[1] Ved. GRIMM u. SCHMELLER, _Lateinische Gedichte des X und XI Jh_.
p. 65 sgg. e CHOLEVIUS, _Geschichte der deutschen Poesie nach ihren
antiken Elementen_, I, p. 20 sgg. Nel canto latino ritmico dei soldati
modenesi (X sec.) è citato il fatto di Sinone, certamente noto da
Virgilio. V. DU MÉRIL, _Poés. pop. lat. ant. au XII siècle_ p. 268.
[2] ZAPPERT (_Virgil's Fortleben im Mittelalt_. p. 7 sgg. not. 64
sgg.) ha consacrato una gran parte del suo lavoro alla ricerca delle
reminiscenze virgiliane nei poeti volgari del medio evo ed ha riunito
un grandissimo numero di luoghi di poeti d'ogni sorta e di varie
nazioni per provare quanta parte di colorito fosse desunta dalla
tavolozza dell'antico poeta. Ma egli si contenta di rapporti troppo
generali, e quel ch'ei sostiene non gli si può concedere che per una
piccola parte delle sue citazioni. Alla maniera sua potrebbe provarsi
che anche poeti indiani o persiani hanno letto Virgilio.
[3] Cfr. REIFFENBERG, _Chron. rimée de Philippes Mouskes_, p. CCXXXV
sgg.
[4] Cfr. GRIMM, _Frau Aventiure_, nei suoi _Kl. Schrift_. I, 83 sgg.
[5] Re ALFONSO dice: «El Ovidio mayor (Metamorfosi) non es àl entre
ellos (gli antichi cioè) sinon la theologia et la Biblia dellos entre
los gentiles.» _Grande et general estoria_ I, 8, c. 7. Cf. AMADOR DE
LOS RIOS, _Hist. crit. de la lit. españ._ III, p. 603.
[6] Una disamina storico-critica molto assennata e profonda di questo
passare e tramutarsi dei subbietti antichi nel romantismo, trovasi
nella commendevole opera di CHOLEVIUS già sopra citata, cap. 3-9. Ved.
anche DERNEDDE _Ueber die den altfranz. Dichtern bekannten epischen
Stoffe aus dem Alterthum_, Erlangen 1887, BIRCH-HIRSCHFELD, _Ueber
die den provenzalischen Troubadours d. XII n. XIII Iahrh. bekannten
epischen Stoffe_, Halle 1878.
[7] Cfr. DUNGER, D_ie Sage vom trojanischen Kriege in den Bearbeitungen
des Mittelalters und ihren Quellen_. Leipz. 1869.
[8] Così anche il nostro GUIDO DELLE COLONNE. Cfr. DUNGER, op. cit. p.
19 sg.
[9] Il Romanzo di Troia fu pubblicato dal JOLY, _Benoit de Sainte-More
et le Roman de Troie, ou les métamorphoses d'Homére et l'epopèe
gréco-latine au moyen-age_, Paris, 1870. Il _Roman d'Énéas_, è tuttora
inedito. Un brano del principio fu pubblicato nel 1856 da PAOLO HEYSE
nei suoi _Romanische inedita_ p. 31 sgg. da un MS. Laurenziano; ma
un estratto che ce lo fa conoscere a sufficienza ne ha dato il PEŸ
nello stesso anno, nel suo _Essai sur li Romans d'Énéas d'aprés les
MSS, de la bibl. imp._ Paris, 1856. Una edizione critica ne promise
il sig. SALVERDA DE GRAVE, il quale nel suo scritto _Introduction à
une édition critique du Roman d'Énéas_, La Haye 1888 giudicando dalla
lingua sostiene che l'_Énéas_ è anteriore al _Roman de Troie_ e non è
di Benoit.
[10] Pubbl. da ETTMÜLLER, _Heinrich von Veldeke_, Leipz. 1852 e da
Behagel, Leipz. 1880. Confrontato col testo francese da PEŸ, _L'Enéide
di Henri de Veldeke et le Roman d'Énéas_ (in _Jahrbuch für roman. und
engl. Literatur_, II, p. 1 sgg.). Il giudizio di GERVINUS, _Gesch. d.
deutsch. Dicht_. I, p. 272 sgg. è dettato senza alcuna conoscenza del
testo francese; meglio e più largamente, pel nostro punto di vista,
ne giudica _Cholevius_, op. cit. p. 102 sgg., benchè anch'egli ignaro
dei rapporti coll'originale allora ignoto. Quanto v'ha di aspro nel
giudizio di Gervinus ha voluto correggere E. WÖRNER nel suo lavoro
_Virgil und Heinrich von Veldeke_ (in _Zeitschr. f. deutsche Philolog.
von_ HÖPFNER _und_ ZACHER III, 126 sgg.), nel quale ha creduto rendere
un gran servizio al povero minnesinger confrontandolo col poeta latino.
Sulle lodi date ad Enrico da Wolframo di Eschenbach, Goffredo di
Strasburgo, e il motivo di queste, giustamente giudica Gervinus. Sulle
curiose miniature che accompagnano il codice berlinese di questo poema
ved. Piper, Mythologie der christl. Kunst, I, p. 246 sgg. e Kugler, Kl.
Schrift.
[11] Anche ENRICO DI VELDEKE, benchè si appoggi più direttamente sul
suo originale francese, di frequente cita Virgilio, «sô saget Virgiliûs
der mâre» «so zelt Virgilius der helt» Cfr. anche quel che dice a p.
26, l. 18 sg.
[12] Una ricca raccolta di esempi per questo che qui si dice trovasi
nel dotto lavoro di BARTSCH, _Albrecht von Halberstadt und Ovid im
Mittelalter_ (Quedlinb. und Leipz. 1861) p. XI-CXXVII.
[13]
«Qui volc ausir diverses contes
De reis, de marques e de comtes
Auzir ne poc tan can si volc.
. . . . . . . . . . . . . .
L'autre comtava d'Eneas
E de Dido consi remas
Per lui dolenta e mesquina;
L'autre contava de Lavina
Con fes lo bren al cairel traire
A la gaita de l'auzor traire» etc.
_Roman de Flamenca_ publ. p. PAUL MEYER v. 609 sgg. p. 19 sg. V. anche
GUIRAUT DE CALANSON, pr. DIEZ, _Poesie der Troubadours_ p. 199, e altri
luoghi simili pr. GRAESSE, _Die grossen Sagenkreise des Mittelalters_
p. 7 sgg.
[14]
«Si fu entaillée l'estoire
Coment Eneas mut de Troie,
Et com à Cartage à grant joie
Dido en son lit le reçut;
Coment Eneas la deçut,
Coment ele por lui s'ocist;
Coment Eneas puis conquist
Laurente et tote Lombardie,
Et Lavine qui fu s'amie.»
