Tutto è festa nel castello di Brivio. Una fiamma divampante sul battuto
della torre angolosa, dirada le tenebre della notte: cento barchette
illuminate vogano al suo piede, gridando viva e riviva; viva e riviva
echeggia più esultante nell'interno, ove dieci signori delle vicine
terre nella sala d'arme, nell'altre minori i vassalli e gli scudieri,
fra le spumanti tazze del vino orobio, alternano i brindisi a Oldrado
barone del castello; Oldrado, il paventato caporione de' Guelfi qui
intorno, che oggi, dalla torre che domina Gallusco e Villadadda, menò
sposa Ermellina, figliuola del signor Colleone, ghibellino famoso.
Oldrado compone il viso a quel più cortese che può un uomo cresciuto
continuo sotto la corazza, fra gli amari gusti della prepotenza e della
vendetta, guardando gli uomini non collo scontento di chi troppo li
conobbe, ma col disprezzo di chi mai non curò di conoscerli; di chi
non vide in quanti gli erano attorno che, od eguali da superare od
inferiori da opprimere e sagrifieare a' suoi fastidii superbi; di chi
mai non apprese la bellezza della virtù, la consolazione del far bene,
l'ebbrezza dell'amare, dell'essere amato.
Gradiva egli e ricambiava gli augurii; ma tra le rughe che l'orgoglio
dapprima aveva tracciate, poi l'età rese stabili sul suo volto,
lasciava trapelare l'impazienza d'una gioja che a lui pareva
ingannevole e adulatrice; e colla sinistra ad ora ad ora impugnava
spensieratamente il pomo dorato dello stilo, che mai dal suo fianco non
dipartiva, lo stilo ministro di sue vendette.
Fra le vezzose donne radunate a nozze spicca in tutta la leggiadria di
sua giovane persona la biondissima Ermellina; e figurandosi in tutte
un cuore ingenuo come il suo, con naturale cortesia risponde ai festivi
mirallegro ed alle argute allusioni. Ma la sua gioja non è intera. Nata
a liberi sensi e gentili, capace di conoscere e pregiare il bello, in
quella cara età quando l'amore è un istinto, non un calcolo, quando si
crede e si è creduti, ella vide il trovadore Tibaldo, d'età fiorito
e di bellezza, venire dal patrio Merate nelle paterne sale di lei,
rallegrando i lauti convivi colle gradite romanze: lo vide, conobbe
lo splendore dell'ingegno di lui, la pietà del suo cuore, e poteva
non amarlo? Oh quel giorno! — era un bel giorno sul mezzo del vivace
ottobre, quand'egli, cogliendo una viola del pensiero, gliela presentò,
e — Vi duri la memoria mia anche quando questo fiore sarà appassito.
Non gli fece ella risposta che d'un sospiro. Ma in quella sopravvenne
la indovina di Pontida, la vecchissima che dicea d'aver veduto, due
secoli prima, giurarsi nella sua patria la Lega Lombarda e pronosticava
dover vivere fino ad un infame tempo quando più niuno quella Lega
ricorderebbe; l'indovina venerata e temuta, sfuggita ed implorata,
creduta da chi santa, da chi maliarda. Ed — O garzoni (esclamò) voi
finirete i vostri giorni l'uno all'altro abbracciati.
Da quell'istante, il memore fiorellino, imitato coi biondi capelli
della vezzoza, fregiò sempre il petto del damigello: da quell'istante
fu il sogno d'Ermellina, fu l'oggetto d'ogni sua preghiera il potere
un tempo chiamar suo Tibaldo, la delizia di svegliarsi carezzevole sul
seno di lui, l'orgoglio di essere da tutti accennata come la donna
del migliore di quanti, là intorno cantavano rime d'amore. Speranza
ahi svelta in erba! E fra i tripudii d'oggi non le si toglie dalla
mente il disperato dolore dell'amico, l'addio — parola sì dolce e sì
lugubre — che le lacrimò per l'ultima volta. Che se, piena di quella
cara immagine, essa leva lo sguardo al suo signore, scorge un irsuto
guerriero, il cui nome ella imparò a paventar da bambina; mille volte
lo udì esecrare da' domestici suoi, mille volte supplicò agli altari
perchè nelle fraterne battaglie non le scannasse il padre, i congiunti.
Ma dalle fraterne battaglie uscito vincitore, grave patto egli impose
al vinto Colleone, di diroccare metà della torre che domina Callusco
e Villadadda: e dargli sposa l'unica figliuola. Or come amarlo? Come
cancellare dalla memoria un primo, un unico, un immacolato amore?
Intanto va morendo il suono ed il luccicor della festa; Oldrado congeda
la brigata: tutto ritorna al silenzio; solo l'aura notturna leva
sulle ali e confonde un gemito ed una fievole armonia; è il gemito
dell'Ermellina che rimpiange i sogni di sua giovinezza; è il lamento
dell'amoroso Tibaldo.