Ma prima che Bemolle potesse andare a casa sua, si dovevano ancora dare
quattro concerti a Milano.
--Milano è la città che deve darti il battesimo dell'Arte,--disse ad
Anne-Marie il giovane Commendatore-editore di musica, arbitro delle arti
liriche nel mondo milanese.--In fatto di musica, Milano è l'unica città
che conti.
E negli occhi del Commendatore--occhi grigi e penetranti come
l'acciaio--passò il lampo d'un sorriso.
--Questo me l'hanno già detto anche a Berlino,--disse Anne-Marie.
--Anche a Vienna,--disse Fräulein.
--Anche a Parigi,--soggiunse timidamente Nancy.
--Appunto perciò lo diciamo anche noi,--disse il giovane Commendatore,
passandosi la mano fine sul mento sbarbato.
--Dunque, che cosa ci suonerai? Bada che qui non siamo a Berlino. Qui
fingiamo tutti di adorare il classico; e poi, quando lo sentiamo,
diciamo: «Com'è bello!» E ce ne andiamo prima della fine, e non torniamo
più.
Udendo ciò Bemolle mise sul programma un po' di Vieuxtemps e di
Wieniawski, un po' di Sarasate e di Paganini. I milanesi accorsero al
concerto, e restarono fino alla fine. E si prefissero di tornare ancora.
Ma i «Musicisti Veri»--quelli di cui se ne trovava sempre uno in ogni
città (e a Milano ve n'erano quattro), quelli che si prendono sul serio,
quelli che parlano della musica come di una sacrosanta e privilegiata
malattia, di cui essi soli hanno il diritto di soffrire--quelli scossero
le circospette teste con dolore. Che triste cosa udire da uno
sbocciante genio qual'era questa bambina, la vilissima musica da
virtuoso--l'acrobatismo violinistico, che indubbiamente e indegnamente
piaceva al pubblico! Paganini! Vieuxtemps! Ah! quei nomi erano come
pugni nel cuore ai Musicisti Veri.
--Oh!--gridavano,--dateci le glorie del Beethoven! Dateci gli splendori
di Bach!
E clamavano il loro dolore su e giù per le colonne dei giornali.
Il Commendatore-editore di musica, leggendo queste critiche, sorrise
passandosi la fine mano sul mento sbarbato.
Quando vide Nancy le disse:
--Date loro dunque del classico, niente altro che del classico!
E nel secondo concerto Anne-Marie suonò il Concerto di Beethoven e la
«Sonata a Kreutzer»; e la «Chaconne», e la «Fuga», e il «Preludio», e la
«Sarabanda» di Bach. E i Milanesi accorsero, e restarono fino alla fine,
e si prefissero di tornare ancora.
Ma i quattro Musicisti Veri scossero le riservate teste con rinnovellato
dolore. Come poteva una mera bambina comprendere il gigantesco
Beethoven? Chi era quel criminale maestro che sovraccaricava il puerile
cervello di Anne-Marie coi titani classici? Non era, quasi diremmo, un
sacrilegio, udire una fanciulletta appressarsi alla misteriosa immensità
della Chaconne di Bach? Solo i Musicisti Veri potevano comprendere tutta
la profonda, la frenetica angoscia celata in quella semplice ed ingenua
danza del settecento! Per carità, per carità! Che i bimbi non suonassero
che del Händel e del Mozart!
Nel terzo concerto Anne-Marie suonò del Händel e del Mozart. E i
Milanesi accorsero, e restarono fino alla fine; e si prefissero di
tornare ancora.
Ma i quattro Musicisti Veri inarcarono le dolorose sopracciglia, dicendo
che quella semplice e facile musica era ben dolce se suonata per il papà
e la mamma entro le pareti domestiche; ma che, veramente, in una Sala da
Concerto di Milano, si aveva il diritto di esigere qualche cosa di più
possente e autorevole. E perchè questa bambina suonava il violino? Non
sarebbe stato meglio se avesse studiato il contrappunto? O qualche altra
cosa? La musica dovrebbe essere riservata per loro quattro Musicisti
Veri.
Il Commendatore, che non era un Musicista Vero, sorrise e baciò in
fronte Anne-Marie. Ma ciò non valse a consolare Nancy, che udì con
attonita incredulità queste critiche; nè valse a calmare Bemolle,
smaniante in frenetica ira; nè a trattenere l'indignata Fräulein dallo
scrivere al «Corriere della Sera» al «Berliner Tageblatt» e al «Times»
delle lunghe lettere in proposito. (Ma non è detto che quei giornali le
pubblicassero).
Anne-Marie che non leggeva critiche, nè sapeva che al mondo vi fossero
dei Musicisti Veri, era gaia e felice e adorava l'Italia. Per consolarla
del lontano Schopenhauer, Nancy le aveva regalato un piccolo cane
bassetto. Anne-Marie lo conduceva a passeggio nei Giardini,
vergognandosi non poco delle sue gambe storte, e del suo corpo lungo e
contorto come una sinfonia del Mahler; ma essa lo adorava ancor più per
queste sue immeritate disgrazie.
Il bassetto fu battezzato «Steiner» perchè univa a un colore
bruno-dorato e ad una certa turgidità di corpo, una debolezza di voce
spesso notata da Anne-Marie in quegli eccellenti violini tirolesi.
.... Molta gente veniva a trovarli all'Hôtel per esprimere le loro
vedute. Vennero anche i Musicisti Veri, che fecero molta paura ad
Anne-Marie, e ancor più paura a Nancy.
