Egli rimase di princisbecco.... quando ravvisò sua moglie; e

--Milla!--sclamò con accento schiettamente ammirativo.

--È la mia sorpresa,--continuò Milla, beata del successo del suo

segreto.--Sapevo che lo desideravi, e, mentre eri assente, ho

imparato. Non te lo dissi che avevo anch'io i miei affari?

Il Duca la contemplava muto e pallido.

--Milla!--esclamò involontariamente,--tu sei un angiolo e io sono

un....--Si fermò un momento, poi finì la frase:--un marito veramente

fortunato.

E subito le fece mille complimenti, lodò il suo pensiero, il suo buon

gusto. Quell'abito le stava a pennello.... come aveva scelto bene il

colore verde bottiglia, e che felice idea quella di quei bottoni

larghi, dorati della giacchetta! E che amore di _tuba_.... Era

veramente un'amazzone classica! Ora sì che era contento.... ora

andrebbero assieme alla mattina a far delle trottate lunghe,

piacevolissime. Ma che brava Milla!

--Ora andiamo a casa,--disse finalmente il Duca;--vuoi che

t'accompagni a cavallo?

--Veramente,--rispose Milla--ora che ho fatta la mia figura,

preferirei quasi di venir teco. Sono un poco stanca.

--Benissimo!--disse il Duca--Battista e Toni condurranno a casa i

cavalli, e io ti farò da automedonte, se non sdegni il mio legnetto da

giovanotto.

Milla scosse il capo, scese da cavallo, e salì prontamente

sull'_americana_ a fianco del marito.

Era lietissima!--Quanto mi diverte--disse--oh come me la godo....

dobbiamo far la figura di due scapestrati, nevvero, di due scappati da

casa!

Quell'idea la divertiva immensamente. Si figurava che i passeri delle

siepi l'avrebbero presa per una perversa creatura, in piena

rivoluzione contro le convenienze. Diceva mille gentili pazzie, col

volto acceso dal piacere, ed era veramente carina sotto l'ombra di

quel cappello mascolino.

E Giuliano, guidando Mia, che in quel giorno pareva straordinariamente

docile e savia, guardava con vero piacere la Duchessa, che gli pareva

molto più bellina del solito, con quel non so che di nuovo, di

biricchino, di piccante che s'era messo addosso, in un colla foggia

ardita, quasi mascolina, del suo acconciamento. E allora, nell'animo

vigliacco del creolo, un'ignobile contentezza si diffuse. Il rimorso

si ritrasse davanti alla segreta soddisfazione d'aver così bene

organizzato il libro mastro, in partita doppia, della sua esistenza.

Ora cominciava ad apprezzar Milla.... si proponeva di crearle

un'esistenza veramente beata.

Non era forse uno squisito contrasto quello che l'aspettava di piè

fermo, ad ogni suo ritorno da Genova? Nella placida, profonda

corruzione dell'animo suo, il gentiluomo aveva poste le basi del

_modus vivendi_ per l'avvenire, e si congratulava ignobilmente con sè

stesso. Marito ed amante fortunato, egli godeva contemporaneamente gli

orgasmi febbrili d'un antico ardore, ravvivato nell'attrattiva suprema

d'un secondo adulterio, e le pure, soavi soddisfazioni d'un affetto

ingenuo, delicato, gentile.... quasi abbastanza attraente per dare una

certa poesia persino alla noiosa prosa dell'amore legittimo.

Egli pensava così, e sul suo capo il cielo azzurreggiava intensamente,

il sole irradiava la sua strada, la campagna amena, sorridente lo

accompagnava colle sue verdi, infinite giocondità.

Per un po' quei due scappati da casa chiacchierarono allegramente. Ma,

quando furono al principio della discesa, Giuliano disse a Milla:

--Ora, carina, fammi il piacere di star quieta per un momento; siamo

vicini ad una certa voltata alla quale bisogna star attenti. Ci vuol

occhio e un cavallo sodo.

--Oh! Mia è una perla--rispose Milla, crogiolandosi nel suo cantuccio

e imitando scherzosamente la posa classica d'un _groom_ a cassetto.

