X.

Uscito dalla casa di don Letterio col cuore come alleggerito di un peso,

il Sant'Angelo si prefisse di seguire senza por tempo in mezzo i

consigli del suo amico.

Doveva farlo: tutto sarebbe stato peggiore che il durare in tanta

incertezza; poi sapeva come la più lieve esitanza avrebbe potuto di un

sol tratto fargli dileguare quella fermezza, che i ragionamenti del

vecchio gli avevano infuso.

Sceso appena dal carrozzino aveva chiesto alla Vige, che gli era mossa

incontro nel cortile, dove si trovasse la signorina, e saputo com'ella

si fosse già ritirata nelle sue stanze le mandò a chiedere di poterle

parlare senza dilazione.

La Vige, comprendendo dalla ciera sconvolta del suo padrone che

qualchecosa di grosso c'era per aria, corse subito a fare l'ambasciata;

e tornata ad annunciargli che la signorina lo attendeva, non potè

trattenersi dal fare, mentre il professore saliva frettolosamente le

scale, una mimica eloquentissima per esprimere il dubbio ed il timore

che al suo povero padrone non avesse dato di volta il cervello.

Fu con passo vacillante e col volto pallidissimo che il professore entrò

nella camera di Loreta.

La giovane lo stava attendendo sull'uscio ed appena lo vide si scusò con

lui di non aver potuto ella stessa discendere:

--Dovete perdonarmi; non sto bene.

Con un rapido gesto egli diede a divedere come reputasse tale scusa del

tutto oziosa; poi subito le chiese con sollecitudine:

--Vi sentite male, Loreta?

--Un poco sì; la notte scorsa non ho dormito quasi nulla e me ne restò

per tutta la giornata una grande stanchezza.... Se sapeste come mi

indispettiscono queste stupide debolezze. Ma deve passare presto: voglio

che passi!

Il professore la guardò: da tutti i lineamenti di lei traspariva

l'abbattimento: la consueta melanconia dei suoi occhi era quel giorno

accresciuta dalla diffusa sfumatura azzurra ond'erano cerchiati.

--Loreta,--disse il Sant'Angelo,--è da più tempo che io vi vedo

soffrire; ed è da più tempo ch'io me ne chiedo la ragione. Oggi, è

inutile mentire più a lungo, questa ragione la so....

La giovane, benchè fosse preparata a questo momento, trasalì.

--La so, Loreta,--egli riprese subito,--e non posso dirvi quanto mi

addolori che voi dobbiate soffrire così, senza colpa alcuna, per causa

mia....

--Per causa vostra!--esclamò lei con affettuosa mestizia.--No, non dite

questo. Verso di me siete stato sempre lo stesso; buono e generoso,

avete avuto per me costantemente la indulgenza e le premure di un

fratello. Perchè vorreste assumervi la responsabilità delle altrui

cattiverie? No, non colpa vostra, Sant'Angelo, nè mia. È piuttosto il

mio cattivo destino che ha voluto così.

Tacque un istante, poi come risoluta di venir a parlare, senza perdersi

in vani commenti, della decisione che intendeva prendere:

--Avete visto Prè Letterio?--gli chiese.

--Sì, lo vidi e da lui ebbi la dolorosa conferma di quanto sospettavo.

--Vi disse ch'io gli avevo scritto?

--Fece di più: volle ch'io conoscessi il tenore della vostra lettera.

E, interpretando giustamente l'atto con cui la giovane accolse tali

parole, soggiunse subito con islancio:

--.... E fece bene così, Loreta! Quel vecchio amico non poteva, anche

condannandomi al più aspro de' dispiaceri, non offrirmi il modo di

giudicare esattamente quale sia oggi la vostra posizione e la mia. Nulla

del resto in quella lettera che non vi onori; nulla che io non comprenda

o di cui vi possa fare un rimprovero....

Ella levò il capo, vivamente.

--Grazie, Mattia, di queste vostre parole. Le aspettavo. Non potevo

aspettarne altre dalla vostra lealtà. In questo momento così cattivo non

mi potevate dare un più grande conforto!

--Loreta,--egli chiese dopo un istante, lentissimamente,--- e voi....

siete dunque decisa ad abbandonarmi?

