VIII.

Maggio e i suoi fiori, maggio e il suo cielo sereno, le sue nuvole

passeggere e i suoi tepori precoci! Maggio che sorride alla villa

d'Astianello, e Milla che sorride alle rose di maggio e d'Astianello.

In giardino ce n'è un'infinità, di tutte le qualità, di tutti i

colori; ce n'è persino una tutta verde, che non è punto bella, e il

cui arbusto costa un occhio del capo.

È una rarità, s'intende. Quella onesta varietà della specie avrebbe il

buon senso di non voler nascere a casa nostra, ben sapendo quanto

sfiguri in mezzo alle sue splendide sorelline. Ma noi, anzichè saperle

grado del suo accorgimento estetico e della sua ritrosia, ne la

castighiamo sforzandola invece a crescere stentatamente e a fiorire

di mala voglia nei nostri giardini.

Milla è stata china, a guardar la macchia, per un po' di tempo.

Finalmente si rizza, e, voltandosi, chiama:

--Giuliano!

Ogni traccia di malattia è scomparsa dal suo visino il quale è ormai

più tondeggiante e suffuso d'un lieve incarnato. La personcina è

sempre snella e minuta, ma le angolosità d'un tempo si vedono più.

Milla veste un'elegantissima _matinèe_ di mussola bianca ricamata,

adorna d'un profluvio di fiocchi azzurri e fiorellini rosa.... Sta

veramente benino quella gentile creatura; il vento fresco del mattino

le ha alquanto scomposta la capigliatura, ed i capelli biondi piovono

alla rinfusa sulla fronte, adombrando quei cari occhi castani, pieni

di luce, di gioia e d'amore.

--Giuliano!--ripetè a voce più alta, voltandosi verso la finestra d'un

salottino a terreno.

Giuliano, obbedendo a quel gaio appello, comparve finalmente nel vano

interno della finestra. Il suo busto emergeva nello sfondo bruno del

vuoto, e la sua faccia campeggiava bene, così bianca, e con tanto oro

di capelli e di barba. Guardandolo, però, pareva un poco invecchiato,

e, sotto ai suoi begli occhi azzurri, alcune rughette, appena

percettibili, s'eran dato convegno. Aveva anch'egli un'espressione

ilare e soddisfatta, ed il profumo del suo biondo sigaro d'Avana

giungeva sino alla macchia delle rose, mischiandosi in istrana guisa

coi loro forti e vari olezzi.

Milla lasciò la macchia e s'accostò al davanzale. Colla destra teneva

sola la famosa rosa verde, colla sinistra serrava un mazzo di stupende

rose _Gloire de Dijon_.

--Sai, Giuliano, non mi piace!

--Cosa?

--Questa rosa.

--E perchè non ti piace?

--Perchè non è una rosa schietta come le altre; ha voluto far

l'originale, e ciò non va bene.

--No?...

--No! bisogna aver buon senso, e fare ciò che fanno gli altri. E di

ciò son tanto persuasa, che non voglio predicar bene e razzolar male.

Non voglio essere come la rosa verde. Dunque, a giugno, andremo ai

bagni!

--Ma, mia cara, che bisogno c'è di andare ai bagni, se non ne hai

voglia? Potremmo benissimo rimanere qui.

--Sì, che ne ho voglia! E poi è giusto; so che, a lungo andare, la

campagna ti annoia. Andremo ai bagni.... dove vorrai tu, ben inteso, e

poi.... torneremo qui! Ah, qui si sta così bene, non è vero?

--Certo!--disse allegramente Giuliano; ma un'ombra fuggitiva gli passò

sulla fronte.

--Dunque--ricominciò Milla--dove andiamo? a San Moritz?

--Eh! vada per San Moritz.

--O a Recoaro, Lucca, Sorrento, Villa d'Este? Basta, decideremo poi.

Già, abbiamo tutto il mese per pensarvi. E quest'inverno, per un mese

o due, torneremo a Napoli?

--Certo, dove vuoi! Ammenochè gli affari....

--Oh! gli affari!--disse Milla con un'adorabile smorfietta.--Sai che

sei insoffribile con questi affari! Dacchè ti sei messo in capo di

rivendicare quei possessi nel Genovesato, ti sei cacciato a capo

fitto, nei litigi, nei processi, nei consulti d'avvocati, tanto che mi

diventi tu pure un vero leguleio.

Rideva, così dicendo, e cercava invano d'assumere un'aria

indispettita; ma in cuor suo era tutt'altro che avversa alle

occupazioni di Giuliano. Le avevan detto, e s'era persuasa, che una

occupazione indefessa, accaparrante poteva benissimo riescire una

salvaguardia.

--Orsù--continuò con una soave ipocrisia di pazienza--speriamo che si

_possa_ andare a Napoli. Ti ricordi di Napoli?

--Sì--diss'egli lietamente, rimovendo la cenere dall'estremità dello

sigaro.

--Oppure, andremo a Nizza. E di Nizza ti rammenti?

--Sì--disse ancora Giuliano, ma non lo disse lietamente.

--Oh! io mi ricordo, sai! La passeggiata degli Inglesi, il Circolo

della _Méditerranée_, et la _place Massena_, e il _Restaurant

français_, dove abbiam fatta quella famosa colazione. E il _Vallon

obscur_? E Cannes? E Montecarlo? A proposito, bada che, se andiamo a

Nizza, stavolta voglio proprio venire anch'io a Montecarlo.

Egli aggrottò le ciglia e parve scontento.

--Oh, bella!--continuò Milla, sempre più infervorata nei suoi

progetti.--Ci vanno tutti, ci voglio andare anch'io. E voglio vedere a

giocare; chissà che non m'arrischi io pure; sapessi quanto mi

rincrebbe di non poter venir con te il giorno in cui ci andasti! Ti

ricordi di quel giorno? Non mi sentivo bene, e rimasi a casa. Non

volevo far parere, ma mi struggevo di venir anch'io a Monaco!

Giuliano fece una strana smorfia, e balbettò fra i denti qualche

parola.

--Ma stavolta--continuò Milla--questo capriccio me lo voglio levare.

Sissignore, giocherò anch'io, e vedremo se la perdita di qualche

migliaio di lire farà venire, a me pure, la faccia da scomunicato che

avevi tu, la sera, quando tornasti.

Le venne voglia di ridere, e rise infatti, celando il visino nella

profumata bianchezza delle rose.

Egli s'era voltato bruscamente; per buttar via lo sigaro.

Una brezza freschina passava di lì, suscitando nell'erba un tremolìo

di amoerro, e facendo dimenar le cime alle rose, come se fossero tante

testine di piccole fate dubbiose. Milla alzò di nuovo il viso,

aspirando con gioia la frescura di quell'arietta.

Girò attorno lo sguardo, vide quella bella villa signorile, così

idilica, colla sua verde cintura di arrampicanti. Vide il giardino

ridente e il piano maestoso e i colli vicini, e tutto ciò le parve

bellissimo. Allora pensò che Giuliano, il suo fedele Giuliano, era

pure molto bello. E la vita dunque non era forse bellissima

anch'essa?... Chiuse gli occhi, e, paga, col cuore riboccante di

gratitudine e di dolcezza gioconda, mormorò sommessamente:

--Oh Giuliano! come sono felice!

Rimase per un istante come raccolta nel pensiero della sua felicità,

mentre Giuliano, pallido, tormentava fra le dita paffute, i ciondoli

del suo orologio.

Milla schiuse gli occhi e diede un sospiro.

--Che peccato che tu debba sempre andar laggiù, a Genova a conferire

con quell'avvocato! Non potrebbe venir qui lui ogni tanto?...

--Impossibile!--rispose recisamente Giuliano, mordendosi le

labbra.--Ma sarò assente per pochi giorni, te lo prometto.

--E penserai a me?--chiese timidamente Milla, ridendo, e colla vaga

intuizione di dire una gran sciocchezza.

--E tu, penserai a me?--rispose Giuliano, colla coscienza di dir

cinque parole orribilmente vane e stonate.

--Uhm!--rispose Milla--secondo.... se avrò tempo. Perchè,--soggiunse

con un fare soavemente biricchino--se tu hai delle occupazioni.... può

darsi che ne abbia anch'io.... e che siano importanti come le tue.

Egli la guardò, con un'espressione indefinibile.

--Come?...--mormorò--che intendi dire?...

--Sei curioso, eh? Ci ho gusto. Oh bella! perchè non avrei anch'io i

miei affari.... come li hai tu?...

--Perchè....--ripetè Giuliano--perchè?...

--Via, via, non far quegli occhiacci. Sai pure che di affari,

propriamente detti, non posso sentir a parlare per cinque minuti

consecutivi, senza addormentarmi. Ho piena coscienza che, se me ne

immischiassi, non sarei nulla più d'una guastamestieri; e poi non sei

forse tu che te ne occupi, che pensi e provvedi a tutto onde

risparmiarmi ogni briga?

Un profondo ed amaro turbamento si dipinse per un secondo sul volto di

Giuliano.

--Cara Milla!...--sussurrò quasi involontariamente, con voce

soffocata.

