CAP. XXXII.

_Come il re d’Ungheria passò nel reame di Rascia._

Poco addietro di sopra scrivemmo i casi occorsi nel reame di Rascia,

e come il re di Rascia s’era partito dall’omaggio del re d’Ungheria,

ed erasi fatto rubello; e seguendo la detta materia, tenendo il re di

Rascia parte della Schiavonia appartenere a dominio al re d’Ungheria,

cessava fare il debito servigio, onde il re d’Ungheria n’era forte

indegnato. Il perchè trovato che il passo della Danoia gli era sicuro,

e ricetto di sua gente apparecchiato per lo barone del re di Rascia,

che colla forza e aiuto degli Ungheri avea vinto e sconfitto il suo

avversario, e fattosi uomo del re d’Ungheria, del mese di maggio 1359,

il re d’Ungheria con più de’ suoi baroni passarono la Rascia con grande

quantità d’arcieri a cavallo e d’altra gente d’arme, colla quale si

partirono dalla riva della Danoia, e passando per piani corsono infino

alle grandi montagne di Rascia, e quivi trovarono nel piano molto di

lungi dalle coste de’ monti gran gente del re di Rascia, quivi ragunata

per difesa del regno. Gli Ungheri vogliosamente s’abboccarono con

loro, e dopo lunga battaglia li ruppono, onde in fuga abbandonarono il

piano, e ridussonsi alla montagna. E avendo la gente del re d’Ungheria

fatto questo principio, il re in persona valicò la Danoia con grande

esercito, e accozzato con l’altra sua oste, e seguendo la fortuna, si

mise contra quella gente vile, e combattendo vinse gli aspri passi per

forza, sicchè in breve tempo tutta la grande montagna fu tutta in sua

balìa. Veggendosi il re prosperare, diliberò di valicare in persona la

montagna, ma i baroni suoi non glie l’assentirono, perchè non parve

loro che per questo la persona del re si mettesse a questa ventura,

ma molti de’ baroni e molta di sua gente valicò per combattersi

col re de’ Servi, che così è titolato il re di Rascia; il quale in

campo non osò comparire, ma con tutta sua gente si ridusse, secondo

loro costume, alle fortezze delle boscaglie, ove non poteano essere

impediti, senza smisurato disavvantaggio di chi ne fosse messo alla

punga. Gli Ungheri senza trovare contradizione o resistenza alcuna

piccola o grande cavalcarono infra ’l reame più d’otto giornate per

li piani aperti, non trovando niente che potessono predare, perchè

tutto era ridotto alle selve; alquanti cavalieri ungheri si misono

il campo in una boscaglia, ed essendo assaliti d’alquanti villani,

credendo avere trovato il grosso de’ nemici, assai di loro si ferono

cavalieri, stimando di venire a battaglia, i quali appellati furono poi

per diligione e scherno i cavalieri della Ciriegia, perocchè essendo

abbattuti nel bosco a’ ciriegi, ne mangiavano quando da’ detti villani

furono assaliti. Il re d’Ungheria, veggendo sua stanza senza profitto,

non avendo trovato contasto, con tutta sua oste si ritornò in Ungheria.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 147 / 233 题