Questa bella pianta, che in Asmara e nell’interno dell’Abiss

SOCIETÀ AFRICANA D’ITALIA

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D.R GIORGIO SCHWEINFURTH

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LE

PIANTE UTILI

=dell’ERITREA=

[Decorazione]

(_Estratto dal Bollettino della Società Africana d’Italia_)

Anno X — N.º XI-XII — Nov.-Dic. 1891

[Decorazione]

NAPOLI

SEDE DELLA SOCIETÀ

Via Medina, 63

1891

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Napoli — Stabilimento Tipografico dell’unione — Vico Salata

ai Ventaglieri, 37

LE PIANTE UTILI DELL’ERITREA

* * * * *

PREFAZIONE

Le discussioni sul valore o non valore delle possessioni africane hanno

avuto largo sviluppo, e d’ordinario si è notato che ai pessimisti

restava, nella discussione, campo libero; perchè questi affidavano

tutti i loro argomenti ad una sola domanda, che mostrava avere una

certa importanza, chiedendo semplicemente: _cosa v’è laggiù?..._

I territorî delle colonie europee in Africa, non furono fondate

od acquistate come le antiche colonie storiche, in paesi che già

contavano una relativa civiltà. Perciò meno poche eccezioni,

l’Africa tropicale non offre, fin oggi, al commercio europeo che

prodotti naturali del suolo, senza che la mano dell’uomo vi abbia

positivo concorso; desso, l’uomo, non fa che raccogliere questi

prodotti, imballarli e mandarli via.

Questi prodotti naturali del suolo in molti paesi africani, che fanno

tanto giuoco nel commercio europeo, riescono alla maggioranza dei

negozianti od industriali europei ignorati, e per questi la parola

_Africa_ non è che l’ignoto; al più un’espressione geografica.

Ecco donde la domanda a cui ho accennato: cosa vi è laggiù?... e

se non vi si risponde, se non v’è chi sappia rispondere, d’un

subito l’ira dell’ignoranza si scatena nella sua forma più umile

e più terribile, e con l’oltraggio peggiore all’attività umana,

griderà: «_Nulla, niente, non vi è niente!..._»

Per l’Eritrea poi in particolare, vorrei che alla corrente

pessimista, al coro dei gridatori del _niente_, facessero loro barriera

quelli che sanno, la gente pratica che sa e conosce, e questa gente,

che mi si permetta di chiamarla positivista, vorrei, che parlasse,

scrivesse, facesse conoscere nel modo più semplice e pratico, quello

che vi è nei possedimenti italiani del Mar Rosso, cosa può farsene,

cosa dovrebbe farsene, facesse il confronto dei possedimenti italiani

con le altre colonie africane, ed indicasse infine all’Italia quali

benefici e vantaggi potrebbe e dovrebbe trarre dai tanti sacrifizi

che ha fatto e sta tuttora facendo per i suoi possedimenti coloniali

del Mar Rosso.

Non volendo però lasciarmi dire che io, pur qualche cosa potendo dire

e fare, non lo dico e non lo faccio, cosi è che mi accingo al mio

modesto compito, per quello che io ne posso sapere nel regno vegetale,

dando una descrizione di quelle piante che appartengono alla Flora

selvatica dell’Eritrea, e che hanno valore per l’industria e pel

commercio europeo.

In questa mia enumerazione, ho preso in considerazione solamente

le specie, la di cui esistenza è accertata dentro il limite della

colonia Eritrea, cioè nella parte dell’Abissinia settentrionale, di

cui l’Italia prese possesso di fatto e delle quali è facile trovare

presso i collezionisti della materia i campioni che si desiderassero.

Quasi tutte le specie enumerate, le ho raccolte io medesimo nella

primavera di quest’anno, durante i cento giorni che ho passato in

quelle terre; solamente per qualche specie isolata mi sono avvalso

delle indicazioni lasciate da altri cultori di botanica, i quali mi

hanno preceduto in quella contrada[1].

Se avessi voluto parlare anche di tutte le altre piante utili

dell’Abissinia, già conosciute, il volume del lavoro sarebbe

riuscito dieci volte maggiore del presente: oppure se anche solo avessi

detto delle piante che troverebbero facile coltivazione in Eritrea e

che si potessero raccomandare, avrei dovuto scrivere oltre il credersi.

Dunque, non parlerò che delle piante che Madre Natura Africa

offre spontaneamente col suo migliore sorriso, e senza che la mano

dell’uomo si dia altra pena che di raccoglierle dal suolo, e che

poi nel tempo medesimo, come ho detto, possono e debbono riuscire

utili all’europeo nei suoi traffichi.

Da molte di quelle piante il colono europeo trapiantato in Eritrea

potrà trarre profitto per proprio uso e consumo personale, e per le

altre, le mie informazioni sull’uso che ne fanno gl’indigeni,

contribuiranno vieppiù a far conoscere quella regione, anche in

rapporto agli usi e costumi delle popolazioni che l’abitano.

Dell’uso economico di certe specie di vegetali più conosciuti

non ho creduto far menzione di tutto quanto si riferisce al loro uso

domestico, per non fare inutili e noiose ripetizioni di cose conosciute

a tutti ed intorno a certi speciali quesiti, ho creduto dovermi

limitare a farne parola nell’interesse generale, tanto da poter

orientare con faciltà così il profano che il conoscitore. Dove le

mie cognizioni non bastavano sono ricorso volentieri alle indicazioni

di persone competenti e sopratutto del compianto Wilhelm Schimper,

il quale per 45 anni dimorò in Abissinia e durante questo lunghissimo

spazio di tempo, con immane lavoro raccolse pregevolissime collezioni,

facendo importantissime osservazioni.

Le sue interessantissime note si trovano manoscritte sulle schede[2]

unite alle singole piante che ora possiede il Museo Botanico di

Berlino.

Per facilitare anche ai non botanici ad identificare le piante

descritte ho creduto di aggiungere ai nomi scientifici quelli che sono

nel dominio della generalità cioè i nomi in vernacolo; beninteso

però che questa latitudine me la sono accordata in certi limiti

del possibile, attenendomi alle sole denominazioni volgari usitate

negl’idiomi delle popolazioni della regione abissina.

La massima parte della nomenclatura tigrina o trigrigna delle piante da

me descritte, è stata da me personalmente controllata sul posto. Per

i nomi poi in amarìco, che appartengono agli idiomi camitici di

Agau e Bilen, (Bogos), li ho per la maggior parte controllati con le

indicazioni che forniscono Schimper e Steudner.

Fra poco non mancherò di pubblicare un completo elenco di tutte le

specie di piante della intera Flora abissina delle quali si conoscono

i nomi dati dagl’indigeni.

La nomenclatura delle piante sarà scritta in maniera che un italiano

potrà leggerla e pronunciarla senza difficoltà veruna.

