--Ora che béby sa camminare,--disse Valeria a sua figlia,--tu dovresti
riprendere il tuo lavoro.
--Sicuro che devo,--disse Nancy, sollevando tra le braccia la sua
bambina e ponendosela in grembo.--Hai visto, mamma, i braccialetti che
ha?--E tese verso Valeria le due brevi braccia paffutelle della bambina,
a mostrare intorno al minuscolo polso una triplice lineetta rosea, che
solcava deliziosamente le tenere carni.--Vedi? tre piccoli
braccialettini «porte-bonheur»!
E Nancy baciò il polso grassetto, mordendolo un poco.
--Dove è stato messo il tuo manoscritto?--chiese Valeria.
--Oh! non so! disopra, forse... o altrove,--disse Nancy, fingendo di
mangiare il piccolo braccio nudo della bambina.--Oh! che bontà! che
bontà! Proprio ~stuisito~!... Mamma, questa creatura sa di erbetta e di
vaniglia e di viole mammole. Assaggia un po', che buon sapore! Assaggia!
E porse il piccolo braccio da mordere anche a Valeria.
--~Saggia~,--disse la piccina.
La nonna assaggiò e trovò eccellente e squisito. Allora dovette
assaggiare anche l'altro braccio; e lo trovò squisito. E poi un pezzetto
di guancia; e poi l'altra guancia... e tutto era squisito. Poi la
bambina alzò il piedino nella sua scarpetta di cuoio bianco, e lo tese
alla nonna:
--~Saggia!~
Ma la nonna non volle assaggiarlo e disse:
--Beh! beh! cattivo!--E anche all'altro piedino teso perchè lo
assaggiasse, la nonna disse--beh! beh!--e aggiunse anche un'altra
parola, indicante grande schifo.
Ma la piccola disse:--~Saggia!~--e gli angoli della sua bocca
cominciarono a curvarsi ominosamente in giù.
Allora la nonna assaggiò la scarpetta e la trovò molto gustosa; eppoi
l'altra scarpetta e la trovò eccellentissima anche lei. Eppoi Nancy
dovette cominciar da capo ad assaggiare tutto: le braccia, e le guancie,
e le scarpette...
Così i giorni passavano affaccendati, pieni di importanti occupazioni.
Aldo, da Montecarlo, scriveva che il «sistema» era impareggiabile.
L'unica sua paura era che l'amministrazione se ne accorgesse. Ora
giocava con puntate doppie.
... Pochi giorni dopo scrisse che nel sistema c'era un difetto. Ma poco
importava. Aveva scoperto un sistema nuovo, molto migliore dell'altro.
L'aveva comperato per cento franchi da un individuo che era stato
espulso dal Casino, perchè l'amministrazione aveva paura di lui e del
suo sistema. Naturalmente Aldo s'era impegnato a fargli un regalo
adeguato, a vincita fatta. La sera precedente aveva guadagnato ottocento
lire in dieci minuti con questo nuovo sistema. Doveva però andar molto
cauto, perchè il difetto di quell'altro sistema era stato disastroso.
Giunse una terza lettera. Aldo, dopo aver vinto costantemente per
quattro giorni di seguito, era vittima della più incredibile disdetta;
la vera «guigne»! Una serie di ventiquattro neri, mentre lui raddoppiava
sul rosso. Comunque, intendeva di attenersi rigidamente al nuovo
sistema. Era l'unico modo di salvarsi. La gente che esita, che cambia,
che salta da un sistema all'altro, deve perdere per forza. Baci a tutti.
Due giorni dopo venne una cartolina. «Ho scoperto che tutti i precedenti
S erano sbagliati. Ho fatto conoscenza di un Cr. che rimetterà le cose a
posto.»
Valeria e Nancy restarono perplesse davanti al «Cr.». Naturalmente l'«S»
significava sistema. Ma «Cr.»? che cosa poteva significare «Cr.»?
Valeria, inquieta, mandò un biglietto a Nino. Nino lasciò subito lo
studio di Carlo e si affrettò a correre in via Senato dove, dalla
partenza di Aldo in poi, Valeria abitava con Nancy e la piccina. Tutte e
tre erano sul balcone ad aspettarlo, e gli fecero dei cenni di saluto
non appena lo videro spuntare sul ponte di Sant'Andrea; Nino si affrettò
traverso i Boschetti e salì a corsa le scale del numero 12.
--Come va, Valeria?--e la baciò in fronte.--Come va, Nancy?--e le baciò
la mano.--Come va, Anne-Marie?--e la baciò sul capo biondo.--Cos'è
successo? Che cosa ha fatto Aldo?
--Oh!--esclamò Nancy,--come hai fatto a indovinare che si tratta di
Aldo?
Nino sorrise.
Valeria gli porse la cartolina, e coprendola tutta eccetto l'ultima
riga, disse:
--Che cosa significa «Cr.»?
Nino guardò; poi domandò:
--Da dove scrive?
Nancy e Valeria scambiarono uno sguardo incerto. Poi risolvettero di
affidarsi a Nino. Tanto, Nino non si sarebbe servito del sistema, nè lo
avrebbe rivelato ad altri. Inoltre il sistema aveva un difetto...
--Da dove scrive?--ripetè Nino.
--Da Montecarlo,--dissero all'unisono Valeria e Nancy.
Nino strinse le labbra come se stesse per zufolare. E poi non zufolò.
La piccola, seduta sul tappeto, lo osservava, e quella smorfia le
piacque. Sperò che la rifarebbe.
--Allora suppongo che «Cr.» significhi «croupier»,--disse Nino.
Vi fu una pausa. Indi Nino disse:
--Quanti denari ha preso con sè?