Giuliano serrò il freno della meccanica, e, benchè la discesa non

fosse ancora principiata, mise Mia al passo.

Drollino, dietro al muro del cimitero, aveva udito da lungi il passo

di Mia. Oh! quel passo della sua cavalla!... l'avrebbe riconosciuto

fra mille. Sentì nel cuore un gran schianto, una ribellione tremenda.

Ma non cedette. Solo per esser più sicuro, guardò ancora una volta

oltre il sommo del muricciuolo.

No, non s'era ingannato. Sulla strada il sole batteva splendidamente

suscitando dei riflessi abbaglianti nei cristalli dei fanali. Ma ciò

non gli impedì di ravvisare Mia, l'_americana_, la barba bionda del

Duca, e accanto a lui l'uniforme verde coi bottoni dorati di Battista.

Ecco, il momento era venuto.

Scese, armò il cane della pistola, e, nicchiato dietro il muro,

aspettò che la carrozza passasse precisamente di lì. Mormorò due

nomi:--Mia e Milla!--Sì, egli liberava entrambe da un ignobile giogo!

Esse non lo sapevano, ma egli le vendicava in un punto solo, Mia e

Milla!

No! la Duchessa non _doveva_ correre il rischio delle rivelazioni d'un

mascalzone! E se moriva anche lui, questo mascalzone; ebbene, meglio

così, il segreto che, svelato, _potrebbe_ uccidere la Duchessa,

_morrebbe_ con lui e col Duca, laggiù, in quel burrone.

Mia giungeva in quel momento, al passo, davanti al muro del cimitero.

Drollino cessò di pensare. Sorrise, alzò la pistola e sparò.

Fu un tonfo terribile.

Subito, in strada, s'udì un galoppo sfrenato, poi un grido di donna

disperato, acutissimo.

Drollino balzò in piedi, s'avventò al vertice del muricciuolo e guardò

in giù.

Mia, furente, fuggiva a precipizio per la discesa con degli sbalzi

violentissimi. Il Duca, stravolto in viso, tirava le redini a dritta e

a sinistra con tutta la forza dei polsi; accanto a lui, invece di

Battista, c'era una donna.

Teneva il capo rovesciato all'indietro, il cappello le era caduto, e

Drollino ravvisò la Duchessa.

Rimase un secondo come fulminato. Poi urlò--Cristo!--s'avventò

all'altro lato del muricciuolo, spiccò un salto e cadde sulla via. Si

rizzò colle mani insanguinate. Mia, in preda al suo parossismo di

terrore, precipitando per la china giungeva in quel momento. Faceva

scarti violenti che sconquassavano l'_americana_, aveva la criniera

al vento, le nari fumanti.

Il Duca, cogli occhi smisuratamente aperti, gridava: aiuto! Era pazzo

di terrore, fissava il burrone verso cui si sentiva irresistibilmente

trascinato. Gettò un urlo e chiuse gli occhi.

Milla era svenuta.

Drollino, con un salto da pantera, s'era gettato sulla cavalla,

avvinghiandosele al morso, opponendo all'impeto delirante della corsa

sfrenata la forza d'una resistenza quasi sovrumana. L'uomo ed il

cavallo lottarono un momento, poi s'udì un nitrito di dolore, uno

schianto di legnami che si spezzano, poi, in un nuvolo di polvere, si

vide a pochi passi dal ciglio del burrone un informe gruppo di membra

umane e cavalline, che dibattendosi e rotolando, cadevano assieme. La

carrozza, con un ultimo violento sobbalzo, si fermò, mentre

quell'ammasso s'agitava sul terreno con una serie di moti convulsi,

che s'andarono gradatamente quietando. Tutto ciò era accaduto in

pochi secondi. Il Duca aprì gli occhi, si vide salvo, e vide che

Milla era soltanto svenuta. La sollevò fra le braccia e l'adagiò

sull'erba, al sicuro. Poi si accostò di nuovo al legno spezzato. Vide

Mia, distesa per terra, che dava gli ultimi tratti, e, sotto al fianco

palpitante della cavalla, vide colui che con atto di audacia disperata

era giunto in suo aiuto, in quel supremo istante di pericolo. Si chinò

a guardare, e in quell'uomo, immobile, morto forse o privo di sensi,

ravvisò Drollino.

