I due cavalli fini e nervosi partirono al gran trotto.

Aldo comperò la bambola che aveva visto alla mattina, quella che aveva

le ciglia di veri peli innestati nelle palpebre; la pagò ventidue

franchi invece di ventotto; e ritornò con scalpitìo di cavalli e

schioccar di frusta all'albergo.

Quando gli occhi di Anne-Marie videro quella bambola, e quando Nancy

vide gli occhi di Anne-Marie, Aldo comprese che tutto gli era perdonato.

--E il Casino, che cosa ti ha reso?--chiese Nancy.

--Non so ancora. Devo tornarci fra due ore,--disse Aldo.--Adesso

facciamo colazione.

Presero una colazione eccellente, con «cocktails», e vino del Reno, e

chartreuse: poichè, messo di fronte a una situazione disperata in cui

l'economizzare cinquanta centesimi non faceva nè caldo nè freddo,

l'antenato bottegaio nelle vene di Aldo cedeva il posto al sereno

lazzarone il quale mangia i suoi spaghetti oggi e non se n'incarica di

quello che mangerà domani.

--Se quegli infami del Casino ti danno cinque o sei mila franchi, non

bisognerà lamentarsi,--disse Nancy.--Non si può poi pretendere, vero?

che ti rendano le intere diciotto mila.

--Eh, sicuro,--disse Aldo senza alzare gli occhi. Egli sapeva già

qualche cosa riguardo ai «viatiques»; ma non volle che questa sua

cognizione gli guastasse il déjeuner. Era un déjeuner che costava

trentadue franchi. E non bisognava sprecarlo.

--E... l'hai vista?--chiese Nancy, legando un tovagliolo al collo della

bambola dietro richiesta di Anne-Marie.

--Chi?--chiese Aldo con la bocca piena.

--Ma... il volatile occidentale,--disse Nancy, per fargli sentire che il

suo perdono era completo.

--Sì, l'ho vista,--disse Aldo.

Nancy, che stava per mangiare, mise giù la forchetta. Si sentiva male.

--E allora?

Aldo si schiarì la gola, prese un sorso di vino e si asciugò la bocca.

--E allora... è una vecchia strega abbrutita,--disse.

Vi fu una pausa. Poi continuò:

--Ho messo carte in tavola. Le ho detto chi eri tu, le ho detto di

Anne-Marie... tutto, insomma. E quando avevo finito mi ha guardato a

questo modo,--Aldo illustrò,--e mi ha scagliato un volgare insulto

americano. Poi mi ha voltato le spalle, e via!

Nancy gli tese la mano attraverso la tavola.

--Caro Aldo,--disse.

--Te l'ho detto io,--continuò lui,--che quel genere di donna non può

soffrire che un individuo abbia famiglia! E' inutile. Non glielo

perdonano.

--Forse--azzardò Nancy, con le fossette appena accennate--non perdonano

all'individuo il modo in cui egli tratta la sua famiglia!

--Ebbene, basta,--disse Aldo.--Tanto, quella lì è come se non avesse mai

esistito. E' eliminata.

(Ma non lo era).

Alle quattro del pomeriggio, Aldo, Nancy, Anne-Marie e la bambola

uscirono e andarono a sedere sulla piazza del Casino. Nancy e la

bambina rimasero sulla panchina, volgendo le spalle alle aiuole

profumate, mentre Aldo entrava nel Casino a prendere il viatico.

Pochi istanti dopo ricomparve col viso acceso e stravolto.

--Oh canaglie! Oh, ladri e briganti!

--Cosa è successo?--chiese Nancy.

--E' successo che m'hanno dato cento cinquanta franchi!--disse Aldo,

gettandole in grembo con ira sprezzante tre biglietti da cinquanta

franchi.

--Cento... cinquanta... franchi!--alitò Nancy.--Mio Dio!

--Nancy, senti! Non c'è che una cosa da fare. Vai dentro, e giocali.

Sbáttili giù, su un numero qualunque. E se si pérdono, vadano al

diavolo! E che la sia finita.