Avrò cura di separare ed assegnare a ciascuna pianta la sua categoria,

secondo l’uso che nella pratica vi è designato: dividendo il mio

lavoro in 8 categorie, così che quelli che s’interessano in modo

speciale ad una di queste, troveranno subito il proprio conto.

I.

PIANTE MEDICINALI

Comprendono tutte le specie di piante con virtù sanativa, nonchè

le piante velenose.

II.

PIANTE AROMATICHE

In grazia alla ricchezza di oli eterei che contengono, sono atte alla

distillazione delle essenze.

III.

PIANTE RESINOSE E GOMMIFERE

Quelle che producono diverse specie di resina, caucciù o gomma così

al tronco che alle ramificazioni.

IV.

PIANTE TESSILI E FIBROSE

Atte alla lavorazione dei tessuti in genere, nonchè di utensili

d’uso domestico come corde, graticci, panieri, stuoie ecc. ecc.

V.

PIANTE COLORANTI E CONCIANTI

Ricche di sostanze coloranti, oppure che contengono, nelle parti

legnose, tannino abbastanza, tanto da essere adatte per conceria.

VI.

LEGNAMI

I principali legnami buoni per le costruzioni in genere, nonchè

legnami fini per lavori d’ebanisteria.

Non posso naturalmente dare qui un elenco di tutti i combustibili,

nonchè delle piante legnose che formano circa la quarta parte della

flora dell’Eritrea.

VII.

PIANTE COMMESTIBILI

Legumi e verdure per la cucina, frutti mangerecci, tuberi, semi e

nocciuoli, che in tempo di cattivo raccolto si riducono in farina,

confezionandone poi del pane, erbe e pianticelle da pascolo.

VIII.

PIANTE ORNAMENTALI

Comprende tutte le specie che per bellezza di fiori o di foglie

possono essere bene accette nei nostri giardini. In prima linea vi

si presenteranno le numerose piante bulbose.

*

* *

L’industria italiana potrà trarre grande profitto da ognuna delle

otto categorie di piante sopra enumerate.

Il compito principale, però secondo il mio modo di vedere, che si

debbono prefiggere le colonie e possedimenti d’oltremare verso la

madre patria, è quello di cercare un equivalente pei prodotti esteri

di importazione.

Sarebbe, ad esempio, davvero deplorevole e più che incomprensibile,

se le industrie, come la profumeria e la drogheria, non sapessero

trarre direttamente profitto dell’Africa che è per eccellenza il

paese degli aromi!... continuando ad essere tributarie delle Indie

e di altre lontane regioni, quando si ha vicino una terra aromatica

per eccellenza: l’italiana colonia Eritrea!...

=Giorgio Schweinfurth=

I. — =Piante Medicinali.=

1. CAPPARIS PERSICAEFOLIA Rich. — Syn. _C. tomentosa_ Lam. _var._

(_Capparidaceae_)

in Tigrigna[3] «_andel_».

Questa pianta ha un frutto della grandezza di una mela, di un gusto

senaposo ed è considerata dagl’indigeni per velenosissima;

specialmente sarebbero mortifere le foglie per animali cornuti

che ne mangiassero; ad eccezione delle capre, che ne possono

mangiare. Secondo Schimper nel Tigrè le foglie si adoperano

seternamente contro l’oftalmia. Pare che questa pianta abbia delle

proprietà medicinali che bisognerebbe ancora esaminare perchè in

generale le _Capparidae_ non sono velenose. La sola _Capparidacea_

velenosa era finora la C. FRONDOSA L. della Columbia, ove il frutto

temuto chiamasi _frutta de burro_, cioè frutto dell’asino.

2. CAYLUSIA ABYSSINICA F. Mey. (_Resedaceae_)

in Tigrigna «_merrerêt_».

I semi di questa erbaccia si mischiano facilmente al grano quando lo

si batte, e danno alla farina un sapore amarissimo ed ingrato.

La pianta secondo Schimper sarebbe molto nociva, anzi mortifera,

alle capre.

3. SILENE MACROSOLEN Steud. (_Caryophylleae_)

in tigrigna «_Sar-sari_»

in amarigna «_ogkert_».

Trovai questa pianta nel 1868 sulla più alta cima dei monti di Erkauit

a S.O. di Suakim ed a 1700 metri sul livello del mare, e fu trovata

dal Penzig ancora nelle alture dell’Eritrea, sul m. Sabber e ad

Asmara. La radice si usa, nell’Amhara, contro i vermi. La dose è

un pezzo di radice della lunghezza di circa 4 cm. e della grossezza

di un dito (Schimper).

4. OXALIS ANTHELMINTICA A. Br. (_Oxalidaceae-Geraniaceae_)

in tigrigna «_habbe-ciacco_»

in amarigna «_mitsciamitscio_»

Trovai questa specie, rimarchevole per un grazioso fiore lillà,

nella gran vallata di Ghinda, ed essa sarà al certo altrettanto

sparsa nei distretti vicini, come nell’altipiano abissino. Porta

piccoli bulbi che triturati e mescolati con acqua di miele, birra

ecc. servono a distruggere la tenia.

Dopo il «kousso» (_Brayera anthelmintica_ Kth.), che non ancora

è stato trovato nel territorio italiano, questa pianta è la più

adoperata, nell’Abissinia, contro il verme solitario.

5. CELASTRUS SERRATUS H. (_Celastraceae_)

in tigrigna «_add add_».

È un arbusto che trovasi in abbondanza nel territorio Bogos.

Secondo Schimper le foglie di questa specie sarebbero un eccellente

surrogato della corteccia di china contro la febbre intermittente,

ciò che gli Abissini ignorano.

6. CELASTRUS SENEGALENSIS Lam. (Syn. _Gymnosporia montana_

Roxb.) var. (_Celastraceae_)

in tigrigna «_arguiti_»

in tigrè (mensa) «_erghitte_».

Uno degli arbusti spinosi più sparsi in tutta la regione

montuosa. Secondo Schimper, nel Tigrè si servirebbero delle foglie

pestate contro la diarrea del bestiame bovino.

7. TRIANTHEMA PENTANDRUM L. (_Ficoideae_)

È una erba delle più comuni presso alle case, e che fornisce a

Ghinda agli indigeni una medicina favorita contro le malattie interne,

dolore di capo, stitichezza etc., e si raccoglie in massa.

Secondo Schimper, qualche volta fanno cuocere le foglie come verdura.

8. MOLLUGO GLINUS R. (_Ficoideae_)

in tigrigna «_Kóssala_»

Quest’erba cosmopolitica, sparsa nei paesi caldi e tropicali, è un

rimedio efficacissimo contro il verme solitario. Trebbiata e crivellata

dà un piccolo seme nero lucente di cui si prende semplicemente un

cucchiaio con acqua. Causa il suo uso facile e la sua insipidezza è,

secondo il caso, molto raccomandabile; ed io stesso fui testimone

della sua efficacia.

