Nancy e Aldo avevano prescelto Parigi per meta del viaggio di nozze;
poichè, quando Valeria aveva suggerito la Svizzera, Aldo aveva
dichiarato che di marine e di paesaggi lui ne aveva «pranzato e cenato».
Inoltre Clarissa aveva detto a Nancy:
--Mia cara, se ci tieni ad avere una percezione chiara della vita, e una
mente bene equilibrata, pensa ad essere sempre vestita bene. Non è che
quando abbiamo la coscienza di essere impeccabilmente abbigliate, che
abbiamo la calma, abbiamo la chiarezza, abbiamo l'imperturbabilità.
--Davvero?--disse Nancy.
--Davvero,--disse Clarissa.--E non c'è che un sarto al mondo: Paquin. Se
non si è vestite da Paquin, tanto vale girar nude.
Nancy sorrise.
--Sai, debbo pensare al mio Libro. E d'altronde, ci tengo poco alla
toilette.
--Ah!--disse Clarissa,--ci tieni poco alla toilette? Sta bene. Sta bene.
Fa a modo tuo. Se a te piace essere un fagotto di genio e di stracci, e
farti prendere in odio da tuo marito prima che siano passati due mesi,
fa a modo tuo e cónciati in giacche, blouse e sottane!
Si decisero dunque per Parigi; e in breve le quarantotto cicaleccianti
«demoiselles» di Paquin furono intente ad appuntare costellazioni di
pagliette, e nuvole di trine sulle seriche vesti vaporose per Nancy--le
vesti che dovevano impedire ad Aldo di prenderla in odio fra due mesi.
Secondo il suggerimento di Aldo presero stanza in un alberghetto della
rue Lafayette; poichè, diceva lui, non erano poi milionari, e si poteva
far miglior uso dei quattrini che di regalarli ai proprietari di Grand
Hôtel. Nancy trovò che egli aveva tutte le ragioni, e si meravigliò
assai del suo senno.
Davvero che egli sapeva molte cose! Sapeva i prezzi di tutto quello che
si mangiava, e piombava dritto come un falco sul più piccolo errore in
un conto. E guai al cameriere che distrattamente addizionasse coi
franchi anche la data scritta in cima alla nota! Per Nancy era un
momento di terrore quello in cui, nei risplendenti restaurants, Aldo
toglieva dal piatto il conto accuratamente piegato e lo ispezionava
lungamente, incurante del naso amaro e solenne del capo-cameriere, che,
ritto dietro a lui, gli guardava giù sarcasticamente sulla ben
spazzolata scriminatura. Nancy notava anche che quando entravano in tali
luoghi c'era subito un grande accorrere verso di loro, un aprir di porte
con ossequiosi inchini, un additar di tavole con larghi gesti di braccio
e di tovagliolo. Il cappello di Aldo gli era preso dalle mani con
deferente cura, e il mantello di Nancy le veniva tolto e portato via con
tenerezza riverente.... Ma quando, pagato il conto, si alzavano per
andarsene, pareva che nessuno si ricordasse più della loro esistenza.
Aldo doveva andarsi a prendere il cappello da sè, e cercare il mantello
di Nancy, e anche aprire da solo le pesanti porte di cristallo, poichè
il «chasseur», o non c'era, o guardava via, ridendo e scambiando delle
strizzatine d'occhio coi camerieri.
Anche colle vetture accadeva la stessa cosa. Sempre il vetturino che
arrivava era tutto sorrisi e cortesia e scappellate; e sempre il
vetturino che partiva era tutto muso, e insulto, e monologo ad altissima
voce.
--Questa gente crede che perchè siamo in viaggio di nozze dobbiamo
essere idioti e pagar tutto il doppio,--disse Aldo.--Cara mia, il denaro
è denaro.
Questa frase l'aveva imparata da suo nonno, che teneva un negozio di
coralli in via Chiaia a Napoli. La moglie del nonno--una bionda di
Piedigrotta, che nella sua radiosa adolescenza aveva posato per molti
pittori tedeschi e inglesi--aveva detto: «Sì, ma l'educazione è
l'educazione». E aveva mandato i suoi tre figli in collegio a Modena e a
Milano. Il maggiore, che fu poi padre di Carlo e di Aldo, aveva imparato
a dire: «Un gentleman è un gentleman». E per seguire questa massima non
volle più avere nulla a che fare coi genitori che tenevano negozio a
Napoli. Alla sua morte il primogenito Carlo, appena ventenne, si sentì
in dovere di andare alla ricerca dei suoi nonni. Li trovò, placidi e
grassi, nella loro bottega. Non avevano bisogno di lui; anzi ne avevano
molta soggezione e lo chiamavano «Eccellenza». Ma i due vecchi
s'innamorarono subito del piccolo Aldo che aveva tredici anni ed era
inverosimilmente bello. Lo tennero con loro, lo adorarono, lo viziarono,
gli diedero la chiave del banco, perchè si divertisse a contare i
denari... E ad Aldo piacquero molto i nonni e il loro negozio. E imparò
che il denaro è denaro.
Nancy, di fronte a quella frase, ammutolì. Aldo, camminando al suo
fianco lungo il boulevard, continuò:
--Vedi, è la gente come Carlo che guasta tutto per gli altri. Carlo è un
perfetto cretino nello spendere i suoi denari.
--Oh! ma è così buono Carlo!--disse Nancy.