--Zitto là, Giuliano, e torniamo a bomba. Dicevo dunque che le mie

occupazioni, le ho anch'io. Ammetto che non somiglino alle tue, ma ciò

non scema la loro importanza, e un giorno o l'altro.... forse.... ne

vedrai il risultato.

--Oh! oh!--disse Giuliano, ch'era tornato a rasserenarsi,--e non si

può saper niente ora?

--Niente affatto. È una sorpresa; resterai con tanto di naso.

E rideva, allegra come una bambina, assaporando anticipatamente la

sorpresa e la soddisfazione di suo marito.

Questi le afferrò una mano, abbandonata sul davanzale.

--Milla!--chiese con accento rotto ed angoscioso--Milla! sei felice,

nevvero?

Milla tralasciò di ridere. Sporgendosi colla persona oltre il

davanzale, chinò il capo sulla spalla di lui. Egli sentiva il battere

concitato di quel vero cuor di donna e il calore di quella fronte, ove

piovevano scomposti i ricciolini d'oro.

Drelin, drelin, drelin.... la campanella della colazione!

Si divisero ridendo, movendosi entrambi, l'una al di qua, l'altro al

di là della finestra, e riuscirono ad incontrarsi sotto il portico.

--A proposito,--disse Milla a suo marito,--ricordati stavolta, di

portarmi il _pan douce_ e i canditi. E quando avrai finiti i tuoi

affari, andremo ai bagni.--Non voglio essere la rosa verde,--soggiunse

ridendo e appuntandosi sul petto una delle rose bianche.

* * * * *

Giuliano partì il giorno susseguente. Milla tenne dietro, sino oltre

il cancello del viale all'elegante _phaèton_ che, guidato dal Duca

stesso, s'avviava verso la stazione. Poi tornò indietro, asciugandosi

gli occhi un po' rossi. Si fermò a terreno e mandò a chiamar Drollino.

--Senti, Drollino,--gli disse appena se lo vide davanti, serio e muto

come al solito,--di devi fare un piacere. Sceglimi in scuderia una

bestia buona, sicura, proprio quieta.

--Ci sarebbe Calif,--rispose Drollino, dopo aver pensato alquanto.

Calif, ai suoi giorni, era stato un fiero corridore, ma ora era

vecchietto assai e aveva smesso ogni baldanza.

--Bravo! Calif; per l'appunto. Sai cosa voglio fare?... Voglio montare

a cavallo.

--Lei!--disse Drollino attonito.

Era noto a tutti, nella tenuta, che quell'angiolo della Duchessa aveva

sempre avuto una paura terribile dei cavalli.

--Sicuro....--continuò Milla.--Il Duca avrebbe tanto caro che

imparassi. E ora, capisci, approfittando delle sue assenze, voglio

fargli questa sorpresa.

Drollino represse una specie d'amaro sorriso, e stette immobile,

ascoltando.

--A Nizza avevamo provato, in maneggio; ma sai, non vi riuscivo bene.

Ho paura di non esser molto coraggiosa.... Oppure non sapevano

insegnarmi. Ma ora, m'insegnerai tu, nevvero?

--Io?--disse impetuosamente, quasi spaventato, Drollino.

--Tu, sì....--rispose Milla ridendo--cominciando da oggi. Ho la sella

e tutto l'occorrente. Va a far sellare Calif, e aspettami in maneggio.

Io mi vestirò frattanto, e fra mezz'ora scenderò.

E così accadde che Drollino divenne _ipso facto_ maestro di

equitazione della Duchessa.

Sulle prime, la cosa durò fatica ad avviarsi. Milla era terribilmente

impacciata nella sua lunghissima gonnella di amazzone, e non sapeva

raccapezzarsi in nulla. Era molto bellina però, e nell'ampiezza del

maneggio la sua figurina delicata, acquistava una nuova leggiadria.

Il collo pareva veramente finissimo, quasi esile, così stretto nel

collettino ritto, fortemente insaldato, o compito alla chiusura da un

nodo di cravatta color verde cupo. Il visino tanto giovane e fresco,

coi capelli, strettamente raccolti sulla nuca, e adombrato dalla breve

falda d'un _pioppino_ inglese, pareva quello d'un giovanotto di primo

pelo. Drollino durava fatica talvolta a non distrarsi, guardandola in

quell'aspetto nuovo, che tanto armonizzava colle aspirazioni della sua

irresistibile vocazione. E per due ore al giorno, sinchè fu assento il

Duca, egli si trovò colla Duchessa, così vestita e affidata

completamente a lui. Toccò a lui a metterla in sella, a insegnarle il

maneggio delle redini, le chiamate, le attitudini. Milla trovava la

cosa ancor più seria di quanto s'era immaginata; non andava avanti che

a furia di buona volontà, facendo sforzi eroici per vincere la paura.

Ma questa ogni tanto ritornava, invincibile, e Milla, nei suoi

sgomenti irragionevoli, temendo sempre di cadere, smarrita,

soffocando la voglia di gridare, afferrava con mano convulsa il

braccio di Drollino. Questi sentiva alla sua volta uno strano

rimescolìo, un intimo turbamento lo sconvolgeva tutto. Ma senza

fermarsi a chiedere cosa fosse, lo dominava, e, calmo egli stesso,

rassicurava la Duchessa, ripetendole, col suo accento vibrato, di non

temere, di fidarsi di lui. Le faceva animo; con un sorriso che aveva

qualcosa d'imperioso e di supplichevole ad un tempo, con qualche

raro:--Brava!--Milla si fidava, e ciò le giovava immensamente.

Persisteva nella sua impresa, sostenuta dal pensiero che tutte queste

difficoltà le incontrava per Giuliano, per procurargli il piacere di

una sorpresa. E nei momenti critici, quando le pareva proprio di non

poter più reggersi in sella, guardava intensamente Drollino,

attingendo il sangue freddo nella calma scintillante di quello

sguardo, certa che, in ogni caso, la mano di lui l'avrebbe sorretta.

Ah, sì, Drollino era proprio un buon maestro!

Siccome il tempo era limitato, le lezioni si ripetevano ogni giorno,

benchè, a dir vero, quell'esercizio violento, al quale non era

abituata, stancasse non poco la Duchessa. Quando scendeva di sella, a

mala pena si reggeva in piedi, e bene spesso, per uscir dal maneggio,

doveva appoggiarsi al braccio di Drollino. Oh, com'era stanca....

tanto, che s'abbandonava quasi, così spossata com'era, sul saldo

braccio del giovane maestro.

Il ritorno del Duca pose fine al primo periodo delle lezioni.

Egli era pallido, sbattuto; ma ne accagionò presso Milla la stanchezza

della nottata, trascorsa in ferrovia. Era un po' nervoso, un po'

inquieto; gli affari si complicavano, ma egli voleva spuntarla ad ogni

costo, e però gli toccherebbe d'assentarsi ancora, forse, più volte.

Portò, oltre ai _pandouce_ ed ai canditi, una splendida collana di

corallo e una ventina di gingilli in filagrana. Milla ne fu così lieta

che si mise a piangere di contentezza, e non rifiniva di ringraziare

suo marito. Ma Giuliano non pareva gustare moltissimo quella sfuriata

di ringraziamenti, e forse per interromperli chiese d'un tratto:

--E la sorpresa?

--Non ancora--rispose Milla ridendo--sarà per quest'altra volta.

Ma non fu nemmeno per «quest'altra volta,» benchè, appena ripartito

Giuliano, la Duchessa ricominciasse di gran lena le lezioni con

Drollino. Quando il Duca tornò, non s'era per anco usciti dal

maneggio. Stavolta le portò in regalo un anello in brillanti, ma non

chiese della sorpresa. E, in capo a quindici giorni, ricevette delle

lettere d'affari che l'obbligarono a ripartire.

Milla, che sulle prime, e per la ragione che sappiamo, aveva fatto

buon viso alle nuove occupazioni di Giuliano, cominciava a trovarle

ora un tantino indiscrete. Ora per l'appunto, quando egli era

diventato così dolce, così compiacente, così premuroso per lei, glielo

portavano sempre via.... sempre.... quei benedetti affari!

Milla era veramente felice, dimenticava il passato come si dimentica

un brutto sogno. Giuliano s'era completamente ravveduto da quella

sciagurata sorpresa dello scorso autunno. In fin dei conti, un po' di

colpa ce l'aveva avuta anche lei, colla sua imprudenza. No, ora capiva

bene com'è l'esistenza. Bisogna esser prudente, fuggire le occasioni,

non mettere la paglia accanto al fuoco! Ora non c'era più pericolo di

sorta, ed ella ormai era sicura di nuovo, meglio anzi di prima, del

cuore di Giuliano!

Il giorno dopo la terza partenza di suo marito, Milla, nello scendere

in maneggio, ebbe una sorpresa. Invece di Calif, trovò ad aspettarla

Mia, già insellata e tenuta a mano da Drollino.

Esitò un momento, guardando il giovane.

Egli arrossì, ma disse dolcemente:

--Salga, signora Duchessa.

E quando l'ebbe bene adagiata sulla sella, soggiunse a bassa voce:

--Ho pensato che adesso, coi progressi che abbiamo fatto, sarebbe

bene di provare un cavallo nuovo.

