CAP. XCVII.

_Come s’afforzò e guardò i passi dell’alpe perchè la compagnia non

passasse._

Poichè fu terminata la quistione dello Stale, sentendo il nostro

comune che la compagnia s’apparecchiava a quello luogo, avendo posto

campo tra Bologna e Imola, e temendo non prendesse indi suo vantaggio

in Toscana, senza perdere tempo vi mandò provveditori e maestri per

afforzare sì quel passo, che togliesse speranza alla compagnia, e a

qualunque altra gente volesse offendere il comune, di quindi passare.

E perchè a sicurtà i maestri e’ paesani potessono intorno a ciò

lavorare, vi mandò il comune balestrieri assai e altra gente d’arme

quale pensò alla difesa essere bastevole, con fare comandamento a

tutti i paesani e vicini a quello luogo che vi dovessono essere e

colle persone e colle bestie loro ad atare, tanto che ’l luogo fosse

abbastanza afforzato, i quali vi mandarono volentieri per tema di non

essere sorpresi incautamente dalla compagnia, che da quelli dell’alpe

si tenea offesa, e avea appetito di vendicarsi. L’opera fu di volontà

affrettata perchè il pericolo era vicino, e in piccolo tempo fu tutto

fornito, cominciando dalla vetta de’ colli e passando per lo tramezzo

delle valli, li fossi e li steccati, colle torri di legname e bertesche

spesse a guisa di mura di terra, con tre belle e forti bastite in su i

poggi per dare favore a quelli che difendessono i palizzati, e perchè,

se caso di rotta avvenisse, si potessono ricogliere a salvamento.

La chiusa per lungo fu intorno di passi ottomila, stendendosi insino

presso a Montevivagni. Quelli della compagnia, che s’erano alloggiati

in su quello d’Imola, più volte tentarono e per diverse parti passare

in sul nostro contado, ma sentendo ch’e’ passi dell’alpe erano bene

guardati (che più di dodicimila pedoni, la maggiore parte balestrieri,

talora fu che si trovarono allo Stale, senza quelli ch’erano all’altre

poste) mutarono proponimento, e rivolsonsi indietro nella Romagna,

e massimamente sentendo venuto in Firenze messer Pandolfo di messer

Malatesta da Rimini per capitano di guerra, non lasciando però le

minacce contro al nostro comune.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 101 / 233 题