E lo disse con tale fervore che Aldo si chiese se per caso ella non
sapesse che era Carlo che pagava tutte le loro spese, quelle del
viaggio--con molte fantastiche aggiunte di Aldo--e anche quelle di tutto
l'anno, a partire dal giorno delle loro nozze.
«Ma bada che dopo di ciò non ti dò più un soldo», aveva soggiunto Carlo,
nel breve discorso fatto a suo fratello otto giorni prima che si
sposasse. «Puoi contarci. Non più un soldo finchè campo! Dunque
scuotiti, dàtti d'intorno, e fa qualche cosa di utile. A questo mondo si
deve tutti sgobbare».
Ma Aldo non intendeva di «sgobbare». Rozza, inestetica parola. Come
poteva un uomo, col fisico suo, «sgobbare»? Carlo non aveva nessun senso
di delicatezza. Già lo diceva anche Clarissa... Ma in questa occasione
Aldo non l'aveva consultata, perchè si ricordava di averla sentita dire
un giorno: «Io capisco che si adori un uomo, ma non capisco che gli si
paghino i debiti».
In breve Nancy scoprì che la sapienza di Aldo non si limitava a
conoscere i prezzi delle cose e a saper fare i conti. Egli conosceva
anche luoghi e gente a Parigi--luoghi di cui Nancy non aveva mai sentito
parlare; gente che Nancy non aveva mai sognato potessero esistere!
Egli le diceva:
--Stasera, Nancy, stasera riderai!...
Ma Nancy rideva poco; rideva sempre meno. E finalmente un giorno le
parve che non avrebbe potuto ridere mai più. Dio, Dio! come tutto quello
che ella vedeva era orribile! Come tutto le faceva paura, e tristezza, e
vergogna!
--Che vuoi, è la vita, mia cara,--diceva Aldo stringendosi nelle spalle
col suo solito gesto napoletano.--Come vuoi fare a scrivere libri, se
non sai che cos'è la vita!
Oh! ma lei non voleva sapere che cos'è la vita! Poteva scrivere libri
anche senza sapere. Ed oh! avrebbe voluto che neppur Aldo sapesse
niente! E per pietà, che egli la conducesse via, che si partisse--voleva
dimenticare tutte quelle cose e non ricordarsene mai, mai più!
Allora Aldo, che non era cattivo, e che aveva trovato l'iniziazione di
Nancy meno divertente di ciò che avesse sperato, domandò il conto
dell'albergo, lo trovò esorbitante, fece dedurre il venti per cento....
e quindi annunciò all'indignato albergatore la loro partenza per
l'indomani.
E l'indomani partirono. Si recarono alla villa Solitudine di cui per il
momento Carlo e Clarissa non avevano bisogno; fu combinato con Carlo che
Aldo ne pagherebbe l'affitto a Clarissa. Clarissa non volle accettare
l'affitto; ma Carlo, non sapendo ciò, ne restituì l'importo al fratello.
Quindi, tutto sommato, questa combinazione fu per Aldo abbastanza
vantaggiosa.
Nancy si sforzò di dimenticare ciò che era la vita, e ritrovò in breve i
suoi sorrisi; e Aldo la vide fiorire, tenue e luminosa come un'alba
lunare. E per tutte le cose che ella sapeva e tentava di dimenticare, e
perchè la vedeva muovere nelle morbide vesti parigine, pallida sotto i
grandi cappelli piumati, Aldo ardeva di vulcanico amore meridionale per
lei.
Il Libro aspettava.
Una sera che Aldo era al pianoforte improvvisando musica e parole sulla
leggiadrìa di Nancy, ella, seduta accanto a lui, disse a un tratto:
--Quando cominceremo a lavorare?
--Mai!--disse Aldo, cingendole il collo con un braccio, senza
interrompere gli accordi che suonava colla mano sinistra.
Nancy rise, poggiando la testa al suo braccio.
--Ma bisogna pure, Aldo. Io voglio scrivere il mio Libro. Sarà un grande
Libro.
Aldo fece cenno di sì col capo, e continuò a suonare.
--E neppur tu, Aldo, puoi passare tutta la vita a dirmi che m'adori.
--Sì, sì, posso,--disse lui.
Nancy rise piano, e gli mise un bacio sulla manica della giacchetta.
Poi, a un tratto, uno strano senso la vinse, un senso di solitudine e di
paura. Le parve di essere sola nel mondo, e piccola, e derelitta, con
nessuno che avesse cura di lei. E Aldo le parve anche più debole e più
derelitto di lei. Allora il terrore dell'Infinito piombò sulla sua
anima.
Aldo frattanto cantava, soave e sommesso, con la testa china in avanti e
i foschi capelli spioventi sulla fronte. All'improvviso Nancy pensò
quanto sarebbe meglio essere chiusa, al sicuro, in una grande stanza
chiara, con molti libri e un calamaio; e sapere che fuori, tra lei e il
mondo, tra lei e l'oscurità, tra lei e il vuoto che la sgomentava, si
tenesse una sentinella, forte e sicura, con un fucile a tracolla...
--Ah! il baluardo!--pensò lei; e la gagliarda figura dell'inglese dalle
larghe spalle, dagli occhi chiari e calmi, le si riaffacciò alla mente.
Poi disse:--Il lavoro sarà il mio baluardo.
E andò in camera sua a prendere la penna d'avorio.