Il rimbombo dello sparo aveva chiamata gente. La Duchessa, che

cominciava a riaversi, fu sopra una barella improvvisata ricondotta

alla villa. Il Duca, rassicurato sul conto di sua moglie, volle

tornare sul luogo del disastro dove i sopraggiunti finivano allora

allora di liberare Drollino.

L'infelice giovane era ancor vivo, ma il suo stato metteva

raccapriccio. Nella sua lotta disperata colla cavalla aveva ricevuto

da questa un violento calcio nel petto; un braccio era spezzato, e al

disopra dell'occhio destro il sangue generoso del giovane, spicciava

abbondante da una ampia ferita.

Il medico del villaggio, chiamato in fretta e furia, visitò sul luogo

stesso Drollino, che i contadini avevano adagiato sui cuscini della

carrozza.

Pareva ancora svenuto. Il dottore, dopo averlo attentamente esaminato,

si lasciò sfuggire un _ehm_ che non prometteva nulla di buono. Il Duca

lo interrogò ansiosamente.

--Mi spiace--rispose il dottore,--ma temo che i polmoni siano in

isconquasso. È un uomo andato.... questione di giorni..., capisce?

Drollino ebbe un moto ed un gemito. Era tornato in sè.... aveva udita

la sua condanna?

Chi potrebbe dirlo? Sul suo volto macchiato di sangue e di polvere

l'espressione era illeggibile.

Lo trasportarono, semivivo, nella sua antica stanzetta della cascina,

al limitare dei pascoli.

* * * * *

La Duchessa s'era addormentata, e Giuliano, ritto a piè del letto,

guardava la bella testina serena, adagiata mollemente sul guanciale.

Egli aveva voluto, per eccesso di precauzione, che Milla rimanesse a

letto durante i primi tre giorni susseguiti al terribile avvenimento.

Ma la giovane signora s'era prontamente riavuta. D'altronde, la scossa

non era stata eccessiva, neppur per il suo delicato organismo. Svenuta

sui primordii del pericolo, ella non aveva assistito a tutte le fasi

del disastro: ritrovatasi incolume a casa, e vedendo illeso Giuliano,

non aveva pensato che a ringraziare fervorosamente Iddio. Le avevan

detto che la carrozza s'era fermata a tempo.

Il Duca, per non arrecarle dispiacere, aveva espressamente proibito

che le si parlasse di Drollino. Milla ignorava quella coraggiosa

intervenzione e le sue fatali conseguenze. Sempre allo scopo di non

affliggerla, non le tennero neppur parola della morte di Mia. Giuliano

le asseverò essere lo sparo fatale, che tanto aveva spaventata la

cavalla, nulla più che l'opera d'un cacciatore di passere. Milla

accettò, senza discuterla, la versione di Giuliano; si calmò

gradatamente, tornò lieta e serena. Non era forse Giuliano il suo

profeta infallibile e adorato? perchè non gli crederebbe quando per

l'appunto egli diceva così? Ecco, per esempio, egli le aveva detto or

ora:--Sii buona, e provati a dormire, hai bisogno davvero d'una

dormitina.--Ella non sentiva affatto il bisogno della dormitina; pure,

a furia di star quieta e immobile, il sonno era venuto. Dormiva ora

placidamente, con un abbandono dolce e sicuro, con una mano ancora

serrata fra quelle di Giuliano. E così noi, nella calma fiduciosa del

suo sonno sereno, vediamo per l'ultima volta la nostra eroina, la

Duchessa Milla Lantieri dei Principi d'Astianello.

Giuliano districò pianamente le proprie dita dalle dita di sua moglie,

depose con delicata cura la mano di Milla sulla rimboccatura del

lenzuolo, poi quasi furtivamente, in punta di piedi, uscì dalla

stanza.

