CAP. XVII.

_Come i Perugini dall’una parte e i Cortonesi dall’altra mandarono per

aiuto a Firenze._

Incontanente ch’e’ Perugini s’avvidono che ’l trattato d’avere Cortona

era stato bugiardo, e pur l’impresa era fatta, mandarono ambasciadori

a’ Fiorentini significando, ch’aveano trovati i Cortonesi in trattato

di furare certe loro terre contro a’ patti della pace, e però erano

venuti sopra Cortona, e intendeano non partirsene d’assedio, ch’eglino

avrebbono la città ai loro comandamenti. E molto sfacciatamente, e

con grande arroganza, sapendo che ’l nostro comune avea promessa e

sicurata la pace per loro, e’ domandarono aiuto di gente d’arme a

quello assedio. Dall’altra parte in que’ medesimi dì, con più giustizia

e ragione, erano a’ signori gli ambasciadori de’ Cortonesi e del loro

signore, i quali si lamentavano forte de’ Perugini, che senza alcuna

cagione di subito aveano loro rotta la pace, della quale il comune

di Firenze era mallevadore, e domandavano al comune che desse loro

solamente l’insegna con cento cavalieri alla guardia della città,

facendo chiaro il comune ch’e’ Perugini non aveano ragione, e che

trattato per i Cortonesi contro a’ Perugini, o contro alle loro terre,

non era pensato non che fatto; e di questo s’offeriano a fare ogni

chiarezza. Il comune di Firenze, che di natura e d’antica consuetudine

è tardo alle cose, per avere a diliberare con molti consigli, in fine

ordinò e mandò suoi ambasciadori a Perugia, riprendendo il comune di

quella impresa non giusta, e pregandoli per l’onore loro medesimo, e

appresso del comune di Firenze ch’era obbligato, a loro stanza che se

ne dovessono partire; e di ciò furono male ubbiditi.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 21 / 233 题