Per altri testi di poeti volgari relativi a fatti dell'Eneide ved.
BARTSCH op. cit. p. XXI sgg. e CXXII sg. Il _Roman de Brut_ di WACE
comincia con un sunto dell'Eneide che serve alla genealogia dell'eroe
del romanzo.
[15] «Onkes poëtes ne fu tex» v. 1267.
[16] È il _Fabliau du Chevalier à la trappe_, unito ad un altro
racconto che è la novella di _Tofano e monna Ghita_ del _Decamerone_
(VIII. 4). Veggasi sulla storia di questi due racconti, D'ANCONA, _Il
Libro dei sette savi di Roma_, p. 112 sgg., 120; OESTERLEY ad PAULI'S
_Schimpf und Ernst_ p. 678 e BENFEY, _Pantschat._ I, 331.
[17] Cfr. ROSENKRANZ, _Gesch. d. deutsch. Poesie im Mittelalter_, p. 67.
[18] Nella _Fiorità_, tuttora inedita, di ARMANNINO, il _Roman d'Énéas_
è stato adoperato. Cfr. MUSSAFIA, _Sulle versioni italiane della storia
Troiana_ p. 48 sgg.
[19] Cfr. GAMBA, _Diceria bibliografica intorno ai volgarizzamenti
italiani delle opere di Virgilio_, Verona 1838; BENCI, _Sui
volgarizzamenti antichi dell'Eneide di Virgilio_ in _Antologia di
Firenze_ vol. II (1821) p. 164 sgg.; _L'Eneide di Virgilio volgarizzata
nel buon secolo della lingua da Ciampolo di Meo degli Ugurgieri_,
Firenze 1858. Questa traduzione non fu certamente fatta prima che Dante
componesse la Divina Comedia, come taluno ha preteso.
[20] «During the gloomy and disastrous centuries which followed the
downfall of the roman empire, Italy had preserved in a far greater
degree than any other part of western Europe the traces of ancient
civilisation. The night which descended upon her was the night of an
arctic summer. The dawn began to reappear before the last reflection of
the preceeding sunset had faded from the horizon.» MACAULAY, _Ess. on
Macchiavelli_ p. 64.
[21] VIETOR _Der Ursprang der Virgilsage_ nella _Zeitschrift für
romanische Philologie_ di GRÖBER, I, (1887), p. 165-178 sostiene con
critica ragionante ma pregiudicata, che la leggenda Virgiliana è tutta
d'origine letteraria e il popolo non c'entra per nulla. Così, ma con
critica più grossa, incomposta ed inesperta, TUNISON _Master Virgil
the author of the Aeneid as he seemed in the middle ages_, Cincinnati
1890. Più accorto e ragionevole GRAF _Roma nella memoria_ ecc., II,
p. 22 sgg. riconosce l'origine popolare della leggenda, ma sostiene
che non sia questa senza rapporto colla leggenda letteraria, cosa che
noi non neghiamo, ma anzi, nei dovuti termini, affermiamo. Alcuni sani
concetti esprime su tal proposito anche STECHER _La lègende de Virgile
en Belgique_ in _Bull. de l'acad. roy. de Belgique_, cl. des sciences
3me serie, t. XIX, 1890, p. 602 sgg.
[22] Pubblicata negli _Scriptores rerum brunsvicensium_ di LEIBNITZ,
voi. II, p. 695-698.
[23] Pubbl. da LEIBNITZ negli _Scriptores rerum brunsvicensium_,
vol. I, p. 881 sgg. Benchè la data dell'opera sia il 1212, i ricordi
napoletani di Gervasio risalgono, come rilevasi da qualche passo
dell'opera stessa, ad un'epoca assai anteriore. Troviamo da lui citato
un fatto del 1190 ed un altro più antico, del 1175.
[24] Tutta la parte a ciò relativa fu pubblicata separatamente con
dottissime illustrazioni dal prof. LIEBRECHT, _Des Gervasius von
Tilbury_ Otia imperialia, _in einer Auswahl_, etc. Hannover, 1856.
[25] I dubbi sollevati circa l'autorità di questi scrittori dal
VIETOR (op. cit. p. 171 sgg.) sostenendo che di queste leggende e di
Virgilio il popolo napoletano non ne sapeva nulla, mancano di ogni
buon fondamento e riposano su di un falso ragionare suggerito da falsi
preconcetti. Sono costoro creduli invero e come tali possono anche
esagerare aggiungendo qualche frangia alle fanfaluche che riferiscono
e anche credono, ma una critica sana ed impregiudicata non potrà
dedurre da ciò che inventino fatti e cose e il nome di Virgilio
introducano essi là dove il popolo non ne sapeva. Del resto quel
ch'essi riferiscono circa le credenze napoletane è confermato da altri
scrittori e dai napoletani stessi, come vedremo.
[26] _Ueber den Zauberer Virgilius_ nella _Germania_ di PFEIFFER, vol.
IV, (1859) p. 257-298. Ved. p. 264.
[27] _Alexandri Neckam De naturis rerum libri duo_, with the poem of
the same author _De laudibus divinae sapientiae_, edited by THOMAS
WRIGHT. London, 1863.
[28] _Quae vices quaeque mutationes et Virgilium ipsum et eius carmina
per mediam aetatem exceperint explanare tentavit_ FRANCISCUS MICHEL.
Paris, 1846. Vedi p. 18 sgg.
[29] Vedi WRIGHT, _Biographia Britannica literaria_ II, 449 sgg. e la
prefazione del medesimo al _De naturis rerum_; Cfr. _Hist. litt. de la
France_ XVIII, 521 sgg.; DU MÉRIL, _Poésies inédites du moyen-age_, p.
169 sgg.
[30]
«Romae quid facerem? mentiri nescio, libros
Diligo, sed libras respuo. Roma, vale.»
Pag. 448.
[31] Così argomenta giustamente WRIGHT nella sua prefazione, p. XIII
sgg.
[32] Riferita da Niceta Coniate, Glica, Esichio Milesio. Cf. FRICK,
_Das plataeische Weihgeschenck zu Constantinopel in Jahrhb. f. Phil u.
Paed_, III _Supplmb._ p. 554 sgg.
[33] _De signis Constant._, cap. VIII, p. 861, Bk.
[34] CODIN., _De signis_, p. 30 e 36; _De aedif. Const._, p. 62; NIC.
CALLIST., _Hist. eccles._, III, 18.
[35] Spesso questi talismani venivan così sotterrati, e vi fu un
tempo in cui in questa guisa ad officio di talismani si fecero servire
uomini viventi! Vedi PLIN., _Nat. Hist._ 28, (3) e LIEBRECHT, _Eine
altrömische Sage in Philologus_, XXI, p. 687 sgg.
