CAP. VII.

_Come la terra di Romena si comperò per lo comune di Firenze._

Era lungo tempo stata questione tra ’l conte Bandino di monte Granelli

e Pietro conte di Romena della terra e della rocca di Romena, e in

questi dì era per compromesso la questione in mano del conte Ruberto

da Battifolle, il quale si dicea ch’avea aggiudicata, o ch’era per

aggiudicare Romena al conte Bandino contro alla volontà del conte

Piero; per la qual cosa Piero ricorse al comune di Firenze, e con

molta sollecitudine e grandi preghiere indusse i collegi, che ’l comune

comperasse la sua parte di Romena per fiorini tremilacinquecento d’oro;

e diliberato questo per li collegi, si mise al consiglio del popolo, e

per due volte si combattè la detta proposta nel consiglio, e perocchè

ai popolo non piacea l’impresa furono in discordia; in fine i priori

e’ collegi aoperarono tanto che la proposta si vinse, e fu diliberato

pe’ consigli ch’a Piero conte fossono dati tremilacinquecento fiorini

d’oro delle ragioni ch’avea in Romena. Ed essendo la terra e la rocca

nelle mani del conte Bandino, ed egli allora in bando del comune di

Firenze, il qual bando falsamente gli diede un suo nemico da Calvoli

quand’era podestà di Firenze, ed egli per isdegno, o per altro, non

s’era procacciato a farlo rivocare, e per questo il comune diliberò,

o per amore o per forza di volere avere la tenuta delle sue ragioni.

Sentendo Bandino conte l’impresa determinata per lo comune di Firenze

de’ fatti di Romena, mandò per sicurtà di potere venire a’ signori,

e avutala, fece co’ signori raunare i collegi, e in loro presenza

disse, come Romena era sua per chiara sentenza, e quella tenea e

possedea; e sentendo che ’l comune avea l’animo di volerla, niuno

la potea meglio dare di lui, e in grande grazia si tenea di donarla

al comune di Firenze, di cui si riputava figliuolo e servidore; e

non tanto Romena, ma tutte l’altre sue terre volea dare liberamente

al comune di Firenze, e per lo comune l’avea tenute, e intendea di

tenere sempre. Le profferte furono tanto libere e graziose, che di

presente impetrò grazia d’essere ribandito, e messo in protezione del

comune, e d’essere fatto suo cittadino. E non volendo il comune le sue

ragioni in dono, non potè essere recato a porvi alcuno pregio. Infine i

signori con discreto consiglio ordinarono, che al detto Bandino fossono

dati contanti cinquemila fiorini d’oro, de’ quali e’ si tenne molto

contento, e di presente fece liberamente la carta della vendita della

terra di Romena, e de’ fedeli e di tutta la giurisdizione ch’avea in

quella, come pochi dì innanzi avea fatto Piero conte della sua parte, e

a dì 23 d’ottobre anno detto, per li consigli del comune fu ribandito,

e fatto cittadino di Firenze, e a dì 28 del detto mese ebbe contanti

fiorini cinquemila d’oro, avendo il dì dinanzi fatta dare la tenuta

della terra e della rocca al comune di Firenze. E le carte della detta

compera di Romena si feciono per ser Piero di ser Grifo da Pratovecchio

notaio. Da’ detti conti il comune liberò i fedeli e feceli contadini,

e diè loro l’estimo e le gabelle come agli altri e la cittadinanza, e

feceli popolari; onde molto furono allegri e contenti, e ripararono i

difetti del castello.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 11 / 233 题