9. CITRULLUS COLOCYNTHIS Schrad. (_Cucurbitaceae_)

La coloquintide non manca, ovunque trovasi un terreno sabbioso nella

Samhar dell’Eritrea. Non ne vidi veramente tanta copia come nelle

vallate della Tebaide egiziana, ma in compenso la forma eritrea a

Dessi, Sciacat-Cai etc. si distingue per la grandezza straordinaria

del suo frutto. Raccolsi colà esemplari che sembravano dei piccoli

melloni d’acqua (anguria) e che avevano un diametro di 15 cm. Simili

esemplari, che, come ho detto, trovansi in quantità, si possono

vendere, mondati e seccati, in Europa al dettaglio; oppure si possono

esportare all’ingrosso, perchè la merce, così preparata, ha un

aspetto splendido e sorpassa quella di altre provenienze.

10. CUCUMIS DIPSACEUS Ehrbg. (_Cucurbitaceae_)

Trovasi dappertutto nelle vallate montuose all’altitudine di 1000

metri ed anche in siti più elevati.

I suoi frutti gialli, simili ai zucchini, coperti di folte setole,

trovansi in quantità enormi in tutti i luoghi erbosi.

Il frutto contiene un principio intensamente amaro simile alla

coloquintide e potrebbe raccogliersi in quantità più grandi che

quest’ultima. Il principio amarissimo si presterebbe specialmente

per la denaturazione daziale dell’alcool, avendo il vantaggio

di essere senza colore e senza odore. Sarebbe per ciò assai più

raccomandabile che l’Etere metilico, generalmente usato dai governi

per l’alterazione dello spirito a scopo industriale, perchè quella

sostanza riesce sgradevolissima ed anche malsana per il suo fetore

insopportabile. Siccome l’amaro della coloquintide e del _Cucumis

dipsaceus_ non si può eliminare mediante la filtrazione, l’alcool

che se ne impregna non si può assolutamente gustare.

11. FOENICULUM CAPILLACEUM Gil. (_Umbellatae_)

in tigrigna «_silân_»

Nell’altipiano dell’Eritrea e dell’Abissinia si trova il

finocchio dappertutto selvatico, come pure nei monti dell’Arabia

Felice.

In nessun luogo lo si coltiva. Il seme è assai vantato come

carminativo.

12. HELMINTHOCARPUS ABYSSINICUS Rich. (_Papilionaceae_)

in tigrigna «_Fosi-Korzet_».

La radice di questa erba, che trovasi sparsa nell’altipiano sarebbe,

se preparata in piccole dosi, un emetico potente ed efficace, che

si potrebbe usare contro i dolori di stomaco, come già lo indica il

nome tigrino.

13. ABRUS PRECATORIUS L. (_Papilionaceae_)

arab. _Offrus_; _ain-lahla_; _Kolkol_.

Questa pianta (di cui negli ultimi tempi parlavano tanto i giornali,

come pianta che predice il tempo, in seguito alle speculazioni

fantastiche dell’inglese Nowak) trovasi in tutte le parti

dell’Eritrea, come pianta rampicante nei boschetti. Essa è

cosmopolita in tutti i paesi tropicali.

In molti paesi si fa uso della radice e dello stelo, come della

liquirizia: generalmente conosciuti però sono i semi di un bel rosso

che trovansi in commercio, si adoperano come ornamenti e si chiamano

_piselli da paternostri_.

Questi sono molto apprezzati nei Bazar di Drogherie dell’Oriente

(arabo: _sciscim ahmar_), specialmente quelli che vengono dal Sudan i

quali sono di un rosso vivissimo. Quando il Sudan era inaccessibile,

qualche volta si pagavano al Cairo fino a 25 Centesimi il granello.

In Egitto si attribuiscono al detto seme effetti speciali per

la guarigione delle infiammazioni dell’occhio e se ne fa molto

uso anche ora. Le sue proprietà velenose erano conosciute e temute

nelle Indie da lungo tempo. Da qualche tempo si conosce l’_Abrina_,

il veleno vegetabile il più forte conosciuto dopo la _Ricinina_.

Già nel 1582 fu osservato dal medico veneziano Prospero Alpino in

Egitto (_P. Alp. de plantis Aegypti, Venetiis — MDXCII p. 31 32_)

il fenomeno della sensibilità delle foglie riguardo alla luce solare,

e che ha dato alla pianta il nome di _profeta del tempo_.

13. CASSIA ABSUS L. (_Caesalpiniaceae_)

arab. «_sciscim_».

Un pianta che trovasi spesso nei siti erbosi. I semi sono neri e

lucenti, di forma lenticolare, e si vendono in Egitto nei bazar

di drogherie come un rimedio contro le infiammazioni croniche degli

occhi, nello stesso modo che la specie menzionata più sopra. Questi

semi si sono anche trovati tra gli oboli deposti nei sepolcri antichi

egiziani, da cui si può dedurre che l’uso ne era già noto agli

antichi Egiziani, come lo era ai Greci e Romani.

14. CASSIA ACUTIFOLIA Del. e CASSIA OBTUSIFOLIA

V. (_Caesalpiniaceae_)

in tigrigna: _ente-entàro_.

Il commercio delle foglie di Senna in Egitto è tutt’ora abbastanza

vivo, essendo il territorio della produzione principale nella Nubia

inferiore che trovasi attualmente nel dominio egiziano.

Tutti i paesi della costa del mare Rosso producono pure della Senna

e se ne esporta. A Massaua nella Samhar (pianura littorale) la più

abbondante, è quella nominata in seconda linea: essa non la cede in

niente alla _C. acutifolia_ D. Si può con tutta facilità raccoglierne

delle grandi masse.

15. TAMARINDUS INDICA L. (_Caesalpiniaceae_)

Nome vernacolo in tutte le lingue della regione: «_hommar_».

Il Tamarindo si trova sparso nelle vallate montuose dell’Eritrea,

ma non in quantità sufficiente per l’esportazione in grande.

Perciò il suo frutto, che qui certamente è di buona qualità, e

che dovrebbe avere un valore maggiore, dacchè il commercio, con Dar

Fur (da dove si ritirava la migliore qualità) è reso impossibile,

non può aver importanza per l’esportazione.

Nondimeno la cosa è meritevole di attenzione, stantechè gli estratti

italiani di tamarindo che hanno acquistato fama mondiale, hanno da

qualche tempo perduto in qualità, dopo che i preparatori furono

costretti a provedersi di frutti dalle Indie.

16. ALBIZZIA ANTHELMINTICA Brogn. (_Mimosaceae_)

in tigrigna «_Mussenna_» oppure «_Bessenna_».