[36] _Hist. Fr._, VIII, 33. Cf. FOURNIER, _Hist. du Pont-neuf_, I,
p. 19 sgg. Vedi per altri esempi LIEBRECHT _ad Gervas._, p. 98 sgg.
e NAUDÉ, _Apologie des gr. personn. accusés de magie_, p. 624. Anche
ad Alberto Magno fu attribuita una mosca d'oro che scacciava tutte le
mosche. Cf. P. ANTON. DE TARSIA, _Hist. Cupersan._, p. 26 (in _Thes._
GRAEV. _et_ BURMANN. tom. IX, p. v).
[37] PLIN., _Nat. Hist._, X, 29 (45); XXI, 14 (46).
[38] _Collect. rer. memorab._ p. 40 (ed. MOMMSEN).
[39] Cf. LIEBRECHT _ad Gervas._, p. 105; LALANNE, _Curiosités des
traditions_ etc., p. 218. MENABREA, _De l'origine, de la forme et
de l'esprit des jugements rendus au moyen-age contre les animaux_.
Chambéry, 1843.
[40] Cfr. SPRINGER, _Bilder aus der neueren Kunstgeschichte_, (Bonn,
1867) p. 19 sg.
[41] Ved. SCHAARSCHMIDT, _Joh. Saresberiensis_, p. 31.
[42] _Polycraticus_ I, 4. Quest'opera vide la luce nel 1159. Vedi
SCHAARSCHMIDT, op. cit., p. 143.
[43] _Apocalypsis Goliae episcopi_, presso WRIGHT, _Early poems
attributed to Walter Mapes_, p. 4.
[44] Cf. _Jo. Scoppae Parthenopei in diversos auctores collectanea ab
ipso revisa_ etc. Neapol., 1534, p. 20 sgg. I passi di questo libro,
non facile a trovarsi, relativi a Virgilio, mi sono stati comunicati
dalla gentilezza del mio dotto amico napoletano prof. De Blasis, al
quale vado pur debitore di altre notizie e schiarimenti per questo mio
lavoro. — Il sig. MINIERI RICCIO nel _Catalogo dei libri rari_ della
sua biblioteca (Napoli 1864) vol. I, p. 110 sg. nota quanto segue:
«Lo Scoppa che scriveva nel giugno 1507, distrugge affatto lo sciocco
racconto tradizionale del _Summonte_ intorno a siffatte teste. Costui
riferisce che una giovane vassalla, essendo ricorsa ad Isabella di
Aragona per essere stata violentata dal suo feudatario, Isabella ordinò
che il barone la sposasse, e dopo le nozze lo fece decapitare; che
quindi, a memoria di questo fatto, si fossero collocate in marmo quelle
due teste su quella porta della città che guarda il mercato dove soffrì
l'ultimo supplizio il barone. Racconto ch'io confutai fin dall'anno
1844 nelle mie _Memorie degli scrittori nati nel reame di Napoli_,
prima che avessi letto il libro dello Scoppa.» Gervasio che è molto più
antico dello Scoppa dà anche meglio ragione al signor Minieri.
[45] Citato in un MS. napoletano di illustrazioni a Virgilio. Ved,
CAPASSO, _Hist. dipl. regni Sic._ p. 50.
[46] DE STEFANO, _Luoghi sacri di Napoli_ f. 15, CAPASSO, op. cit. p.
50.
[47] Cf. GALIANI, _Del dialetto napoletano_. Napoli, 1779, p. 98 sgg.
Dobbiamo però avvertire che questa testa esistente nel Museo creduta
da molti scrittori residuo di quel cavallo non pare, a giudizio di
archeologi, abbia mai appartenuto ad una statua di cavallo; ved. HELBIG
_Ann. d. Istit. arch._ 1865, p. 271; CAPASSO, op. cit. p. 51.
[48] Notiamo però che già nel V secolo trovasi menzione di una leggenda
siciliana, relativa ad una statua che tratteneva la vampa dell'Etna
ed impediva agl'invasori d'approdare in Sicilia (OLIMPIODORO, presso
FOZIO, cod. 90). Di una statua simile fa menzione anche nell'VIII
secolo la vita di S. Leone taumaturgo, vescovo di Catania. Vedi _Acta
Sanctor. Febr._, III, p. 224. Cf. LIEBRECHT _ad Gervas_., p. 106 sgg.
e 262. Come giustamente osserva questo dotto illustre, tale leggenda
sicula non è senza rapporti coi racconti favolosi dell'antichità
relativi all'agrigentino Empedocle e colla statua di bronzo ch'egli
ebbe in Girgenti.
[49] Sulle idee superstiziose a ciò relative, vedi LIEBRECHT nella
_Germania_ di PFEIFFER, V, p. 483 sgg.; X, p. 408.
[50] Così lo chiamano PIETRO D'EBOLI, FALCONE BENEVENTANO ed altri.
[51] MONTFAUCON, _Monumens de la monarchie française_, tom. II, p. 329.
[52] Cod. IX c. 24 f. 89 v. «Refert etiam (Alexander libro _de Naturis
rerum_) quod in cratere quodam vitreo ovum Virgilius inclusit quo fata
civitatis Neapolis pendere dicebat.» È un MS. acefalo che contiene
alcune illustrazioni delle opere di Virgilio, segnalato da CAPASSO,
_Histor. dipl. regni Sic._ Neap. 1874, p. 354.
[53] DE ROSSI, _Prime raccolte d'antiche iscrizioni_ ecc., (Roma 1852)
p. 92. ROTH (op. cit. p. 263) ha tentato d'interpretarla, ma senza
risultato che valga la pena di esser qui riferito.
[54] Vedi i vari scritti relativi a questi bagni riuniti nel tom. IX,
parte IV del _Thesaurus_ di GREVIO e BURMANNO.
[55] Quantunque Corrado parli d'immagini, la maggior parte degli altri
scrittori che di ciò fan parola non menzionano che iscrizioni.
[56]
«A borbo avia risc bains;
Quis volc, fos privatz o estrains,
S'i pot mout ricamen bainar.
En cascun bain pogras trobar
Escrih a que avia obs.»
_Le Roman de Flamenca, publié par_ P. MEYER. Paris, 1865, p. 45; Cf. p.
XIII.
[57] _Itinerarium_ (ed. ASHER), I, p. 42. Vedi DU MÉRIL, _De Virgile
l'enchanteur_ nei suoi _Mélanges archéologiques et littéraires_, p.
436.
[58] Cf. MEYER, _Roman de Flamenca_, p. XIII.
[59] Vedi DU MÉRIL, l. c.