Era profondamente turbato.... il corso pericolo, quel vedersi,

sentirsi di fronte a una morte terribile, e, diciamo pure, anche il

pensiero della sorte che aveva minacciata la Duchessa, avevano

lasciato nell'animo suo un'impressione grave. Il creolo era stato

fortemente scosso; non poteva sopportare il ricordo di quel momento,

ma il ricordo implacabile non lo abbandonava mai. La sua riconoscenza

per Drollino era infinita, e l'idea che quell'infelice morisse, così,

per loro, gli era penosissima. E, come se non bastasse, gli era giunta

all'orecchio una strana diceria, che aboliva intieramente il

cacciatore di passere, ed evocava in sua vece un nemico ignoto,

implacabile, il quale, edotto del difetto di Mia, ne aveva calcolate

le conseguenze, e s'era valso d'un mezzo che non lasciava traccie, e

avrebbe infallibilmente sortito i più funesti effetti, se Drollino,

per un'inesplicabile, quasi miracolosa circostanza del caso, non si

fosse trovato lì per l'appunto in quell'istante fatale. Ma come

scoprirlo questo strano nemico, come garantirsene in avvenire.... a

chi chiedere?... Drollino solo forse avrebbe potuto dir qualche cosa.

Ma Drollino, poveretto, non era certo in grado di fornir ragguagli: le

lesioni interne erano così gravi da non lasciar la benchè minima

speranza: s'indeboliva gradatamente, aveva continui sbocchi di sangue,

ed ogni parola che pronunziasse equivaleva ad un agitare della

clessidra, quando gli ultimi granelli di sabbia stanno per cadere

lungo la strettissima gola del cristallo.

In villa e per tutta quanta la tenuta la relazione dell'avvenimento

aveva suscitate forti emozioni, ammirazione illimitata per Drollino, e

dubbi gravi assai. Da tutti si compiangeva il giovane capo di

scuderia, si vantava il suo atto eroico di abnegazione, gli si

perdonava ora, in grazia dell'accaduto, il suo carattere aspro e

orgoglioso, le bizze, l'indipendenza un po' selvatica del suo passato.

Il primo giorno, alla cascina, c'era stata una vera processione dei

camerati della tenuta; ma ora il medico, d'accordo con Drollino

stesso, aveva rigorosamente proibite le visite; eccettuate, ben

inteso, quelle del Duca.

Il Duca si mostrava angustiato dallo stato di Drollino. Veniva spesso

a vederlo, e inquieto del rapido progresso del male, si recava alla

cascina ogni qualvolta poteva allontanarsi dalla villa senza dar

sospetto a sua moglie. E anche stavolta, non appena vide Milla

addormentata, uscì in fretta, dirigendosi verso la cascina. Nel

cortile, all'ombra d'un vecchio fico, stava riunito un gruppo di

contadini, inquilini del cascinale. Al giunger del Duca, s'alzaron

tutti, salutando rispettosamente.

Giuliano si fermò a chieder loro notizie dell'ammalato.

Un vecchietto rubizzo rispose subito e per tutti:

--Male, male assai, signor padrone. Stamane è venuto il prevosto, e

gli ha fatto fare le sue divozioni; e il dottore ha detto che sarà un

miracolo se passa la notte.

Il Duca mise un sospiro profondo e sincero.

--Vuole andar su?--chiese premurosamente una donnetta attempata,

ch'era allora allora sbucata da una prossima cucina.--Vedrà che cosa

da far pena! Son io che lo veglio, quel poveretto, e da tre notti non

chiudo occhio.

E così parlando, precedeva il Duca su una scaletta di legno, e poscia

per un andito scuro che faceva capo alla camera di Drollino. Entrarono

entrambi in punta di piedi.

La stanza era pulita; le patate c'eran tuttora, ma ammonticchiate

accuratamente in un canto, e non davan noia. La finestrina era chiusa,

e alla rottura dei vetri s'era riparato apponendo sulla intelaiatura

qualche spesso foglio di carta, attraverso il quale giungeva

affiochita la luce dall'esterno. Drollino sedeva sul letto,

appoggiandosi ad un ammasso di cuscini, e si sentiva sin dall'uscio lo

sforzo penoso del suo alitare. Il braccio rotto stava inerte e

stecchito nella sua fasciatura appeso al collo con un _foulard_ rosso,

colla mano libera; il giovane portava ogni tanto alle labbra un

fazzoletto bianco, e lo ritraeva quindi macchiato di sangue. Una benda

bianca gli serrava di sbieco la fronte, e lasciava vedere soltanto

l'occhio sinistro stranamente quieto e profondo, d'una luminosità

quasi paurosa. Qualche chiazza di sangue qua e là sulle lenzuola.

