XVI.

Partirono. Traversarono la Svizzera. Passarono per le bianche vie

maestre, attorcigliate come nastri bianchi intorno agli austeri fianchi

delle Alpi; salirono l'arido Julier Pass; scesero per la rabbrividente

via Mala; salutarono Silvaplana; oltrepassarono Saint-Moritz; vagarono

per le foreste di pini di Flims dove il sole filtra in pallore lunare. I

pini, maestosi, con un tocco di neve sulle loro cime, parevano

processioni di frati in berretta da notte; gli scoiattoli si fermavano

con rapidi occhi, luccicanti come perline di giavazzo, poi scappavano su

per gli alberi con agitata coda. E le blande mucche elvetiche nelle

verdi praterie, stavano ferme a guardarli passare.

Ogni sera nei diversi alberghi delle diverse città, andavano insieme

lungo i corridoi adorni di scarpe; e giunti alla porta della camera di

Nancy, egli le diceva:

--Buona notte, Miss Brown,--e la lasciava.

Varcarono il confine e furono in Italia. E subito scesero fino a Napoli,

senza fermarsi a Milano, perchè Nancy, dopo tutto, non voleva veder

nessuno dei suoi cari--non adesso! non adesso! Cosa avrebbe detto? Come

avrebbe spiegato?... Non ci voleva pensare. Penserebbe dopo.

A Napoli il cielo e il mare li inebbriarono, e la gente li deliziò.

S'arrampicarono sul Vesuvio. Si meravigliarono di Pompei. Vagarono per

Capri. Poi, spinti alla fuga dall'onnipresenza di coppie tedesche

svenevoli e sconvenienti, e da comitive inglesi coi «Baedeker» sotto il

braccio, partirono in volta della Spezia.

Ivi ricordarono Shelley,

_... Shelley, spirito di titano

entro virginee forme..._

E finalmente si recarono a Porto Venere, bianca nel sole, sospesa sopra

il Mediterraneo come una Naiade timida, che bagni il piede nel mare. E

Nancy pregò a lungo nella piccola chiesa bianca e nera in cima al colle.

Scesero nella grotta, e fremettero al pensiero che i pesci-cani

avrebbero potuto divorare Byron quando traversava a nuoto la baia.

Veleggiarono per il golfo e mangiarono delle vongole ed altri malodorosi

frutti di mare.

E ogni sera per i corridoi, tra i duplici filari di scarpe, egli la

accompagnava fino alla sua porta e le diceva:

--Buona notte, Miss Brown.

Dalla Spezia un piccolo vapore mercantile che costeggiava andando verso

il Nord, li prese a bordo.

Scivolavano sull'acque azzurre verso Genova, quando Nancy, che era

seduta su una cesta d'aranci, sentì il tocco della mano del Selvaggio

sulla sua spalla. Ella levò il viso verso di lui, e sorrise.

Egli sedette su un'altra cesta d'aranci, accanto a lei; ma il paniere

scricchiolò e gemette sotto il formidabile peso. Allora egli andò a

prendere una pesante cassa di legno e la trascinò accanto a lei.

--E adesso?...--disse.

Nancy aveva imparato a conoscerlo bene. Non per un istante

credette--come aveva creduto in carrozza nel Bois, più di un mese

fa--ch'egli parlasse del momento presente. Sapeva che egli vedeva la

vita a grandi linee e a vasti tratti, e che non parlava quasi mai di

cose piccole e immediate.

--E adesso?--ripetè Nancy, e sospirò.

Egli mise la sua grande mano abbronzata sulla piccola mano di lei.

Era questa la sua prima carezza. Nancy sentì un brivido correrle per

tutto il corpo, e cingerle, come una sciarpa fredda, il viso. Egli la

guardava coi fermi occhi azzurri e la vide lentamente impallidire sotto

al suo sguardo.

--Adesso dovete tornare a casa vostra,--disse lui.

