Uscito dalla casa di don Letterio col cuore come alleggerito di un peso,
il Sant'Angelo si prefisse di seguire senza por tempo in mezzo i
consigli del suo amico.
Doveva farlo: tutto sarebbe stato peggiore che il durare in tanta
incertezza; poi sapeva come la più lieve esitanza avrebbe potuto di un
sol tratto fargli dileguare quella fermezza, che i ragionamenti del
vecchio gli avevano infuso.
Sceso appena dal carrozzino aveva chiesto alla Vige, che gli era mossa
incontro nel cortile, dove si trovasse la signorina, e saputo com'ella
si fosse già ritirata nelle sue stanze le mandò a chiedere di poterle
parlare senza dilazione.
La Vige, comprendendo dalla ciera sconvolta del suo padrone che
qualchecosa di grosso c'era per aria, corse subito a fare l'ambasciata;
e tornata ad annunciargli che la signorina lo attendeva, non potè
trattenersi dal fare, mentre il professore saliva frettolosamente le
scale, una mimica eloquentissima per esprimere il dubbio ed il timore
che al suo povero padrone non avesse dato di volta il cervello.
Fu con passo vacillante e col volto pallidissimo che il professore entrò
nella camera di Loreta.
La giovane lo stava attendendo sull'uscio ed appena lo vide si scusò con
lui di non aver potuto ella stessa discendere:
--Dovete perdonarmi; non sto bene.
Con un rapido gesto egli diede a divedere come reputasse tale scusa del
tutto oziosa; poi subito le chiese con sollecitudine:
--Vi sentite male, Loreta?
--Un poco sì; la notte scorsa non ho dormito quasi nulla e me ne restò
per tutta la giornata una grande stanchezza.... Se sapeste come mi
indispettiscono queste stupide debolezze. Ma deve passare presto: voglio
che passi!
Il professore la guardò: da tutti i lineamenti di lei traspariva
l'abbattimento: la consueta melanconia dei suoi occhi era quel giorno
accresciuta dalla diffusa sfumatura azzurra ond'erano cerchiati.
--Loreta,--disse il Sant'Angelo,--è da più tempo che io vi vedo
soffrire; ed è da più tempo ch'io me ne chiedo la ragione. Oggi, è
inutile mentire più a lungo, questa ragione la so....
La giovane, benchè fosse preparata a questo momento, trasalì.
--La so, Loreta,--egli riprese subito,--e non posso dirvi quanto mi
addolori che voi dobbiate soffrire così, senza colpa alcuna, per causa
mia....
--Per causa vostra!--esclamò lei con affettuosa mestizia.--No, non dite
questo. Verso di me siete stato sempre lo stesso; buono e generoso,
avete avuto per me costantemente la indulgenza e le premure di un
fratello. Perchè vorreste assumervi la responsabilità delle altrui
cattiverie? No, non colpa vostra, Sant'Angelo, nè mia. È piuttosto il
mio cattivo destino che ha voluto così.
Tacque un istante, poi come risoluta di venir a parlare, senza perdersi
in vani commenti, della decisione che intendeva prendere:
--Avete visto Prè Letterio?--gli chiese.
--Sì, lo vidi e da lui ebbi la dolorosa conferma di quanto sospettavo.
--Vi disse ch'io gli avevo scritto?
--Fece di più: volle ch'io conoscessi il tenore della vostra lettera.
E, interpretando giustamente l'atto con cui la giovane accolse tali
parole, soggiunse subito con islancio:
--.... E fece bene così, Loreta! Quel vecchio amico non poteva, anche
condannandomi al più aspro de' dispiaceri, non offrirmi il modo di
giudicare esattamente quale sia oggi la vostra posizione e la mia. Nulla
del resto in quella lettera che non vi onori; nulla che io non comprenda
o di cui vi possa fare un rimprovero....
Ella levò il capo, vivamente.
--Grazie, Mattia, di queste vostre parole. Le aspettavo. Non potevo
aspettarne altre dalla vostra lealtà. In questo momento così cattivo non
mi potevate dare un più grande conforto!
--Loreta,--egli chiese dopo un istante, lentissimamente,--- e voi....
siete dunque decisa ad abbandonarmi?
--Lo debbo. Voi sapete se lo debbo.
--Si, è vero. Ma almeno, ditemi, non v'addolora affatto di lasciare la
mia casa?...
