SCENA II.

DETTI _e_ ERMINIO.

(_Erminio entra stralunato e commosso_)

EDVIGE. (_correndogli incontro_) Papà.... Come ti abbiamo aspettato....

Perchè hai tardato tanto?

GINA. (_parlando a stento e senza guardare Erminio_) Dove sei stato

finora?

ERM. (_senza guardare Gina_) Ah? Perchè stetti fuori tanto?... (_getta

il cappello su una sedia, si leva il soprabito, respingendo Edvige e

Gina che lo vogliono aiutare_)

GINA. Hai desinato con Gregorio Werle?

ERM. (_appendendo l’abito all’attaccapanni_) No.

GINA. (_accostandosi verso la cucina_) Allora ti porto subito il

pranzo, bisogna che lo riscaldi.

ERM. No, lascia stare, per ora di mangiare non ho voglia.

EDVIGE. (_accostandosi a Erminio con voce carezzevole_) Non ti senti

bene papà?

ERM. Bene, bene.... (_fissando Gina_) Gregorio ed io abbiamo fatto una

lunghissima passeggiata.

GINA. (_non guardandolo_) Hai fatto male, tu che cammini così poco

abitualmente.

ERM. A questo mondo bisogna avvezzarsi a tutto ed a qualunque età.

(_passeggiando_) Non vi fu nessuno oggi?

GINA. Nessuno.... Tranne i due sposi.

ERM. E nessun’altra commissione?

GINA. No, per oggi.

EDVIGE. Ma vedrai papà, che domani ne verranno delle altre.

ERM. Dio lo voglia; tu domani conti incominciare a lavorare sul serio?

EDVIGE. Domani?... Domani che è il giorno della mia festa?

ERM. È vero.... A dopo domani allora — e ricordiamoci bene, d’ora

innanzi faccio tutto da me, da me solo.

GINA. Che idee sbagliate. Ti tireresti sul capo pasticci e null’altro.

— Lascia a me la direzione dello studio, tu pensa alla tua invenzione.

EDVIGE. Ma e all’anitra selvatica, e ai conigli... Chi ci penserà poi?

ERM. Non parlarmi di simili sciocchezze, non ho più tempo di occuparmi

di loro. In quanto a quell’anitra selvatica, poi, vorrei torcerle il

collo.

EDVIGE. All’anitra? Alla mia anitra?

GINA. Ma Erminio che dici?

EDVIGE. (_abbracciando Erminio_) No, papà, dimmi che non farai quello

che hai detto, l’anitra selvatica è mia.

ERM. (_accarezzandola_) Sì, per te non lo farò. Ma dovrei farlo; sotto

al mio tetto non ha da restare chi.... chi è passato per le mani di

quell’altro.

GINA. Allora fu Pietro a consegnarla al nonno.

ERM. (_passeggiando_) Nella vita bisogna che un uomo abbia a rispettare

certi doveri se vuole essere un uomo perfetto.

EDVIGE. (_seguendolo_) Ma e che colpa ne ha la povera anitra?

ERM. (_fermandosi a guardarla_) Ebbene sì, per te io non la toccherò,

sta tranquilla, (_la bacia in fronte_) Ah! è l’ora della tua

passeggiata, va, Edvige, va. Se aspetti ancora, si farà notte.

EDVIGE. Oggi non ho voglia di uscire.

ERM. Dà retta a me! Ti fa bene; hai gli occhi rossi e io non voglio, è

inutile; in questo laboratorio l’aria è viziata.

EDVIGE. Farò quello che vuoi. Vado a vestirmi. Dimmi papà, non farai

nulla all’anitra, me lo prometti?

ERM. (_abbracciandola_) Te lo prometto. Non la toccherò. Povera Edvige

oramai io e te soli.... (_come parlando tra sè_)

(_Edvige va da Gina la bacia e esce dalla porta della cucina_).

L'anitra selvatica · 第 47 / 72 题