[60] _Joh. Burchardi diarium, ed. ab_ Ach. GENNARELLI, Flor. 1854, p.
317.
[61] Cfr. su questo scrittore del XII sec. e il suo poema E. PÉRCOPO _I
bagni di Pozzuoli poemetto napoletano del sec. XIV_, Napoli 1887, p. II
sgg. (Estr. dall'_Arch. stor. per le prov. napol._ XI, pp. 597-750.)
[62] Cap. 29.
[63] Vedi DU MÉRIL, l. c.
[64] _Cron. di Partenope_, cap. 29.
[65] Cf. PANVINIO, _Il forest. istr. alle antichità di Pozzuoli_ ecc.,
p. 100. DE RENZI, _Storia della medicina in Italia_, II, p. 148. MAZZA,
_Urbis Salernitanae historia_ (in _Thes._ GRAEV. _et_ BURM., tom. IX,
p. iv) p. 72 sg.
[66] I telesmi di Apollonio Tianeo sono attribuiti dallo
pseudo-Giustino (V sec.) a profonda cognizione «delle forze della
natura e delle loro simpatie ed antipatie.» Cf. ROTH, op. cit., p. 280.
Certo non può credersi sia la magia diabolica quella che Alberto Magno
dice di avere sperimentata egli stesso: «cuius etiam veritatem nos
ipsi sumus experti _in magicis_.» _Oper._, t. III (Lugd., 1625), p. 23.
Intorno alla testa che parlava fatta da costui, dice il nostro antico
scrittore: «e non fu per arte diabolica nè per negromanzia però che gli
grandi intelletti non si dilettano di ciòe; poichè è cosa da perdere
l'anima e 'l corpo, che è vietata tale arte dalla fede di Cristo.»
Sopra ha detto che ei la fè «per la sua grande sapienzia... a sì fatti
corsi di pianeti e calcola così di ragione ch'ella favellava.» _Rosario
della vita di Matteo Corsini_ ap. ZAMBRINI, _Libro di novelle antiche_,
p. 74.
[67] _Commento sopra Dante, Inf._ I, 70.
[68] L'_ars notoria_, derisa da Erasmo, non ha nulla di diabolico,
ma intende a procurare la conoscenza di varie scienze mediante
l'osservanza di talune prattiche. Cornelio Agrippa scrisse un libro
intorno a quest'arte. Ved. LIEBRECHT _ad Gervas._, p. 161. Cf. ROTH.
op. cit., p. 294. Veggasi però anche quanto ne dice il Virgilio
Cordubense di cui parleremo in altro capitolo.
[69] Morto, secondo LEIBNITZ, nel 1175.
[70] MURATORI, _Scriptores rer. ital._, XII, p. 283.
[71] _Polycraticus_, 2, 23.
[72] Cf. ROTH, op. cit., p. 295.
[73] Di quest'avviso è anche SCHAARSCHMIDT, _Johannes Saresberiensis
nach Leben_ etc, p. 99.
[74] Ap. MURATORI, _Scriptores rer. ital._, V, p. 637, 644. Lo stesso
autore crede Napoli inespugnabile e pare ciò attribuisca a Virgilio,
come vedremo più oltre riferendo le sue parole. Cf. ROTH, op. cit., p.
288 sgg.
[75] È singolare e deplorevole che fino ad oggi da archeologi di vaglia
non siasi fatta intorno al sepolcro del poeta alcuna seria ricerca.
Generalmente si ricusa di credere che sia veramente il sepolcro di
Virgilio quello che a Napoli da parecchi secoli passa per tale. Dopo lo
scritto poco serio e profondo di PEIGNOT _Recherches sur le tombeau de
Virgile_, Dijon 1840, abbiamo il recente lavoro storico-critico di E.
COCCHIA, _La tomba di Virgilio, contributo alla topografia dell'antica
città di Napoli_, Torino (Loescher) 1889 (Estr. dall'_Arch. st. per
le prov. napol._ Anno XIII, fasc. III-IV), il quale intende a provare
che il sepolcro di Virgilio è appunto quello che si crede tale presso
l'ingresso della grotta di Pozzuoli. L'indicazione data nell'antica
biografia è assai precisa e del tutto degna di fede. Essa potrebbe
servire di guida a scavi, che però devono essere preceduti da ricerche
topografiche su Napoli antica, per determinare con esattezza ove fosse
il secondo miglio da Napoli sulla via Puteolana. Tanto fa il Cocchia
provando che a tal distanza su quella via corrisponde appunto quel
sepolcro. Certo, che quello non possa essere il sepolcro di Virgilio,
è difficile provarlo, come anche trovare come e quando nascesse la
vecchia tradizione che appunto quello indica per tale.
[76] «Ossa eius Neapolim translata sunt tumuloque condita, qui est via
puteolana intra lapidem secundum.» DONAT., _Vit. Vergil_., p. 63.
[77]
«Non quod Mantua contumax Homero
adiecit latialibus loquelis,
aequari sibimet subinde livens
busto Parthenopem Maroniano.»
SID. APOLL., _Carm_. IX.
[78] _Scriptores rerum langobardicarum_ (nei _Mon. Germ. hist_.) p. 440.
[79] BARTSCH _Chrestomathie provençale_ (4ª ed.) p. 73, 2. Sull'età
di questo trovatore ved. SELBACH, _Das Streitgedicht in der
altprovenzalischen Lyrik_, Marburg 1886 p. 18 sg.
[80] Cfr. SCHIPA, _Il Ducato di Napoli_ in _Arch. st. delle prov. nap._
XIX (1894) p. 445.
[81] POMPON. MELA, _De Chorographia_, III. 106 (ed. PARTEHY). Cfr.
anche RAWLINSON, _ad Herodot_. I, 66.
[82] «.... et ore et animo tam probum constat, ut Neapoli Parthenias
_vulgo_ appellatus sit.» DONAT. _Vit. Vergil._ p. 57.
[83] _Acta Sanctorum Jun._, V, p. 114 sgg.
[84] Op. cit. p. 287.
[85] _Acta Sanctor. Jun._, V, p. 112 d.
[86] COSTO, _La vera istoria dell'origine e delle cose notabili di
Monte Vergine_, p. 123 sgg.
[87] La tradizione locale, citata da tutti gli storici del Monte
Vergine, porta che il monte prima di chiamarsi _Virgiliano_ si
chiamasse di Cibele, per un tempio che ivi era, sacro a questa
divinità. La stessa tradizione fa derivare il nome di _Vesta_, che
porta una località alle falde dei monte, da un tempio di Vesta che ivi
si trovava. Ved. GIORDANO, _Croniche di Monte Vergine_, p. 27, 38, 45.