--Ma non ti rincresce?--chiese Milla ridendo.

--No--rispose Drollino--e lei ci avrà più piacere a cavalcare Mia.

Infatti, era tutt'altra cosa! Mia aveva il boccato straordinariamente

fino, le mosse pronte e leggere. Milla a poco a poco smetteva la

paura, e prendeva a gustare l'indicibile soddisfazione del cavalcare.

Cominciava a tenersi bene in sella, ad acquistare destrezza e

disinvoltura; e Drollino provava un grande orgoglio quando vedeva la

leggiadra amazzone, franca ormai e sicura, sul dorso di Mia. Gli

parevano tutt'e due, nella bellezza aristocratica delle rispettive

loro razze, creature privilegiate, incomparabilmente pregevoli.

Entrambe in quel momento gli erano soggette, entrambe egli guidava

colla voce, col gesto, collo sguardo; sentiva per entrambe come una

bizzarra analogia di ammirazione appassionata; per Milla come per

Mia, sarebbe stato capace di tutti i sacrifizi. L'ora della lezione

era diventata per lui la più bella ora del giorno; l'aspettava

ansiosamente, ma pure non senza un certo vago, nuovo timore, che a

lui, così impavido, riesciva inesplicabile. Se a Milla, per esempio,

succedesse qualcosa?... se cadesse?... se si facesse male?...

Gli accadeva, certe volte, di dover frenare un tremito quasi doloroso,

quando serrava sullo stivaletto inglese della Duchessa la fibbia della

staffa, o quando, dandole la briglia, le sua dita s'impigliavano fra

quelle della signora. Certe volte, gli venivano delle strane idee;

nella sua mente si combinavano certe insensate ipotesi. Se, per

esempio, i loro cavalli, prendendo subitamente il morso fra i denti,

fuggissero di conserva, e così a rompicollo li portassero lontano

lontano.... in un sito d'onde non si potesse far ritorno...; se Mia

s'impennasse, ed egli potesse salvare la Duchessa.... magari anche,

morendo per lei!... Ma tutta queste vacue immaginazioni frullavano

solo per un momento, e di rado, in quella testa di 22 anni, o meglio

la sfioravano appena, e subito svanivano, di fronte alla logica

semplicissima della realtà.

Il bello fu quando si cominciò ad uscire dal maneggio!

La lezione allora aveva luogo per lo spazio infinito dei pascoli.

Drollino, nella sua qualità di maestro, cavalcava a pari della

Duchessa; e questa, che non era mai stata altiera co' suoi dipendenti,

non sdegnava di rivolgergli la parola, parlandogli alla buona, e

facendolo parlare, come quando erano bambini. Drollino era fiero di

poter condurre la signora per l'ampio verde dei pascoli che le

appartenevano; faceva sfilare le mandre davanti a lei, le spiegava le

consuetudini dell'allevamento, le insegnava a discernere le qualità

che costituivano il pregio dei prodotti. Le impartiva alcune fra le

immense cognizioni ch'egli possedeva sull'allevamento, e sapeva

porgerle in un modo che non era nè pedante, nè grossolano. Si

infervorava, parlandole di quelle cose che per lui erano intimamente

collegate alla forza, all'ardore della sua vocazione; i suoi accenti

assumevano una specie di schietta e virile energia, in cui vibrava

come un'eco lontana di passione invincibile.... La scena era bella,

infinita, davanti a loro. Milla respirava a pieni polmoni l'aria calma

e libera della pianura, e si compiaceva d'interrogare Drollino su

quanto le cadeva sott'occhio.... Altre volte invece la Duchessa non si

sentiva disposta a parlare, ed essi percorrevano in silenzio lunghi

tratti di via, al galoppo, mentre lo scalpitìo dei loro cavalli

risuonava così unito, così uguale sul terreno da parere il ritmo

affrettato d'un ritornello senza fine.

Milla aveva preso a voler bene a Mia; le portava dello zuccaro e

l'accarezzava di frequente. E a Drollino succedeva qualche volta, dopo

aver ricondotta la cavalla in scuderia, di rimanere per lungo tempo

immobile, collo sguardo fisso, colla mano posata sulla lucente

criniera di Mia, precisamente al posto dov'era scesa per un istante la

carezza lieve della Duchessa.

* * * * *

Quando il Duca era in villa, le cose mutavano affatto, e Drollino

evitava con ogni sua possa di trovarsi coi padroni. Stava molto in

scuderia, e lo si trovava ordinariamente vicino al _box_ di Mia.

In casa era tornato il tempo lieto. Quello delle scene era passato: il

padrone s'era radicalmente corretto..., la malattia della Duchessa

aveva fatto miracoli. Egli non pensava neppur per idea a lagnarsi

della solitudine, non pareva sentir bisogno alcuno di svago, era

affettuosissimo per Milla, e le portava ogni volta bellissimi regali.

Tutti dicevano ch'era una vera consolazione, e che ormai la signora

Duchessa era proprio felice. E per persuadersene non bastava forse

vedere il Viso illuminato, raggiante di Milla? Essa metteva in opera

certe raffinatezze, certe civetterie a cui per l'addietro non avrebbe

certo pensato. Ogni tanto giungevano da Parigi delle _toilettes_

elegantissime, che la giovane signora sfoggiava ad ogni ritorno di

Giuliano. Era sempre in moto per casa, nel giardino s'udiva di

frequente la sua esile, ma graziosa vocetta tentare qualche strofa di

gentili romanze.

Era più che mai soave ed affabile, profondeva ai poveri vistose

elemosine, avrebbe voluto poter sollevare tutte le miserie che la

cadevano sott'occhio. Colmava costantemente di fiori gl'innumeri

vasetti del suo salotto, e si cullava per ore ed ore nell'_hamac_,

sognando, mezza desta, colle labbra semiaperte, in una dolcezza quasi

estatica di sorriso.

Ma un giorno chiese impazientemente a Drollino:

--Ora posso andare sola col Duca?

Drollino rimase un momento in silenzio, come se non avesse afferrato

bene il senso di quella domanda, ch'era pur tanto semplice:

--Dico--insistè la Duchessa--se posso andare per conto mio.... senza

maestro, insomma?

Egli esitò un poco poi, con voce fioca, disse:

--Non ancora.

Milla, scontenta, tormentava la punta del suo frustino.

--Ha ancora bisogno d'impratichirsi un poco....--soggiunse Drollino

dolcemente.--Ma presto potrà andar sola....

Essa fece un gesto annoiato.--Sola! non ho nessuna idea di andar

sola.... Va pure--disse poi distrattamente a Drollino.

Drollino s'inchinò e tornò in scuderia. Camminava a passo lento, a

capo chino.... come un uomo che ha ricevuto sul collo un colpo di

bastone.

Certo.... la cosa era semplicissima; tanto semplice ch'egli chiedeva a

sè stesso come mai non l'avesse avuta sempre davanti agli occhi.

Sicuro! quella era la conseguenza immediata del suo zelo nell'insegnar

l'equitazione alla Duchessa.... metterla in grado d'accompagnare....

anche a cavallo, suo marito.

Ancora qualche giorno, e le lezioni sarebbero finite.... ed egli

diventava inutile a Milla.

Ebbene.... tanto meglio!... Egli era stanco di quella vita, ne sentiva

talvolta come una specie d'uggia dolorosa, provava da qualche tempo in

qua un'irritazione latente, ma incessante. Sentiva, così ad

intervalli, un desiderio febbrile d'allontanarsi di lì, di mutar

vita.... d'imbattersi in qualche distrazione nuova, potente, che lo

togliesse alla vita stupida, inerte che avrebbe condotto ad Astianello

quando fossero finite le lezioni dell'arte ch'egli idolatrava!...

L'antica tentazione riprese il suo impero sul cuore di quel giovane

impetuoso. Egli si sentiva spostato ad Astianello, sapeva che i suoi

compagni non l'avevano caro. In quanto ai padroni.... Del Duca, in

fondo, non si poteva lagnare. Perchè, dunque, continuava ad

odiarlo?... perchè, quando lo vedeva giungere bello, placido, colla

barba d'oro così ben pettinata, si sentiva fremere e ribollire il

sangue? Oh, no! non s'era mai potuto avvezzare a vederlo, a saperlo

padrone, quell'intruso, quel gaudente, che tutto doveva all'amore

d'una donna, e che, per rimeritarla, l'aveva un tempo resa infelice,

l'aveva quasi condotta sull'orlo della tomba!... Drollino taceva,

mordendosi le labbra, quando sentiva dai suoi compagni, o dai

contadini, vantare l'attuale condotta di Giuliano; e quando lo vedeva

accanto alla Duchessa, gli venivano degl'impeti violentissimi

d'avversione. La diffidenza continuava, acre, spietata, nutrendosi del

proprio elemento. Ora che non aveva più una ragione positiva di odiare

quell'uomo, Drollino capiva d'odiarlo maggiormente. C'era dei momenti

in cui gli veniva come un insano rammarico che Giuliano avesse

lasciata la Russa. Pure egli avrebbe data la vita perchè Milla fosse

felice.... Cos'era dunque questa contraddizione strana.... questa

sensazione? Rimaneva come sbigottito da questa lotta interna, ch'egli

non sapeva spiegare a sè stesso, e che lo tormentava. E un bel

giorno, così all'improvviso, Drollino prese una decisione.