--Va bene, fa pure,--disse Nancy. Sentiva che ormai nulla più importava.

--Non posso, io,--disse Aldo, che era livido.--Non mi lasciano più

entrare, finchè non avrò ripagato questo straccio d'elemosina! Va tu, va

tu, fa presto!

Nancy si alzò tremante.

--Ma come faccio? come li gioco?

--Non importa, non importa,--disse Aldo.--Tanto è lo stesso.

E si coprì il volto colle mani. Chiaro davanti a lui stava il pensiero

che loro tre possedevano al mondo cento cinquanta franchi e un debito di

cento e ventitrè.

Si volse alla bambina:

--Anne-Marie, di' un numero! Un numero qualunque...

Anne-Marie non capiva.

--Ma sì, tesoro,--disse Nancy.--Sai bene i numeri che t'ha insegnato la

nonna!

--Ah sì, sì,--disse Anne-Marie.--Uno, due, tre, quattro...

--Alt! basta,--disse Aldo.--Va bene così. Nancy, tu entri e punti, alla

tavola che vuoi, i «quatre premiers» e «quatre en plein». Così hai anche

lo zero. Hai capito? «Les quatre premiers et quatre en plein». Puoi

dirlo al croupier che te li giochi. Va. Fa presto.

Nancy entrò nel Casino e volse a sinistra; entrò nel «Commissariat» dove

stavano gli uomini che la sera prima avevano riso di lei. La riconobbero

subito, e le diedero senza difficoltà un biglietto d'ingresso.

Nancy entrò nelle sale. Subito le colpì l'orecchio l'incessante

clichettìo delle monete, il suono cristallino dell'oro e dell'argento.

Andò alla prima tavola a sinistra. Un croupier coi capelli rossi sedeva

in fondo al tavolo, colla mano su un rastrello di legno. Nancy gli si

avvicinò.

--«Quatre premiers et quatre en plein»,--disse, e gli diede uno dei

biglietti di cinquanta franchi.

Ma era troppo tardi.

--«Rien ne va plus»,--disse un uomo nel centro, vicino alla

ruota.--«Trente-deux; noir, pair et passe».

--Siete fortunata,--disse il croupier a Nancy, rendendole il suo

biglietto.--Avreste perso.

Ella ripetè la sua frase, e allora il croupier, mettendo il biglietto in

cima al rastrello, lo fece passare traverso la tavola.

--«Quatre premiers»,--disse, e l'uomo ch'era nel centro lo posò.

--«Et quoi encore?»--chiese il croupier guardando Nancy.

--«Quatre premiers et quatre en plein»,--ripetè Nancy, come un automa.

Il croupier tese la mano.

--Quanto, all'«en plein»?

Nancy gli diede il secondo biglietto di cinquanta franchi, ed egli lo

fece passare sul rastrello.

--«Quatre en plein»,--annunciò.

--«Quatre en plein. Tout va aux billets»,--disse l'uomo al centro. La

ruota girò, e la palla guizzò ronzando. Il cuore di Nancy batteva a

grandi colpi rimbombanti, e la scuoteva tutta.

La piccola palla scivolò, girò un po' sulla ruota, si fermò, sbatacchiò,

e cadde in uno dei trentasette scomparti.

--«Trois».

Tutti guardarono Nancy mentre i croupiers la pagavano; ed ella raccolse

confusamente con mano maldestra l'oro e l'argento.

--Ancora,--disse, dando al croupier l'ultimo dei tre biglietti, e

aggiungendovi qualche luigi d'oro.

--Ancora cosa?--disse il croupier.

--Ancora lo stesso... lo stesso gioco.

La palla girava.

--Ma è già marcato,--disse il croupier, additando il biglietto vincitore

ancora piegato al posto di prima.

--Ma no, ma no,--disse Nancy, che era molto confusa,--«premier

quatre»...

Allora l'impiegato posò anche il secondo biglietto sul primo, all'angolo

dello zero e dei primi tre numeri.

--«Et quatre en plein»,--aggiunse Nancy.