[88] Un antico MS. del Monte Vergine, del sec. XIII, contenente la
vita di S. Guglielmo, dice: «Nuncupatur Mons Virgilianus a quibusdam
operibus et maleficiis Virgilii mantuani poetae inter latinos
principis; construxerat enim hic maleficus daemonum cultor eorum ope
hortulum quemdam omnium genere herbarum cunctis diebus et temporibus,
maxime vero aestatis pollentem, quarum virtutes in foliis scriptas
monachi quidam nostri fide digni fratres, qui praedictum montem
inhabitant, apertis vocibus testantur, saepe casu in praedictum hortum,
non semel, dum per iuga montis solatii causa errarent, incidisse,
nihilominus intra hortum huiusmodi maleficio affectos esse, ut nec
herbas tangere valuisse, nec qua via inde egressi sint, cognovisse
retulerunt. Deinde, mutato nomine Virgilii, Virgineus appellatur a
semper Virgine Maria, cui templum positum est.» ap. GIORDANO, _Croniche
di Monte Vergine_, p. 92.
[89] _Noct. att._, II, 213. Cf. SERV. _ad Aeneid._, VII, 740.
[90] KRETSCHMER (_De A. Gell. fontib._ p. 77) e MERCKLIN (_N. Jahrbb.
f. Philol._ 1861, p. 722) pensano che questo potesse essere un
commentario virgiliano d'Igino.
[91] Così pensa anche RIBBECK, _Prolegg._, p. 25.
[92] La _Cronica di Partenope_ lo pone sopra _Avella et appresso
Mercholiano_. Mercogliano però è più prossimo ad Avellino che ad
Avella, e forse per questo Roth crede che nella _Cronica_ debba
leggersi Avellino invece di Avella (op. cit., p. 226). Ma lo SCOPPA
dice chiaramente «supra Abellam nunc Avellam quam Virgilius in _Georg._
maliferam... nuncupat.» Il padre GIORDANO (_Cron. di Monte Vergine_,
p. 85 sgg.) arriva fino ad affermare che Virgilio pose in Avella la
sua residenza estiva. Del resto è chiaro che la leggenda non poteva
indicare precisamente il luogo di un giardino così maraviglioso. Nel
MS. del Monte Vergine, del sec. XIII, già sopra citato, si parla di
alcuni monaci che asserivano di averlo veduto, essendovisi imbattuti a
caso, ma di non sapere nè come vi fossero entrati, nè come ne fossero
usciti. Altri monaci dicevan lo stesso nel sec. XVII, ed il padre
Giordano registra anche i loro nomi! _Cron. di Monte Vergine_, p. 92
sgg.
[93] È pur notevole che due delle leggende napoletane su Virgilio
(quella dei serpenti, e quella delle facce di pietra) si referiscano
appunto alla porta di Napoli che conduceva a Nola.
[94] Veggasi l'epigramma 376 dell'_Anthologia latina_ (MEYER): «De
horto domini Oageis, ubi omnes herbae medicinales plantatae sunt.»
[95] _Croniche di Monte Vergine_, p. 84.
[96] Cfr. SCHIPA _Il Ducato di Napoli_ in _Archivio st. per le prov.
napolet._ v. XVII p. 628 sgg.
[97] «post Romanam urbem nulli inferior» _Vita Athanasii in Script.
rer. Langobardicar._ p. 440.
[98] _Vita Athanasii_ loc. cit.
[99] Cfr. SCHIPA op. cit. p. 115.
[100] PROCOPIO _De Bell. Goth._ I, 9.
[101] «.. beati Agrippini ecclesia hactenus demonstratur... qui
etiam patronus et defensor est istius civitatis. Beatissimum quoque
Ianuarium, Christi martyrem, postea Neapolites meruerunt habere
tutorem, quibus assistentibus faventibusque praefata urbs, Deo favente,
tuta permansit manebitque in aevum.» _Vita Athanasii_, ed. cit. p. 440.
[102] «Quam ob rem adeo ipsa (Neapolis) inexpugnabilis constat ut, nisi
famis periculo coartata, nullatenus comprehendi queat. Nempe huiusmodi
urbis dominus olim, Octaviano Augusto annuente, Virgilius maximus
poetarum extitit, in qua etiam ipse volumen ingens hexametris composuit
versibus.» _De reb. gest. Roger._ c. XIX.
[103] Secondo l'etimologia medievale: «_mantia_, graece divinatio
dicitur, et _nigro_, quasi nigra, unde _Nigromantia_, nigra divinatio,
quia ad atra daemoniorum vincula utentes se adducit.» Quindi essa non
è un'arte liberale, perchè: «sciri libere potest, sed operari sine
daemonum familiaritate nullatenus valet.» Così in un MS. di Vienna,
presso REIFFENBERG, _Chron. rim. de Philippe Mouskes_, I, p. 628.
[104] A ciò allude un passo della _Gemma Ecclesiastica_ di GIRALDO
CAMBRENSE (1197), a proposito di certi preti: «Similes sunt cantantibus
fabulas et gesta, qui videntes cantilenam _de Lauderico_ non placere
auditoribus, statim incipiunt cantare _de Wacherio_; quod si non
placuerit, de alio.» _Giraldi Cambrensis opera_, ed. BREWER, vol. II
(Lond., 1862), p. 290.
[105] GRAESSE, _Die grossen Sagenkreise des Mittelalters_, p. 6 sgg.
[106] _Hist. litt. de la France_, t. XVII, p. 580.
[107]
E de Virgili
Com de la conca s saup cobrir
E del vergier
E del pesquier
E del foc que saup escantir.
DIEZ, _D. Poesie d. Troubadours_, p. 199. GRAESSE, _Die grossen
Sagenkreise des Mittelalters_, p. 21 sgg. Cf. FAURIEL, _Hist. de la
poesie prov._, III, p. 495.
[108] Cfr. Vol. I, cap. 16.
[109] _Li Romans de Dolopathos, publié par_ MM. CH. BRUNET _et_ ANAT.
DE MONTAIGLON. Paris (Jannet), p. 384.
[110] ROTH ha torto di confondere, come molti altri hanno fatto, tra
i quali GRIMM (_Die Sage von Polyphem_, p. 4), il testo latino del
Dolopathos colla _Historia septem sapientum_. Quest'ultima non è che
la riduzione latina (non l'originale, come si crede comunemente) dei
_Roman des sept sapes_. Non è qui però il luogo di porre in sodo questa
idea che mi contento di avere accennata.
[111] _De naturis rerum_, cap. 174. Quel che Neckam racconta intorno a
Virgilio vien riferito, dietro l'autorità sua, da W. BURLEY, _De vita
et moribus philosophorum_, cap. 103.