* * * * *

--Impossibile!--sclamò la Duchessa, quando l'agente venne ad

informarla che il capo di scuderia s'era congedato per la fine del

mese.

--Impossibile!--ripetè, con vero dispiacere,--Ma perchè vuol andar via

Drollino? cos'è accaduto?... che ragioni dà?

--Ragioni, a dir vero, non ne dà nessune, signora Duchessa. È venuto

nello studio stamane e ha detto che se n'andava, ecco tutto!

Milla non poteva capacitarsi.

--Provi a mandarlo da me, chissà che io non venga a capo di scoprir

qualcosa. Dev'essere un malinteso. E lei, signor Damelli, non ha

proprio nessun sentore dei motivi, delle intenzioni di quel giovane?

--Nessuno, signora Duchessa.--A meno che... non so.... m'hanno detto

ch'egli avrebbe l'idea di farsi soldato.

--Soldato?... ripetè Milla. Soldato?

Il signor Damelli si congedò e di lì a cinque minuti capitò Drollino.

La Duchessa si trovava in quel tal salotto chinese dove tanti anni

addietro, aveva saputo ottenere per Drollino, il dono di Mia e dove

aveva dato a questo, per forza, quel memorabile bacio.

Milla avrebbe voluto ora far della diplomazia con Drollino. Ma la

diplomazia non era mai stato il forte di quella cara donnina. Si

limitò dunque a chiedere impetuosamente al giovane, il quale stava

muto, grave dinanzi a lei:

--Oh Drollino! è vero che vuoi andar via?

--È vero, signora Duchessa.

--Ma perchè.... che idea!... ma ti pare?... Ti hanno fatto qualche

torto, qualche soverchieria?

--No.... signora Duchessa.

--Di' la verità.... Hai qualche motivo?

--Nessun motivo, signora Duchessa. È così.... una mia idea.

--Vuoi che ti faccia aumentare il salario? vuoi tornare alla tenuta?

Se desideri qualcosa, dillo francamente. Lo sai che sono sempre

contenta di te e che t'ho sempre voluto bene.

--Lo so, rispose Drollino con voce tremante. E una specie di sorriso,

stranamente triste passò sul volto dei giovane.

--E anche mio marito,--proseguì Milla, anche lui, adesso, ti vuol

bene.

Il sorriso scomparve in un baleno dal volto di Drollino e gli

succedette una lieve contrazione nervosa.

--Sicuro,--continuò Milla, con soave insistenza, avevamo anche fissato

di mandarti a Londra, perchè accompagnassi qui i cavalli nuovi, pel

tiro a quattro.

Ma la Duchessa dovette accorgersi, studiando la fisonomia inflessibile

di Drollino, che neppure quella splendida suggestione, valeva a farlo

recedere dal suo proposito.

Non insistette. Quell'ostinazione invincibile la offendeva.

--Allora,--disse con subita alterigia, quand'è così, va pure.

Ma un momento dopo, sentì una lagrima spuntarle sul ciglio. Ella

voleva bene ai suoi; a quelli di casa sua. E ne rimanevano pochi ormai

ad Astianello. I nuovi servitori, scelti dal Duca, avevano a poco a

poco, accaparrati i posti migliori.

E ora.... anche Drollino. Era un altro lembo del passato che

scompariva.

Egli vide quella lagrima e rimase inchiodato al suo posto pallido,

atterrito.

--Signora Duchessa,--disse con voce tremante; creda.... anch'io.... mi

perdoni....

--Oh Drollino! sclamò Milla, smettendo subito il fare risentito,

perchè mi dai questo dispiacere?

Egli fece un passo avanti.

--Oh no.... non dica così.... signora Duchessa.... creda.... anzi....

che io....

--Ti assicuro--proseguì Milla, che faresti tanto dispiacere anche al

Duca.

Drollino diè un passo indietro, volle parlare, ma non gli venne

fatto....

--È impossibile! disse finalmente--_bisogna_ che vada.

Ma il suo viso aveva un'espressione così turbata, che Milla non seppe

più adirarsi.

--Dimmi almeno il perchè?--chiese mestamente.

Il giovane scosse il capo.

--Che vuole--signora Duchessa, m'è venuto un desiderio, che so io, una

smania di girare il mondo, di veder degli altri siti, delle altre

tenute. Ma mi ricorderò sempre sa, di lei.... della sua bontà per me.

E forse, di qui a un po' di anni.... chissà che non torni.... già....

a cercare ancora.... i miei cavalli.... qui a Astianello.

Drollino non sapeva più quel che dicesse. Milla, invece, cominciava a

persuadersi.

--Ah! Drollino!... mi rincresce tanto. Avevo certe idee.... certi

progetti.... Pensa.... andar via ora, dopo che m'avevi insegnato a

montar a cavallo.

Il giovane si morse le labbra.

--Sicuro....--rispose--così adesso si divertirà.... Adesso che può

andar sola....

Un momento di silenzio regnò nella sala. Poi Drollino disse

timidamente, con uno sforzo terribile:

--Signora Duchessa, vuol tenere Mia?

--Mia!...--esclamò la Duchessa, maravigliata e commossa.

--Sì, signora...; scuserà se mi prendo questa libertà, ma ho visto che

vanno così bene loro due.... e son persuaso che la tratterà sempre

bene, nevvero?... e così forse.... si ricorderanno qualche volta di

me....

--Oh! Drollino--disse intenerita la Duchessa--vuoi proprio lasciarmi

Mia?... Ma non ti rincresce.... davvero?

--No, no.... non mi rincresce.... Tanto, non saprei come fare a

condurla ora.... e poi è giusto.... perchè, si ricorda?... è stata lei

che me l'ha fatta avere....

Gli pareva di compiere un doloroso atto di giustizia. Aveva la mente e

gli occhi pieni del ricordo della scena accaduta lì.... in quella

stessa sala, tanti anni prima. Si vedeva, bambino, debole, agitato,

sentiva ancora sulle labbra un'impressione che gli pareva quella d'un

ferro rovente, l'impressione d'un bacio di bambina.

Milla, con un atto inconsulto, gli stese la mano.... Ma subito, memore

che non andava fatto, la ritrasse. Ma era indicibilmente commossa,

mormorò:

--Oh Drollino, oh Drollino!...--con un accento di gratitudine che

valutava e compensava tutto il sacrificio di quel povero ragazzo.

Egli tremava lievemente, e teneva il capo chino come un colpevole.

In quel bizzarro colloquio successe una pausa bizzarra anch'essa....

piena per entrambi d'indefinibili incertezze.

--Senti, Drollino--disse finalmente la padrona--vedo che tu.... hai

proprio fissato di andar via.... Ma non farmi il dispiacere di farlo

ora, mentre siamo qui. Tanto, fra poco, andiamo ai bagni.--Sperava che

in quel tempo si ravvedesse, chi lo sa, che rinunziasse a quel suo

assurdo progetto.

Egli rimase scontento, combattuto. Avrebbe preferito andarsene subito.

Un segreto istinto gli suggeriva di rifiutare, di lasciare Astianello

al più presto. Ma gli occhi castani di Milla, ancora umidi di _quella_

lagrima, erano alzati a guardarlo, senza alterigia di sorta, pieni di

benevolenza e di dolcezza. Egli non seppe dir di no.... Fece un cenno

d'adesione, e chinò ancora il capo.

--In quanto a Mia--disse Milla affettuosamente--ti ringrazio.... la

terrò sempre cara, e non ti dimenticherò mai.

Egli se ne andò colle labbra strette strette, cogli occhi semi-chiusi.

Il Duca, quando riseppe la cosa, non mostrò, a dir vero, tutto il

rincrescimento che Milla gli aveva generosamente attribuito. Non gli

faceva nè caldo, nè freddo, ora che non c'erano ospiti in villa. Non

perdette però quell'occasione di canzonare Milla, pei gusti vagabondi

dei suoi protetti. Non si commosse nemmeno pel dono di Mia. Chiese

solo a sua moglie quanto aveva avuta la dabbenaggine di pagargliela a

colui.

--Pagarla.... sclamò Milla--che cascava dalle nuvole.... pagarla?...

Ma t'accerto che non è stato nulla di simile.... Non abbiamo scambiata

una parola, su questo proposito.

--Eh! lo so anch'io che con te, non avrà parlato di prezzo. Ma te ne

avvedrai quando farai i conti col signor Damelli.

--Credi.... proprio?... E io che m'ero commossa!... Ma pure....

--Per bacco, mia cara, è chiara come il giorno. Voleva liberarsene;

non sapeva come, e te l'ha affibbiata; ecco tutto! Ora poi sarei

curioso di sapere ciò che pretendi fare di quella bestia, tu che non

hai mai voluto saperne di cavalcare.

--Ah!--rispose Milla, lieta del suo mistero.--Non importa, lascia fare

a me!... L'attaccherò alla _giardiniera_, e imparerò a guidare.

