XIV.

E rare volte mi era accaduto di trovarmi in presenza di un uomo, che a

primo aspetto sapesse conciliarsi tanta simpatia. Edmondo Della Rosa

era uno di quei signori che hanno l'aria di artisti, od anco--se meglio

vi piace--poteva passare per uno di quegli artisti che hanno l'aria da

gran signore. La sua statura nè alta nè bassa, i lineamenti delicati,

lo sguardo sicuro e vibrato, la fronte serena e spaziosa, il sorriso

benevolo e arguto. Vestiva con quella eleganza emancipata che è proprio

degli uomini di buon gusto, ritraendo dal figurino della moda solo quel

tanto che basta perchè un uomo della buona società non venga tacciato

di eccentrico. La sua voce, i suoi modi seducevano.

Dinanzi ad una figura così distinta, così nobile, tutte le mie

prevenzioni si dissiparono in un istante. Invano io studiava quella

superficie seducente per sorprendervi una ruga, una contraddizione

sinistra, la quale accennasse a qualche istinto meno eletto. Il

piacere che egli aveva espresso nel rivedere sua moglie era naturale,

spontaneo, animato. Le trasparenze del suo linguaggio lasciavano

indovinare un affetto profondamente sentito; l'affetto dell'amante

che vorrebbe un poco dissimularsi sotto la compostezza del marito.

Accoglieva i complimenti un po' comuni di sua moglie colla massima

buona fede. Quando ella si accusava indisposta, le accarezzava i

capelli, e sorrideva amorevolmente come uno di quegli innamorati

felici che sanno di possedere essi soli il segreto per guarire le

piccole infermità della donna adorata. Quelle carezze, quei sorrisi

mi turbavano il cuore; e il signor Edmondo mi guardava tratto tratto,

aspettando che io intramettessi una parola od almeno un leggero

cenno amoroso.--Io era là come istupidito. Io sentiva tutto il falso

della mia posizione; ma ciò che mi colpiva più dolorosamente, ciò

che più ripugnava alla mia schietta coscienza, era il contegno di

Amelia, erano gli artifizi delle sue occhiate, delle sue parole

a doppio intendimento, la imperturbabile franchezza della sua

dissimulazione.--Quel giovine marito e quella giovine donna, seduti

l'uno accanto dell'altra sul medesimo divano, rappresentavano un

contrasto di caratteri che era tutto in favore del marito. Fra la

schiettezza e la menzogna, il mio cuore non esitava. Io non poteva

a meno di sentire che in quel momento Edmondo rappresentava la

parte più nobile. Quella donna, così abile a fingere col marito e

così disinvolta ed ardita nell'ostentare la sua finzione dinanzi

all'amante--dinanzi a me, che ero a parte del suo segreto--provocava

nel mio animo una reazione di sentimenti che era tutta a vantaggio

di lui.--Io non avrei dovuto assistere a quel colloquio... avrei

dovuto uscire dalla stanza... Ma ero tanto istupidito dalla mia falsa

posizione!... E la signora, cogli occhi e colla mano, faceva tanti

accenni telegrafici!... Che serve? Io non ho la pretesa di essere uomo

di spirito, ma so che anche gli uomini di spirito facilmente diventano

cretini dinanzi a certe eventualità della vita galante create dalla

donna.--Io credo che le donne siano tutte _genii_ nell'arte di far

all'amore!

Racconti e novelle · 第 143 / 234 题