[112] Altrimenti lo PSEUDO-VILLANI, NOBILE, _Descriz. della città
di Napoli_, II, p. 781, scrive quanto segue: «La cappella di S.
Giovanni a Pozzo bianco segue più innanzi al principio del vicolo
dell'arcivescovado, anticamente detto _Gurgite_; ed era così denominato
perchè l'altro vicolo che gli sta dirimpetto, aveva fino ad un secolo
fa un pubblico pozzo ornato di marmo bianco, e sovr'esso sanguisughe
scolpite, di cui il cronista nostro Giovanni Villani, seguendo
l'ignoranza del volgo, dice che Virgilio Marone sotto la costellazione
dell'Aquario aveale fatte scolpire» ecc. ecc.
[113] Pubblicata nel tomo VII della _Bibliotheca patrum cistercensium_
di TISSIER.
[114] La sola ragione per cui Vincenzo di Beauvais dubita di questo
racconto è la data dell'invenzione delle campane, posteriore a
Virgilio!
[115] Ved. _Hist. litt. de la France_, t. XVIII, p. 87 sgg.
[116] «Non scena, non circus, non theatrum, non amphitheatrum, non
forum, non platea, non gymnasium, non arena sine eo resonabat.» _De
reparat. lapsi_, p. 318.
[117] Ved. ROCHAT nella _Germania_ di PFEIFFER, III, 81 sgg. e IV, 411
sgg.
[118] Cf. V. D. HAGEN, _Gesammtabenteuer_, III, p. CXL sgg.
[119] Dist. 5ª vers. 290 sgg. (p. 447).
[120] PROCOP., _Bell. Goth._, IV, 22. BECKER crede fosse un modello
o una curiosità: _Handbuch d. röm. Alterth._, I, p. 161. Secondo
GUGLIELMO DI MALMESBURY (II, c. 13) nel 1045 sarebbesi scoperto in
Roma il sepolcro di Pallante: «tunc corpus Pallantis filii Evandri,
de quo Virgilius narrat, Romae repertum est, ingenti stupore omnium.
Hiatus vulneris quod in medio pectore Turnus fecerat quatuor pedibus
et semis mensuratum est.» Esiterei a credere che questa favola,
certamente di provenienza dotta e non popolare, si riferisca a qualche
scoperta reale, e sia dovuta a qualche antiquario romano, come pretende
GREGOROVIUS, _Gesch. d. Stadt Rom im Mittelalt._ IV, p. 626.
[121] Cf. MASSMANN, _Kaiserchronik_, III, p. 753 sgg. G. PARIS, _La
Legende de Trajan_ nel fasc. XXXV della _Bibl. de l'École des hautes
études_ p. 261-298; GRAF _Roma nella memoria ecc._ II, p. 6 sgg.
[122] Talvolta è chiamata anche _Consecratio statuarum_.
[123] MAI, _Spicilegium Romanum_, II, p. 221.
[124] Il re Sarcâf «fece un'anitra d'ottone e la pose alla porta della
città su di una colonna di marmo verde; quando uno straniero veniva
nella città questa anitra batteva le ali e gridava in modo che tutti
gli abitanti udivano, e così arrestavano lo straniero.» Ved. _Orient
und Occident_, I, p. 331; cf. p. 335 e 340; vedi anche l'articolo di
LIEBRECHT, ib., III, p. 360, 363. FLORO nel narrare il fatto di Manlio
parla di una sola oca. Virgilio nello scudo d'Enea rappresenta quella
sola oca (d'argento). _Aen._ 8, 652 sgg. DANTE, _De Monarch._ dice:
«anserem ibi ante non visum cecinisse Gallos adesse.» Il canto dei
soldati di Modena (X sec.) dice:
«Vigili voce avis anser candida
fugavit Gallos ex arce romulea
pro qua virtute facta est argentea
et a Romanis adorata ud dea.»
ap. DU MÉRIL, _Poésies pop. lat. ant. au XII sièc._, p. 269. — MASSMANN
pretende spiegar la leggenda riferendola alle statuette semoventi che
accompagnavano alcuni orologi, uno dei quali trovavasi in Campidoglio;
_Kaiserchronik_, III, p. 425. Egli l'attribuisce a Tedeschi (p. 424);
noi la crediamo piuttosto d'origine bizantina. Altrimenti GRAF (op.
cit. I, p. 201 sgg.) il quale la crede nata a Roma nel IV o V sec. per
una trasformazione delle antiche idee romane sull'arce Capitolina come
difesa e propugnacolo dell'impero di Roma.
[125] Così anche LUDOVICO DOLCE:
«Non la Ritonda or sacra, e già profana,
Là dove tante statue erano poste
Che avean legata al collo una campana.»
_Il primo volume delle op. burl. del Berni_ ecc. parte II, p. 271.
[126] _Libellus de septem orbis miraculis_, in BEDAE Op., I, 400.
[127] MASSMANN, _Kaiserchronik_, III, p. 426.
[128] MURATORI, _Rer. italicar. scriptores_, II, 2, p. 272.
[129] PRELLER in _Philologus_, I, p. 103.
[130] GRAESSE, _Beitraege zur Literatur und Sage des Mittelalters_, p.
10.
[131] Una edizione critica del _Mirabilia_ ha dato per primo il
PARTHEY, _Mirabilia Romae ex codd. valt. emendata_. Berol., 1865,
quindi il JORDAN, nel suo libro: _Topographie der Stadt Rom im
Alterthum_ II, Berl. 1871, p. 605 sgg., il quale offre anche (p.
357 sgg.) un importante lavoro sulla storia di questo testo. Anche
l'URLICHS (C. L.) ha riprodotto il _Mirabilia_ nel suo: _Codex urbis
Romae topographicus_. Wicerburgi, 1871, p. 126 sgg.
[132] _Leggenda aurea_, n.º CLVII.
[133] In un MS. che abbiamo già avuto occasione di citare è attribuita
ad arte astronomica, ossia astrologica: «Per hanc artem Romae senatores
necem virorum et bella in oris barbaris facta, regumque et regnorum
detrimentum, statum et stabilimentum noverunt.» Ved. REIFFENBERG,
_Chron. rim. de Philippe Mouskes_, I, p. 628.
[134] La più ricca raccolta di testi a ciò relativi trovasi in
MASSMANN, _Kaiserchronik_, III, p. 421 sgg. Aggiungiamo il seguente
testo italiano inedito: «Una porta artificiata era in Roma sotto il
monte Gianicolo dove anticamente abitò il re Giano primo re d'Italia da
cui è nominato il monte Gianicolo. La detta porta era di metallo ornata
maravigliosamente e con grande artificio, perocchè quando Roma, quella
nobilissima città, aveva pace, stava la detta porta sempre serrata, e
quando si ribellava alcuna provincia, la porta per sè stessa si apriva.