--Uhm!--disse il Duca--è troppo forte per la _giardiniera_, andrebbe

meglio col _phaèton_. È ancora una buona cavalla. Quasi quasi, ora che

non è più di quel biricchino, avrei una mezza idea di provarla io

stesso. Domani forse....

* * * * *

Drollino era fermo sulla soglia del cancello di fronte al viale. E

quivi per l'appunto vide Mia, la sua Mia, attaccata al _phaèton_ e

guidata dal Duca.

Non molto ben guidata, a dir vero; Giuliano la conduceva come un

dilettante conduce, per lo più, un cavallo che sta provando. Alquanto

a casaccio, cioè, tirando indiscretamente i filetti ora a destra, ora

a sinistra, tormentandole il morso in bocca, spingendola, con certe

mosse intempestive delle redini che dovevano torturare la povera

bestia, abituata alla mano salda, mirabilmente esperta, di Drollino.

Questi divenne livido, sentì nell'interno dell'animo come uno

schianto. Cogli occhi spalancati, immoto, come impietrito, guardò

quello spettacolo, che lo straziava.

Il Duca non s'avvide di lui. S'indispettiva contro Mia che non voleva

ubbidirlo, e, in difetto di più persuasivi argomenti, le rovesciò

addosso una furia di scudisciate.

Drollino trattenne un grido. Ah! quelle scudisciate! gli parve

d'averle ricevute lui, attraverso alla vita! Ebbe un impulso violento

e prepotente di spiccare un salto, di precipitarsi verso il _phaèton_,

d'afferrare lui lo scudiscio e di....

Ma si contenne. Si morse a sangue le labbra, e torse lo sguardo. Mia

si avviava con un trotto incerto, rotto, pesante, mentre il Duca, con

una aria avvezza, dimenava trionfalmente la frusta.

Drollino s'accorse d'esser tutto sudato. Un pensiero crudele gli passò

pel capo:--Oh! se Mia potesse impennarsi in quel momento, far cadere

colui.... fargli rompere il collo....

Oh, se avesse saputo.... se avesse potuto prevedere.... Egli, che

aveva fatto quel supremo sacrifizio per lei.... per la Duchessa....

perchè avesse una buona cavalla e un motivo di ricordarsi.... del

passato. Oh! se avesse saputo.... Mia.... la sua Mia!

Un'onda di torbide fantasie gli sconvolse per un momento il cervello;

gli parve di smarrire ogni idea che non fosse dolore, ira, rabbia

impotente.

No, non poteva far nulla.... ormai.... Certo.... egli era stato un

grande imbecille; la colpa era sua. Doveva pur saperlo ciò che il Duca

era per Milla. Un idolo a cui tutto era dovuto, persino l'omaggio

ultimo.... il dono lasciato a lei, per lei da un povero cavallaro che

se ne andava. Non ebbe un pensiero di rimprovero per Milla. Ma la sua

avversione per Giuliano prese da quel punto le proporzioni d'una

passione tormentosa.

Se ne andò verso il pascolo, e non tornò alla villa se non tre giorni

dopo, quando seppe che Giuliano era andato di nuovo per la quarta

volta a Genova, onde conferire con quella celebrità d'avvocato che

trattava i suoi affari.

* * * * *

Non si doveva risapere, eppure si riseppe. Fu per tutti una gran

maraviglia, e se ne parlò molto, sottovoce, con una vera grandine di

commenti. Va via per questo, per quest'altro. Non si poteva adottare

la versione nuda e semplice dell'affare: un capriccio di Drollino. Ci

doveva esser qualche motivo segreto, qualche grossa magagna scoperta

di recente.

--Eh!--osservò sghignazzando Battista in un conciliabolo tenuto allo

scopo di discutere la questione--avranno scoperto qualche cosa di

questo genere.--E fece colle dite aperto il gesto come di chi pizzica

le corde dell'arpa.--E siccome è uno della casa, e lo proteggono a

spada tratta, avranno accomodato le cose alla chetichella.... e fanno

figurare che....

--Non è vero, non è vero niente--urlò inviperita la Carolina,

prendendo le difese di Drollino con un calore, con una energia che le

valsero addirittura un subisso di allusioni più o meno riguardose; ma

tutte dirette a constatare lo stato veramente anormale del suo cuore.

Tanto che, sentendosi così accanitamente attaccata, la giovane battè

una pronta ritirata, e si rifugiò nei solinghi recessi della

guardaroba a piangere le sue speranze perdute, e a disperarsi della

partenza di Drollino e dell'insolenza di Battista.

Anche il conciliabolo ebbe un'eco, mentre sarebbe stato assai più

desiderabile che non l'avesse avuto. E fu la Carolina stessa che,

vantandosi apertamente della sua difesa, disse a Drollino cos'aveva

detto di lui quel birbante di Battista. Drollino l'ascoltò in pace,

non le fece nè ringraziamenti, nè scuse. Non si indignò delle accuse

del cameriere; ebbe un'ombra strana, pallida di sorriso. Forse non si

maravigliò; certo è che non accennò d'esser maravigliato. La Carolina

rimase scontenta e perplessa. Aveva sperato, senza confessarlo a sè

stessa, che Drollino sarebbe rimasto più colpito dal suo generoso

intervento e avrebbe data maggior importanza alla sua rivelazione. Ma

invece se ne andrebbe quietamente, senza rompere il muso a quella

canaglia di Battista.

Poichè, è d'uopo confessarlo, il cameriere del signor Duca non godeva

affatto le simpatie dei suoi colleghi. Non si poteva negare la sua

valentìa, egli possedeva in tutto e per tutto l'arte del suo mestiere.

Ma la sua onestà non era neppur più problematica ed egli, da qualche

tempo in qua, si trascurava non poco. Battista era bene spesso

ubbriaco, e s'andava ingolfando in certe avventure rustiche,

tutt'altro che perdonabili e pur sempre, se non perdonate, ignorate

dall'inesauribile indulgenza del Duca. Ora poi, in assenza del

padrone, Battista abusava assolutamente della sua libertà.... al punto

di passare quasi tutta la giornata, nonchè parecchie ore della sera,

in una botteguccia con spaccio di liquori, situata alla estremità del

paese e dove trovava del rhum più forte di quello della dispensa,

un'ostessa tarchiata e tre o quattro buoni compagni, ai quali egli

insegnava dei bellissimi giuochi di carte di una facilità

maravigliosa, e che ogni persona che si rispetta deve aver famigliari.

I buoni compagni avevano un'ammirazione illimitata per quel

personaggio così ben vestito e colle tasche così ben guarnite.

Drollino non aveva certamente fatto gran caso del riferto della

Carolina. Ma nella sua mente, così logica e risoluta, invece della

gratitudine, si levava per l'appunto una specie di rammarico e l'idea

che la cameriera avesse fatto male a dirgli come fosse andata la cosa.

Ora, tornava proprio indispensabile, prima ch'egli lasciasse

Astianello, ch'egli si prendesse la briga di cacciar quattro denti in

gola, a quella canaglia.

Lasciò passar qualche giorno; poi si decise. Già.... non lo aveva mai

potuto soffrire colui; quel protetto del signor Duca!

Andò a cercarlo la sera stessa, nel noto botteghino. Laggiù si giocava

molto e sicuri, dietro la complice ombra d'una cortina di cotone verde

che separava dalla bottega propriamente un bugigattolo scuro, stretto,

sucidissimo. La rustica sirena era andata ad una sagra vicina e in

vece sua stava al banco un ragazzotto mezzo addormentato.

Drollino non penetrò nell'antro dove si giocava, stette in bottega

aspettando, paziente ed immobile, davanti ad un bicchierino

d'anisette.

Dietro la cortina verde, si sentiva un vocìo assordante ed un continuo

moto di bicchieri, e ogni tanto lo squillo d'una moneta che risonava

sul tavolo. Allora soltanto il ragazzo si riscoteva, destandosi come

al suono d'una musica gradita e collo sguardo stupido, ma già vizioso,

ammiccava confidenzialmente Drollino.

--È il signor Battista! disse alfine e con voce misteriosa. È proprio

lui.... se sapesse.... quanti!...

--Quanti?... Che?... rispose Drollino distrattamente.

--Oh bella? denari. Non sa che _lui_ perde sempre; e sempre paga.

Il bello della cosa, pel ragazzo, era per l'appunto che il perdente

pagasse. Drollino invece non esternò nessuna meraviglia. Ma con un

susseguirsi, macchinalmente ragionato, di pensieri, egli finiva col

chiedere a sè stesso: Come fa?...

Battista aveva un forte salario; questo si sapeva. Ma si sapeva pure

che aveva dei vizi, anzi molti vizi, e che a mantenerli tutti, non

sarebbero bastate tre di quelle splendide paghe. E ora giocava così

rovinosamente e pagava.... pagava....

Di là, si sentivano correre le monete sul tavolo ma eran gli avversari

che vincevano. Era facile, ascoltando, tener dietro alle varie fasi

del giuoco.

--Come mai? chiedeva ostinatamente Drollino a sè stesso.

