CAP. XXIV.

_Novità state a Montepulciano._

Tornando alle italiane tempeste, messer Niccolò della casa di quelli

del Pecora di Montepulciano, il quale era stato egli e’ suoi altra

volta signori di quella terra, essendo stato lungo tempo di fuori, e

assai onorato dal comune di Perugia, il quale avendolo fatto cavaliere

gli aveano donato una tenuta del comune, la quale era in sulle

Chiane presso assai a Montepulciano, la quale si chiamava Valliano,

luogo forte, e ubertuoso d’ogni cosa, e traevanne loro vita assai

onorevolmente. Sentendo il cavaliere l’animo de’ suoi terrazzani mal

contenti, e atti a fare novità per sdegno di male reggimento, e che

mala volontà era in tra ’l comune di Siena e quello di Perugia, il

perchè lo stato de’ Montepulcianesi vagillava, ed era senza riposo, si

mise segretamente a cercare per mezzo degli amici co’ suoi terrazzani

di volere tornare in Montepulciano. E trovando la materia disposta

all’intendimento suo, accolse segretamente brigata, e di maggio 1359,

senza fare novità alcuna, s’entrò nella terra, e da’ terrazzani fu

ricevuto lietamente, dicendo esso, che non temesse nessuno, perocchè

liberamente e di buon cuore aveano perdonato a qualunque offeso gli

avesse, e ch’elli intendeano tutti tenere e trattare per fratelli.

E avendo ricordo che la riotta ch’era stata tra lui e messer Iacopo

suo consorto era stata la cagione principale perchè avea perduta

la signoria della terra, avendo provato che è il perdere lo stato

con andare all’altrui mercede, mandò prestamente per lui, e feglisi

incontro assai di spazio fuori della terra, e lo domandò, s’egli

intendea a perdonare liberamente a qualunque offeso l’avesse, e con lui

essere unito al beneficio e stato comune della terra loro, che quando

l’animo suo intendesse al contrario, che amendue prendessono altro

viaggio, e lasciassono in pace la terra al governo de’ suoi terrazzani;

e avendo detto, messer Iacopo disse, che ’l suo animo era buono, e che

liberamente a tutti avea perdonato, e promesso che mai non ne farebbe

vendetta, si presono per mano, e con festa grande e buona volontà di

quelli della terra entrarono nel castello, e furono fatti signori, e

con molta concordia si dirizzarono a ben fare, e a mantenere amistà co’

Perugini, e a onorare i Sanesi.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 139 / 233 题