Allora li romani correvano al Pantheon, cioè Santa Maria Rotonda, dove
erano in luogo alto statue le quali rappresentavano le Provincie del
mondo. E quando alcuna si ribellava, quella cotale statua voltava le
spalle, e però li romani quando vedevano la statua volta s'armavano le
milizie, e prestamente andavano in quella parte a riacquistare» _Libro
imperiale_, 3, 8 (cod. sacc. XV, Magliab. XXII, 9).
[135] «Habuitque domum Romae Esquiliis iuxta hortos Maecenatis,
quamquam secessu Campaniae Siciliaeque plurimum uteretur.» DONAT. _Vit.
Verg._ p. 57.
[136] «si quando Romae, _quo rarissime commeabat_, viseretur in
publico» etc. DONAT. _Vit. Verg._ p. 57.
[137] Cf. _Histoire litt. de la France_, t. XXIII, p. 309; DU MÉRIL,
_Mélanges_, p. 427 sgg.
[138] KELLER, _Li Romans des sept Sages_, p. CCIII sgg., 153 sgg.;
ID., _Dyocletianus Leben von Hans von Bühel_, p. 57 sgg.; LOISELEUR
DESLONGCHAMPS, _Essai sur les fables indiennes_, p. 150 sgg.; D'ANCONA,
_Il libro dei sette Savi di Roma_, p. 50 sgg., 115 sgg.
[139] _Histoire litt. de la France_, t. XX, p. 712 sgg.; DU MÉRIL,
_Mél. arch._, p. 435 sgg.; _Li Roumans de Cleomadès, par_ ADÉNÈS LI
ROIS, _publ. pour la prem. fois par_ ANDRÉ VAN HASSELT, Brux., 1865-66,
vol. I, p. 52-58.
[140] DU MÉRIL, _Mélanges_, p. 440 sgg.
[141] _Gesta romanorum_ hrsg. v. AD. KELLER, Stuttg. u. Tübing. 1842;
id. hrsg. (deutsch. übers.) v. GRAESSE, Dresd. u. Leipz. 1847. Cfr.
WARTON, _Dissert. on the Gesta Romanorum_ nella sua _History of english
poetry_, I, p. CXXXIX sgg. DOUCE, _Dissert. on the Gesta Romanorum_
nelle sue _Illustrations of Shakspeare_ (Lond. 1836), p. 519 sgg.;
_Gesta Romanorum hrsg. v._ H. OESTERLEY, Berl. 1871.
[142] _Le Violier des histoires romaines, nouv. édit. p._ M. G. BRUNET.
Paris (Jannet) 1858.
[143] Tutta la parte relativa a questi racconti è pubblicata in V. D.
HAGEN, _Gesammtabenteuer_, II, p. 513 sgg.
[144] _Itinerario_, I, p. 155 sgg. (ediz. ASHER). Cf. DE GUIGNES in
_Mémoires et extraits des MSS._ etc. I, p. 26; REINAUD, _Monumens
arabes, persans et turcs_, t. II, p. 418; LOISELEUR, _Essai sur les
fables indiennes_, p. 153; NORDEN, _Voyage_, t. III, p. 163 sgg.
[145] Due di questi specchi figurano anche fra le leggende arabe
pubblicate da WÜSTENFELD, _Orient und Occident_, I, p. 331-335. Nel
_Titurel_ uno specchio simile è attribuito al Preteianni. Cf. V. D.
HAGEN, _Briefe in die Heimath_, IV, p. 119; OPPERT, _Der Presbyter
Johannes in Sage und Geschichte_, p. 175 sgg. La leggenda ne attribuiva
pure uno a Caterina de' Medici; Cf. REINAUD, _Monumens arabes, persans
et turcs_, II, p. 418. G. BATT. PORTA nella sua _Magia naturalis_
(lib. XVII, cap. 2), arriva fino a dare il preteso segreto per fare _ut
speculis planis ea cernantur quae longe et in aliis locis geruntur_.
Secondo una versione medievale della leggenda troiana il famoso
palladio di Troia non consisteva in altro che in uno specchio di
questo genere; ved. CAXTON, _Troye-Boke_, l. II, cap. 22, ap. DU MÉRIL,
_Mélanges_, p. 470.
Nei racconti popolari anche a' dì nostri s'incontra assai spesso
menzione di questi specchi magici nei quali si può vedere tutto quanto
accade nel mondo e che anche rispondono ad ogni domanda. Vedi per es.
AFANASIEFF, _Narodnyia russkiia skazki_ (racconti popolari russi) VII,
n.º 2, n.º 41; VIII, n.º 18, e le note relative; SCHOTT, _Walachische
Märchen_, n.º 5, n.º 13; HALTRICH, _Deutsche Volksmärchen_, n.º
30, ecc. Per lo più son descritti come piccoli specchi portatili,
ed uno di questi è anche attribuito a Virgilio in un racconto del
_Gesta Romanorum_, (cap. 102, ediz. Keller) secondo il quale Virgilio
con questo mezzo avrebbe svelato ad un marito lontano dalla moglie
l'infedeltà di costei e le operazioni magiche che col suo amante veniva
facendo onde ucciderlo. Vedi V. D. HAGEN, _Erzählungen und Märchen_;
SCHEIBLE _Das Kloster_, II, p. 126 sgg.; SIMROCK, _Die deutschen
Volksbücher_, VI, p. 380 sgg. Forse a questa leggenda si riferiscono i
pretesi specchi magici di Virgilio serbati in taluni musei.
Sulle superstizioni medievali relative agli specchi magici, cf.
PAPENCORDT, _Cola da Rienzo_, cap. VI; ORIOLI nella _Biblioteca
italiana_, fasc. I, 1841, p. 67-90; DU MÉRIL _Mélanges_, p. 469 sgg.;
DUNLOP-LIEBRECHT, p. 201.
[146] Cf. anche GOWER, _Confessio amantis_, l. 5; FROISSART, _Poésies_,
p. 270. A ciò si riferisce anche il _Castiaus-Mirèours_ di Roma,
menzionato nel poema francese intitolato _Balan_; ved. G. PARIS, _Hist.
poét. de Charlemagne_, p. 251.
[147] _Pecorone_, giorn. 5.ª nov. 1.ª — Anche lo specchio
d'Alessandria, secondo BENIAMIN DI TUDELA, fu distrutto
fraudolentemente da un greco nemico dell'Egitto.