Finalmente ebbe termine la partita, ed i giocatori entrarono tutti nel

botteghino, che si riempì subito d'un denso fumo di pipe, e dell'eco

di grossolane esclamazioni, di parolaccie, di sguaiati scoppi di

risa. I vincitori facevano gazzarra, ma il vinto era anch'esso di

buonissimo umore e rideva, più rumorosamente degli altri. Anzi volle

pagare ancora un bicchiere di vino bianco alla compagnia.

--Diavolo!--urlò al ragazzotto che vedendoli già alticci, esitava a

servirli, hai capito di stappare? Hai paura, forse, che non ti si

paghi? Sappi, brutta faccia di pagnotta, che dove c'è Battista, la

miseria non ci può stare e che a casa mia quando non ce n'è più, ce

n'è ancora.

Scoccava già la mezzanotte, quando la comitiva si sciolse.

Battista uscì ultimo, e Drollino, il quale lo aveva sempre aspettato

in silenzio e senza unirsi ai buoni compagni, gli tenne dietro. Lo

lasciò andare avanti finchè non ebbe oltrepassato il villaggio. Non

voleva provocar chiassi e baruffe in vicinanza dell'abitato. Le

ragioni che aveva da dirgli gliele direbbe all'aperto, sulla strada

maestra.

Senonchè, quando furono usciti dall'ombra delle case, egli s'accorse

che colui aveva un modo bizzarro di camminare, tutto a sbalzi e a

zig-zag.

--Ho capito, pensò Drollino; è ubbriaco.

Non volle profittare di quella circostanza, cimentandosi con un uomo

che non avrebbe potuto tenergli testa.

--Sarà per un'altra volta! mormorò fra sè e sè.

E si pose a camminare frettolosamente, senza altro intendimento che di

far pronto ritorno alla villa.

Ma, oltrepassando il cameriere, s'avvide che questi era affatto

incapace di raccapezzare dove metteva i piedi. Era uno sconcio

spettacolo quell'uomo che camminava barcollando sulla strada, battuta

dal lume di luna, in vicinanza della villa... Bell'onore per la

casa.... se qualcuno lo vedeva.

E, sotto l'impero di questo timore, Drollino risolse di ricondurre

egli stesso Battista per evitare, se si poteva, ogni scandalo. Gli

s'accostò e lo chiamò forte per nome.

--Ah!--rispose l'altro fermandosi....--sei tu, Drollino?... Bel nome

davvero.... E un bel giovanotto, anche.... ma allegro come un martôro.

E dunque eh! ho sentito che te ne vai.... Fai bene, perdio.... Si

vegeta in questa baracca, in questo nido di.... colombini.

E strizzava gli occhi sorridendo sguaiatamente, con un'espressione che

tentava d'essere ironica.

--Bisogna vedere il mondo.... ragazzo mio.... Andare di qua, di là...,

a Parigi.... a Londra.... fare come ho fatto io col signor Duca....

Ah! allora però.... non erano i tempi buoni come adesso!... Denari,

ora, denari come terra.... Il signor Duca.... non dice mai di no....

quel briccone! Sfido io, sfi....

Ora si trattava di mettersi pel viale, e c'era da passare la

porticina. Fu una vera impresa che Drollino condusse a buon fine,

impiegandovi però più d'un quarto d'ora. Poi dovette aiutare colui a

percorrere il viale, evitando di urtare i tronchi degl'ippocastani, in

quell'ombra fitta che Battista faceva risonare delle sue frasi sempre

più sconnesse d'ubbriaco di buon umore. Ma, come Dio volle, giunsero

sulla spianata.

Erano scoccate le dodici; la villa dormiva quietamente, con tutte le

finestre chiuse, nel silenzio della notte.

Battista continuava a parlare, consigliando fervorosamente Drollino a

imitarlo, a star allegro, ad assicurarsi.... le bontà del padrone.

Gl'insegnava che i padroni vanno tenuti per il collo, vanno! E non

bisognava star ingrognati, bisognava essere come lui, allegri,

sollazzevoli.

E subito, colla voce avvinazzata, si pose improvvisamente a cantare le

prime strofe d'una canzonaccia.

--Cristo!--sclamò a bassa voce Drollino, tappandogli la bocca colle

mani,--taci, mascalzone; potresti destar la signora Duchessa!

--Ah!--rispose impermalito l'ubbriaco--che maniere!... va al diavolo

tu e la Duchessa!... Me ne importa tanto di quella faccia di carta!

Ma di subito cangiò parere.

--A proposito,--disse con somma confidenza a Drollino--se vuoi venir

qui.... ho una cosa da dirle.... alla signora Duchessa. Ho da

dirle....

E alzava la voce. Drollino, fremendo, lo interrompeva, cercava di

condurlo via in fretta, ma Battista, incaponito in un'ideaccia tutta

sua, non voleva muoversi, e seguitava a parlar forte.

Drollino stava per afferrarlo alla vita, portarlo via a forza, e

quindi gettarlo in un angolo remoto del giardino a smaltire il suo

vino; ma invece rimase immobile come impietrito, guardando l'ubbriaco

con uno sguardo spaventato. Una, fra le insensate frasi dello

sciagurato cameriere l'aveva colpito.--Valla a chiamare.... voglio

dirle la verità.... di Genova e del signor Duca.

--Il signor Duca?...--chiese cautamente Drollino, chinandosi verso

Battista.--Genova?..

--Sì, sì--ripeteva con voce gorgogliante l'ubbriaco--tanto bisogna che

lo sappia.... un giorno o l'altro.... che la Russa.... E

l'avvocato.... ah! l'avvocato!...

L'occhio di Drollino ebbe un lampo di feroce ansietà. Egli si chinò

ancora di più sull'ubbriaco, che seguitava:

--L'avvocato! l'ho visto io, l'avvocato!... Eh uno strascico lungo

lungo di seta e tanti bei ricciolini, e quelle spalle bianche. Per

Dio, ha ragione il Duca.... è bella quella Russa....

Di subito l'ubbriaco si fece malinconico.

--Poverina!--disse, tentando di accennare le finestre della

facciata--poverina, povera donnina, mi fa pena.... se sapesse?...

E si mise a piagnucolare: l'ubbriachezza in lui si faceva tenera,

sentimentale! E nell'iterarsi di grotteschi singhiozzi, in quel

lagrimare ributtante, le frasi riuscivano smozzicate, e le parole,

rotte, non avevan più senso.

Drollino rimase un momento in forse:--Vino o verità?--chiese

angosciosamente a sè stesso, guardando Battista, che, colpito

improvvisamente dal sonno plumbeo dell'ebbrezza, s'era buttato

sull'erba e pareva già addormentato.

--Bisogna saperlo.... ad ogni costo--mormorò sotto voce Drollino.--E

se è vero!...

Nel vivo lume della luna, una mano bruna, nervosa si protese con un

gesto di minaccia implacabile.

Poi Drollino afferrò l'ubbriaco, inetto ormai ad opporgli la minima

resistenza; se lo cacciò sulle spalle come un sacco di biada, e,

passando dalla scala interna di servizio, lo portò nella propria

cameretta, quella che occupava attualmente al terzo piano della villa.

Lo gettò sul letto in modo abbastanza ruvido; ma il sonno

dell'ubbriaco era ormai così profondo ch'egli non se ne risentì per

nulla.

Drollino sedette appiè del letto, e rimase desto per tutta la notte,

vegliando Battista.

Era giorno fatto quando il cameriere si risentì; girò attorno gli

sguardi, attonito di trovarsi lì, in camera di Drollino.

--Cosa diamine?--chiese.

--Nulla, mio caro.... Ti ho trovato per via e t'ho portato qui.

--Oh!--rispose Battista confuso, ma tentando un risolino.--Ho capito.

Eh, son traditori questi vostri vinetti leggieri; e poi un po' di

rhum.... sicuro.

Non era più brillo, ma aveva ancora la testa balorda, lo stomaco

sconvolto, o parlava con un fare melenso.

--Sicchè--continuò, alquanto impacciato--m'hai proprio trovato per

via? Sarà, sarà.... non mi ricordo più! E dormivo, eh?

--No, allora non dormivi; non facevi che strillare e chiacchierare.

--Ah! sì, chiacchieravo?--E divenuto subitamente inquieto, soggiunse

in tono negligente:--Oh bella, chiacchieravo? e, così per

curiosità.... cosa dicevo?

Drollino alzò le spalle, e si sforzò a sorridere. L'altro non ardiva

insistere, ma lo guardava, dubbioso.

--Mio caro--continuò Drollino--sta tranquillo. Hai detto un monte di

bestialità. Per fortuna che c'ero soltanto io a udirti, e ciò che tu

dicevi lo sapevo da un pezzo.

--Tu...!--sclamò Battista con vivo malcontento.--Sapevi già.... cosa?

--Ma certo!--continuò freddamente Drollino.--Credevi d'esser tu solo a

possedere il segreto del signor Duca?

--Ma come diavolo hai fatto a sapere?

--Ch'egli si reca là a Genova....--ed esitò ammiccando.

--Sì, per trovarsi con lei!--finì brutalmente Battista--con la Russa.

Capirai, tutte questo reticenze, che sugo hanno adesso? Il diavolo ci

porti.