--Che cosa credete di farne di vostra figlia?--chiese uno di loro,
sorseggiando il thè e mangiando dei biscotti nel salotto di Nancy,
coll'aria di farle un favore.--Cosa sperate che diventi?
--Non lo so,--disse Nancy.--Per ora sono contenta di ciò che è.
--Male. Dovete pensare all'avvenire. Se voi desiderate che essa divenga
una grande, una vera artista....
--Non so se lo desidero,--disse Nancy.--Se dall'essere una grande
artista essa degenerasse--e Nancy sorrise--fino a non essere altro che
una fanciulla felice, non credo che me ne lagnerei.
--Badate!--continuò il Musicista Vero,--badate bene: il Prodigio d'oggi
uccide l'Artista di domani. Cogliendo il fiore, voi distruggete il
frutto.
Nancy rise dolcemente.
--E' come se diceste: bisogna guardarsi dal cogliere un bocciolo di
rosa! esso non diventerà mai una mela!
Anne-Marie, che presso alla finestra alzava per la coda il bassetto per
provare se era puro sangue, rise.
--Proprio vero,--disse, senza aver sentito nulla del discorso
precedente, ma per l'istinto di irritare il Musicista che le pareva
noioso.
--Zitta, cara,--disse sua madre. Poi soggiunse:--Anne-Marie è ciò che è.
Io sono contenta che fiorisca libera quale Iddio l'ha fatta, senza
preoccuparmi di ciò che potrà divenire un giorno; purchè sia buona e
sana e felice!--E soggiunse:--Perchè non dovrei permetterle di suonare
come un serafino oggi, per paura che, tra dieci anni, non suoni come
Joachim?
--Già,--disse Anne-Marie tenendo sospeso per la coda il guagnolante
Steiner.--Perchè?
L'austero visitatore si volse a lei.
--Bambina mia,--cominciò con voce cupa e profetica,--Bach...
--Oh, lo so già,--disse gaiamente Anne-Marie.
--Cosa sai già?--domandò severamente il Musicista.
--Stavate per dire: «Bach è un dio! Suona sempre Bach! non suonare che
Bach! Tutto il resto è indegno»,--sospirò Anne-Marie, già pentita di
essersi immischiata nella conversazione.
--Niente affatto. Non stavo per dire questo,--sentenziò il critico.
--Allora stavate per dire quell'altra cosa: «Non osare mai di suonare
Bach. Una bambina non può comprendere Bach!»... Già, i Professori mi
dicono sempre o l'una o l'altra di queste due cose.
--Perfettamente,--disse il signore, gravemente.--Tu non puoi in nessun
modo capire Bach.
Anne-Marie lasciò cadere Steiner, che andò a mordicchiarsi la coda sotto
al sofà.
--E voi?--disse allo sconosciuto,--che cosa capite voi in Bach? Voglio
sapere preciso cosa capite.--E con gli occhi saettanti e le guancie
rosse, Anne-Marie afferrò per la manica il Musicista Vero.--Adesso vi
suonerò del Bach, e voi mi direte che cosa ne capite... Bemolle! dammi
il violino.
Bemolle si slanciò con viso raggiante ad obbedirla.
--Ma, Anne-Marie! cara! Non far così,--disse Nancy turbata.
Ma Anne-Marie accordava già il violino.
--Ecco,--disse, folgorando cogli occhi il visitatore,--adesso mi direte
cos'è che voi capite, e io no!
E subito suonò le prime cinque delle trentadue variazioni della
Chaconne. Poi si fermò.
--Ebbene? Cosa avete capito? Ditemelo!
Il Musicista si appoggiò alla spalliera del sofà, con un sorriso di
superiorità benevola.
--E adesso,--disse Anne-Marie, come una piccola Furia bionda, accesa e
ispirata,--adesso lo suono diversamente! Lo suono come Joachim... Così,
precisamente così, Joachim suonava per me e con me... E adesso che cosa
avete capito? Che cosa dice Bach a voi, sciocco uomo, più di quello che
dice a me?
--Ma Anne-Marie!--esclamò Nancy.--Vergogna! Non devi parlare così!
--Sì! devo! devo!--disse Anne-Marie, quasi piangendo.
Il visitatore, sorridendo acidamente, si alzò per prendere congedo.
--Temo--disse--che per le ragazzine troppa musica non faccia bene ai
nervi.
--Sì, sì che fa bene!--gridò Anne-Marie, disperata e piangente.
E come Nancy la confortava cingendola col braccio, la bambina
singhiozzò:--Mamma, digli una cosa! digli una cosa che io non so dire!
Aiutami.
--Che cos'è, cara?
--Ti ricordi... che dovevamo andare in un paese lontano... tu dicevi che
era un paese caldo, e bello... e sporco... Dov'era?
--Vuoi dire il Messico?
--Sì, sì, sì! Allora hai detto qualche cosa degli alberghi che sono
là... cos'hai detto di quei piccoli alberghi strani?
Nancy riflettè un istante. Poi si ricordò, e sorrise.
--Ho detto che non vi si trova che quello che si porta con sè.
--Sì, sì,--balbettò Anne-Marie, eccitata e incoerente,--adesso dillo...
dillo ancora, ma dillo della musica.
Nancy rise e le baciò la fronte accaldata.
--Vuoi dire che nella musica non si trova che quello che si porta con
sè, nella propria anima?
--Sì,--disse la bambina.--Voglio dire così.
--Cara!--disse Nancy. E la baciò.
Ma il Musicista Vero se ne andò disgustato.
Che ignoranza! Che discorsi sconnessi! Cosa c'entravano gli alberghi
messicani colla musica di Bach?