CAP. LV.

_Come i signori di Milano posono l’assedio a Pavia._

I signori di Milano, per la grande entrata ch’aveano di loro terre in

que’ tempi erano di gran podere, sicchè perchè alcuna volta perdessono

loro gente d’arme, di presente per la forza del danaro erano riforniti

di nuovo, e possenti a tornare in campo meglio che prima. E però non

ostante ch’avessono l’oste grande sopra Mantova, e fornissono contro al

marchese di Monferrato la guerra di Novara e di Vercelli, essendo la

compagnia del conte di Lando, come detto avemo, in aiuto a’ Lombardi

collegati, feciono di nuovo grande oste, e andarono a porre l’assedio

alla città di Pavia del mese di maggio, ove aveano più di duemila

cavalieri e pedoni, e popolo assai per questi assedi. E per mantenere

le grandi spese consumavano le forze de’ collegati, non ostante che

spesso negli assalti la loro gente ricevessono danno e vergogna;

e ciò addiveniva, perchè i loro soldati tedeschi aveano ricetto,

e parte di loro cavalcatori nella compagnia, sicchè contro a loro

non si combatteano lealmente, per non disfare la detta compagnia; e

avvedutisi i signori di Milano per più volte di questo, e trovatisi con

diecimila cavalieri a loro soldo, e mille di quelli della compagnia gli

cavalcavano presso a Milano, non ostante ch’avessono vantaggio contro

a’ loro avversari, per questa cagione cominciarono a dare gli orecchi

al trattato della pace, la quale poi si fornì, come al suo tempo

racconteremo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 59 / 233 题