La fioritura di quest’albero è somigliantissima a quella

dell’_Albizzia amara_ Bov. ma le foglioline sono più grandi e

meno numerose. Essa viene nelle vicinanze di Cheren, nella valle di

Dangobas, sull’Anseba, e si troverà, probabilmente, anche in molti

altri luoghi. La sua corteccia contiene uno dei più efficaci rimedi

contro la Tenia. Negli scritti di Fournier «_Sur les ténifuges

d’Abyssinie_» si trovano esatte indicazioni. Varrebbe la pena

di ridurre il principio efficace della corteccia in forma di un

alcaloide per poter somministrare il rimedio in modo sicuro. Siccome

le corteccie di diverse età hanno proprietà alquanto diverse, e

caricandone la dosa possono presentare dei pericoli per l’ammalato,

non si prese più cura di questo importante medicamento, ed esso a

torto fu dimenticato.

17. TARCHONANTHUS CAMPHORATUS L. (_Compositae_)

in tigrè (_Mensa_) «_ssarakána_»

Secondo Schimper si pestano le foglie e si fanno fermentare per sette

giorni nell’urina, e dopo se ne fa uso di bevanda medicinale per

gli animali bovini.

18. DATURA METEL L. (_Solanaceae_)

tigrino «_thirufrâ_» o «_thrifrâh_»; in arabo «_bengjé_»

Questa pianta velenosa, molto pericolosa pei suoi semi, cresce

abbondantemente come erbaccia sia qui che in Arabia, in vicinanza

dei villaggi o siti abitati. Questa specie, tra le dature, è la più

vecchia pianta medicinale, che usavano già gli arabi del medio evo,

e da essa provengono i «_Semina Daturae_» delle officine.

19. VERNONIA AMYGDALINA Del. (_Compositae_)

in tigrigna «_grava_»

È un arbusto di 3 metri, molto comune sulle sponde dell’Anseba. Il

Dott. Steudner pretende che le foglie servono come un purgativo

efficace.

20. ACOCANTHERA SCHIMPERI Hook. Bth. (Syn. _Carissa Schimperi_

H.) (_Apocynaceae_)

in tigrigna: «_Mptàh_», _muptà_, o «_maktàt_».

È un cespuglio che trovasi in abbondanza al declivio ed alla base

dell’altipiano, da 1000 a 2000 metri. Le foglie sono ellittiche,

coriacee e lucenti. I fiori bianchi, che in forma ed odore molto

rassomigliano al gelsomino son numerosissimi sui rami. Il frutto è

una bacca simile ad una piccola ciliegia, è nero e ha un nocciolo

piatto corneo.

Gli indigeni la ritengono per velenosa, ma non ne fanno nessun uso.

Dai frutti di una specie congenere, la _A. venenata_ G. Don nel Sud

dell’Africa gli indigeni traggono il veleno per le loro freccie.

Nel paese dei Somali trovasi una pianta simile a quella dell’Eritrea,

che colà fornisce il temuto veleno per le freccie «_Uabaio_» o

(in Ogaden) «_Ghedulâjo_» e che si trae dalla decozione delle

radici sul quale veleno hanno scritto molti viaggiatori, specialmente

Hildebrandt, Revoil, Paulitschke ed i fratelli James.

Questo veleno, preparato dal sugo della radice e del legno alburno,

si chiama «_Uabaïn_» ed è uno dei più forti veleni vegetali che

si conoscano. Gemell vuole aver usato l’Uabaïn con successo contro

il «chin-cough» (tosse canina, Keuchhusten, coqueluche).

La _A. Schimperi_ Bth. H. è sparsa in tutta l’Abissinia ed in gran

parte dall’Africa orientale, ove le radici danno, similmente alla

specie del paese dei Somali, un veleno per le freccie molto temuto

chiamato «_Morio_» o _Morjo_, accennato già da Hildebrandt e

da Burton.

Hildebrandt identifica il veleno _Morio_ col _Uabaïn_, ma gli

esemplari da lui raccolti a Taita (Africa Orientale Britt.) sono della

specie eritrea. Anche von Höhnel nella spedizione del conte Teleki ha

raccolto sull’altipiano di Leichipia sul Chenia l’_Acocanthera

Schimperii_ Bth. H., come la pianta che dà il veleno Morjo. È

probabilissimo che il principio contenuto in questa specie sia

l’Uabaïn.

Una provvista di radice che ho portata meco da Ghinda, sarà esaminata

e sperimentata a Berlino, dal Dott. L. Lewin.

Pare che questa pianta sarà chiamata, un giorno, a fare gran figura

tra le piante medicinali importanti dell’Eritrea. Schimper pretende

che le foglie seccate e pestate servono nel Tigrè qualche volta come

tabacco da naso, e che i frutti vengono mischiati con la carne per

avvelenare le jene[4].

21. VERBASCUM TERNACHA Hochst. (_Scrophulariaceae_)

in tigrigna «_Ternakha_».

Di questa pianta, molto estesa nel territorio, gli Abissini, come si

usa anche in Europa per una simile specie del genere, utilizzano i

semi maturi per la pesca.

Questi se posti nell’acqua in luoghi tranquilli dei ruscelli e fiumi

fanno sì che poco dopo i pesci, che vi si trovano, compariscono,

storditi, alla superficie e si possano acchiappare con le mani.

Simile uso fanno in Abissinia della «Berreberra» (_Milletia

ferruginea_ Bak.) e nelle Indie della _Dodonaea viscosa_ L. parimente

indigena nell’Eritrea.

22. VERBENA OFFICINALIS L. (_Verbenaceae_)

in tigrigna «_seruftit_»

Quest’erba cosmopoliticamente sparsa sul globo si trova anche sulle

sponde dell’Anseba. Gli Abissini usano le foglie seccate come

un rimedio contro il mal di collo («_fosi-hanât_») e contro il

rigonfiare delle ghiandole. Masticano anche la radice, come pretende

lo Schimper.

23. KIGELIA AETHIOPICA Dcne. (_Crescentiaceae_)—(Bignoniaceae).

in tigrè (Mensa) «_salasile_»

in tigrino «_mederba_» o anche (Hamasen) _jungula_.

Questo bell’albero esteso in tutta l’Africa tropicale si trova

frequentemente nella zona dell’Anseba.

I grossi frutti di forma cilindrica che pendono da lunghi peduncoli,

contengono un succo con proprietà purganti. Secondo un manoscritto

del viaggiatore francese Quartin Dillon, citato da A. Richard nella

sua «_Flora Abyssinica_» (vol. II p. 60), il succo avrebbe una

potenza afrodisiaca incredibile e terribile.

24. MERIANDRA BENGHALENSIS Bth. (_Labiatae_)

in tigrè: «_mossogo_».

Questa bella pianta, che in Asmara e nell’interno dell’Abissinia

s’incontra nello stato selvatico, trovasi nelle Indie soltanto

coltivata. Questa strana espansione di una specie di pianta selvatica

dell’Eritrea nei giardini indiani non è un caso isolato. La

_Crossandra undulaefolia_ Roxb., una Acantacea con magnifici fiori

di un rosso scarlatto, che spesso trovasi selvatica nell’Eritrea,

trovasi pure nelle Indie soltanto come pianta di ornamento. Le foglie

della Meriandra, che hanno un forte odore di canfora, si usano nelle

Indie invece della _Salvia officinalis_ L. come rimedio aromatico,

vivificante e riscaldante (Royle, Wallich, Wight ecc.).

25. BUDDLEYA POLYSTACHYA Fres. (_Loganiaceae_)

in tigrè «_mattari_».

Un arbusto alto con spighe pendenti di fiori di un rosso aranciato. Le

foglie e i fiori sono usati dagli Abissini contro il verme solitario.

26. PLUMBAGO ZEYLANICA L. (_Plumbaginaceae_)

in tigrino «_Aftehe_ o _aftah_».

Questa pianta rimarchevole per i suoi fiori bianchi tubulosi, trovasi

da per ogni dove nell’Eritrea. La radice fresca ha proprietà

vescicatorie, e Schimper scrive che i Tigrini la impiegano come mezzo

profilattico contro certe malattie. Dopo l’applicazione della radice

si forma una piaga che lascia una cicatrice rilevata.

27. SALVADORA PERSICA L. (_Salvadoraceae_)

in tigrino «_addai_»

in agau «_scivelscia_»

in arabo «_aràk_».

È un arbusto molto ramificato e allargato nella pianura (Samhar)

vicino alla costa, copre grandi spazi e che trovasi non di rado anche

nell’altipiano fino a 1500 metri sul livello del mare.

I ramoscelli forniscono le spazzolette pei denti, in arabo

«messuâg» che nell’Oriente i musulmani usano generalmente e

che sono raccomandate ai fedeli dal Corano, ove è prescritto di non

adoperare altro mezzo, per pulire i denti, che i ramoscelli di questa

pianta. Tali ramoscelli si vendono in quei paesi dappertutto.

Masticandone le punte si staccano le fibre, che formano una specie

di spazzole. Il gusto è quasi come quello della senape e indica

proprietà antiscorbutiche. È un miracolo che finora nessuno dei

nostri specialisti in «Reclame» abbia avuto l’ispirazione,

citando i bei denti degli arabi, di creare in Europa, con questi

stuzzicadenti, un articolo di moda. Persone come Pear, Epp & Holloway

avrebbero con essi potuto guadagnarsi i milioni, come li guadagnarono

con i lorosaponi mediocri etc.

Il frutto è una piccola bacca, che seccata, ha la grandezza ed il

gusto dell’uva passa di Corinto, e si può raccogliere in massa. Ne

trovai posto in vendita sul mercato di Suachim.

MAESA LANCEOLATA Forsk. (_Myrsinaceae_)

in tigrigna «_Saoria_».

È un rimedio apprezzatissimo dagli Abissinesi contro il verme

solitario, e che anche in Europa venne sperimentato con successo. Le

bacche si riducono in pasta e si mischiano a fagiuoli o fave ugualmente

ridotti in pasta e si somministrano in quantità abbondante.

Questo arbusto, che anche nell’Yemen trovasi sparso, ha dei rami

alti parecchi metri e foglie grandi.

Trovai questa pianta vicino Gheleb nel territorio dei Mensa.

28. MYRSINE AFRICANA L. (_Myrsinaceae_)

in tigrigna _Zaddsé_ o _ssàhtso_.

Le bacche di questo piccolo cespuglio, sparso nell’altipiano oltre

2000 metri sul livello del mare, si seccano, e ridotte in pasta si

mischiano con un cibo qualunque adatto per servirsene come rimedio

contro il verme solitario.

29. PIRCUNIA ABYSSINICA H. (_Phytolaccaceae_)

in tigrè (Mensa) _ssobêth_ o _ssebbêt_.

Questa pianta si presenta dappertutto nell’Altipiano in grandi

masse e se ne usa in Abissinia così la radice come il frutto, come

uno dei tanto numerosi rimedii contro i vermi intestinali.

Le bacche pestate danno una pasta saponaria, che produce molta schiuma,

dando, come le bacche del _Sapindus_, un eccellente surrogato di

sapone. Specialmente si lavano, col mezzo di queste bacche, le stoffe

di lana, flanella ecc. Nella Missione Svedese in Gheleb mi si lavarono

così bene dei costumi di flanella, che sembravano del tutto nuovi;

mentre che le lavanderie chimiche di Berlino non erano al caso di

fare altrettanto.

Considerando che queste bacche si trovano nell’Eritrea in grandi

masse e sono facili a raccogliersi, si può sperare che questo prodotto

un giorno possa essere di grande importanza per l’esportazione.

30. CELOSIA TRIGYNA L. (_Amarantaceae_)

in tigrino «_belbilda_».

È sparsa tanto nelle regioni alte che basse nell’Eritrea. Le

foglie, i fiori ed i frutti stritolati e mescolati danno un rimedio

possente contro il verme solitario. È però, secondo Schimper, dagli

Abissini temuta quanto la _Celosia anthelmintica_ Asch. a causa dei

suoi effetti secondarii pericolosi.

31. AMARANTUS GRAECIZANS L. (_Amarantaceae_)

in tigrigna «_birnáheo_»

in amarigna «_aluma_».

Impiegati in grandi dosi, i semi di questa malerba abbondantissima

sarebbero, come dice W. Schimper, nel Tigrè un ottimo rimedio contro

il verme solitario.

32. RICINUS COMMUNIS L. (_Euphorbiaceae_)

in tigrigna: «_vulleh_»

in tigrè (Mensa) «_Kellä_».

Vi sono siti ove il Ricino si presenta in tale quantità, che

raccogliendone il seme si potrebbe esportarlo ed averne grande

vantaggio.

In questi semi che somministrano l’olio di Ricino, Kobert e Stillmark

di Dorpat, nel 1889, scoprirono il _Ricinino_, il più potente dei

veleni vegetali che si conosca.

33 e 34. ALOE SCHIMPERI Tod. e ALOE ABYSSINICA Lam. (_Liliaceae_).

in tigrè «_mathisso_» in mensa, «_zabber_».

in Tigrigna, «_àrrai_ o _èrreh_».

in arabo, «_ssàbbr_».

L’_Aloe Abyssinica_ Lamk. è la specie che trovasi assai diffusa

sull’altipiano e sulle pendici rivolte a Levante, sino a 1000 metri

sul livello del mare.

Il viaggiatore la riconosce tra le altre specie, per le foglie lunghe

concavo-convesse che in parte sono regolarmente verdi oscuro e segnate

nella parte basale con delle macchie bianche molto fitte. I fiori

sono ora gialli ora di colore rosso arancio. Questa, specie mi sembra

senza valore per l’estrazione del succo. Invece nell’altipiano,

a circa 2000 metri sul mare, specialmente vicino ad Asmara si trova

una specie (_A. Schimperi_ Tod.) con grandissime foglie molto più

lunghe e più larghe, che sono sempre senza macchie.

Detta specie si distingue dal succo giallo bruno che scorre dalla

pianta tagliandola e che ha quel forte odore di sudore che distingue

le buone qualità di Aloe.

Il succo è ricco di resine solubili e disecca subito, rappigliandosi

in massa.

Con questo prodotto varrebbe la pena di tentarne la raccolta

all’ingrosso, perchè presumo, da ciò che ho osservato nell’isola

di Socotra sull’_Aloe Perryi_, che la pianta in quistione potrebbe

fornire una specie di Aloè pregevole.

Oltre le due specie accennate, ne ho trovato altre due sul territorio

italiano, che pero non danno Aloe servibile.

35. CYPERUS ROTUNDUS L. (_Cyperaceae_)

Molto frequente sulle rive dei fiumi nell’altipiano e sul pendio

delle vallate verso il mare.

I tuberi aromatici sono della grandezza delle olive, sempre rosso

bruni, e fanno grande figura nella Farmacopœa araba come sudoriferi

e diuretici.

* * * * *

II. — =Piante Aromatiche.=

1. HEMPRICHIA ERYTHRAEA Ehrbg. (syn. _Amyris Kafal_

Forsk.). (_Amyrideae_)

arabo «_Kafal_».

Questo arboscello è molto sparso al sud del tropico sulle isole e

sulle coste del Mar Rosso, e così pure si trova sulle Isole Dhalac

dell’Eritrea.

Il legno è di colore rossigno simile al Sassafras, e strofinato

emana un leggiero odore aromatico, e se si brucia spande un grato

profumo alquanto balsamico.

Per questa sua proprietà se ne fa uso in Egitto per affumicare

le giarre d’acqua nuove di creta, e le idre dette Gulla prima di

metterle in uso.

Il legno Cafal è altresì sudorifero e diuretico, e se ne fa

moltissimo uso tanto in Egitto quanto in Arabia. Lo si vende in tutti

i bazar di droghe.

Questa specie non segrega della resina e non ha niente di comune

coll’Opoponax, il quale come pretende Holmes nel _Pharm. Journal

1081_; verrebbe distillato dalla resina di questa pianta.

Il nome «_Kafal_» si dà però anche ad alcune specie di _Commiphora_

(_Balsamodendron_) dalle quali si ricava probabilmente una parte

della Mirra del commercio.

2. COMMIPHORA OPOBALSAMUM, Engl. (Syn. AMYRIS OPOBALSAMUM L. —

BALSAMODENDRON OPOBALSAMUM Kunth) (_Burseraceae_)

È un cespuglio od un arboscello, il quale dal sud del tropico al mar

Rosso e nel Samhar Eritreo, ha la stessa diffusione della _Hemprichia

erythraea_ Ehr., però ascende più in alto su i declivi montuosi

confinanti col mare. È noto generalmente che questa specie somministra

la «mirra» del commercio odierno, come quella che si esporta dal sud

dell’Arabia e dal paese dei Somali, da Aden, Hodeidah etc. Intanto

io non ho nessuna prova per questa identificazione, perchè non mi è

accaduto mai di osservare su i fusti di questa specie una secrezione

resinosa, quantunque io abbia avuto occasione di studiare la pianta in

tutti i tempi dell’anno e nei punti più differenti delle rive del

mar Rosso. Soltanto alle estremità dei rami, che sovente si mostrano

come verniciati, si trova una secrezione come di una massa vischiosa,

a modo di vernice molto densa e di gradevole odore.

Nei bazar di droghe nei paesi Orientali troviamo conservate vicine

due specie di balsami l’uno differente dall’altro, il «balasem»

balsamo della Mecca e la «Mirra» (_mur-heggiasi_). Il primo è

una specie di trementina liquida, il secondo è una resina solida

difficilmente combustibile.

«La resina liquida, dice Figari, gode sempre grande stima come

medicamento vulnerario, o come contravveleno al morso degli

animali velenosi». Nell’Arabia felice questa specie chiamasi

«_bisciâm_». Il Dr. E. Glaser, la cui autorità nella conoscenza

dell’Arabia non si può in alcun modo mettere in dubbio, sostiene

di aver veduto raccogliere da questa pianta la Mirra.

Il medico veneziano Prospero Alpino nel 1582 ha dato per la prima

volta una perfetta figura di questa specie e la designa col nome di

«_balsamum_»[5]; il nome di Mirra non si rinviene affatto nella sua

opera. Alpino trovò questa pianta coltivata al Cairo come residuo di

antichi tentativi di acclimatazione, ed egli constata la tradizione

che l’origine della provenienza sia a Mecca. Non cade dubbio che

quello che in Egitto va sotto il nome di «balasem» sia il prodotto

della _Commiphora Opobalsamum_ Engl.

Forskal che nel 1761 esplorò come botanico l’Arabia Felice,

a proposito di questa specie non fa menzione della Mirra; egli la

chiama «_Abuschâm_» (più correttamente «_bisciâm_» e dice

(Flora Aeg. Arab. p. 80): «Conosco ancora due altri alberi che si

chiamano coi nomi di «_Schadjaret el murr_» (i.e Arbor Myrrhae)

e «_Chadasch_»[6] i quali, se si deve prestar fede a quelli che lo

garantiscono, devono essere molto simili alla specie descritta».

È ancora da notare che la denominazione di _Balsamodendron Myrrha_

colla quale il botanico Nees von Esenbeck distinse una delle piante

raccolte dall’Ehrenberg nell’Yemen, è fondata sopra un errore,

nel quale si sono confuse le note di erbario dell’Ehrenberg[7] ed è

stata distinta come Mirra per eccellenza una specie, che non è affatto

aromatica, e meno ancora secerne una resina. Io ho dovuto denominare

ciò non pertanto _Hemprichia Myrrha_ Schwfth. questa specie inodora,

circoscritta all’Arabia felice, per serbare la precedenza al nome

più antico.

Però sulla quistione dei balsami e della mirra non è stato peranco

detta l’ultima parola, a cagione della sconfinata letteratura,

accumulatasi su di ciò da qualche secolo. Per quanto ci consta,

è solo permesso di ammettere:

1º che il Balsamo degli arabi deriva dalla _Commiphora Opobalsamum_

Engl.

2º che non conosciamo come si ricava.

3º che il balsamo è un aroma.

4º che la mirra è una resina non molto aromatica, disgradevolmente

olezzante, difficilmente combustibile, che si adopera come medicina

(la nostra tintura di mirra) e mai come profumo.

5º Nella antica letteratura, specialmente nella letteratura biblica,

il balsamo e la mirra sono spesse volte confusi insieme, donde questo

continuo «_qui pro quo_».

3. SCLEROCARYA BIRREA Hochst. (_Anacardiaceae_)

In tigrigna «_abóngul_».

Un grande albero con legno leggiero e morbido che nella stagione

della siccità fiorisce dopo aver perduto le foglie. I fiori di

un giallo cereo sono riuniti insieme alle estremità dei rami in

spighe dense disposte a fascetto, e spirano un intenso profumo

come di gelsomino, o ciò che torna più esatto, come i fiori del

_Philadelphus_. Specialmente nei monti che fanno corona alla Conca

di Cheren, questo albero è assai copioso, in egual modo in tutta la

vallata dell’Anseba e nelle vallate che scendono giù verso il Barka.