Il Duca, col cuore stretto da un'angoscia profonda, sedette appiè del

letto, su una seggiola che la vecchia gli aveva premurosamente recata.

Salutò l'ammalato, e cercò d'intavolare qualche frase di conforto e di

speranza. Ma non proseguì. L'occhio di Drollino s'era repentinamente

fissato su di lui con una forza così intensa di divieto che il Duca

smarrì il filo del discorso, e tacque.

Drollino alzò la mano che reggeva il fazzoletto, guardò la vecchia, e,

con quel cencio insanguinato, le accennò la porta.

La vecchia allibì, rimase un momento in forse; poi, completamente

dominata, uscì senza far rumore.

Al Duca parve che nella camera fosse piombata in quell'istante

un'ombra nuova ed arcana. E stava fermo, inchiodato sulla seggiola da

una possa misteriosa, ch'egli subiva suo malgrado.

Drollino continuava a fissarlo col suo occhio da ciclope, acceso

dall'ardor della febbre. Il silenzio continuava oppressivo, pesante.

Finalmente il Duca, tormentato, chiese a Drollino se avesse qualche

cosa da dirgli.

--Sì,--rispose Drollino.

La voce di Drollino era orribile a udirsi: roca, sibilante, con un

suono alterato, gutturale, come il congegno d'una macchina che,

spazzata, stride sotto la mano di chi lo tenta.

Il Duca dominò un brivido, e continuò:

--Forse, nevvero, vuoi parlarmi dell'accidente in cui la tua generosa

audacia.... Sapresti.... potresti dirmi chi?... Si dice che sia stato

un attentato. E tu sai...?

--Lo so!

--Oh, te se prego.... parla.... Capisci bene, è necessario.... perchè

possa premunirmi.... per l'avvenire.

Drollino ebbe una specie di sorriso, e le sue labbra si contrassero

con un'espressione d'ironia.

--Non c'è più bisogno di precauzioni! egli non può più farle del male.

Guardi....

E col fazzoletto indicò sè stesso.

Giuliano non poteva, non voleva capire. Gettò un grido.

--Tu?--disse finalmente, balzando indietro e tremando.

--Io.

--Tu.... sciagurato!... apposta?... apposta?... perchè rimanessimo

uccisi?

Drollino scosse il capo.

--Non loro due.... io non sapevo che ci fosse anche la signora....

Volevo.... solamente lei....

Sulle tempie del Duca scorrevano grosse goccie di sudore.

--Tu--sclamò ancora--tu? ma perchè? cosa t'ho fatto?

--A me.... nulla--rispose Drollino fra due sibili.--Ma perchè guidava

Mia? e perchè voleva far morire la nostra.... signora?

--Io?--gridò inorridito il Duca;--ma tu sei impazzito?

--No,--rispose Drollino,--l'ha detto il dottore.... e non era giusto

ch'ella morisse.... per causa sua.... Si ricordi.... l'autunno

scorso....

Il Duca cominciava a capire. Si fece pallidissimo; cercò invano, con

uno sforzo disperato, una parola di diniego, di scusa da gettare in

faccia a quel morente. Ma non la trovò, e non poteva mentire davanti a

quell'occhio unico che lo guardava immobile.

Drollino gli accennò d'avvicinarsi.

--Non abbia paura,--continuò, serbando sempre quel funebre simulacro

di sorriso--ora, ora.... vede bene.... è finita.

Si fermò, la voce gli venne meno in uno schianto di tosse, che gli

empi la bocca d'una salivazione sanguigna.

Giuliano aspettò, tremando verga a verga; poi:

--Ma ora.... ora....--tentò di mormorare.

--Ora....--rispose con uno stridore soffocato Drollino. E avventò,

ergendo il capo, una sola parola:--Genova!

