Il giovane biondo tornò ogni giorno alla pesca nel torrente, ma non
pigliò altro che la sua grossa trota. La ragazza vestita di lutto, coi
riccioli e le fossette, non venne più. Le vacanze finirono, ed egli se
ne tornò a Londra; ma prima di partire lasciò sulla riva--là dove si
erano incontrati--una lettera d'amore per Valeria, puntata a un lembo
del crespo nero caduto dal cappello, e fissato con un sasso perchè non
volasse via.
Valeria trovò la lettera. Ella era rimasta chiusa in casa una settimana,
coll'anima invasa dal pentimento e dal ricordo di Tom. Poi la primavera
e la sua giovinezza si erano dati la mano per attirarla fuori, verso
l'ignoto e le chiamanti acque e i prati in fiore. Arrossente ed
esitante, con un mazzo di primole alla cintura, ella aveva ritrovato il
sentiero che va per i prati al ponte, e dal ponte al bosco di faggi...
Ma nessuno la vide, eccetto un magro cavallo solitario in mezzo a un
prato, che all'improvviso la rincorse, con la coda in aria e la criniera
al vento, facendola rabbrividire di paura.
Giunta nel bosco scorse subito, vicino all'acqua, la garza nera e il
biglietto che v'era appuntato. Lo lesse tremando. Egli diceva di
chiamarsi Frederick Allen; studiava legge nel Temple e scriveva per i
giornali. Le diceva inoltre che essa aveva degli occhi «haunting», e che
ahimè! certo non si sarebbero riveduti mai più! Egli domandava se avesse
poi ritrovato quel béby di cui il pensiero l'aveva tanto agitata; e dove
mai era stato lasciato? e che béby era? E perchè, oh, perchè non s'era
ella voltata neppure una volta per fargli un cenno d'addio? Egli la
pregava di non adirarsi se egli si permetteva di dirle che l'amava, e
che non la dimenticherebbe mai più. E che per pietà ella gli dicesse il
suo nome! Soltanto il suo nome! ~Please! please~. Ed egli era per sempre
e per sempre il devoto suo ~Frederick~.
Valeria tornò a casa come in sogno. Andò a cercare nel suo dizionario
inglese-italiano la parola «haunting». La trovò: «ossessionante»!
Si sentì contenta di avere gli occhi ossessionanti. E lui, che occhi
aveva? Non si ricordava più. Azzurri forse. Forse bruni.
In tutti i modi Valeria rammentava il suo viso, giovane e abbronzato; ed
aveva pur notato, quando salutandola sul ponte s'era tolto il cappello,
la lucentezza bionda della sua corta capigliatura.
Pensò dapprima che sarebbe bene rimandargli la lettera; senz'altro.
Poi decise di aggiungervi poche parole... oh! parole di rimprovero,
s'intende! Infine, un giorno grigio e uggioso, in cui tutti parevano di
cattivo umore, e il béby aveva strillato perchè voleva la Wilson e poi
perchè non la voleva, e Edith aveva risposto male, e tutto era orrido e
odioso, Valeria prese un foglio di carta da lettere e, con molte fitte
di rimorso, vi tracciò sopra il suo nome. La carta era listata di nero.
D'un tratto Valeria scoppiò in pianto, e cadde in ginocchio davanti al
foglietto di carta, e ne baciò l'orlo nero, e pregò Dio e Tom che la
perdonassero.
Poi bruciò il foglio, e andò dalla sua piccina, che gridava a
squarciagola per tutto e con tutti, e cercava di uccidere una pecora di
guttaperca, fino allora teneramente amata.
Tuttavia, nei primi giorni di aprile (era un aprile mite e
suggestionante, che pareva susurrasse al cuore come sia dolce ed
evanescente la vita) Mr. Frederick Allen, nelle sue «chambers», a
Londra, ricevette due lettere invece di una sola.
Hannah, la petulante cameriera che gliele portò in camera, s'indugiò con
aria distratta mentre egli le apriva. L'una conteneva uno chèque per sei
ghinee mandatogli da un giornale; l'altra un semplice biglietto da
visita:
--Valeria Nina Avory! Chi diavolo sarà?--disse Allen, girando il
biglietto tra le mani.--Tieni,--disse, gettandolo con gesto trascurato a
Hannah.--Questa sarà qualche modista di Regent Street o Piccadilly.
Quando vorrai dei fronzoli, potrai andarci.
E, poichè aveva ricevuto le sei ghinee, mentre non se ne aspettava che
quattro, sentendosi di buon umore, pizzicò il mento di Hannah, chiuse
il libro di «Roman Law», e andò a passare la giornata, con un amico, sul
Tamigi.
Hannah gettò il biglietto di visita nella secchia del carbone, e la
cuoca all'indomani lo bruciò.
Ecco tutto.
Aprile portò alla bambina un piccolo dente.
Maggio gliene portò un altro, e le increspò sulla nuca i fini capelli.
Giugno le tolse i bavaglini e le diede un sorriso a fossette, copiato da
quello di Valeria.
Luglio le mise sulle labbra una parola o due.
Agosto la piantò dritta ed esultante, con le spalle al muro; e Settembre
la mandò coi piedini barcollanti a cadere nelle braccia tese della
mamma.