Nel maggio seguente, alle feste dell'Apostolo intervenne l'arcivescovo
di Orsogna. La chiesa era tutta parata di drappi rossi e di fogliami
d'oro; dinanzi ai cancelli di bronzo ardevano undici lampade d'argento
lavorate dagli orefici per religione; e tutte le sere l'orchestra
sonava un oratorio solenne con un bel coro di voci bianche. Il sabato
si doveva esporre il busto dell'Apostolo. I devoti peregrinavano
da tutti i paesi marittimi e interni; salivano la costa cantando e
portando in mano i voti, nel conspetto del mare.
Anna il venerdì fece la prima comunione. L'arcivescovo era un vecchio
venerando e mite: quando sollevava la mano per benedire, la gemma
dell'anello risplendeva simile ad un occhio divino. Anna, appena sentì
su la lingua l'ostia eucaristica, smarrì la vista per un'improvvisa
onda di gaudio che le irrigò i capelli con la dolcezza d'un bagno
tiepido e odoroso. Dietro di lei un susurro correva nella moltitudine;
allato, altre verginelle prendevano il sacramento e chinavano la faccia
sul gradino, in gran compunzione.
La sera Francesca volle dormire, com'è costume dei fedeli, sul
pavimento della basilica, aspettando l'ostensione mattutina del santo.
Ella era incinta da sette mesi, e molto l'affaticava il peso del
ventre. Sul pavimento i pellegrini giacevano accumulati; dai loro corpi
esalava il calore e montava nell'aria. Alcune voci confuse uscivano a
tratti da qualche bocca inconscia nel sonno; le fiammelle tremolavano
e si riflettevano su l'olio nei bicchieri sospesi tra gli archi; e
nei vani delle larghe porte aperte scintillavano le stelle alla notte
primaverile.
Francesca vegliò per due ore in travaglio, poichè l'esalazione dei
dormienti le dava la nausea. Ma, determinata a resistere e a soffrire
pel bene dell'anima, vinta dalla stanchezza, piegò alfine il capo. Su
l'alba si destò. L'aspettazione cresceva negli animi degli astanti e
altra gente sopraggiungeva: in ciascuno ardeva il desiderio d'essere
primo a vedere l'Apostolo. Fu aperto il cancello esterno; e il romore
dei cardini risonò nitidamente nel silenzio, si ripercosse in tutti
i cuori. Fu aperto il secondo cancello, poi il terzo, poi il quarto,
il quinto, il sesto, l'ultimo. Parve allora come una tromba d'uragano
investisse la moltitudine. La massa degli uomini si precipitò verso il
tabernacolo; grida acute squillarono nell'aria mossa da quell'impeto;
dieci, quindici persone rimasero schiacciate e soffocate; una preghiera
tumultuaria si levò.
I morti furono tratti fuori all'aperto. Il corpo di Francesca, tutto
contuso e livido, fu portato alla famiglia. Molti curiosi in torno si
accalcarono; e i parenti gemevano compassionevolmente.
Anna, quando vide la madre distesa sul letto tutta violacea nella
faccia e macchiata di sangue, cadde a terra senza conoscenza. Poi, per
molti mesi fu tormentata dal mal caduco.