V.

La fregata a vapore che conduceva a Panamia gli augusti ed illustri

visitatori entrò il giorno due di agosto nel porto della capitale.--Al

seguito del re e della regina si contavano non meno di due mila

individui d'ambo i sessi.

Giusta gli usi del luogo e dell'epoca, sovra una piazza a poca distanza

dal molo stava eretto un grandioso padiglione, dove tutti i grandi

dello stato, ad eccezione del re e della regina, erano convenuti per

prender parte al cerimoniale del ricevimento.

Il ministro Canella in abito di parata andò ad incontrare i principi

stranieri, e, fatta secondo il costume una riverenza a schiena rivolta,

proferì la sacramentale parola del benvenuto:

--In nome di S. M. Piperio III, re dei Panami; in nome dell'augusta sua

consorte e degli augusti loro figli già nati e nascituri--a te Cucurbio

XIV, ed alla tua augusta consorte Sabetta, ai vostri augusti figli che

sono e che saranno, agli illustri del vostro seguito e seguito del loro

seguito, benedizione e salute nella vita e nelle borse!--Nella mia

qualità di ministro plenipotenziario del re e caudatario della regina,

ho l'onore di presentarvi i grandi del regno!

A tali parole, i grandi del regno si avanzarono come un sol... grande.

--I grandi del regno! mormorò la Regina all'orecchio dell'augusto

consorte--egli poteva ben dire: i grandi nasi!

Re Cucurbio, per dissimulare la sorpresa e la convulsione del ridere,

rispose al ministro ed alla moglie con due sternuti.

Le donne della regina parevano affascinate. Da quella folta di

gonnelle uscivano delle esclamazioni intermittenti: «che trombe!...

che pifferi!... che canne! come sono organizzati questi signori!...

Se tanto mi dà tanto, cosa sarà questo gran naso di re Piperio che fa

parlare l'universo!

Ma il re e la regina dei Citrulli sono saliti col loro primo ministro

nella carrozza di gala, e già procedono verso la città in mezzo alle

acclamazioni del popolo ed ai suoni delle fanfare.

--Mio Dio! esclama la regina, abbandonandosi ad uno scoppio di

infrenabile ilarità--abbassiamo i cristalli della carrozza--non vedi,

Cucurbio? Se questi popolani fanatici mettono il capo dentro gli

sportelli, noi moriremo sotto le puntate dei loro nasi. In verità,

s'io dovessi vivere in questo paese, farei mettere dei paranasi alle

carrozze!

Re Cucurbio non udiva più nulla. Egli era intento a studiare sopra

una cartolina appiccicata al fondo del cappello, un discorsetto

_umoristico_ da indirizzare al suo augusto ospite. Quel discorsetto,

_abilmente_ redatto dal suo ministro allo scopo di promuovere l'ilarità

degli uditori e la confusione di re Piperio, cominciava colle

parole: _Nas...cono_ e si _nas...condono_ talvolta, ecc., e finiva

coll'enfatica esclamazione: «mi par proprio in questa regia di trovarmi

ai piedi del _Parnaso_!»

Racconti e novelle · 第 28 / 234 题