Ma per questo era troppo tardi.

--«Rien ne va plus. Zéro»!

--«Voilà! ça y est»!--disse il croupier, rendendole l'oro destinato

all'«en plein», e aspettando col rastrello puntato sulla tavola gli

ottocento franchi che venivano a Nancy.

Che cosa è il segreto della Fortuna? Come si può forzare? Come spiegare,

definire, analizzare? Qualunque cosa Nancy facesse, vinceva. Dovunque

metteva i suoi denari, ivi andava la palla.

Quando le parve di aver vinto abbastanza--aveva le mani cariche; sul

suo posto alla tavola c'era un mucchio d'oro, d'argento e di biglietti

ed ella stava ritirando dai numeri con rastrello maldestro l'ultima

vincita--lasciò tutto per un istante sul «pari», mentre deponeva

l'imbarazzante ordigno. Una donna si volse a dirle qualche cosa, e

durante quell'istante la palla cadde.

--«Vingt, pair et passe».

La vincita era raddoppiata.

Quando finalmente ebbe raccolto tutto nelle mani tremanti e messo in

tasca come meglio poteva l'oro e i biglietti sgualciti, ella si alzò

barcollante, quasi ubbriaca. Aveva le guancie infocate e le pareva di

non vederci più. Con passo vacillante uscì dalle sale, traversò l'atrio

e scese la breve gradinata esterna che mette sulla piazza.

Aldo sedeva ancora immobile sulla panca; teneva i gomiti sui ginocchi e

la testa fra le mani; aveva la bambola in braccio. Anne-Marie girava

correndo intorno all'aiuola.

--Aldo!--disse Nancy, e gli cadde seduta al fianco, debole e stremata.

Aldo alzò il viso sconvolto.

--Sfumati, eh?

Nancy scosse il capo con una piccola risata isterica. Poi gli riempì le

mani di denari, e se li ammucchiò in grembo, e ancora ne restavano. Aldo

li contò, svelto e destro. La gente che passava li guardava sorridendo.

--Sette mila ottocento franchi,--disse Aldo, pallidissimo.

--Oh, ma ne ho ancora!

E Nancy tolse dalla tasca altri biglietti e altro oro. Erano più di

quattordici mila lire.

--Vieni al Cafè de Paris,--disse Aldo.

Ordinarono per loro il caffè e la crème de menthe, e per Anne-Marie un

gelato di fragola e delle paste. L'orchestra suonava «Sous la

Feuillée».

--Oh Dio, come è bello il mondo,--disse Nancy con un piccolo singhiozzo

in gola.--Dio! che paese divino! Come adoro tutto! come adoro tutti.

--~Adôlo~ tutti!--disse Anne-Marie, prendendo una terza pasta, con

selezione lenta e accurata.

Aldo e Nancy risero.

Passò l'inglese, e Nancy lo chiamò, e lo presentò ad Aldo. Aldo lo

ringraziò della sua cortesia e bontà per Nancy la sera precedente.

E Nancy gli raccontò come avesse vinto quattordici mila franchi. E

risero tutti insieme, e l'orchestra suonò; e il sole raggiò, e scese.

--Il miglior treno per l'Italia--disse improvvisamente il signor

Frederick Allen--è quello delle nove stasera. Avete giusto un'ora. E' un

ottimo treno.

Aldo guardò Nancy; e Nancy guardò il cielo. Era color lilla pallido e

rosa sfumato. Dove la chiarità era più perlata, navigava, come una coppa

trasparente, la luna novella. Gli tzigani suonavano la «Manon». E in

lontananza era il mare.

--Bisogna prendere quel treno,--disse Aldo, alzandosi e battendo col

cucchiaino sulla sotto-coppa per chiamare il cameriere.

--Oh, Aldo!--disse Nancy.--Non vogliamo restar qui? ed essere felici?

--Restar qui ed essere felici,--disse Anne-Marie con un sorriso

incantevole.

E restarono.

I divoratori: romanzo · 第 42 / 90 题