La moltitudine, in fatti, irrompeva su per l'ampia salita, urlando
e scotendo nell'aria armi ed arnesi, con una tal furia concorde che
non pareva un adunamento di singoli uomini ma la coerente massa d'una
qualche cieca materia sospinta da una irresistibile forza. In pochi
minuti fu sotto al palazzo, si allungò intorno come un gran serpente
di molte spire, e chiuse in un denso cerchio tutto l'edifizio. Taluni
dei ribelli portavano alti fasci di canne accesi, come fiaccole, che
gittavano sui volti una luce mobile e rossastra, schizzavano faville
e schegge ardenti, mettevano un crepitìo sonoro. Altri, in un gruppo
compatto, sostenevano un'antenna alla cui cima penzolava un cadavere
umano. Minacciavano la morte coi gesti e con le voci. Tra le contumelie
ripetevano un nome:
— Cassàura! Cassàura!
Il duca d'Ofena si morse le mani, quando riconobbe in cima all'antenna
il corpo mutilato di Vincenzio Murro, del messo ch'egli aveva spedito
nella notte a chieder soccorso di gente d'arme. Additò l'impiccato al
Mazzagrogna, il quale disse a bassa voce:
— È finita!
Ma l'udì don Filippo, e cominciò a fare un lagno così accorante che
tutti si sentirono stringere il cuore e mancare gli spiriti.
I servi si accalcavano su le soglie, smorti in faccia, tenuti dalla
viltà. Alcuni lacrimavano, altri invocavano un santo, altri pensavano
al tradimento. — Se, consegnando il padrone al popolo, avessero potuto
aver salva la vita? — Cinque o sei, meno pusillanimi, tenevano perciò
consiglio e si eccitavano a vicenda.
— Al balcone! Al balcone! — gridava il popolo, tempestando. — Al
balcone!
Ora il duca d'Ofena parlava sommesso col Mazzagrogna, in disparte.
Volgendosi a don Filippo, disse:
— Mettetevi nella sedia, padre. Sarà meglio. Ci fu tra i servi un
leggero mormorìo. Due si fecero innanzi per aiutare il paralitico a
discendere dal letto. Altri due accostarono la sedia che scorreva su
piccole ruote. L'operazione fu penosa.
Il vecchio corpulento ansava e si lamentava forte, premendo con
le braccia il collo dei servi che lo sostenevano. Egli era tutto
grondante; e la stanza, essendo chiuse le imposte, era omai piena
dell'insoffribile odore. Com'egli fu nella sedia, i suoi piedi con
un moto ritmico presero a percuotere il pavimento. Il gran ventre
tremolava floscio su le ginocchia, simile a un otre mezzo vuoto.
Allora il duca disse al Mazzagrogna:
— Giovanni, a te!
E quegli, con un gesto risoluto, aprì le imposte ed uscì sul balcone.