Tutte queste vicende ripensava la vecchia signora, sotto la pergola,
nel giardino tranquillo. Che cosa ora dunque la tratteneva dal rivedere
il figlio? Ella avrebbe avuto la forza di reprimersi; ella non si
sarebbe svelata, no. Le bastava di rivederlo, il figlio suo, quello
ch'ella aveva tenuto su le braccia un giorno solo, tanti anni a dietro,
tanti, tanti anni! Era cresciuto? Era grande? Era bello? Com'era?
E mentre così interrogava sè stessa, nel fondo del suo spirito ella non
giungeva a raffigurarsi l'uomo. Sempre in lei l'imagine dell'infante
persisteva, si sovrapponeva ad ogni altra imagine, vinceva con la
nitida chiarezza delle sue forme ogni altra forma fantastica che
tentasse di sorgere. Ella non preparava l'animo, si abbandonava
debolmente al sentimento indeterminato. Il senso della realtà in quel
momento le mancava.
— Io lo vedrò! Io lo vedrò! — ripeteva in sè stessa, inebriandosi.
Le cose in torno tacevano. Il vento faceva incurvare i roseti che,
passato il soffio, seguitavano a muoversi pesantemente. Gli zampilli
scintillavano e guizzavano, tra il verde, come stocchi.
Donna Laura stette un poco in ascolto. Dal silenzio, nell'ora pànica,
sorgeva qualcosa di grande e di inesorabile, che le infuse nell'animo
uno sgomento misterioso. Ella esitò. Poi si mise pel viale, da prima
con passi rapidi; giunse al cancello tutto abbracciato dalle piante
e dai fiori; sostò, per guardarsi in dietro: aprì. Dinanzi a lei la
campagna si stendeva deserta sotto il meriggio. Le case di Penti in
lontananza biancheggiavano su l'azzurro del cielo, con un campanile,
con una cupola, con due o tre pini. Il fiume si svolgeva nella pianura,
tortuoso e lucentissimo, toccando le case.
Donna Laura pensò: — Egli è là. — E tutte le sue fibre di madre
vibrarono. Animata, riprese a camminare, guardando dinanzi a sè con gli
occhi che il sole fastidiva, non curando il calore. A un certo punto
della strada cominciarono gli alberi, magri pioppetti tutti canori di
cicale. Due femmine scalze, ciascuna con un cesto sul capo, venivano
incontro.
— Sapete la casa di Luca Marino? — chiese la signora, presa da una
voglia irresistibile di pronunziare quel nome a voce alta, liberamente.
Le femmine la guardarono, stupefatte, soffermandosi.
Una rispose con semplicità:
— Noi non siamo di Penti.
Donna Laura, malcontenta seguitò la via, provando già un poco di
stanchezza nelle povere membra senili. Gli occhi, offesi dalla luce
intensa, le facevano vedere alcune mobili macchie rosse nell'aria. Un
leggero principio di vertigine le turbava il cervello.
Penti si avvicinava sempre più. I primi tuguri apparvero tra molte
piante di girasoli. Una femmina, mostruosa per l'adipe, stava seduta
sopra una soglia; ed aveva su quel gran corpo una testa infantile, gli
occhi dolci, i denti schietti, il sorriso placidissimo.
— O signora, dove andate? — chiese la femmina, con un accento ingenuo
di curiosità.
Donna Laura si accostò. Aveva il volto tutto infiammato e la
respirazione corta. Le forze erano per mancarle.
— Mio Dio! Oh mio Dio! — gemeva ella, reggendosi le tempie con le
palme. — Oh mio Dio!
— Signora, riposatevi — diceva la femmina ospitale, invitandola ad
entrare.
La casa era bassa ed oscura; ed aveva quell'odor particolare che hanno
tutti i luoghi dove molta gente agglomerata vive. Tre o quattro bambini
nudi, anch'essi col ventre così gonfio che parevano idropici, si
trascinavano sul suolo, borbottando, brancicando, portando alla bocca
per istinto qualunque cosa capitasse loro sotto le mani.
Mentre Donna Laura seduta riprendeva le forze, la femmina parlava
oziosamente, tenendo fra le braccia un quinto bambino, tutto coperto di
croste nerastre tra mezzo a cui si aprivano due grandi occhi, puri ed
azzurri, come due fiori miracolosi.
Donna Laura domandò:
— Qual'è la casa di Luca Marino?
L'ospite col gesto indicò una casa rossiccia,
all'estremità del paese, in vicinanza del fiume, circondata quasi da un
colonnato di alti pioppi.
— È quella, perchè?
La vecchia signora si sporse per guardare.
Gli occhi le dolevano, feriti dalla luce solare, e le palpebre le
battevano forte. Ma ella stette qualche minuto in quell'attitudine,
respirando con fatica, senza rispondere, quasi soffocata da una
sollevazione di sentimento materno. — Quella dunque era la casa del suo
figliuolo? — Subitamente, le apparvero l'interno della stanza lontana,
il paese di Provenza, le persone, le cose, come nel bagliore di un
lampo, ma evidenti, nettissimi. Ella si lasciò ricadere su la sedia,
e rimase muta, confusa, in una specie di ottusità fisica proveniente
forse dall'azione del sole. Negli orecchi aveva un ronzío continuo.
Disse l'ospite:
— Volete passare il fiume?
Donna Laura fece un cenno fievole, incantata da un turbinío di circoli
rossi che le si producevano nella retina.
— Luca Marino porta uomini e bestie da una riva all'altra. Ha una barca
e una chiatta — seguitò l'ospite. — Se no, bisogna andare fino a Prezzi
a cercare il guado. È trent'anni che fa il mestiere! È sicurissimo,
signora.