--Se m'addolora, Mattia?... Pensate al bene che ho trovato nella vostra
casa! Ero sola, non avevo più nulla; nè una speranza, nè un affetto. Qui
ho ritrovato tutto: ho ritrovato la fede e il coraggio, ho compreso che
la mia povera vita poteva avere ancora uno scopo. Vostra madre, dopo
essere stata il buon angelo della mia salvezza, ha saputo insegnarmi
colla parola e coll'esempio la virtù della rassegnazione. Ero felice, mi
pareva che non avrei avuto a desiderarmi altro mai più, sentendomi come
risorta ad una nuova esistenza così confortata e serena! E mi chiedete
se mi addolora di lasciare la vostra casa! Ne escirò, Mattia, perchè
così il destino ha voluto, perchè il mio onore me lo impone e la pace
nostra lo esige. Ma ne escirò benedicendo la ospitalità che vi trovai,
portando con me il più caro ricordo, e serbando nel mio cuore
incancellabile e adorata la memoria di vostra madre....
--E dove.... dove andrete?
--Non so. La Provvidenza m'assisterà ancora una volta. Porse Prè
Letterio potrà giovarmi con qualche raccomandazione. In caso diverso....
ho il mio diploma di maestra.... Mi riammetteranno forse in qualche
scuola.... Mi cercherò un lavoro.... Non si respinge chi chiede di
guadagnarsi onestamente la vita.
--E questo destino non v'impaura?
--No.
--Ma sapete, Loreta, a quante difficoltà, a quanti pericoli voi volete
esporvi?
--Sì, lo so.
Ella rispose in tal modo, calmissima sempre, piena di fede, senza
abbassare lo sguardo.
Il Sant'Angelo intendendo tutta la nobiltà di quelle parole fu spinto
irresistibilmente a dar manifestazione del suo sentimento.
--Siete forte, Loreta, io vi ammiro e v'invidio. Vorrei anch'io, in
questo momento, poter dire come voi dite, essere forte come siete voi.
Ma non posso. No, Loreta, non posso adattarmi all'idea che voi abbiate a
lasciarmi così. In voi m'ero abituato ad amare colei che fu l'amica
devota, il sostegno e il conforto della mia vecchia madre: in voi ho
visto continuata l'opera gentile di lei quando Iddio me la tolse. Che
cosa sarà ora di me? Che cosa diverrà la mia povera casa? Loreta,
Loreta, non avete dunque pensato anche a questo, prima di decidervi a
tale passo?
Ella taceva, assorta nel suo pensiero, col capo chino.
--Loreta, guardate!--proruppe allora il professore con una sùbita fiamma
che salì ad imporporargli il viso --guardate, Loreta, è così doloroso, è
così fatale per me questo momento, che io trovo ora il coraggio, che non
ebbi mai, che credevo di non poter mai trovare, di confessarvi il
segreto, che da sì lungo tempo io nascondo. Loreta, non potete
lasciarmi.... per me voi siete tutto, siete l'unica persona al mondo in
cui si sono concentrati i miei affetti.... Se mi mancaste, portereste
via con voi l'anima mia, la mia pace, tutto me stesso....
Ed arrestandosi un istante e passandosi con gesto febbrile la mano sul
fronte, quasi per calmarne l'ardore:
--Ah! Loreta,--prosegui egli con un'intonazione di mestizia,--ve lo
giuro che non avrei voluto dirvi mai ciò che ora vi ho confessato. Ho
sofferto atrocemente per tener sepolto in me il mio segreto.
Confessarvi, o Loreta, io--che per gli anni miei potrei quasi esservi
padre--il sentimento che avete destato in me, mi pareva follia indegna
d'un uomo, il quale non abbia smarrito la coscienza di sè stesso....
Ebbene; questo coraggio io l'ho trovato: dinanzi alla vostra
risolutezza, di fronte alla sorte che mi si prepara, io sento cadere
ogni mia esitanza; io non vacillo pensando al rossore che ora m'infiamma
le guance e vi dico, lealmente, come il cuore m'impone: Loreta,
restate.... restate per amor mio!...
Ella aveva ascoltato, colpita profondamente dalla sincerità del suo
accento. Poi quando ebbe finito e restò incerto, a fissarla con intenso
ardore, attendendo una sua parola, ella piegò ancora una volta il capo
tristemente.
--Restare!--mormorò quindi con un'amara inflessione di dubbio.
Al Sant'Angelo balenò allora l'idea ch ella avesse potuto fraintendere
il vero significato delle sue parole.
--È un sacrificio che io vi chiedo, Loreta; lo so: era per questo che
mille volte mi son sentito mancare l'animo di dirvi quello che mi stava
nel cuore. Ma ora che ho parlato, non posso più nascondervi nulla; sento
che adesso si gioca di tutta la mia vita: sento che tutto il mio destino
è riposto ormai nelle vostre mani!
