_Come la terra di Romena si comperò per lo comune di Firenze._
Era lungo tempo stata questione tra ’l conte Bandino di monte Granelli
e Pietro conte di Romena della terra e della rocca di Romena, e in
questi dì era per compromesso la questione in mano del conte Ruberto
da Battifolle, il quale si dicea ch’avea aggiudicata, o ch’era per
aggiudicare Romena al conte Bandino contro alla volontà del conte
Piero; per la qual cosa Piero ricorse al comune di Firenze, e con
molta sollecitudine e grandi preghiere indusse i collegi, che ’l comune
comperasse la sua parte di Romena per fiorini tremilacinquecento d’oro;
e diliberato questo per li collegi, si mise al consiglio del popolo, e
per due volte si combattè la detta proposta nel consiglio, e perocchè
ai popolo non piacea l’impresa furono in discordia; in fine i priori
e’ collegi aoperarono tanto che la proposta si vinse, e fu diliberato
pe’ consigli ch’a Piero conte fossono dati tremilacinquecento fiorini
d’oro delle ragioni ch’avea in Romena. Ed essendo la terra e la rocca
nelle mani del conte Bandino, ed egli allora in bando del comune di
Firenze, il qual bando falsamente gli diede un suo nemico da Calvoli
quand’era podestà di Firenze, ed egli per isdegno, o per altro, non
s’era procacciato a farlo rivocare, e per questo il comune diliberò,
o per amore o per forza di volere avere la tenuta delle sue ragioni.
Sentendo Bandino conte l’impresa determinata per lo comune di Firenze
de’ fatti di Romena, mandò per sicurtà di potere venire a’ signori,
e avutala, fece co’ signori raunare i collegi, e in loro presenza
disse, come Romena era sua per chiara sentenza, e quella tenea e
possedea; e sentendo che ’l comune avea l’animo di volerla, niuno
la potea meglio dare di lui, e in grande grazia si tenea di donarla
al comune di Firenze, di cui si riputava figliuolo e servidore; e
non tanto Romena, ma tutte l’altre sue terre volea dare liberamente
al comune di Firenze, e per lo comune l’avea tenute, e intendea di
tenere sempre. Le profferte furono tanto libere e graziose, che di
presente impetrò grazia d’essere ribandito, e messo in protezione del
comune, e d’essere fatto suo cittadino. E non volendo il comune le sue
ragioni in dono, non potè essere recato a porvi alcuno pregio. Infine i
signori con discreto consiglio ordinarono, che al detto Bandino fossono
dati contanti cinquemila fiorini d’oro, de’ quali e’ si tenne molto
contento, e di presente fece liberamente la carta della vendita della
terra di Romena, e de’ fedeli e di tutta la giurisdizione ch’avea in
quella, come pochi dì innanzi avea fatto Piero conte della sua parte, e
a dì 23 d’ottobre anno detto, per li consigli del comune fu ribandito,
e fatto cittadino di Firenze, e a dì 28 del detto mese ebbe contanti
fiorini cinquemila d’oro, avendo il dì dinanzi fatta dare la tenuta
della terra e della rocca al comune di Firenze. E le carte della detta
compera di Romena si feciono per ser Piero di ser Grifo da Pratovecchio
notaio. Da’ detti conti il comune liberò i fedeli e feceli contadini,
e diè loro l’estimo e le gabelle come agli altri e la cittadinanza, e
feceli popolari; onde molto furono allegri e contenti, e ripararono i
difetti del castello.