[148] «Mi ricordo che al tempo di Pio IV capitò in Roma un Goto con un
libro antichissimo, che trattava di un tesoro, con una serpe, ed una
figura di bassorilievo, e da un lato aveva un cornucopio, e dall'altro
accennava verso terra; e tanto cercò il detto Goto che trovò il segno
in un fianco dell'arco; ed andato dal Papa gli domandò licenza di
cavare il tesoro, il quale disse che apparteneva a' Romani; ed esso
mandato dal popolo ottenne grazia di cavarlo, e cominciato nel detto
fianco dell'arco, a forza di scarpello entrò sotto facendovi come una
porta, e volendo seguitare, li Romani dubitando non ruinasse l'arco,
a' sospetti della malvagità del Goto, nella qual nazione dubitavano
regnasse ancora la rabbia di distruggere le romane memorie, si
sollevarono contro di esso, il quale ebbe a grazia di andarsene via, e
fu tralasciata l'opera.» ap. NARDINI, _Roma antica_, ediz. NIBBY, I, p.
40.
[149] Così pure nella _Fleur des histoires_ di JEAN MANSEL. Ved. DU
MÉRIL, _Mélanges_, p. 438.
[150] Nell'_Eneide_ di ENRICO DI VELDECKE è attribuita ad un savio
chiamato _Geomatras_. Nel _Romans d'Alixandre_ (ediz. MICHELANT, p.
46), una lampada sempre ardente è attribuita a Platone:
«En milieu de la vile ont drecié un piler.
C. pies avoit de haut: Platons le fist lever;
Deseure ot une lampe, en sou I. candeler
Qui par jor et par nuit art et reluist si cler
Que partout en peut-on et venir et aler,
Et tous voient les gaites qui le doivent garder.»
[151] GUGLIELM. MALMESB., _De Gest. reg. angl._, lib. II, cap.
10; ALBERICO DI TR. FONT., _Chron._, par. II, p. 37 a 41; VINCENZO
DI BEAUVAIS, _Speculum historiale_, lib. 24, cap. 98 sgg.; HOCK,
_Gerbertus_, cap. 15.
[152] V. D. HAGEN, _Gesammtabenteuer_, II, p. 525 sgg.; MASSMANN,
_Kaiserchronik_, III, p. 450.
[153] _Gesta Romanorum_, cap. 107 (ediz. KELLER).
[154] Pag. 100 dell'ediz. di LOISELEUR (_Panthéon litt._). Cf. anche i
_Mille e un giorno_, p. 346 (stessa ediz.).
[155] È noto anche il racconto della testa parlante fatta da Alberto
Magno e spezzata da San Tommaso. Un'altra era attribuita al marchese
di Villena. Il TOSTADO (_Sup. num._ cap. XXI) parla di una testa di
bronzo che profetizzava nel borgo di Tabara e di cui il principale
impiego consisteva nell'indicare la presenza di qualche ebreo nel
paese, gridando «Judaeus adest» finchè l'avessero espulso. Anche
nella mitologia nordica troviamo che la testa del gigante Mimir, resa
parlante da Odino, era consultata da costui e gli rivelava molte cose
riposte. Cfr. THORPE, _Northern mythology_, I. p. 15; SIMBOCK, _Edda_,
p. 392.
[156] ALBERICO DI TROIS-FONTAINES, _Chron._, I. c.; HOCK, _Gerbertus_,
l. c.
[157] Cf. anche il regnicolo BART. SIBYLLA (fine del XV secolo),
_Peregrin. quaest. dec._, III, quest., 2.
[158] «Dum Megara vicinum oppidum ferventissimo sole cognoscit
languorem nactus est eumque non intermissa navigatione auxit, ita ut
gravior aliquanto Brundisium appelleret, ubi paucis diebus obiit.»
DONAT. _Vit. Verg._ p. 62 sg.
[159] Cfr. PIPER, _Mythologie der christichen Kunst_, I, p. 472 sgg.
[160] Già nel V secolo trovansi recitati i versi della Sibilla nelle
chiese il dì di Natale. Cfr. DU MÉRIl, _Origines latines du théatre
moderne_ p. 185 sg. e ivi altre notizie sulle Sibille nel medio evo.
[161]
«Evvi Femonoè, quella Sibilla
Che ridicea li risponsi d'Apollo,
Che delle X Sibille fu quella
E Virgilio il su' dire versificollo;
Di Cristo disse la prima novella
E del die del giudicio e profetollo.»
_L'Intelligenza_ ap. OZANAM, _Documents inédits_, p. 364 sg. Cfr. anche
l'antico poema tedesco _Die Erlösung_ (ediz. BARTSCH, Quedling. u.
Leipz. 1858) p. 56 sgg. v. 1903-1980.
[162] Cfr. Vol. I, p. 138 sg.
[163] Cfr. REIDT, _Das Geistliche Schauspiel des Mittelaìters in
Deutschland_; Frakf. a M. 1868, p. 27. Per la bibliografia di questa
parte importante della storia del teatro moderno ved. HANUS, _Lat.
böhm. Oster-spiele des 14-15 Jharh._ Prag, 1863, p. 17 sgg.
[164] Presso MONMERQUÉ ET MICHEL, _Théatre français au moyen-âge_,
p. 9; DU MÉRIL, _Orig. lat. du théat. mod._ p. 184; WEINHOLD,
_Weihnachtspiele_, p. 70 sg. Sulla derivazione di questi Misteri
e il loro rapporto con un sermone di S. Agostino sul Natale, ved.
SEPET, _Les prophètes du Christ; étude sur les origines du thèatre
au moyen-âge_, in _Bibl. de l'école des Chartes_, 1867 (Tom. III, 6.º
sér.) p. 1 sgg. 210 sgg.
[165] Cfr. DU CANGE, _Gloss. med. et inf. lat._ (ed. Henschel) s. v.
_festum asinorum_.
[166] WRIGHT, _Early mysteries_, p. 62.
[167] Cfr. WEINHOLD, _Weihnachtspiele_, p. 74; DU MÉRIL, _Mèlanges
arch._ p. 456; _Mittelniederländisches Osterspiel, hrsg. v._ ZACHER in
HAUPT's, _Zeitsch. f. deutsch. Alterth._ II, p. 310; PIPER _Virgil als
Theolog und Prophet in Evangel. Kalend._ 1862, p. 72; STECHER, _La lég.
de Virg. en Belg._ p. 598 sg. In un mistero francese sulla _Vendetta
di Gesù_ parlano in un consiglio presso Tiberio, in favore di Cristo,
Terenzio, Boccaccio, e Giovenale, e quest'ultimo ricorda che nell'anno
42 di Ottavio si sparse la voce che una vergine doveva partorire:
«Le noble poete Virgille
Qui lors étoit en ceste ville
Composa aucuns mots notables
Lesquels on a vu véritables
Et plurieurs grands choses en dict
Naguaires avant son trespas.»