--Questo--rispose pacatamente Drollino--è affar mio e non ti riguarda.

--Ma, allora, perchè non me ne hai mai parlato?

--Perchè? Perchè non m'accomodava. Cosa c'entro io con questo cose?

Io me ne vado fra poco, e buona notte. E può essere che, per tacere,

avessi anch'io delle buone ragioni come le hai tu.

Battista non arrossì, e si pose vivamente le mani in tasca.

--Non ce n'è quasi più--disse, facendo ballare fra le dita due o tre

monete.--Io però le godo e sto allegro, e fo star allegri gli altri,

mentre tu.... Che bocca amara m'è rimasta!... A dir vero, il Duca fa

le cose bene.... da gran signore, non è vero?

Drollino assentì. Certo; il Duca pagava bene il loro silenzio.

--Eh!--continuò Battista con una risata maligna--non gli conviene a

far diversamente. Davvero, si troverebbe in un bell'impiccio se a me

saltasse il ticchio.... Perchè, capisci, l'andrà; finchè mi pare, ma

se un bel giorno colui mi rompesse proprio le tasche, io vado da lei,

e le rifiato tutto quanto; capisci?

--Ah! le rifiati tutto quanto.... Andiamo, via, non sei capace!

--Io non son capace!... L'avresti a vedere. Vado là, franco come uno

schioppo, e le conto la storia. Signora Duchessa; succede così e così.

Il suo signor marito va a Genova per abboccarsi coll'avvocato.... E

l'avvocato, Dio mi danni, è la Russa.... quella Baronessa che.... se

l'è tornato a prendere per vendetta.

--Per vendetta?--chiese tranquillamente Drollino, stendendo appiè del

letto la sua snella persona.

--Sicuro--continuò Battista, che, passato il primo momento di

dispetto, trovava ora un certo gusto a potere finalmente parlar con

qualcuno di quella cosa così gustosa e proficua.--Ce l'aveva amara con

la Duchessa, perchè qui erano accadute quelle scene, ti ricordi? Bene,

dunque, quando noi fummo a Napoli, essa scrisse al padrone. Ma questi

aveva ancora la paura che gli morisse la moglie, e non rispose. Allora

quella s'impuntigliò, e gli tenne dietro a Nizza. La signora era un

po' indisposta e usciva di rado. Un giorno, lui se ne va a Montecarlo,

e ci trova la Russa. Stette ancora un poco sul tentennare, poi ci

ricascò.... meglio di prima. Ecco qua.... la sapevi tu com'era andata?

--No--confessò umilmente Drollino--non la sapevo così lunga. Sapevo

solo che ora.... si ritrovavano a Genova, colla scusa dell'avvocato.

Mi figuro che sarà sempre una cosa in grande. Ha cavalli, lei?--chiese

poscia con una subita premura di professione.

--No, rimessa.

--Ah! e lui?

--Niente, carrozza d'albergo. Lei sta in un villino, laggiù verso via

Carignano. La sera sul tardi escono assieme, vanno all'Acquasola.

Qui diede in un riso sguaiato.

--Una bella coppia.... sai....

--Certo--rispose Drollino,--una bella coppia....

--E la Duchessa?--continuò Battista--se lo sapesse!... Io dico che se

lo sa stavolta, gli riprende tutti i soldi che gli ha dato e lo manda

al diavolo.... ammenochè.... non si consoli.

--Come?...

--Eh, diamine! facendo altrettanto.

Drollino si drizzò d'un salto, cogli occhi iniettati di sangue,

pallido come un morto, e per un momento guardò l'ex-ubbriaco in un

modo molto bizzarro e poco rassicurante. Ma subito si calmò, e si mise

a ridere.

Si sarebbe detto che, a furia di star sempre così serio, avesse

dimenticato come si fa a ridere; certo che il suo ridere non

somigliava a quello di nessun altro.

--Ah! vorresti provare.... dici?...

--Sì.... per curiosità. Vorrei provare come la piglia. Certe volte,

quando la vedo allegra, contenta, mi viene come una rabbia, una smania

di dire la verità a quella povera donna. Almeno non farebbe più la

figura d'una bambina, e non si struggerebbe più dietro a quella perla

di marito, che va a Genova.... coi denari di sua moglie, beninteso. E

a te--domandò ancora Battista con un rimasuglio d'inquietudine--questa

voglia non ti vien mai?... dico..., non vorrei che tu m'avessi a

prevenire.... sai, perchè potrebbe darsi che lei, per saper

bene....--E fece il gesto di chi snocciola denari.

--No--disse Drollino....--io non ho nessuna idea di parlare. E ora me

ne vado, per cui.... Tanto, questa storia finirà presto....--soggiunse

con molta calma.

--Finirà?--chiese l'altro sbadigliando--credi che finirà?... Per

bacco, mi dispiacerebbe.... è un provento che mi garba.... E perchè

finirebbe?... sono innamorati cotti! La Russa gli comanda a bacchetta,

lo tratta come un imbecille, e lui.... contentone. Perchè avrebbe a

finire?

--Perchè finirà--disse con gran pacatezza Drollino.

E scese lentamente; era l'ora del primo pasto dei cavalli.

Battista, rassicurato, si ricacciò sotto le coltri per finir di

riposarsi; tanto, lui non aveva nulla da fare.... in casa ora c'era la

cuccagna!

Dopo il mezzodì, Drollino si presentò all'agente e gli chiese due

giorni di permesso. Voleva andar a vedere i puledri di casa Canossa,

prima che partissero per l'Esposizione ippica.

L'agente accordò il congedo. Drollino se ne andò la sera stessa; e in

capo a due giorni era di ritorno.

Tutti gli furono attorno a chieder dei puledri. Ma non ne disse gran

che, non ne fece maraviglie. Erano così così, come gli altri....

Non era stato alla tenuta Canossa; era stato a Genova e all'Acquasola.

Celato dietro una macchia, aveva visto passare, in una carrozza di

rimessa, il Duca e la Baronessa.... Era saltato in legnetto di piazza

e aveva tenuto dietro al loro equipaggio sino alle prime case di via

Carignano.

Nei giorni seguenti diede ancora due o tre lezioni alla Duchessa, e

rinunciò a dare la progettata lezione a Battista. Drollino era

quieto, calmo assai....

La sera dopo, mentre si distribuiva l'ultima razione di biada, il

signor Damelli capitò in scuderia, e diede precisamente quest'ordine:

--Domattina alle dieci l'_americana_ ad un cavallo per andare alla

stazione a prendere il signor Duca.

Drollino ch'era poco lungi, udì quell'ordine. Alzò bruscamente il

capo, e appoggiò per un secondo la mano sul muro, come se si sentisse

minacciato da una vertigine.

Poi disse rispettosamente:

--Sì signore.... ci penso io.

* * * * *

L'indomani, il tempo era splendido. Suonavano le otto del mattino, e

sulla spianata della rimessa Drollino si teneva ritto davanti a Mia,

già attaccata al _phaèton_ e che, impaziente dell'indugio, allungava

ogni tanto il collo e colla lunga coda flagellava i suoi nobili

fianchi. Battista, già in livrea, ma colla tunica ancora sbottonata,

lisciava col gomito il pelo del cappello a coccarda. Un vecchio mozzo,

col capo coperto da una berretta scozzese e colla pipa in bocca, stava

poco lungi dal legno e guardava con ammirazione la cavalla che,

annoiata dalle mosche, or coll'una e or coll'altra zampa tormentava il

terreno.

--Ci siamo?--chiese il cocchiere, infilando i guanti di pelle rossa.

--Un momento,--rispose Drollino, mentre colla mano tremante disponeva

sul frontale una ciocca della criniera di Mia.

Il cocchiere salì a cassetta ed afferrò le redini.

Nella corte rustica, vicino alla rimessa, s'udì l'ululato cupo di un

cane.

--Cattivo segno,--osservò il mozzo, togliendosi la pipa di

bocca.--Pedrolo.... badate un po' ai fatti vostri.

Il cocchiere si mise a ridere, agitando festosamente la frusta.

--Quante bestialità!--rispose con gaio sprezzo. Era contento di

guidar Mia, quella famosa Mia, che per tanto tempo era stata così

esclusivamente custodita da Drollino.

Drollino passò ancora una volta, con una carezza prolungata e

tremante, la mano sulla criniera di Mia.... la guardò per un secondo,

con una intensità disperata.... Poi si ritrasse, e senza parlare, con

un piccolo gesto, avvisò il cocchiere che poteva partire.

S'udì in breve la sabbia del viale scricchiolare sotto le ruote del

leggero equipaggio, mentre il rumore del trotto elegante di Mia si

perdeva nella lontananza.

Drollino stava sempre immobile, fissando come trasognato lo spazio

dove Mia, un momento prima, aveva alzata, verso lui, la sua fina

testina.

--Per bacco!--disse il mozzo con molta simpatia

professionale--capisco, sapete. Non c'è che dire, una bestia che non

ha l'uguale. Vi rincrescerà, eh?

Drollino diede un guizzo coma se una serpe gli avesse morso il

tallone.... Poi chiese impetuosamente:

--Cosa?...

