_Come il re d’Ungheria passò nel reame di Rascia._
Poco addietro di sopra scrivemmo i casi occorsi nel reame di Rascia,
e come il re di Rascia s’era partito dall’omaggio del re d’Ungheria,
ed erasi fatto rubello; e seguendo la detta materia, tenendo il re di
Rascia parte della Schiavonia appartenere a dominio al re d’Ungheria,
cessava fare il debito servigio, onde il re d’Ungheria n’era forte
indegnato. Il perchè trovato che il passo della Danoia gli era sicuro,
e ricetto di sua gente apparecchiato per lo barone del re di Rascia,
che colla forza e aiuto degli Ungheri avea vinto e sconfitto il suo
avversario, e fattosi uomo del re d’Ungheria, del mese di maggio 1359,
il re d’Ungheria con più de’ suoi baroni passarono la Rascia con grande
quantità d’arcieri a cavallo e d’altra gente d’arme, colla quale si
partirono dalla riva della Danoia, e passando per piani corsono infino
alle grandi montagne di Rascia, e quivi trovarono nel piano molto di
lungi dalle coste de’ monti gran gente del re di Rascia, quivi ragunata
per difesa del regno. Gli Ungheri vogliosamente s’abboccarono con
loro, e dopo lunga battaglia li ruppono, onde in fuga abbandonarono il
piano, e ridussonsi alla montagna. E avendo la gente del re d’Ungheria
fatto questo principio, il re in persona valicò la Danoia con grande
esercito, e accozzato con l’altra sua oste, e seguendo la fortuna, si
mise contra quella gente vile, e combattendo vinse gli aspri passi per
forza, sicchè in breve tempo tutta la grande montagna fu tutta in sua
balìa. Veggendosi il re prosperare, diliberò di valicare in persona la
montagna, ma i baroni suoi non glie l’assentirono, perchè non parve
loro che per questo la persona del re si mettesse a questa ventura,
ma molti de’ baroni e molta di sua gente valicò per combattersi
col re de’ Servi, che così è titolato il re di Rascia; il quale in
campo non osò comparire, ma con tutta sua gente si ridusse, secondo
loro costume, alle fortezze delle boscaglie, ove non poteano essere
impediti, senza smisurato disavvantaggio di chi ne fosse messo alla
punga. Gli Ungheri senza trovare contradizione o resistenza alcuna
piccola o grande cavalcarono infra ’l reame più d’otto giornate per
li piani aperti, non trovando niente che potessono predare, perchè
tutto era ridotto alle selve; alquanti cavalieri ungheri si misono
il campo in una boscaglia, ed essendo assaliti d’alquanti villani,
credendo avere trovato il grosso de’ nemici, assai di loro si ferono
cavalieri, stimando di venire a battaglia, i quali appellati furono poi
per diligione e scherno i cavalieri della Ciriegia, perocchè essendo
abbattuti nel bosco a’ ciriegi, ne mangiavano quando da’ detti villani
furono assaliti. Il re d’Ungheria, veggendo sua stanza senza profitto,
non avendo trovato contasto, con tutta sua oste si ritornò in Ungheria.