E afferratale la destra, con un repentino slancio, in cui la sua
passione, per tanto tempo rattenuta, scoppiava finalmente senza freni,
vittoriosa:
--Rimani, Loreta, rimani.... Non capisci che senza di te la mia
esistenza sarebbe infranta? Non capisci che tu sei la mia pace, il mio
solo pensiero, l'unico e caro mio amore?... Senti: è vero, io non ti
posso più dare nè gli entusiasmi della giovinezza, nè le ebbrezze di
un'anima ancora sorridente. Ma questo sì ti posso dare: un affetto puro,
una venerazione costante che sarà la legge della mia vita, che non
cesserà che coll'ultimo battito del mio cuore. Loreta, resta.... Tu
sarai la mia compagna fida e adorata, l'arbitra della mia sorte, la
regina della mia casa....
Mentre il professore diceva queste cose appassionatamente, stringendole
forte le bianche mani, ella, guardandolo con molta tenerezza, aveva gli
occhi gonfi di pianto.
--Siete generoso, Mattia. Non vi posso dire quanto bene mi abbiate fatto
con la vostra profferta, di cui apprezzo tutta la grande nobiltà. Ma
appunto per questo, no.... non posso accettarla!
--Non potete, Loreta, non potete?--chiese il professore con accento
d'angoscia.
Ella non rispose subito.
--Dunque--egli insistè con voce ognor più commossa--voi sentite di non
potere assolutamente concedermi il vostro affetto?
--Il mio affetto!--la giovane proruppe.--No, no, Mattia, non è questo.
Chi mai conoscendovi ed apprezzando le vostre virtù potrebbe non amarvi?
Qual donna non dovrebbe essere orgogliosa ed onorata della profferta che
voi avete fatto a me ora con tanta sincera bontà? Mio Dio! sarebbe stato
questo il mio bel sogno, sarebbe stato il mio paradiso....
--Ma allora.... allora?
--Non posso, non devo. Lasciate ch'io parta, Mattia, lasciate ch'io
segua la mia stella cattiva!
--Loreta, per pietà, non farmi impazzire. Se tu dici che senti per me
qualche affetto, che hai per me della stima, che la mia casa ti è
grata.... ma allora perchè queste esitanze? Pensa, Loreta, al male che
tu fai a me col tuo rifiuto, al male che faresti a te stessa! Qui c'è la
pace per te e per me: qui vivresti onorata, potendo disprezzare ogni
viltà dei cattivi.... qui, Loreta, avrai nella mia casa e nell'anima mia
il posto che vi tenne mia madre....
--No, non dirmi questo, Mattia,--proruppe con accento commosso la
giovane donna.--È una profanazione il ricordo che tu adesso richiami
della santa tua madre.... Vedi, Mattia, è in nome di lei ch'io ti prego;
lasciami andare, lasciami partire!
Egli abbandonò la sua mano ed ergendo la persona in atto di risolutezza:
--Ah! no, Loreta, non partirai! Dopo quello che m'hai detto non è più
possibile che tu parta, lasciandomi col tormento di questi dubbi. Credi
tu dunque che ora--sentendomi forte e felice nella certezza del tuo
affetto--io non saprò difendere il mio avvenire? Ah! Loreta, non si vive
com'io ho vissuto in preda a sì grandi angoscie per poter poi rinunciare
così facilmente al bene, quando ci sembra di averlo al fine raggiunto!
No. Tu devi dirmi quello che ti spinge a volermi lasciare: ho il diritto
di saperlo e tu me lo dirai!
--Mattia, ciò che mi domandi è molto triste. Il ricordo che tu mi
costringi ad evocare io volevo che fosse morto per sempre. È il mio
passato, Mattia, che oggi risorge fra noi. È questo l'ostacolo che si
frappone alla mia felicità!
Il Sant'Angelo restò calmissimo: una pietà profonda si dipinse sul suo
nobile viso, che aveva ripreso l'abituale pallidezza:
--Il tuo passato, Loreta....--egli disse lentamente. --So ch'esso fu
doloroso. Ma qualunque cosa in esso si celi, colle tue lagrime, col tuo
lavoro, col sacrificio della tua giovinezza, hai conquistato il diritto
dell'oblìo. Che tu sei buona e che l'anima tua è bella, questo io so.
Che altro m'importa di sapere per amarti e per stimarti? Mi basta
ricordare ciò che mia madre, che aveva pur letto ne' tuoi segreti, mi
disse un giorno, già prossima alla sua fine, sognando di vederci uniti:
"ama Loreta, non è indegna di te!" Ed io ti amo, Loreta, ed altro non ti
chiedo. La parola di mia madre mi è sacra e mi basta!
La giovane proruppe in uno scoppio dolcissimo di pianto e, prese le mani
del professore, fe' l'atto d'inginocchiarsi dinanzi a lui.
Egli la trattenne, l'attirò sul suo petto e ve la strinse forte, alzando
gli occhi al cielo, con una soave letizia che pareva irradiarsi sul suo
placido volto.