I.

Tutto è festa nel castello di Brivio. Una fiamma divampante sul battuto

della torre angolosa, dirada le tenebre della notte: cento barchette

illuminate vogano al suo piede, gridando viva e riviva; viva e riviva

echeggia più esultante nell'interno, ove dieci signori delle vicine

terre nella sala d'arme, nell'altre minori i vassalli e gli scudieri,

fra le spumanti tazze del vino orobio, alternano i brindisi a Oldrado

barone del castello; Oldrado, il paventato caporione de' Guelfi qui

intorno, che oggi, dalla torre che domina Gallusco e Villadadda, menò

sposa Ermellina, figliuola del signor Colleone, ghibellino famoso.

Oldrado compone il viso a quel più cortese che può un uomo cresciuto

continuo sotto la corazza, fra gli amari gusti della prepotenza e della

vendetta, guardando gli uomini non collo scontento di chi troppo li

conobbe, ma col disprezzo di chi mai non curò di conoscerli; di chi

non vide in quanti gli erano attorno che, od eguali da superare od

inferiori da opprimere e sagrifieare a' suoi fastidii superbi; di chi

mai non apprese la bellezza della virtù, la consolazione del far bene,

l'ebbrezza dell'amare, dell'essere amato.

Gradiva egli e ricambiava gli augurii; ma tra le rughe che l'orgoglio

dapprima aveva tracciate, poi l'età rese stabili sul suo volto,

lasciava trapelare l'impazienza d'una gioja che a lui pareva

ingannevole e adulatrice; e colla sinistra ad ora ad ora impugnava

spensieratamente il pomo dorato dello stilo, che mai dal suo fianco non

dipartiva, lo stilo ministro di sue vendette.

Fra le vezzose donne radunate a nozze spicca in tutta la leggiadria di

sua giovane persona la biondissima Ermellina; e figurandosi in tutte

un cuore ingenuo come il suo, con naturale cortesia risponde ai festivi

mirallegro ed alle argute allusioni. Ma la sua gioja non è intera. Nata

a liberi sensi e gentili, capace di conoscere e pregiare il bello, in

quella cara età quando l'amore è un istinto, non un calcolo, quando si

crede e si è creduti, ella vide il trovadore Tibaldo, d'età fiorito

e di bellezza, venire dal patrio Merate nelle paterne sale di lei,

rallegrando i lauti convivi colle gradite romanze: lo vide, conobbe

lo splendore dell'ingegno di lui, la pietà del suo cuore, e poteva

non amarlo? Oh quel giorno! — era un bel giorno sul mezzo del vivace

ottobre, quand'egli, cogliendo una viola del pensiero, gliela presentò,

e — Vi duri la memoria mia anche quando questo fiore sarà appassito.

Non gli fece ella risposta che d'un sospiro. Ma in quella sopravvenne

la indovina di Pontida, la vecchissima che dicea d'aver veduto, due

secoli prima, giurarsi nella sua patria la Lega Lombarda e pronosticava

dover vivere fino ad un infame tempo quando più niuno quella Lega

ricorderebbe; l'indovina venerata e temuta, sfuggita ed implorata,

creduta da chi santa, da chi maliarda. Ed — O garzoni (esclamò) voi

finirete i vostri giorni l'uno all'altro abbracciati.

Da quell'istante, il memore fiorellino, imitato coi biondi capelli

della vezzoza, fregiò sempre il petto del damigello: da quell'istante

fu il sogno d'Ermellina, fu l'oggetto d'ogni sua preghiera il potere

un tempo chiamar suo Tibaldo, la delizia di svegliarsi carezzevole sul

seno di lui, l'orgoglio di essere da tutti accennata come la donna

del migliore di quanti, là intorno cantavano rime d'amore. Speranza

ahi svelta in erba! E fra i tripudii d'oggi non le si toglie dalla

mente il disperato dolore dell'amico, l'addio — parola sì dolce e sì

lugubre — che le lacrimò per l'ultima volta. Che se, piena di quella

cara immagine, essa leva lo sguardo al suo signore, scorge un irsuto

guerriero, il cui nome ella imparò a paventar da bambina; mille volte

lo udì esecrare da' domestici suoi, mille volte supplicò agli altari

perchè nelle fraterne battaglie non le scannasse il padre, i congiunti.

Ma dalle fraterne battaglie uscito vincitore, grave patto egli impose

al vinto Colleone, di diroccare metà della torre che domina Callusco

e Villadadda: e dargli sposa l'unica figliuola. Or come amarlo? Come

cancellare dalla memoria un primo, un unico, un immacolato amore?

Intanto va morendo il suono ed il luccicor della festa; Oldrado congeda

la brigata: tutto ritorna al silenzio; solo l'aura notturna leva

sulle ali e confonde un gemito ed una fievole armonia; è il gemito

dell'Ermellina che rimpiange i sogni di sua giovinezza; è il lamento

dell'amoroso Tibaldo.

Novelle brianzuole · 第 14 / 27 题