Donna Laura ora ascoltava, facendo uno sforzo per raccogliere i suoi
spiriti che si disperdevano. Ma pure, dinanzi a quelle novelle del
figliuolo, restava smarrita; quasi non comprendeva.
— Luca non è del paese — riprese la femmina grassa, trascinata
dalla nativa loquacità. — L'hanno allevato i Marino che non avevano
figliuoli. E un signore, non di qui, gli ha dotata la moglie. Ora vive
bene; lavora; ma ha il vizio del vino.
La femmina diceva queste cose ed altre, con semplicità grande, senza
malizia per l'origine sconosciuta di Luca.
— Addio, addio — fece Donna Laura, levandosi, presa da un vigore
fittizio. — Grazie, buona donna.
Porse a uno dei bimbi una moneta; ed uscì alla luce.
— Per quella viottola! — le gridò dietro, indicando, l'ospite.
Donna Laura seguì la viottola. Un gran silenzio regnava intorno, e nel
silenzio le cicale cantavano a distesa. Alcuni gruppi d'olivi contorti
e nodosi sorgevano dal terreno disseccato. Il fiume, a sinistra,
brillava.
— Ooh, La Martinaaa! — chiamò una voce, in lontananza, dalla parte del
fiume.
Quella voce umana d'improvviso fece tremare le vene della vecchia.
Ella guardò. Sul fiume navigava una barca, a pena visibile tra il
vapor luminoso; e un'altra barca, ma a vela, biancheggiava a maggior
distanza. Nella prima barca si scorgevano forme d'animali: erano forse
cavalli.
— Ooh, La Martinaaa! — richiamò la voce.
Le due barche si avvicinavano l'una all'altra. Quello era il punto
delle secche, dove i barcaiuoli pericolavano quando il carico pesava.
Donna Laura, ferma sotto un olivo, appoggiata al tronco, seguiva
con lo sguardo la vicenda. Il cuore le palpitava con tanta violenza
che le pareva i battiti empissero tutta la campagna circostante. Il
fruscío dei rami, il canto delle cicale, il lampeggío delle acque,
tutte le apparenze la turbavano, le si confondevano nello spirito col
disordine della demenza. L'accumulamento lento del sangue nel cervello,
per l'azione del sole, le dava ora una visione leggermente rossa, un
principio di vertigine.
Le due barche, giunte a un gomito del fiume, non si videro più.
Allora Donna Laura riprese a camminare, un po' barcollante, come
un'ebra. Le apparve un gruppo di case riunite intorno a una specie di
corte. Sei o sette mendicanti meriggiavano ammucchiati in un angolo:
le loro carni rossastre, maculate dalle malattie della cute, uscivano
di tra i cenci; nei loro volti deformi il sonno aveva una pesantezza
bestiale. Qualcuno dormiva bocconi, con la faccia nascosta tra le
braccia piegate a cerchio. Qualche altro dormiva supino, con le braccia
aperte, nell'attitudine del Cristo crocifisso. Un nuvolo di mosche
turbinava e ronzava su quelle povere carcasse umane, denso e laborioso,
come sopra un cumulo di fimo. Dalle porte socchiuse veniva un rumore di
telai.
Donna Laura attraversò la piazzetta. Il suono de' suoi passi su le
pietre fece risvegliare un mendicante che si levò su i gomiti e,
tenendo gli occhi ancora chiusi, balbettò macchinalmente:
— La carità, per l'amore di Dio!
A quella voce tutti i mendicanti si risvegliarono, e tutti sorsero.
— La carità, per l'amore di Dio!
— La carità, per l'amore di Dio!
La torma cenciosa si mise a seguitare la passante, chiedendo
l'elemosina, tendendo le mani. Uno era storpio e camminava a piccoli
salti, come una scimmia ferita. Un altro si trascinava sul sedere
puntellandosi con ambo le braccia, come fanno con le zampe le locuste,
poichè aveva tutta la parte inferiore del corpo morta. Un altro aveva
un gran gozzo paonazzo e rugoso che ad ogni passo ondeggiava come una
giogaia. Un altro aveva un braccio ritorto come una grossa radice.
— La carità, per l'amore di Dio!
Le loro voci erano varie, alcune cavernose e roche, altre acute e
feminine come quelle degli evirati. Ripetevano sempre le stesse parole,
con lo stesso accento, in un modo accorante.
— La carità, per l'amore di Dio!
Donna Laura, così inseguita da quella gente mostruosa, provava una
voglia istintiva di fuggire, di salvarsi. Uno sbigottimento cieco la
teneva. Avrebbe forse gridato, se avesse avuta la voce nella gola. I
mendicanti le instavano da presso, le toccavano le braccia, con le mani
tese. Volevano l'elemosina, tutti.
La vecchia signora si cercò nella veste, prese alcune monete, le lasciò
cadere dietro di sè. Gli affamati si fermarono, si gittarono avidamente
su le monete, lottando, stramazzando sul terreno, dando calci,
calpestandosi. Bestemmiavano.
Tre rimasero con le mani vuote; e ripresero a seguitare la vecchia
incattiviti.
— Noi non l'abbiamo avuta! Noi non l'abbiamo avuta!
Donna Laura, disperata per quella persecuzione, diede altre monete,
senza volgersi. La lotta fu tra lo storpio e il gozzuto. Ambedue
presero. Ma un povero epilettico idiota, che tutti opprimevano e
dileggiavano, non ebbe nulla; e si mise a piagnucolare, leccandosi le
lacrime e il moccio che gli colava dal naso, con un verso ridicolo:
— Ahu, ahu, ahuuu!