--Oh bella!... che ve l'abbiano portata via. È una cosa curiosa,

sapete, che ve ne siate stancato così, mentre, non c'è che dire, è

ancora un fior di cavalla! E l'avete proprio voluta cedere al Duca!...

Chissà, eh.... che buon affare?...

Uno spasimo passò sulla faccia di Drollino, ma egli rimase muto.

--Eh! si capisce. Se vi è venuto questo capriccio di girar il

mondo, vi gioveranno più i denari che la cavalla. E a dirla

schietta--continuò il mozzo, che s'era proprio messo in mente di voler

consolar Drollino ad ogni costo--la Mia era ormai un po' _sul tempo_

anche lei, come me! E poi il suo piccolo difetto ce l'aveva pure....

quello di non voler sentire gli spari.... E non s'è mai voluta

correggere.... eh?...

--No--stridette Drollino--no!

Il vecchio mozzo si mise a ridere.

--Via, via!... non v'arrabbiate a questo modo. Si sa che avete fatto

di tutto per toglierle quel vizio. È inutile.... ho provato anch'io.

Una volta nella tenuta c'era un alzano che....

Ma la storia dell'alzano non progredì. Drollino, il quale era stato

per un momento come sprofondato nelle sue riflessioni, si scosse

bruscamente e s'allontanò a rapidi passi.

Il mozzo rimase lì, in asso.

--Cosa diavolo gli piglia a colui?--disse tenendo dietro collo sguardo

a Drollino, il quale pareva quasi fuggire, tanto correva, nella

direzione della tenuta.

Non eran cinque minuti che Drollino era scomparso, quando Vincenzo, il

cameriere della Duchessa, si presentò sulla spianata.

--Drollino--chiamò--Drollino!

--È andato via or ora--rispose il vecchio mozzo.--Cosa c'è?

--Subito, subito, insellare Mia per la signora Duchessa, e Drollino

si prepara ad accompagnarla.

Il mozzo s'alzò.

--Mi dispiace--disse--ma in quanto a Mia la signora è bell'e servita.

La cavalla è stata attaccata all'_americana_ ed è già a mezza strada

della stazione. E Drollino è andato via per i pascoli, a zonzo.... Dio

sa dove!...

Il domestico scomparve, ma tornò subito, dopo cinque minuti,

trafelato.

--Sellare Calif; subito al momento, e chiamare Toni per andar dietro

alla signora.

Toni era in scuderia e fu subito avvisato.

Dodici minuti dopo, Milla, con un nuovo abito da amazzone, giuntole il

giorno avanti da Torino, col volto splendido della gioia misteriosa e

biricchina della sua sorpresa, s'avviava al trotto, seguita da Toni,

per la strada che dalla villa conduce alla stazione.

Drollino invece si dirigeva verso la sua antica dimora, nel grande

cascinale. Camminava a passi concitati stringendo le palme,

barcollando ogni tanto come sotto l'influenza d'un principio

d'ubbriachezza. Un momento, sentì che non stava più in piedi.... e

cercò di reggersi, brancolando, come se fosse al buio.

Un grido soffocato gli uscì dal petto:--Mia! povera Mia!

Sulle sue gote brune, schizzò una lagrima. Ma subito, come sotto un

soffio ardente, asciugò.

Si gettò bocconi sull'erba. Era appena fuori del giardino. La villa

era bellissima a vedersi, ancora immersa nel bacio mattiniero del

sole, cinta di verdura, colle lucide persiane inverniciate di recente.

Egli mordeva l'erba, digrignando i denti furiosamente. Ma a un tratto

si calmò. Il suo sguardo fisso, teso, si spingeva nell'interno della

camera della Duchessa.

La finestra del terrazzino era aperta, si vedevano passare pel vano le

teste delle cameriere in faccende. La brezza entrava curiosa, molle,

agitando le vecchie frangie degli addobbi della finestra, enfiando,

come fossero lembi di vele, i tessuti leggeri dei cortinaggi, le

bianche cortine del letto.

Drollino si fece calmo. Guardò a lungo lassù, come se quella vista gli

facesse bene, rinnovasse in lui l'energia dello spirito.

--Per lei!--disse finalmente a bassa voce, agitando la mano nel vuoto,

con un gesto pazzo ed appassionato di saluto.

S'alzò rinfrancato, ed in breve fu alla sua antica stanzetta. Vi

rimase circa un quarto d'ora. N'uscì senza che nessuno l'avvertisse,

vestito dei panni suoi, bianco come un cencio lavato, e colla destra

stretta al petto, sopra la tasca del lato ministro. Si mise pei campi,

in salita, evitando di por piede sulla strada maestra, e pur

costeggiandola.

* * * * *

Egli stava immobile, accasciato dietro il muricciuolo del cimitero,

che in un dato punto, rasenta la strada maestra fra Astianello e la

stazione.

Era un cimitero piccolissimo, brutto, una vera miseria di cimitero.

Apparteneva a un paesucolo vicino, il quale non era nulla più che una

frazione di Astianello.

Il luogo era molto triste anche nella giocondità dell'ora mattutina.

Aveva un non so che di abbandonato, che dava alla malinconia naturale

del sito un carattere speciale.... pareva la dimora dell'oblìo. Quelle

povere tombe recavano patenti le traccie dell'intemperie; sulla

cappelletta di mezzo una misera immagine a fresco del Redentore,

arrossata dal gelo, si scrostava lentamente, trascinando nella sua

rovina l'intonaco, che si andava quasi sfarinando. Nel lato

settentrionale del recinto l'erba era umidissima, e la rugiada si

ostinava a serbar lucido lo zoccolo di pietra dell'unico monumentino

che vantasse il cimitero. Qualche aristocratica croce di ferro si

notava ancora in quel lembo riservato, ma era tuttora nell'ombra. Nel

lato soleggiato era la fossa comune, quella dei poverissimi del

comune. Al centro s'alzava una buona croce di legno, forte e poderosa,

e bastava per tutti i morti di quella classe.

La porticina pareva chiusa. Drollino, nell'entrare, aveva avuta la

precauzione d'accostarla.

Non si moveva punto.... Stava rannicchiato appiè del muricciolo,

silenzioso, immobile come le tombe senza nome che lo attorniavano....

Era livido in volto e teneva gli occhi sbarrati, ma sui tratti così

alterati, recava, come incisa, l'espressione immutabile d'una

selvaggia determinazione.

A un tratto s'alzò, e d'un salto, aggrappandosi alle tegole, sollevò

il capo oltre il livello del muricciolo.... scrutando collo sguardo

l'aperta campagna.

Aveva scelto bene il suo posto di agguato. La strada maestra passava,

scendendo, davanti al piccolo cimitero. Oltrepassandolo d'un trar di

sassi, faceva un gomito con una brusca voltata. Dall'altro lato della

via, il terreno si rompeva in uno scoscendimento ripido, terminando in

un burrone ghiaioso, che ai tempi di piova si mutava in un

torrentello. Quello era forse il solo punto della via che richiedesse

un po' d'attenzione in chi transitava di là. Anni addietro, un

carrettiere ubbriaco s'era ucciso, precipitando col suo mulo da

quell'erta traditora. Occhio ci voleva, e stare attenti, specialmente

allo svolto.

L'orologio d'un campanile poco lontano suonò le dieci.

--Ancora mezz'ora!--pensò Drollino.

Scese, si terse il sudore che gli rigava le tempie, estrasse di tasca

la pistola, la osservò attentamente, e la depose sul terreno accanto a

sè, a portata della sua mano destra. Nella macchia vicina i passeri

spionciavano senza fine, in lontananza il picchio ripeteva a misurati

intervalli la sua barocca canzone, nell'erba del cimitero gl'insetti

si movevano, saltavano, si facevano strada, fra gli steli. Attorno

alla croce comune, due farfalle, d'un bel giallo chiaro, si

inseguivano amorosamente.

Drollino non guardava attorno a sè. Teneva fisso al suolo quel

terribile sguardo interno, che l'occhio trova soltanto nei momenti

supremi della vita. Ogni tanto, quando sulla strada sottostante udiva

avvicinarsi il rumore d'una carrozza, Drollino illividiva, s'alzava,

stava in ascolto un momento, poi guardava in giù.

--Non è lui--diceva ogni volta, quasi ad alta voce.

E con una terribile pazienza, tornava a sedere, celato dal

muricciuolo.

S'era alzato un po' di vento; l'erbe grasse, ben nutrite del cimitero,

ebbero un moto, quasi un fremito di conscio ribrezzo.

* * * * *

Il treno era giunto, in ritardo però di quasi un quarto d'ora, e il

Duca Giuliano usciva frettolosamente dalla stazione, cercando qua e là

collo sguardo il legno che doveva trovarsi ad aspettare. E non solo

vide il legno, la graziosa _americana_, alla quale era attaccata Mia,

ma vide altresì una elegantissima amazzone, che, seguita da un _groom_

in livrea, si avanzava alla sua volta.

--Giuliano! Giuliano!--disse l'amazzone, accostandosi e ridendo

lietamente.

Mia: Romanzo · 第 16 / 18 题