II.

Nel maggio seguente, alle feste dell'Apostolo intervenne l'arcivescovo

di Orsogna. La chiesa era tutta parata di drappi rossi e di fogliami

d'oro; dinanzi ai cancelli di bronzo ardevano undici lampade d'argento

lavorate dagli orefici per religione; e tutte le sere l'orchestra

sonava un oratorio solenne con un bel coro di voci bianche. Il sabato

si doveva esporre il busto dell'Apostolo. I devoti peregrinavano

da tutti i paesi marittimi e interni; salivano la costa cantando e

portando in mano i voti, nel conspetto del mare.

Anna il venerdì fece la prima comunione. L'arcivescovo era un vecchio

venerando e mite: quando sollevava la mano per benedire, la gemma

dell'anello risplendeva simile ad un occhio divino. Anna, appena sentì

su la lingua l'ostia eucaristica, smarrì la vista per un'improvvisa

onda di gaudio che le irrigò i capelli con la dolcezza d'un bagno

tiepido e odoroso. Dietro di lei un susurro correva nella moltitudine;

allato, altre verginelle prendevano il sacramento e chinavano la faccia

sul gradino, in gran compunzione.

La sera Francesca volle dormire, com'è costume dei fedeli, sul

pavimento della basilica, aspettando l'ostensione mattutina del santo.

Ella era incinta da sette mesi, e molto l'affaticava il peso del

ventre. Sul pavimento i pellegrini giacevano accumulati; dai loro corpi

esalava il calore e montava nell'aria. Alcune voci confuse uscivano a

tratti da qualche bocca inconscia nel sonno; le fiammelle tremolavano

e si riflettevano su l'olio nei bicchieri sospesi tra gli archi; e

nei vani delle larghe porte aperte scintillavano le stelle alla notte

primaverile.

Francesca vegliò per due ore in travaglio, poichè l'esalazione dei

dormienti le dava la nausea. Ma, determinata a resistere e a soffrire

pel bene dell'anima, vinta dalla stanchezza, piegò alfine il capo. Su

l'alba si destò. L'aspettazione cresceva negli animi degli astanti e

altra gente sopraggiungeva: in ciascuno ardeva il desiderio d'essere

primo a vedere l'Apostolo. Fu aperto il cancello esterno; e il romore

dei cardini risonò nitidamente nel silenzio, si ripercosse in tutti

i cuori. Fu aperto il secondo cancello, poi il terzo, poi il quarto,

il quinto, il sesto, l'ultimo. Parve allora come una tromba d'uragano

investisse la moltitudine. La massa degli uomini si precipitò verso il

tabernacolo; grida acute squillarono nell'aria mossa da quell'impeto;

dieci, quindici persone rimasero schiacciate e soffocate; una preghiera

tumultuaria si levò.

I morti furono tratti fuori all'aperto. Il corpo di Francesca, tutto

contuso e livido, fu portato alla famiglia. Molti curiosi in torno si

accalcarono; e i parenti gemevano compassionevolmente.

Anna, quando vide la madre distesa sul letto tutta violacea nella

faccia e macchiata di sangue, cadde a terra senza conoscenza. Poi, per

molti mesi fu tormentata dal mal caduco.

Le Novelle della Pescara · 第 26 / 101 题