Quand'è così... disporrò anche di queste cinque mila lire di
rendita. Sai tu che cinque mila lire, quando si ha una casa ed una
ortaglia del proprio, sono perfino di superfluo?--Ecco adunque come
io intenderei di regolare i nostri pasti. Alla mattina (ci leveremo
allo spuntar dell'alba), alla mattina, caffè, burro e qualche frutto
dell'orto; a mezzo giorno un pranzo frugale di tre piatti e la zuppa:
alla sera una cenetta di uova e legami secondo la stagione. Faremo la
colazione e la cena, sempre a l'aria aperta, sotto l'ombra dei castani,
al chiaro della luna, fra il gorgheggio degli uccelli e il mormorio
delle onde...
--Il chiaro di luna, il canto degli uccelli, il mormorio dell'onda,
torno a ripeterlo, son tutte cose che si hanno a buon mercato, quindi
non devono entrare nei nostri calcoli. Frattanto, Luigia mia, sappi che
io non ti permetterò mai di passare l'intera giornata presso i fornelli
a invigilare le pentole e i tegami, nè vorrei che tu ti occupassi di
spiumacciare i letti e scopare le camere. Io voglio che le tue mani
conservino la freschezza della neve, la candidezza dell'alabastro, la
voluttuosa morbidezza del velluto.
--Una cameriera è dunque indispensabile. Troveremo una contadinella che
sia giovane, bella e di mite carattere; con cinque mila lire di rendita
possiamo mantenerci noi ed anche una donna di servizio....
--E di soprappiù un cane, un gatto, e se vuoi, anche un papagallo.
--Eccoci adunque installati nel nostro piccolo Eden....
--Togli quella parola _installati_; mi suona male all'orecchio.
--Eccoci adunque ricoverati nel nostro delizioso romitaggio, in mezzo
al silenzio ed alla pace dei campi; liberi, indipendenti, felici, come
due tortorelle innamorate.
--Quale esistenza deliziosa!... Peccato che dugento mila lire di
capitale non bastino ancora... Sai tu che accade alle tortorelle
innamorate, quando hanno vissuto insieme parecchi giorni?
--Volano pei campi, salgono sui rami degli alberi, scherzano,
folleggiano, cantano, si beccano, e poi...
--Poi, viene il giorno in cui una delle tortorelle depone le uova.
--Vedo a che mira il tuo discorso... Tu pensi dunque che noi avremo
dei figli...
--Non solo ci penso, ma li desidero con tutto il cuore. I figli sono il
vincolo sacro che annoda eternamente due anime innamorate. Talvolta,
col lungo convivere insieme, due persone, marito e moglie, per esempio,
inaridite le rose della giovinezza o intiepiditi gli istinti del
piacere, si addormentano nella indifferenza e nella noia; quindi a poco
a poco si scostano, si fuggono, si disgiungono, e l'amore più fervido
ed appassionato degenera in reciproca antipatia, sovente anche in
odio. Un figlio soltanto può impedire questo doloroso divorzio dei due
cuori. Sì, o Luigia; se tu vuoi che il nostro amore duri tutta la vita,
implora dal cielo il favore di divenir madre. Forse un giorno, vicini
a separarci per sempre, il nostro figliuolo si lancierà in mezzo a noi
lacrimoso; ricongiungerà la tua mano alla mia, e mi trasmetterà, come
pegno di pace e di conciliazione, il bacio che tu avrai deposto sulle
sue labbra innocenti.
--Oh si!... voglio avere un figliuolo!
--Uno?... e se ne avessimo dodici, Luigia mia?
--Dodici figli! Misericordia!... Ciò non è possibile...--È tanto
possibile l'averne dodici come l'averne uno. Prendiamo la cifra media;
supponiamo che essi non oltrepassino la mezza dozzina. Ad ogni modo, il
nostro casino non sarebbe abbastanza capace....
--No, certo. Io non vorrei che i miei figliuoli stessero ammucchiati
l'uno sull'altro, come i passerotti nel loro nido.... Ciascuno dovrebbe
avere la propria cameretta o il proprio letticciuolo.
--Io veggo che ci converrà fabbricare di bel nuovo... e la sarà una
fabbrica un po' dispendiosa. Dimmi: ti bastano altre duecento mila lire?
--Via! si faccian le cose senza risparmio; queste nostre creature
non devono soffrire alcun disagio; non basta metterli al mondo, i
figliuoli, bisogna anche pensare a renderli felici.
--La loro educazione mi preoccupa seriamente. L'educazione è la prima
base d'ogni felicità umana.
--E come si fa in questo romitaggio ad avere dei buoni maestri? Io
vorrei che le ragazze fossero istruite di buon'ora in ogni donnesco
lavoro, che apprendessero l'italiano, il francese, la musica, il ballo,
il disegno; e tutto ciò sotto la sorveglianza della madre. Ai maestri
confiderei l'incarico della loro coltura intellettuale, ma il cuore di
quelle mie creature vorrei educarlo io.
--E i figli maschi?... onde crescano sani, robusti, degni della stima
universale, decoro ed ornamento della famiglia, e quanto si possa
desiderare virtuosi e felici, molte cose devono apprendere. Cominciamo
dagli esercizi ginnastici: il ballo, la scherma, l'equitazione, sono
arti che esigono un istitutore speciale per ciascheduna, e, ben
calcolati i vari rami dello scibile umano in che i nostri figliuoli
dovrebbero essere versati, la loro educazione verrebbe a costare circa
ventimila lire all'anno.
--Questi tuoi calcoli mi spaventano. Basta per oggi; abbandoniamo
le regioni immaginarie; rinunziamo al nostro bel casino, ai piaceri
della vita campestre... e torniamo alla realtà. Io credo che la vera
beatitudine sia riposta nell'amore. Per amarsi non è necessario di
possedere un casino in riva al lago, nè una rendita di cinque mila
lire. La vera felicità, anzichè un riverbero degli oggetti che ne
circondano, è una emanazione di noi stessi, che ha la sua sorgente
nell'intimo dei nostri cuori. Amiamoci; e una povera soffitta nuda
d'ogni ornamento, esposta alle intemperie delle stagioni, fredda,
oscura, tappezzata di ragnateli, sarà per noi un paradiso di delizie!
Luigia mi gettò al collo le braccia, poi, dopo breve silenzio....
Amico, mi disse... quand'è che ci sposeremo?....
--Quando sarò padrone di quattrocentonovantanove mila novecento
ottantotto lire, che aggiunte alla somma che oggi possediamo, faranno
appunto un capitale di L. 500.000.--Concedo che due amanti possano
vivere beati anche in una soffitta; ma un marito ed una moglie...
--Alfredo Leoni non ha forse detto a sua moglie che la sola poesia,
nello stato coniugale, mantiene sempre vivo l'amore?
--È vero; ma per mantenere questa poesia, ci vogliono per lo meno
ventimila lire di rendita all'anno. Vuoi tu sapere come sia finita la
istoria di Alfredo e di Clotilde? Io ti servo sul momento; leggiamo
quest'altra lettera: