EDVIGE _e_ DETTI.
EDVIGE. (_dalla porta della cucina_) Cosa dici, padre mio, cosa
dici?....
GINA. (_a Erminio_) Guardala!
ERM. Non avvicinarti, EDVIGE. Va via, non mi guardare così.... Oh! i
tuoi occhi! i tuoi occhi!... Addio. (_corre precipitosamente verso la
porta_).
EDVIGE. (_attaccandosi al suo collo_) No, no, non andar via.
GINA. Erminio, guarda la tua Edvige, guardala.
ERM. No.... non voglio.... non posso.... lasciatemi partire, lasciatemi
andar via di qui. (_si svincola con forza da Edvige e parte_)
EDVIGE. (_desolata_) Mamma, egli ci lascia.... mamma, egli non torna
più, non torna più.... (_si getta singhiozzante sul divano_).
GINA. Edvige, angelo mio, calmati, tornerà, sta quieta, tornerà....
EDVIGE. (_sempre distesa sul divano_) No, no... non ritorna più....
mamma, non ritorna più.
GREG. (_turbato_) Signora Ekdal.... sulla memoria di mia madre, le
giuro che non avevo preveduto il male che faccio.
GINA. (_seria_) Io lo credo.... possa perdonarle Dio.
EDVIGE. (_sempre sul divano_) Ne morrò dal dolore.... ma che gli ho
fatto io?... Mamma, rendimelo, rendimelo....
GINA. (_risoluta_) Sì, sta tranquilla, lo andrò a cercare, (_si mette
in fretta un mantello che era appeso all’attaccapanni e si avvolge
sul capo un velo_) Forse è da Relling.... ma non piangere Edvige mia,
promettimi di non piangere.
EDVIGE. (_singhiozzando_) Sì, te lo prometto, che se torna.... non
piangerò più. (_dà in un scoppio di pianto_).
GREG. (_a Gina che vuol andare_) Lasci prima che il suo dolore abbia
uno sfogo. (_accenna a Edvige_).