--Tutto,--disse Valeria.
Allora Nino rifece la bocca di prima; e la piccola se ne rallegrò.
--Non c'è che andare a prenderlo!--disse Nino, guardando Nancy.--E
subito.
--Oh Dio!--fece lei, trasalendo.--Ma ti pare che ci sia qualche cosa di
grave?
--Di gravissimo,--disse Nino.--Probabilmente a quest'ora metà delle tue
quarantamila lire sono sfumate.
--Non ne aveva che diciotto,--disse Nancy, con un lampo di malizia negli
occhi chiari.
--Meglio così,--disse Nino.--Ma ad ogni modo farai bene di andarlo a
prendere.
Nancy si sentì molto agitata e anche lieta. La piccola vedrebbe il
Mediterraneo! Valeria... la nonna! sarebbe venuta anche lei, ben
inteso...
--No, cara; impossibile,--disse questa.--Ho promesso alla zia Carlotta
di aiutarla nel suo ricevimento domani sera. Ma ti accompagnerò per un
tratto di strada. Fino ad Alessandria o a Genova.
--Ma tu, Nino,--disse Nancy, volgendosi a lui,--tu potresti pur
accompagnarmi, non è vero?
--Oh sì!--esclamò Nino. Poi disse subito di no; gliene spiaceva
tanto, ma non poteva abbandonare lo studio di Carlo.--D'altronde,--
soggiunse,--t'intenderai meglio con Aldo senza di me.
La mattina seguente Nino era alla stazione per vederle partire. Valeria
portava in braccio Anne-Marie; e Nancy le camminava a fianco, e pareva
la sorella maggiore del béby. Non avevano altro bagaglio che una piccola
valigia, poichè Valeria ritornava a Milano quel pomeriggio stesso, e
Nancy era certa che anche lei vi tornerebbe con Aldo il giorno
seguente.
Nino salì nel vagone a trovar due buoni posti; poi ridiscese, e stette
davanti allo sportello, guardando su, verso di loro, con
quell'espressione vuota, quel mezzo sorriso vacuo ed indeterminato che
tutti hanno davanti al treno in partenza, quando gli addii sono fatti e
il treno non si muove ancora.
Nancy affacciata, gli sorrideva con occhi soavi. V'era sul suo cappello
qualche cosa di azzurro che faceva sembrare più azzurri i suoi occhi.
Dietro di lei, in braccio a Valeria, la piccina agitava una piccola
mano, inguantata di lana bianca, in segno di addio. Ecco: la campana
battè il suo rintocco; si udì il fischio: il treno si mosse. Allora Nino
con subitaneo impulso balzò sul predellino del vagone, girò la dura
maniglia dello sportello, ed entrò.
--Vengo anch'io fin dove andrà Valeria.
Fu salutato con giubilo da tutti, e la piccola continuò con grande
entusiasmo a fargli «addio, addio!» colla mano inguantata di lana
bianca.
Oltrepassarono Alessandria. A Genova telegrafarono ad Aldo; e
proseguirono verso Savona. La bambina guardava il Mediterraneo, e Nancy
guardava la bambina, e Nino guardava Nancy. E Valeria li guardava tutti,
avvolgendoli tutti nel suo doloroso amore materno come in un invisibile
manto di Madonna.
Giunti a Savona Nino e Valeria smontarono. Avevano da aspettar mezz'ora
il treno di ritorno che li avrebbe ricondotti a Milano. Ritti sulla
piattaforma davanti allo sportello del vagone, guardavano in su, verso
Nancy, coll'espressione vaga, il mezzo sorriso indefinito di coloro che
hanno già detto addio....
Nancy si sporgeva dal finestrino guardando nel viso di sua madre, alzato
così teneramente verso di lei. Poi guardava Nino; poi di nuovo sua
madre.
La bambina, in piedi sul sedile accanto a Nancy, agitava le due brevi
braccia in segno d'addio, e i riccioli ambrati le cadevano sugli occhi.
--In vettura!--gridò il conduttore.
--Saremo di ritorno dopo domani,--disse Nancy per la terza o quarta
volta,--anzi, forse domani.
--~Folse~ domani,--ripetè la piccola, che faceva sempre eco a quello che
si diceva.
Nino si avvicinò alla finestra e stese la mano per toccare la manina
della bimba.
--Cosa dici tu?--chiese ridendo.--Domani? Ma tu non sai neppure quando
sia domani.
Anne-Marie lo guardò, seria... Nino sentiva nella sua mano il tepore di
quella piccola mano imprigionata.
--Dunque, sentiamo: quando è domani, Anne-Marie?
Anne-Marie lo guardò, grave e concentrata.
--Domani--disse--è quando... domani è quando mi daranno sempre tutto
quello che voglio.
--Ahi, che giornata lontana!--disse Nancy, ridendo.
--Molto lontana!--disse la nonna.
--Molto lontana,--fece eco la bimba.
--Partenza!--gridò il conduttore.
--Addio, Nancy! Addio, béby!--disse Valeria tremando un poco.
«Pronti!» S'udì il fischio e la campana.
Il treno si muoveva e Nancy salutò colla mano.
--Addio, mamma mia cara!
Valeria sentì nel cuore uno strappo strano e profondo.
--Addio, Nancy! Addio, béby! Addio, miei due tesori!
Il treno correva.
--Forse domani!--gridò ancora Nancy, sporgendosi dal finestrino.
Poi si ritrasse, per paura che una scintilla volasse negli occhi alla
piccina.
Valeria, immobile, guardava il treno fuggente... e le parve di
sentirselo correre sul cuore.
--Addio, Nancy! Addio, béby!
Erano partite.
E «domani» era molto lontano.