Giovane e pieno di dolci memorie, viaggiava in Grecia. Una sera tiepida
e serena di primavera m'era sdraiato ai piedi del monte Liceo all'ombra
d'un colossale platano, ed assorto come in estasi contemplava il
tramonto che dava a questa regione un singolare ed incantevole aspetto.
Lontano lontano la cima dei monti si confondeva coll'azzurro cielo e
l'azzurra onda del golfo d'Arcadia scintillava agli ultimi bagliori del
sole. I crisantemi e gli anemoni fiorivano sulle rive del fiume Ladone
che scorreva ai miei piedi. Gli uccelletti dolcemente gorgheggiavano
salutando il giorno morente. Ed io, sdraiato com'era, teneva fisso lo
sguardo su quelle amene rive, e mi pareva d'udire il canto delle ninfe
che danzavano al suono del flauto del Dio Pane. E distingueva le loro
eleganti e seducenti personcine che premevano coi loro piedi il suolo in
cadenza, e scorgeva le loro braccia voluttuosamente alzarsi e di quando
in quando scopriva le loro forme rotondeggianti ed incantevoli, se il
zeffiretto profumato solleva mollemente i loro aerei vestiti.
Ma ahimè, un sol movimento della pupilla dissipò questa dolce visione.
* * * * *
Tra le allucinazioni della vista è da notarsi anche questa:
Un impiegato al Ministero della guerra ogni mattina quando si destava
vedeva un ragno che, girando rapidamente, s'ingrossava in maniera tale
da occupare tutto il locale, quindi l'infelice era costretto ad uscire
perchè gli sembrava di soffocare.
Questa allucinazione in seguito si cambiò, e lo stesso impiegato tutte
le mattine si deliziava alla vista d'una stupenda colazione. Ma
avvicinandosi per gustarla questa spariva e a lui non restava altro che
l'appetito insoddisfatto.