Il signor Edmondo Della Rosa non poteva farsi un altr'uomo da quello
che egli era per questa sola ragione, che io aveva bisogno di
giustificare i sentimenti e la condotta di sua moglie, come anche di
sorpassare ai miei scrupoli. In quella breve escursione notturna, in
quel primo colloquio espansivo io dovetti necessariamente convincermi
di aver a fare con un perfetto gentiluomo, con un carattere nobile ed
aperto, con un cuore da artista.
Edmondo sentiva il bello della natura e traduceva le proprie
impressioni con parole animate e faconde. Sapeva a memoria e citava
opportunamente i brani più sublimi dei nostri poeti. Questi versi, mi
diceva, attraversarono la prosa della società nella quale mi è toccato
di vivere, ed è miracolo che non siano naufragati con tante altre
illusioni!
Tutto ciò mi è stato rivelato da lui in un lungo monologo, interrotto
per mia parte da certe esclamazioni melense, da certe mezze frasi, che
mi davano l'aria di un _pertichino_ da cavatina--Ma poi, gradatamente,
la conversazione prese forma di dialogo. Alle sue espansioni risposero
le mie--i nostri cuori si misero all'unisono,--e in quella ineffabile
corrispondenza di principii, di idee, di sentimenti e di affetti, noi
ci riconoscemmo amici.
Amici!--sì, lo eravamo dopo poche ore--e forse lo siamo ancora al
momento in cui sto scrivendo queste linee, sebbene Edmondo da alcuni
mesi mi abbia levato il saluto. E se mai avessimo un giorno ad
incontrarci, od egli potesse penetrare le misteriose ragioni del nostro
distacco... Allora...! Ma pel bene di... tutti, è necessario che ciò
non avvenga.