SCENA I.

PIETRO, GIOVANNI, _un_ CAMERIERE, IL VECCHIO EKDAL.

(_Pietro e Giovanni ambedue in livrea stanno mettendo in ordine

lo studio. Nella stanza in fondo si vedono altri camerieri, pure

in livrea, che accendono candelabri. Nella sala da pranzo si ode

parlare e ridere; quando con un coltello si picchia in un bicchiere

si fa silenzio, si fa un brindisi che non arriva fino al pubblico,

finito il quale scoppiano vivi battimani e grida di bravo bravo_).

PIETRO. (_accende una lampada, vi mette il paralume e la pone sul

camino_) Sentite Giovanni, il vecchio brinda alla signora Sorbi.

GIOV. (_spingendo avanti una poltrona_) È vero che tra lui e lei....

non so se mi spiego.... ci sia del tenero?

PIETRO. Dicono.

GIOV. Lui, una volta, fu un gran ruba cuori, nevvero?

PIETRO. Dicono.

GIOV. E questa festa è in onore del figlio? Così almeno sentii dire in

cucina.

PIETRO. Sì, il signor Gregorio è arrivato ieri.

GIOV. Io non sapevo neppure che avesse un figlio.

PIETRO. Dacchè sono in casa Werle è la prima volta che lo vedo.

UN CAMERIERE. (_dalla soglia della porta grande_) Pietro, c’è qui un

vecchio che vuol vedervi ad ogni costo.

PIETRO (_brontolando_) Fate passare, chi può essere mai a quest’ora?

(_dalla stanza in fondo viene il vecchio Ekdal, avvolto in un grande

mantello col bavero rialzato, tenendo in una mano un nodoso bastone,

nell’altra un gran berrettone di pelo, ha sotto il braccio un involto

di carte_).

PIETRO.(andandogli incontro) Cosa fa lei qui a quest’ora?

EKDAL. Buon Pietro ho da andare in ufficio.

PIETRO. A quest’ora è chiuso. Non c’è più nessuno.

EKDAL. No, vi è ancora Groberg; debbo consegnargli queste carte,

abbiate la compiacenza di lasciarmi passare per di là (_s’avvicina alla

seconda porta di destra_) La conosco la strada.

PIETRO. (_alzando le spalle_) Per me vada pure (_gli apre la

seconda porta di destra_) ma si ricordi di passare dall’altra strada

nell’uscire, che qui ci sono degli invitati.

EKDAL. Lo so, lo so, grazie buon Pietro. (_attraversa la scena dicendo

a bassa voce_) Imbecille (_esce e Pietro rinchiude l’uscio_).

GIOV. È impiegato anche lui nella casa?

PIETRO. No, lavora fuori.... quando c’è troppo lavoro. Vedete Giovanni,

una volta Ekdal era un grande signore.

GIOV. Già, l’ho sentito dire.

PIETRO. Era luogotenente.

GIOV. Davvero?

PIETRO. Sicuro. Ma poi si diede agli affari; commerciò in legnami; fu

socio col nostro padrone, col signor Werle, in una miniera, ma deve

avere commesso qualche brutta azione al padrone. Io sono molto amico di

Ekdal, spesso beviamo insieme una tazza di birra, dalla Eraksen.

GIOV. Mi pare che il vecchio debba esser corto a quattrini.

PIETRO. Pago io, bisogna bene usare dei riguardi a chi un giorno fu

qualche cosa.

GIOV. Troppo giusto. Ma, ditemi: forse una bancarotta?

PIETRO. Peggio, fu messo in prigione, e resti tra noi. (_a bassa voce_)

Credo sia stato condannato anche a qualche anno di galera.

GIOV. (_mostrasi stupito_) Oh!...

PIETRO. (_ascoltando_) Tacete, si alzano da tavola ora. (_Pietro e

Giovanni si ritirano nel fondo della scena sempre mettendo in ordine i

mobili_).

L'anitra selvatica · 第 6 / 72 题