GINA _e_ EDVIGE _poi il vecchio_ EKDAL.
(_Gina siede su una sedia accanto al tavolo di destra e sta
cucendo. — Edvige siede sul divano, e parandosi con la mano la
luce, legge attentamente con i gomiti appoggiati al tavolo_).
GINA. (_Guarda Edvige con aria di compassione_) Edvige!
EDVIGE. (_Non sente e continua a leggere_).
GINA. (_più forte_) Edvige!
EDVIGE. Cosa vuoi mammina?
GINA. Cara Edvige, tu non dovresti più leggere.
EDVIGE. (_con voce carezzevole_) Ancora un pochino mamma.
GINA. No, no, metti via il libro. Tuo padre non vuole, anche lui non
legge mai la sera.
EDVIGE. Papà non ama quanto me la lettura. (_chiude il libro_).
GINA, (_posa il lavoro, prende sul tavolo una matita e un pezzo di
carta e guardando Edvige_) Quanto abbiamo speso per il burro?
EDVIGE. (_dopo aver pensato un poco_) Una corona.
GINA. Va bene (_nota_) poi il formaggio (_c. s._) il salame (_c. s._)
il pane.... (_somma_) Due e uno tre, tre e cinquanta, quattro e uno
cinque.
EDVIGE. Ti sei ricordata anche della birra?
GINA. Sì (_fa ancora la prova dell’addizione_) Abbiamo speso molto.
EDVIGE. E sì che abbiamo mangiato poco, non essendoci papà non abbiamo
acceso il fuoco.
GINA. E oggi incassi per vendita di fotografie, nove corone.
EDVIGE. Bada non sbagliare.
GINA. No, no, non dubitare.
(_Gina pensierosa prende il lavoro e ricomincia a lavorare. Edvige
con una matita disegna su un foglio di carta, tenendosi la mano
sinistra sugli occhi_).
EDVIGE. Non so perchè, ma mi rincresce che papà oggi sia a desinare in
casa del signor Werle.
GINA. No, egli è dal figlio del signor Werle. (_dopo breve pausa a capo
chino_) Col vecchio noi non abbiamo alcun rapporto.
EDVIGE. Però aspetto il babbo con desiderio; mi ha promesso di pregare
la signora Sorbi di dargli qualche cosa di buono per me.
GINA. (_sempre a capo chino_) Eh! in quella casa, sì, che c’è
l’abbondanza.
EDVIGE. (_sempre disegnando_) Ti confesso che ho un poco d’appetito.
(_Entra il vecchio Ekdal con un pacco di carte sotto il braccio e
tenendo un involto che cerca nascondere_).
GINA. Oh! nonno, quanto ha tardato questa sera.
EKDAL. Lo studio era chiuso e Groberg mi fece tanto aspettare!... Mi
toccò attraversare tutto l’appartamento.
EDVIGE. Ti hanno dato qualche cosa da copiare?
EKDAL. Non vedi? Tutto questo pacco.
GINA. Meno male.
EDVIGE. E quell’involto che hai lì sotto?
EKDAL. Non è nulla, non è nulla. (_posa il bastone in un angolo)
Ho da lavorare molto oggi (va al fondo, apre mezza porta e guarda
nell’interno, poi richiude e borbotta tra i denti_) Bene, bene, dormono
assieme, poveretti si sono messi nel paniere. (_sorride soddisfatto_).
EDVIGE. E non avranno freddo nel paniere, nonno?
EKDAL. Che ti salta in mente, in mezzo alla paglia. (_si dirige verso
la porta di sinistra_) Dove sono i fiammiferi?
GINA. Di là sul canterano.
(_Ekdal entra nella sua stanza_).
EDVIGE. Sei contenta, eh? che il nonno abbia avuto molto lavoro?
GINA. Sì, povero vecchio. Almeno potrà guadagnare qualche cosa.
EDVIGE. E non starà tutto il giorno alla bettola della Ericsen.
GINA. Anche per questo (_breve pausa_).
EDVIGE. Papà sarà ancora a tavola.
GINA. Può darsi.
EDVIGE. Chissà quante buone cose gli daranno! Stasera papà sarà
contento?
GINA. Se almeno gli si potesse dire che abbiamo affittato la stanza.
EDVIGE. Per questa sera non ce n’è bisogno.
GINA. Ma non la va sempre bene.
EDVIGE. Non m’hai capito, intendo dire che per questa sera sarà già di
buon umore?
GINA. (_guardandola_) Sei contenta dunque di vedere tuo padre di buon
umore.
EDVIGE. (_con trasporto_) Tanto! Gli voglio tanto bene!
(_Ekdal fa per andare verso la porta di sinistra_).
GINA. (_volgendosi_) Vuole qualche cosa in cucina?
EKDAL. Resta pur a sedere, vado io (_esce per l’altra porta di
sinistra_).
GINA. Purchè non abbia a bruciarsi al fuoco (_ascoltando un momento_)
Edvige, guarda quello che fa.
(_Ekdal rientra con una brocca d’acqua bollente e si dirige verso
la sua stanza_).
EDVIGE. Volevi dell’acqua bollente?
EKDAL. Sì, ho da scrivere e di là ho freddo.
GINA. Se vuol mangiare di là vi preparo la cena.
EKDAL. Ho da lavorare, per ora non mangio. Ho da lavorare e non
voglio che nessuno m’abbia a disturbare (_brontolando entra nella sua
stanza_).
GINA. (_dopo breve pausa piano ad Edvige_) Dove avrà preso del denaro?
EDVIGE. Groberg lo avrà pagato.
GINA. No, Groberg lo dà a me.
EDVIGE. Gli avranno imprestato tanto da comprarsi una bottiglia.
GINA. E chi vuoi che impresti a lui, povero vecchio?