La fregata a vapore che conduceva a Panamia gli augusti ed illustri
visitatori entrò il giorno due di agosto nel porto della capitale.--Al
seguito del re e della regina si contavano non meno di due mila
individui d'ambo i sessi.
Giusta gli usi del luogo e dell'epoca, sovra una piazza a poca distanza
dal molo stava eretto un grandioso padiglione, dove tutti i grandi
dello stato, ad eccezione del re e della regina, erano convenuti per
prender parte al cerimoniale del ricevimento.
Il ministro Canella in abito di parata andò ad incontrare i principi
stranieri, e, fatta secondo il costume una riverenza a schiena rivolta,
proferì la sacramentale parola del benvenuto:
--In nome di S. M. Piperio III, re dei Panami; in nome dell'augusta sua
consorte e degli augusti loro figli già nati e nascituri--a te Cucurbio
XIV, ed alla tua augusta consorte Sabetta, ai vostri augusti figli che
sono e che saranno, agli illustri del vostro seguito e seguito del loro
seguito, benedizione e salute nella vita e nelle borse!--Nella mia
qualità di ministro plenipotenziario del re e caudatario della regina,
ho l'onore di presentarvi i grandi del regno!
A tali parole, i grandi del regno si avanzarono come un sol... grande.
--I grandi del regno! mormorò la Regina all'orecchio dell'augusto
consorte--egli poteva ben dire: i grandi nasi!
Re Cucurbio, per dissimulare la sorpresa e la convulsione del ridere,
rispose al ministro ed alla moglie con due sternuti.
Le donne della regina parevano affascinate. Da quella folta di
gonnelle uscivano delle esclamazioni intermittenti: «che trombe!...
che pifferi!... che canne! come sono organizzati questi signori!...
Se tanto mi dà tanto, cosa sarà questo gran naso di re Piperio che fa
parlare l'universo!
Ma il re e la regina dei Citrulli sono saliti col loro primo ministro
nella carrozza di gala, e già procedono verso la città in mezzo alle
acclamazioni del popolo ed ai suoni delle fanfare.
--Mio Dio! esclama la regina, abbandonandosi ad uno scoppio di
infrenabile ilarità--abbassiamo i cristalli della carrozza--non vedi,
Cucurbio? Se questi popolani fanatici mettono il capo dentro gli
sportelli, noi moriremo sotto le puntate dei loro nasi. In verità,
s'io dovessi vivere in questo paese, farei mettere dei paranasi alle
carrozze!
Re Cucurbio non udiva più nulla. Egli era intento a studiare sopra
una cartolina appiccicata al fondo del cappello, un discorsetto
_umoristico_ da indirizzare al suo augusto ospite. Quel discorsetto,
_abilmente_ redatto dal suo ministro allo scopo di promuovere l'ilarità
degli uditori e la confusione di re Piperio, cominciava colle
parole: _Nas...cono_ e si _nas...condono_ talvolta, ecc., e finiva
coll'enfatica esclamazione: «mi par proprio in questa regia di trovarmi
ai piedi del _Parnaso_!»