4. OCHNA INERMIS (Forsk.) Schwf. (Syn. OCHNA PARVIFOLIA Vahl)

(_Ochnaceae_)

in tigrè (Mensa) «_abgamá_».

Questo arbusto è assai diffuso nelle alture e nelle pendici verso

l’Oriente.

I fiori color giallo d’uovo, coprono in grande quantità nella

stagione secca il fusto spoglio di frondi ora dritto e a foggia di

un albero, ora di storto sulle rupi come un arbusto nano, ed hanno

un forte e magnifico profumo di _Syringa_.

L’aroma è quasi così forte come quello della _Syringa vulgaris_

L. e colle regole della profumeria si può facilmente fissare per

mezzo di grassi ecc., e forse ancora per mezzo della distillazione.

5. XIMENIA AMERICANA L. (_Olacaceae_)

in tigrinna «_mell’au_»

in tigrè (Mensa) «_mellhétta_».

È uno tra i più frequenti arbusti od alberetti, dell’altipiano

dell’Eritrea. I fiori hanno un fortissimo odore di fior d’arancio,

e sarebbero da mettersi in prima linea come materiale da impiegarsi,

in grande, nella profumeria. Questi fiori si possono raccogliere a

quintali, per modo di dire, nelle vicinanze di Cheren.

6. JASMINUM ABYSSINICUM R. Br. (_Oleaceae_)

in tigrigna «_habbe-selîm_»

in amarigna «_uembelel_»

Le compatte masse di fiori di questo frutice scandente che

s’arrampica sopra i grandi alberi, tramandano un intenso odore

e si trovano in più che sufficiente quantità (a Ghinda, Cheren,

Gheleb etc.) per poter essere adoperati per la profumeria.

Ancora più comune della detta specie nei piani alti e fra i

contrafforti è il _Jasminum floribundum_ R. Br. il cui profumo però

è meno intenso ed i fiori non sono cosi numerosi ed in tale quantità,

come nella specie precedente.

7. PREMNA RESINOSA Schauer. (_Verbenaceae_)

Un frutice largamente diffuso nell’Eritrea coi rami lunghi e ritti,

le cui foglie contengono un’aroma molto simile a quello del limone,

e che per la abbondanza della pianta si può facilmente distillare

in grandi quantità.

8. OCIMUM MENTHAEFOLIUM H. (_Labiatae_)

in tigrè «_ciomâr_ o _ciommer_»

in tigrigna (Adua) «_sessak-süvvi_» (Hamasen «_ssahmar_».

Abbondante in tutti i luoghi soleggiati ed erbosi dell’Eritrea,

l’erba che talora raggiunge 1 m. di altezza, è diffusa in prodigiosa

quantità, sovente _a perdita di vista_, nelle vicinanze di Ghinda,

dove se ne può raccogliere in quantità strabocchevole.

L’attività vegetativa della pianta dura per tutto l’anno, senza

distinzione di stagione.

Il suo aroma è molto forte. Secondo Schimper gli Abissini mischiano

le foglie triturate e secche col burro e se ne servono come pomata

per la testa. L’odore è molto simile a quello della menta piperita.

Tra tutte le piante selvatiche dell’Eritrea questa potrà, per la

sua abbondanza, molto probabilmente essere adatta alla distillazione

in grande, e un impiegato della Casa V. Bienenfeld, il Sig. Brunetti,

in Ghinda, ha di già preso di mira con tutta serietà e di moto

proprio un tale piano.

9. MICROMERIA ABYSSINICA Benth. (_Labiatae_)

È un’erba diffusa nelle alte regioni abissine sopra i 2000

metri. Io la trovai abbondante nelle pendici del Ssabber sopra Gheleb,

terr. Mensa. Le foglie hanno forte odore di menta piperita e potranno

fornire quest’olio colla distillazione.

10. KYLLINGIA TRICEPS L. (_Cyperaceae_)

in tigrè (Asùs) «_Krît-asmûd_».

I rizomi di questa pianta che raramente supera i 30 centim. di altezza,

hanno un distinto aroma, che in qualche maniera ricorda quello

dell’Andropogon Schoenanthus; però è molto più fino e gradevole.

L’aroma, molto intenso nella pianta fresca, è fugace e però dovrà

distillarsi sul posto; poichè la pianta disseccata dopo qualche mese

lascia sentire soltanto un debole odore.

Nelle Indie orientali si somministra la pianta nella dissenteria,

nel diabete ed in altre malattie. Essa nasce in grande quantità nei

luoghi aperti ed erbosi delle boscaglie presso Ghinda, dove i rizomi

si possono raccogliere a quintali. Non manca però in nessuna parte

del territorio al di sopra della zona di 800 metri.

Io sono con certezza convinto che questo aroma, se si introdurrà

nel commercio europeo, non mancherà di eccitare una sensazione come

alta novità; probabilmente ancora in miscuglio (con altri aromi)

darà splendidi risultati.

11. ANDROPOGON LANIGER Desf., ed ANDROPOGON JWARANCUSA Blane,

(syn. _Andr. proximus_ H.). (_Graminaceae_)

Ambedue queste specie di graminacee molto affini fra loro hanno una

larga diffusione in tutta la zona dell’Anseba. Dove il pascolo si

raddensa in steppa, esse coprono per lunghi tratti ed esclusivamente

il terreno; non mancano però neppure sui declivii montuosi. Esse

sono molto somiglianti all’_Andropogon Schoenanthus_ L., che del

pari appartiene alla Flora abissina e che, insieme all’_A. Nardus_

L. nell’India, è tra le droghe officinali più anticamente usate;

in talune regioni, inoltre, è coltivato in grande.

Tutte le suddette specie di Andropogon contengono, a preferenza nei

loro rizomi e radici, un olio etereo, il quale si conosce in commercio

sotto i differenti nomi di _Verbena_, _Citronelle_, _Ingwergras_,

_Lemongras_, o semplicemente come «_grasoil_», cioè «olio di

gramigna». È esportato da Ceylan e dal Malabar e ultimamente ancora

in grande quantità dall’isola della Riunione[8]. Quest’olio

forma una parte integrante dell’attuale commercio delle droghe.

L’abbassamento del prezzo (ad un decimo del primitivo, secondo

che riferisce il Pharm. Journ. of London 1891, pag. 928) è stato

occasionato specialmente dalla falsificazione di quest’olio,

praticata nell’India su larga scala. Quest’olio, però, non

si deve confondere col vero «olio di Geranium» che si ricava,

per distillazione, dalle foglie del _Pelargonium Radula_ L., e che

si prepara nel sud della Francia ed in Turchia. Quest’ultimo

serve specialmente per falsificare l’olio di rose, mentre che

l’olio d’Andropogon serve solamente quale ingrediente ai prodotti

numerosi della profumeria ed a varii miscugli, nei quali trova larga

applicazione.