Atterrito, annientato, il Duca chinò la testa. Vacillava come un

giunco mosso dal vento.

Drollino, passato l'accesso, continuava:

--Ora, sarebbe morta, forse.... quando lo avesse saputo.... E lei,

signor Duca.... ha preso Mia.... Allora mi sono ricordato, e volevo

che Mia fosse la causa.... Ma ho visto la Duchessa, e sono venuto....

Non potè proseguire; un secondo impeto di tosse gli mozzava

quell'aspro filo di voce. Allora, nell'accesso stesso sbattuto dallo

sforzo dello schianto rantoloso della tosse, ma tenendo sempre

Giuliano sotto il fascino spietato del suo sguardo, Drollino lasciò

andare il fazzoletto, e sollevando la mano, come un giudice che

condanna inesorabilmente, alzò un dito.

Nel silenzio della stanza si sentiva l'affanno ormai, quasi parimenti

angoscioso, di due aliti oppressi.

Un gorgoglio s'affoltò nella gola di Drollino. Ma egli, con uno sforzo

supremo, mormorò ancora una parola:

--Si ricordi!...

Poi tacque, cessò di guardar Giuliano, e adagiò il capo sui guanciali.

Passò un minuto prima che il Duca trovasse la forza di uscire.

Sulla soglia della cascina s'imbattè col dottore.

--Sta male, eh! quel poveraccio?--chiese il medico, vedendo il viso

alterato di Giuliano.

--Sì....--balbettò il Duca--temo che....

--Per bacco!... l'ho detto subito che era affar di pochi giorni. Ma

lei non ci venga più qui. Vada via, che questi non sono spettacoli per

lor signori; e tanto, ormai è finita. Vada via, le dico, e mi cambi

subito quella brutta cera, che, se no, son capace di farle un salasso

qui sui due piedi.

Giuliano rispose con un tentativo di sorriso agli scherzi e ai

consigli del medico; poi s'allontanò adagio adagio, perchè dal

cascinale non si avvedessero ch'egli si reggeva a stento sulle gambe.

E solo quando fu lontano sulla via, lungi da ogni sguardo, nell'ombra

discreta d'una macchia, allora soltanto si lasciò andare. Cadde a

sedere su un tronco d'albero.... brancolando.... cercando un appoggio,

come una donna che vien meno.

Il Duca era vinto.... la scena era stata troppo forte per lui. Sulla

sua fronte pallida il sudore si rinnovava ogni momento. Balbettava

sconnesse parole.... batteva i denti.... rabbrividiva, smentendo, nel

codardo abbandono di quel momento, tutta la sua calma di gentiluomo,

la sua placidità di uomo forte, la sua stupenda indifferenza di

creolo. Ebbe uno scoppio di pianto nervoso, quasi isterico, e non

cercò di frenarlo: chi lo vedeva colà, chi lo udiva?... Milla non era

in presenza del suo idolo. Olga era a Genova, lungi dal suo schiavo

gran signore! E i passeri della macchia non si curavano punto di quel

Duca in lagrime, buttato là come un cencio.... scosso da quei

singhiozzi spasmodici.... che non erano forse nè tutta paura, nè tutto

rimorso!...

* * * * *

La camera di Drollino era quasi buia. Per terra, in un angolo, ardeva

un lumicino d'olio, e la sua poca luce era attenuata da una specie di

paralume improvvisato. Dietro ai vetri e alla carta della finestrina,

s'urtava un raggio di luna che cercava d'insinuarsi all'interno

disegnando sull'ammattonato e sulle pareti lunghe striscie bianche,

d'uno splendore freddo ed immobile. Nel camino ardevano lentamente

alcuni rimasugli di legna umida, e una vecchietta, adagiata in un

rustico seggiolone impagliato, lottava ostinatamente col sonno. Un

gentile odore d'erba secca veniva dal vicino fienile, e nel silenzio

della stanza giungeva ancora dal prossimo piano uno stridore ritmico

e incessante di grilli, cui teneva bordone una voce più immediata,

uscita dal focolare stesso del camino. E, a lunghi intervalli, qualche

nitrito affievolito dalla distanza.... qualche lontano interrotto

canto di rossignolo.... le voci solitarie dei pascoli, che si

stendevano addormentati ora e ravvolti nell'ombra notturna e infinita

del piano.