--Sì. Adesso devo tornare a casa mia.--E Nancy si domandò vagamente se

casa sua era la pensione nella Lexington Avenue, o l'appartamento di Mrs

Johnson nella 82.ma Strada. Concluse che era l'appartamento nella 82.ma

Strada, dove il mazzo di orchidee e capilvenere aveva vissuto con lei

quasi otto giorni. Sì, era quella «casa sua»! Peg e George sarebbero

nuovamente i suoi compagni; e il morto signor Johnson, e il giovane

senza mento, e i bambini nudi colle teste grosse, starebbero con lei

nelle lunghe e solitarie serate. E Anne-Marie lascerebbe il Gartenhaus

di Fräulein Müller e tornerebbe alla scuola gratuita della Settima

Avenue.

--A che cosa pensate?--chiese il Selvaggio.

Nancy non rispose subito. Poi disse:

--... Penso: perchè mai avete mandato, quel giorno, il ragazzo coi fiori

e la lettera... la lettera per la ragazza vestita di celeste?... Non mi

pare una cosa che assomigli a voi!--E guardando il forte viso freddo,

ripetè:--No, voi non mi sembrate uomo da fare una cosa simile.

--Lo so,--disse. E soggiunse ridendo:--Grazie al cielo!

Ma,--continuò,--accade a tutti noi di fare delle cose che non ci

assomigliano. Non è vero?

Ella non rispose...

--A voi, non è mai accaduto?--E insistè:--Rispondete.

Nancy sospirò.

--Non lo so. Non so che cosa mi assomigli, e che cosa non mi assomigli.

Non lo so affatto. Non mi conosco.

--Ma io,--disse l'Orco,--vi conosco.--E tacque.

Egli aveva la irritante abitudine di smettere di parlare quando si

avrebbe voluto che proseguisse.

--Parlate,--disse Nancy.--Dite ancora.

Ed egli parlò.

--Non somigliava certo a me di mandare così, per il mondo, a nessuno,

quei vani e inutili fiori. Nè di scrivere una folle lettera che non era

diretta a nessuno, affidandola al caso... E' vero. Ma abbiamo tutti i

nostri momenti di follia in cui facciamo delle cose che ci sono aliene;

delle cose, come voi dite, che non assomigliano a noi.--Un'altra

pausa.--Non somigliava a voi il descrivermi le vostre tende di broccato

rosa, e le vostre sigarette profumate, e i vostri gioielli, e i vostri

amanti. Non somigliava a voi l'avere attraversato l'Atlantico per venire

a Parigi, e a cena, con un uomo che non conoscevate, per vedere se

potevate carpirgli dei denari.

--Oh!--gemette Nancy, e si coprì il viso.--E' questo che avete pensato?

--Oh!--disse lui,--è questo che avete fatto?

Poi vi fu silenzio tra loro.

Il capitano del battello si avvicinò per salutarli e dire che si

arrivava a Genova in meno di un'ora.

--Ecco Nervi!--E additò la città bianca, graziosa come una manata di

fiori gettati sul fianco del monte.

Nervi!... Con profondo, immenso slancio di desiderio, Nancy pensò

ancora che sarebbe meglio essere là, tra suo padre e sua madre,

tranquilla e al buio: fuori dalla lotta, dalle paure e dalle tristezze.

Il capitano parlò del tempo, poi, con un sorriso benevolo, passò oltre.

E lo Sconosciuto--che non sapeva nulla di Nervi--parlò:

--Mi piacque tanto la vostra prima lettera, povera piccola lettera

sincera, su quella misera carta! Dicevate di essere vestita di bruno. Vi

vedevo nel vostro meschino abito scuro--doveva certo essere meschino! e

mi piacque l'idea di poter forse, con un po' di denaro, fare qualche

cosa d'inaspettato e di gradito... E trovai cara e ingenua la lettera in

cui dicevate con tanta veemenza di non essere Miss Brown!... Poi

cominciarono le menzogne.