È facile da comprendere che un prodotto che il commercio mondiale si

procura perfino col mezzo costoso di colture artificiali nel Malabar,

nelle Isole di Ceylan, di Réunion, ed altre dell’Oceano Indiano,

nell’Eritrea dove cresce spontaneo deve riuscire molto meno costoso,

dacchè la Natura nel paese dei Bogos p. es. ed altrove ci offre

milioni di quintali della materia prima, di facilissima raccolta.

* * * * *

III. — =Piante resinose e gommifere.=

1. BOSWELLIA PAPYRIFERA H. (_Burseraceae_)

in tigrino «_maggher_».

Quest’albero trovasi in Abissinia qua e là in grande quantità e si

distingue pei suoi magnifici fiori a forma di mazzetti, i quali nel

tempo della siccità spuntano dai suoi rami sfogliati. La corteccia

di un giallo color cuojo è stranissima, perchè si sfoglia dal tronco

a guisa di carta da lettera sottilissima.

Tutti i rami abbondano di un succo aromatico lattescente che certamente

si potrebbe impiegare per incenso, come tutte le altre specie congeneri

se si volesse prendere la pena di raccoglierlo.

2. COMMIPHORA ABYSSINICA, Engl. (_Burseraceae_)

Questa specie sparsissima in Abissinia e nei d’intorni di Cheren

dà una sorta di Mirra da utilizzare probabilmente nel commercio,

se già non lo è.

3. COMMIPHORA SCHIMPERI Engl. (_Burseraceae_)

Syn. _C. resiniflua_ Martelli in _Fl. Bogos_.

in tigrigna e Tigrè «_ankua_».

Questo arboscello è molto sparso nell’Eritrea, in Abissinia

e nell’Arabia Felice; produce in abbondanza della resina simile

alla mirra che trovasi in commercio, così che sono certo che questo

prodotto almeno in parte trae la sua origine dalla surriferita specie.

Varrebbe quindi la pena di raccogliere questa droga su vasta scala.

4. COMMIPHORA QUADRICINCTA Schwf. (_Burseraceae_)

in tigrè (Habab) «_bsciámed_».

Questo arboscello generalmente sparso nella pianura della costa Eritrea

(Samhar) come pure nella regione inferiore delle colline secerne dai

punti ove la corteccia è lesa, della resina in abbondanza, simile

per odore e sapore alla mirra del commercio.

E pare di fatti che questo prodotto sia messo in commercio perchè

a Sciacat Cai trovai molti tronchi intaccati evidentemente a quello

scopo.

Questa specie ignorata finora dai botanici ed in parte scambiata con la

C. abyssinica Engl. trovasi in massa sulla costa tra Suakin e Massaua.

La si riconosce facilmente alle sue fogli ovali con picciuoli lunghi

ed al nocciuolo quadrangolare del frutto che trovasi attorniato dal

mesocarpo soltanto ai quattro spigoli e non su tutti i lati.

5. COMMIPHORA AFRICANA Engl. (_Burseraceae_)

in tigrigna «_oanka_».

in tigrè «_ankua_».

Questa specie è maggiormente sparsa nell’Africa nord-orientale

dall’Abissinia sino a Dar Fur.

Sulle alture di Digdigta tra Saati e Sabarguma, presso Cheren nonchè

in altre parti dell’Eritrea non è rara.

I rami molto aromatici promettono nella stagione propizia una ricca

secrezione, e W. Schimper era del parere che questa specie potrebbe

fornire al commercio un prodotto utile.

In effetto gli Agau nei monti di Semen, raccolgono da questo albero

la Mirra, e la vendono secondo Schimper a Massaua.

Il legno, che si distingue per la sua leggerezza e che mercè la resina

che trovasi nella corteggia, non assorbisce facilmente l’acqua si

adopera nel Tigrè a preferenza per la costruzione di zattere per

traversare i fiumi e i ruscelli, sempre secondo Schimper.

6. ACACIA SENEGAL W. (_Mimosaceae_)

in tigrigna «_Kantab_».

in tigrè (nome generico) «_cia’a_».

Questa specie sparsa nella zona dell’Anseba, specialmente vicino a

Cheren fornisce nel Cordofan al commercio la miglior qualità di Gomma

eccellente per la sua bianchezza e purezza, denominata «_Hasciàb_».

Per ragioni ignote la secrezione della gomma nell’Eritrea non si

presenta negli alberi di questa specie; pertanto la sua identità

con quella cordofana e senegalese è fuori dubbio, ed io cito questa

specie soltanto per rendere l’enumerazione completa e per la numerosa

presenza o espansione della pianta.

7. ACACIA SEYAL Del. (_Mimosaceae_)

in Tigrè nome generico «_ciâa_».

Questa specie fornisce in gran parte la gomma conosciuta sotto il nome

Gedaref o Sennaar e che è chiamata in Arabo _Talh_. Quest’albero

trovasi spesso nella valle dell’Anseba ove forma di tanto in tanto

dei boschetti.

Per quanto riguarda la secrezione della gomma, la specie si mantiene

in questa zona negativamente come è _A. Senegal_.

Altre specie di Acacie gommifere finora non si sono osservate

nell’Eritrea.

8. ALBIZZIA AMARA Boiv. (_Mimosaceae_)

in tigrigna «_igjano_ o _cigôno_, o _hamassérau_»

in tigrè «_hamasserau_»

in bilino «_ssobkána_».

È uno dei più frequenti e più grandi alberi dell’Altipiano.

Nel mese di marzo trovai nella vallata dell’Anseba presso Cheren,

tutti i tronchi con ricca secrezione di gomma, che pareva molto simile

alla gomma arabica ma che liquefatta nell’acqua prendeva per lo più

un colore rossigno come la qualità di gomma ordinaria «_Sennaari_».

Esso potrebbe essere un surrogato conveniente per quest’ultima

specie che è molto ricercata ed aumentata di prezzo in seguito

dell’inaccessibilità del Sudan, e quindi essere per l’Eritrea

di un certo valore.

9. EUPHORBIA ABYSSINICA, Raeusch. (_Euphorbiaceae_)

in tigrigna «_Kolkuall_».

in tigrè (Mensa): «_galangâll_».

Entro le alture da 1500 a 2000 metri, questa specie di albero simile

ad un cactus, ed alto sino a 10 metri è tanto sparsa nell’Eritrea

che per lunghi tratti le foreste non si compongono di altro.

Tutte le parti di questo albero abbondano di un sugo bianco latteo,

e deve contenere oltre le resine drastiche, purganti, corrosive

vescicatorie, che sono pericolose per l’uomo, specialmente per

gli occhi, puranche un 5 % di caucciuc secondo gli sperimenti che ne

hanno fatto in fabbriche milanesi.

Le piante utili dell' Eritrea · 第 1 / 4 段