_Come i signori di Milano posono l’assedio a Pavia._
I signori di Milano, per la grande entrata ch’aveano di loro terre in
que’ tempi erano di gran podere, sicchè perchè alcuna volta perdessono
loro gente d’arme, di presente per la forza del danaro erano riforniti
di nuovo, e possenti a tornare in campo meglio che prima. E però non
ostante ch’avessono l’oste grande sopra Mantova, e fornissono contro al
marchese di Monferrato la guerra di Novara e di Vercelli, essendo la
compagnia del conte di Lando, come detto avemo, in aiuto a’ Lombardi
collegati, feciono di nuovo grande oste, e andarono a porre l’assedio
alla città di Pavia del mese di maggio, ove aveano più di duemila
cavalieri e pedoni, e popolo assai per questi assedi. E per mantenere
le grandi spese consumavano le forze de’ collegati, non ostante che
spesso negli assalti la loro gente ricevessono danno e vergogna;
e ciò addiveniva, perchè i loro soldati tedeschi aveano ricetto,
e parte di loro cavalcatori nella compagnia, sicchè contro a loro
non si combatteano lealmente, per non disfare la detta compagnia; e
avvedutisi i signori di Milano per più volte di questo, e trovatisi con
diecimila cavalieri a loro soldo, e mille di quelli della compagnia gli
cavalcavano presso a Milano, non ostante ch’avessono vantaggio contro
a’ loro avversari, per questa cagione cominciarono a dare gli orecchi
al trattato della pace, la quale poi si fornì, come al suo tempo
racconteremo.