ERMINIO — VECCHIO EKDAL _poi_ GINA.
(_Pausa durante la quale Erminio lavora sempre seduto al suo
tavolo, ma deve lavorare svogliatamente_).
EKDAL. (_sporge la testa dalla sua stanza, guarda che non ci sia
nessuno e a voce bassa_) Hai fretta?
ERM. Sì, temo già d’arrabbiarmi con questa benedetta fotografia.
EKDAL. Se hai fretta non ti disturbo, non ti disturbo. (_rientra
lasciando la porta aperta_)
ERM. (_torna a lavorare ma dopo alcuni secondi posa il pennello
rivolgendosi verso la stanza di Ekdal_) Papà? papà?
EKDAL. (_da dentro_) Ora sono io che ho fretta, sono io. (_brontola
parole inintelligibili_)