In una bella sera di settembre (non so bene se splendesse la luna)
partiva da Monza una carrozza diretta verso Milano.
Sedevano nell'interno quattro persone, tre maschi ed una femmina;
e siccome la femmina era più vecchia e più brutta dei maschi, così
per evitare la noia del corteggiarla, questi pensarono bene di
addormentarsi.
--Come russano questi animali! borbottò fra le gengive la vecchia
peccatrice. Poi, lanciando uno sguardo obbliquo al _cabriolet_, e
raccolto il magro ossame in un gran _scialle_ di _chachemire_, cominciò
a russare più sonoramente degli altri.
--La mamma dorme, mormorò Onorina.
--Mi pare che dormano tutti, rispose Federico. Onorina e Federico
erano due ragazzi, la prima di dodici anni, l'altro di dieci, ed
erano belli entrambi come due bellissime rose appena sbocciate. Il
volto di Onorina, sebbene conservasse le tinte ancora freschissime,
avea nondimeno perduta quella vernice infantile, che le donne bionde
conservano talvolta oltre i quattro lustri.
I capelli acconciati con qualche ricercatezza, scendevanle, come
due ale di corvo, dalla fronte fin sotto l'orecchio, dando alla sua
fisonomia una espressione piuttosto severa. Quando una fanciulletta di
dodici anni si pettina come una donna di venti, ed assume il contegno
d'una piccola matrona, è indubitabile che ella ha già perduta buona
dose d'innocenza battesimale. O la notte ne' sogni, o il giorno nei
fanciulleschi sollazzi, per qualche malcauta paroluzza sfuggita alla
governante in un momento di cattivo umore, ad Onorina si erano già
svelati certi misteri, la cui completa ignoranza mantiene sulle guancie
degli adolescenti il sorriso dei cherubini. Oh, come è funesta la
scienza del bene e del male ad un'Eva di dodici anni!
I garzonetti, meno precoci nello sviluppo delle facoltà organiche ed
intellettuali, si dedicano più tardi a certi studi fisiologici, cui il
nostro malvagio istinto ci trae naturalmente. Federico, sebbene educato
in collegio, non aveva fino a quel giorno sospettato che sulla terra
vi fossero altri sollazzi oltre il giocare alla palla e percuotere
un paleo. Egli amava Onorina come si ama una gentile cuginetta, la
sola che dividesse i suoi trastulli nei mesi delle vacanze. Talvolta,
senza malizia veruna, se la faceva montare a cavalcioni sulla groppa,
e, sotto una tempesta di frustate che la cattivella non lasciava
mai di somministrargli, correva.... correva anelante pe' viali del
giardino, finchè sfiniti di forze rotolavano entrambi sull'erbetta.
Quel giocherello pericoloso non esercitava sull'anima di Federico
veruna influenza morale. Troppo egli sapeva investirsi della parte che
rappresentava: per Onorina egli era un cavallo e nulla più; tantochè,
affaticato dalle corse, e dogliosetto per le frustate ricevute, ogni
sera egli si separava da lei per dormire saporitamente, e ricominciare
all'indomani gli interrotti sollazzi.