La donna non ne poteva più. Lo aveva detto al Duca; eran tre notti che

non chiudeva gli occhi! E ora quei poveri occhi stanchi si chiudevano

irresistibilmente. Il rumore affannoso, sibilante che Drollino faceva

respirando, non bastava più a tenerla desta. E i grilli,

nell'interminabile monotonia del loro coro, non parevano modulare che

una sola parola: dormire, dormire!

A dir vero, Drollino pareva molto più quieto adesso; il rumore dei

suoi rantoli affaticati pareva diminuire. Ora invece vaneggiava.

Sulle prime, essa aveva voluto dar retta alle parole, alle frasi

interrotte di quel quieto delirio. Ma poi se n'era stancata; eran

tutte frasi del suo mestiere, e non si capiva nulla. Piuttosto, per

tenersi desta, ricorse al rosario. Ma nemmen questo valeva: essa

pronunciava affatto macchinalmente quelle note e sacre parole; la

mente le si intorpidiva nel sonno.

--Mia! sta quieta,--diceva dolcemente Drollino.--No, no, non va bene

così! più ritta.... Avanzi il ginocchio.... ora terrò la staffa....

tiri a destra.

La vecchia provò a cambiare. _Salve regina, vita dulcedo, spes

nostra_....

Drollino continuava sempre più sommessamente:--Volti, ora; aspetti....

poggi sul fianco, niente paura..., più alta la briglia. Non abbia

paura..., non si farà male.... son qua io....

In quegli accenti spezzati si sentiva una modulazione quasi

carezzevole, qualche cosa di indicibilmente sentito e profondo. La

vecchia si destò con un sobbalzo, e continuò: _in hac.... lacrimarum

valle_....

Di repente sul volto di Drollino si operò un mutamento. I tratti

s'affilarono, informandosi sulle ossa, che parvero avanzarsi sotto la

pelle e sporgersi con un più marcato rilievo. Il volto assunse una

tinta grigiastra, d'una trasparenza perlacea, e sotto alla quale

s'accusava, sotto un lividore quasi violaceo, il colore di un frutto

troppo maturo che, toccato, si ammacca.

La vecchia s'era addormentata. Russava ora ella stessa, colla corona

abbandonata sulle scarne nocche delle dita. La lucernetta, in cui

l'olio veniva meno, mandava una luce vacillante, che si esauriva

lottando ad un tempo contro l'ombra della stanza e il chiarore incerto

del lume di luna.

Allora, nell'agonia solitaria di Drollino, cominciò la splendida

gloria d'un sogno. L'ordine della sua esistenza si capovolse negli

ultimi sforzi della memoria: presso alla fine, egli rivisse, l'estasi

suprema di un'ora della sua prima gioventù.

--Dagli un bacio,--diceva il Principe ridendo. E la testolina bruna

della bambina si chinava verso di lui; due labbruzze strette,

allungate cercavano le sue; una vocina festosa ripeteva:--Prendi,

Drollino, prendi!

Egli non si tirò in là, non ricusò. Mosso il braccio, brancolando nel

buio, come se volesse stringere.... afferrare.

Poi, con un'ospressione di supremo trionfo, gridò:--Mia!

La vecchia si destò di botto.... Gesù Maria!... parlava sempre quel

poveretto, non si chetava mai! Ecco che adesso chiamava la sua

cavalla.

* * * * *

Stette ancora in ascolto, ma non sentì più nulla. Le parve anzi che il

rantolo fosse cessato.... a un tratto. Inquieta, s'alzò, attizzò il

lucignolo della lucerna e s'accostò al letto!

E subito, spaventata, si ritrasse per chiamar gente.

La camera s'empì in breve di contadini. Ma nessuno ormai, nulla al

mondo poteva turbare l'ultimo sogno di Drollino. Lo spirito,

all'estremo, s'era rifugiato in quel sogno, e aveva varcato il

confine.

Mia: Romanzo · 第 17 / 18 题