Nancy tremò. Sulla costa passava rosseggiante l'Hôtel di Quinto. La riva

pareva scorrere rapida e piana in senso inverso a loro.

--Come avete potuto pensare che io, che conosco New York, crederei alle

tende di broccato rosa nei numeri alti, trecento e tanti, della East

82.ma Strada? Da questo ho capito che non eravate un'americana, perchè

avreste saputo che i numeri delle strade di New York narrano da sè la

loro storia. Una forastiera, dunque, e povera... Poi le vostre lettere

mi dissero che eravate una creatura fantastica e solitaria, oh sì! molto

solitaria, perchè altrimenti non avreste avuto il tempo di scrivere

tanto; una piccola bugiarda molto colta, molto intelligente, che cita i

poeti, che sceglie la frase alata e l'aggettivo raro...--Tacque un

istante. Indi fissandola in viso proseguì:--Poi, quando ho saputo che

avevate una bambina...

--Oh,--esclamò Nancy, e subito le lagrime le scaturirono dagli

occhi.--Voi sapete di Anne-Marie!

--Io so di Anne-Marie. Ho anche una sua fotografia.--Ed egli si tolse

dalla tasca il portafogli; e ne trasse una fotografia, una piccola

istantanea, che porse a Nancy.

Sì, era lei, colla bambina: un'orribile istantanea, presa mentre

uscivano da un negozio di giocattoli, e stavano per traversare la

strada. Anne-Marie aveva un piede alzato in aria. Ridevano tutt'e due, e

sembravano brutte, una più dell'altra.

--Mio Dio!--singhiozzò Nancy, piombata nell'abisso della

mortificazione.--Anne-Marie non è così! Vi prego di credere che non è

così!

Un sorriso gli passò sul volto: riprese il ritrattino e lo ripose con

cura nel portafogli; poi mise il portafogli in tasca.

--Quando ho saputo, dunque, che avevate una bambina, e che vostro marito

era... era partito, lasciandovi sola e senza mezzi...

--Ma come avete saputo?--balbettò Nancy,--e chi ha fatto quell'orribile

fotografia?

--Che importa come, e chi? Con cento dollari si hanno tutte le

fotografie e tutte le notizie che si vogliono. Dicevo che allora, avendo

capito ciò che volevate, mi sono detto: «All right!». Mi presterò al

gioco. «Je marcherai», come dicono i francesi.--Et j'ai marché!

Un lungo silenzio.

--E adesso, che cosa volete?

Nancy non rispose. Piangeva, colla faccia chiusa nelle mani.

--Volete continuare a vivere in America? Vi piace l'America?

Nancy fece cenno di no.

--Perchè piangete?--Egli le prese il polso, e le tolse una mano dal

viso.

Nancy alzò su di lui gli occhi rossi e lagrimosi.

--Piango--disse con voce spezzata--perchè tutto è rovinato! Tutto,

tutto ciò che era bello... è stato tolto... da ogni cosa... Sì, ero

povera, sì, ero infelice, e inventavo quelle bugie nelle mie lettere. Ma

credevo che voi... che voi mi amaste, come Jaufré Rudel. E mai, mai, mai

non ero stata tanto felice come allora, amandovi così traverso la

lontananza... quando eravate lo Sconosciuto... Ma adesso... tutto è

spezzato, tutto è rovinato... E voi avete sempre creduto che avevo

bisogno di denari... cioè, sapevate che avevo bisogno di denari... e

poi... e poi avevate quella orribile fotografia... e credevate...--qui

Nancy fu scossa da singhiozzi deboli e disperati,--e credevate ch'io

fossi così!

--Sicuro,--disse Jaufré Rudel.--Credevo che foste proprio così.

E la lasciò piangere per un gran pezzo.

Quarto era già scivolata indietro nelle lontananze; sull'acqua lucida,

Genova, grandiosa e rischiarata dal sole, moveva pianamente al loro

incontro.

