_Novità state a Montepulciano._
Tornando alle italiane tempeste, messer Niccolò della casa di quelli
del Pecora di Montepulciano, il quale era stato egli e’ suoi altra
volta signori di quella terra, essendo stato lungo tempo di fuori, e
assai onorato dal comune di Perugia, il quale avendolo fatto cavaliere
gli aveano donato una tenuta del comune, la quale era in sulle
Chiane presso assai a Montepulciano, la quale si chiamava Valliano,
luogo forte, e ubertuoso d’ogni cosa, e traevanne loro vita assai
onorevolmente. Sentendo il cavaliere l’animo de’ suoi terrazzani mal
contenti, e atti a fare novità per sdegno di male reggimento, e che
mala volontà era in tra ’l comune di Siena e quello di Perugia, il
perchè lo stato de’ Montepulcianesi vagillava, ed era senza riposo, si
mise segretamente a cercare per mezzo degli amici co’ suoi terrazzani
di volere tornare in Montepulciano. E trovando la materia disposta
all’intendimento suo, accolse segretamente brigata, e di maggio 1359,
senza fare novità alcuna, s’entrò nella terra, e da’ terrazzani fu
ricevuto lietamente, dicendo esso, che non temesse nessuno, perocchè
liberamente e di buon cuore aveano perdonato a qualunque offeso gli
avesse, e ch’elli intendeano tutti tenere e trattare per fratelli.
E avendo ricordo che la riotta ch’era stata tra lui e messer Iacopo
suo consorto era stata la cagione principale perchè avea perduta
la signoria della terra, avendo provato che è il perdere lo stato
con andare all’altrui mercede, mandò prestamente per lui, e feglisi
incontro assai di spazio fuori della terra, e lo domandò, s’egli
intendea a perdonare liberamente a qualunque offeso l’avesse, e con lui
essere unito al beneficio e stato comune della terra loro, che quando
l’animo suo intendesse al contrario, che amendue prendessono altro
viaggio, e lasciassono in pace la terra al governo de’ suoi terrazzani;
e avendo detto, messer Iacopo disse, che ’l suo animo era buono, e che
liberamente a tutti avea perdonato, e promesso che mai non ne farebbe
vendetta, si presono per mano, e con festa grande e buona volontà di
quelli della terra entrarono nel castello, e furono fatti signori, e
con molta concordia si dirizzarono a ben fare, e a mantenere amistà co’
Perugini, e a onorare i Sanesi.