CAP. XV.

_Di certa novità ch’ebbe in Perugia in questi tempi._

Chi vorrà con animo riposato recare alla mente quello che scritto si

trova degli stati mondani dal tempo di Nembrotte primo tiranno infino

ne’ giorni presenti, vedrà manifesto, che mai niuno tempo fu tanto

pacifico nè tanto durato tranquillo che ne’ reami, e nelle città, e

(che è più da maravigliare) nelle piccole e povere ville, non sieno

stati di quelli che hanno cerco e a tutti i sentimenti del corpo e

dell’animo di soprastare agli altri, e di farsi maggiori e governatori,

usurpando le pubbliche e le private ricchezze; e senza recare esempi

a prova di ciò, che sono infiniti, e notori e manifesti, cercate le

note volgarmente hanno fatto quelli di nostra famiglia intorno alle

cose che sono occorse ne’ tempi da farne memoria, troverà che non

di Roma città in Italia, ma in tutto il mondo mai non fu in tanto

riposo che per tutto non sentisse affanno di questa materia; onde li

savi, che ricordano delle cose antiche, veggendo questi casi tutto

giorno addivenire, non si dogliono nè si maravigliano, ma i semplici

e idioti, che solo tengono gli occhi alle cose che sono loro davanti,

si turbano e rammaricano, e mormorando stoltamente favellano, e non

sapendo vedere nè dare riparo potendo si contristano. Essendo dunque

questa vita comune, molte più e così ne sono state maculate l’altre

città di Toscana, come la nostra. E in questi tempi ne fece sperienza

la città di Perugia, che essendo il popolo suo villanamente barattato

per Leggieri d’Andreotto e per gli altri grandi cittadini appellati

Raspanti, che con lui s’intendeano ne’ fatti dell’impresa della

città di Cortona e della guerra de’ Sanesi ch’era seguita, quelli

che voleano vivere mezzano e popolare senza fare danno o vergogna

al suo comune ebbono tanto di podere, che feciono in Perugia venire

per sindaco di comune messer Geri della casa de’ Pazzi di Firenze,

cavaliere sagace e di grande cuore, voglioso e vago di novità come più

volte mostrò per l’opere sue. L’uficio fu con gran podestà e balía,

in ritrovare chi avesse male preso della pecunia del comune e’ beni,

e punire agramente cui trovasse colpevole; il valente cavaliere,

come giunse informato appieno per solenne investigagione di quelli

che ne’ detti casi aveano errato, non prese gli uccellini, ma formò

francamente suo processo contro al detto Leggieri, e altri maggiorenti

di quelli dello stato, ad animo di farne giustizia, senza tenere in

collo il processo. Gl’inquisiti non s’osavano rappresentare veggendo

l’uficiale coraggioso e disposto a punire, per tema di non essere

posti al tormento, e condannati personalmente e vituperosamente per

barattieri e rubatori del loro comune: e colla forza de’ Raspanti, che

li favoreggiavano, procuravano il dì e la notte come potessono impedire

l’uficiale in forma ch’e’ non potesse procedere. I gentili uomini

con tutto il seguito loro riscaldavano e francheggiavano il sindaco

perchè condannasse, stimando che se ciò fosse avvenuto rimaneano senza

dubbio i maggiori, e volgeano lo stato. Onde avveggendosi di ciò i

popolari, eziandio quelli ch’aveano cominciato la mena, si dierono

a cercare de’ rimedi, e trovarono uno statuto, che essendo eletto

per ambasciadore di comune, qualunque fosse e qualunque uficiale

inquisito, mentre che durasse il tempo dell’ambasciata si sospendea il

processo; onde operarono co’ signori, che gl’inquisiti fossono eletti

per ambasciadori, e così seguette; perchè convenne che i processi

cominciati fossono sospesi. Il perchè il valente cavaliere, veggendo

che gli erano presi i dadi, e ch’e’ non potea fare niente di suo

intendimento, lasciò l’uficio, e tornossi a Firenze. Il suo successore

trovati i processi pendenti assolse i detti grandi cittadini, e per

mostrare di fare uficio condannò i minori e gl’impotenti, onde a

furore di popolo anzi ch’e’ finisse l’uficio fu messo in prigione e

vituperosamente condannato fornì i giorni suoi in prigione.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 130 / 233 题