Finalmente Nancy alzò il viso.

--Non posso andare avanti a piangere eternamente,--disse con un tremulo

sorriso.--Il capitano ci guarda, e pensa che voi siete un orribile e

feroce orco, un selvaggio inglese che mi maltratta.

Erano quasi in porto.

--Su! prendi la tua valigetta,--disse lui,--e prontati. E taci.

Ella rise, arrossendo, e obbedì prestamente. I pochi viaggiatori erano

in piedi aspettando di sbarcare. Nancy colla valigetta in una mano, e il

pacco di ombrelli e di bastoni nell'altra, si mise in piedi dietro a

lui, mansueta e piccola.

E guardò le larghe spalle, che le stavano davanti come un baluardo. Ah!

come si sentiva protetta e tranquilla! E' pur dolce avere qualcuno che

vi sgrida e ha cura di voi, e vi dice: fa questo e fa quello! Nancy

chinò il viso sul pacco degli ombrelli e baciò il manico ricurvo del

bastone del Selvaggio.

Una carrozza li condusse all'Hôtel Isotta. Egli non le diede più del tu.

Pranzarono. Poi sedettero sul balcone a guardare la gente che passava

per via Roma. Vanitosi e decorativi gli ufficiali passeggiavano a due a

due, a tre a tre, arricciandosi i baffi, e guardando in faccia alle

frettolose sartine, o sogguardando le signorine snelle e timide,

camminanti al fianco di prosperi e maestosi genitori. La banda militare

suonava in piazza Vittorio Emanuele; e la musica giungeva, soave e

distante, al loro balcone.

Allora Nancy gli raccontò tutta la sua «Storia del Lupo». Gli raccontò

del suo lavoro: del primo libro di poesie che aveva scosso ed

entusiasmato tutta Italia; e del secondo libro, il Libro interrotto--che

avrebbe dovuto essere il suo grande capolavoro...

Egli ascoltò, fumando il suo sigaro senza parlare. Quando Nancy tacque,

egli non fece commenti.

--C'è un battello che parte di qui mercoledì,--disse.--Il «Kaiser

Wilhelm». Andrete a prendere la bambina;--s'interruppe--a meno che non

preferiate farla educare in America.

--Dio guardi!--disse Nancy.

--Ebbene. Andate a prenderla e conducetela qui. E conducete anche la

vecchia Fräulein, se vuol venire. E poi andate a Porto Venere, o alla

Spezia, o dove volete, e prendete una casa. E scrivete il vostro Libro.

E non pensate ad altro.

Nancy non poteva parlare. Vedeva nella sua mente Porto Venere, bianca

nel sole, sospesa sopra il mare.

E vide il Libro--il Libro che avrebbe vissuto--che dopo tutto, che

malgrado tutto doveva vivere, vivere alfine!

Siccome ella non rispondeva, egli chiese:

--Non vi piace? Non volete?

Nancy non aveva parole. Gli prese la mano, e se la strinse alle labbra e

al cuore.

Egli allora si chinò verso di lei; e i suoi chiari occhi celesti erano

duri e freddi più del solito.

--Miss Brown,--diss'egli,--Miss Brown stolta e temeraria. Voi vi siete

auto-suggestionata colle vostre proprie parole nelle vostre proprie

lettere a credervi innamorata di uno Sconosciuto. E poi siete venuta

qui, per carpire a quello Sconosciuto dei denari. Non è vero?

Nancy ricominciò a piangere.

--Non piangete. Li avrete i denari. Ma è bene intendersi. Io sono un

uomo semplice ed amo le cose chiare. Voi siete venuta da me per denari.

Questa è dunque una transazione finanziaria; non è un poema medioevale.

E come Nancy, pallida e esterrefatta, voleva parlare:

--Taci, Miss Brown,--disse lui.--Taci che sarà meglio.

Ed ella tacque.

I divoratori: romanzo · 第 67 / 90 题