DETTI _e_ ERMINIO.
(_Erminio entra stralunato e commosso_)
EDVIGE. (_correndogli incontro_) Papà.... Come ti abbiamo aspettato....
Perchè hai tardato tanto?
GINA. (_parlando a stento e senza guardare Erminio_) Dove sei stato
finora?
ERM. (_senza guardare Gina_) Ah? Perchè stetti fuori tanto?... (_getta
il cappello su una sedia, si leva il soprabito, respingendo Edvige e
Gina che lo vogliono aiutare_)
GINA. Hai desinato con Gregorio Werle?
ERM. (_appendendo l’abito all’attaccapanni_) No.
GINA. (_accostandosi verso la cucina_) Allora ti porto subito il
pranzo, bisogna che lo riscaldi.
ERM. No, lascia stare, per ora di mangiare non ho voglia.
EDVIGE. (_accostandosi a Erminio con voce carezzevole_) Non ti senti
bene papà?
ERM. Bene, bene.... (_fissando Gina_) Gregorio ed io abbiamo fatto una
lunghissima passeggiata.
GINA. (_non guardandolo_) Hai fatto male, tu che cammini così poco
abitualmente.
ERM. A questo mondo bisogna avvezzarsi a tutto ed a qualunque età.
(_passeggiando_) Non vi fu nessuno oggi?
GINA. Nessuno.... Tranne i due sposi.
ERM. E nessun’altra commissione?
GINA. No, per oggi.
EDVIGE. Ma vedrai papà, che domani ne verranno delle altre.
ERM. Dio lo voglia; tu domani conti incominciare a lavorare sul serio?
EDVIGE. Domani?... Domani che è il giorno della mia festa?
ERM. È vero.... A dopo domani allora — e ricordiamoci bene, d’ora
innanzi faccio tutto da me, da me solo.
GINA. Che idee sbagliate. Ti tireresti sul capo pasticci e null’altro.
— Lascia a me la direzione dello studio, tu pensa alla tua invenzione.
EDVIGE. Ma e all’anitra selvatica, e ai conigli... Chi ci penserà poi?
ERM. Non parlarmi di simili sciocchezze, non ho più tempo di occuparmi
di loro. In quanto a quell’anitra selvatica, poi, vorrei torcerle il
collo.
EDVIGE. All’anitra? Alla mia anitra?
GINA. Ma Erminio che dici?
EDVIGE. (_abbracciando Erminio_) No, papà, dimmi che non farai quello
che hai detto, l’anitra selvatica è mia.
ERM. (_accarezzandola_) Sì, per te non lo farò. Ma dovrei farlo; sotto
al mio tetto non ha da restare chi.... chi è passato per le mani di
quell’altro.
GINA. Allora fu Pietro a consegnarla al nonno.
ERM. (_passeggiando_) Nella vita bisogna che un uomo abbia a rispettare
certi doveri se vuole essere un uomo perfetto.
EDVIGE. (_seguendolo_) Ma e che colpa ne ha la povera anitra?
ERM. (_fermandosi a guardarla_) Ebbene sì, per te io non la toccherò,
sta tranquilla, (_la bacia in fronte_) Ah! è l’ora della tua
passeggiata, va, Edvige, va. Se aspetti ancora, si farà notte.
EDVIGE. Oggi non ho voglia di uscire.
ERM. Dà retta a me! Ti fa bene; hai gli occhi rossi e io non voglio, è
inutile; in questo laboratorio l’aria è viziata.
EDVIGE. Farò quello che vuoi. Vado a vestirmi. Dimmi papà, non farai
nulla all’anitra, me lo prometti?
ERM. (_abbracciandola_) Te lo prometto. Non la toccherò. Povera Edvige
oramai io e te soli.... (_come parlando tra sè_)
(_Edvige va da Gina la bacia e esce dalla porta della cucina_).