--Lo debbo. Voi sapete se lo debbo.

--Si, è vero. Ma almeno, ditemi, non v'addolora affatto di lasciare la

mia casa?...

--Se m'addolora, Mattia?... Pensate al bene che ho trovato nella vostra

casa! Ero sola, non avevo più nulla; nè una speranza, nè un affetto. Qui

ho ritrovato tutto: ho ritrovato la fede e il coraggio, ho compreso che

la mia povera vita poteva avere ancora uno scopo. Vostra madre, dopo

essere stata il buon angelo della mia salvezza, ha saputo insegnarmi

colla parola e coll'esempio la virtù della rassegnazione. Ero felice, mi

pareva che non avrei avuto a desiderarmi altro mai più, sentendomi come

risorta ad una nuova esistenza così confortata e serena! E mi chiedete

se mi addolora di lasciare la vostra casa! Ne escirò, Mattia, perchè

così il destino ha voluto, perchè il mio onore me lo impone e la pace

nostra lo esige. Ma ne escirò benedicendo la ospitalità che vi trovai,

portando con me il più caro ricordo, e serbando nel mio cuore

incancellabile e adorata la memoria di vostra madre....

--E dove.... dove andrete?

--Non so. La Provvidenza m'assisterà ancora una volta. Porse Prè

Letterio potrà giovarmi con qualche raccomandazione. In caso diverso....

ho il mio diploma di maestra.... Mi riammetteranno forse in qualche

scuola.... Mi cercherò un lavoro.... Non si respinge chi chiede di

guadagnarsi onestamente la vita.

--E questo destino non v'impaura?

--No.

--Ma sapete, Loreta, a quante difficoltà, a quanti pericoli voi volete

esporvi?

--Sì, lo so.

Ella rispose in tal modo, calmissima sempre, piena di fede, senza

abbassare lo sguardo.

Il Sant'Angelo intendendo tutta la nobiltà di quelle parole fu spinto

irresistibilmente a dar manifestazione del suo sentimento.

--Siete forte, Loreta, io vi ammiro e v'invidio. Vorrei anch'io, in

questo momento, poter dire come voi dite, essere forte come siete voi.

Ma non posso. No, Loreta, non posso adattarmi all'idea che voi abbiate a

lasciarmi così. In voi m'ero abituato ad amare colei che fu l'amica

devota, il sostegno e il conforto della mia vecchia madre: in voi ho

visto continuata l'opera gentile di lei quando Iddio me la tolse. Che

cosa sarà ora di me? Che cosa diverrà la mia povera casa? Loreta,

Loreta, non avete dunque pensato anche a questo, prima di decidervi a

tale passo?

Ella taceva, assorta nel suo pensiero, col capo chino.

--Loreta, guardate!--proruppe allora il professore con una sùbita fiamma

che salì ad imporporargli il viso --guardate, Loreta, è così doloroso, è

così fatale per me questo momento, che io trovo ora il coraggio, che non

ebbi mai, che credevo di non poter mai trovare, di confessarvi il

segreto, che da sì lungo tempo io nascondo. Loreta, non potete

lasciarmi.... per me voi siete tutto, siete l'unica persona al mondo in

cui si sono concentrati i miei affetti.... Se mi mancaste, portereste

via con voi l'anima mia, la mia pace, tutto me stesso....

Ed arrestandosi un istante e passandosi con gesto febbrile la mano sul

fronte, quasi per calmarne l'ardore:

--Ah! Loreta,--prosegui egli con un'intonazione di mestizia,--ve lo

giuro che non avrei voluto dirvi mai ciò che ora vi ho confessato. Ho

sofferto atrocemente per tener sepolto in me il mio segreto.

Confessarvi, o Loreta, io--che per gli anni miei potrei quasi esservi

padre--il sentimento che avete destato in me, mi pareva follia indegna

d'un uomo, il quale non abbia smarrito la coscienza di sè stesso....

Ebbene; questo coraggio io l'ho trovato: dinanzi alla vostra

risolutezza, di fronte alla sorte che mi si prepara, io sento cadere

ogni mia esitanza; io non vacillo pensando al rossore che ora m'infiamma

le guance e vi dico, lealmente, come il cuore m'impone: Loreta,

restate.... restate per amor mio!...

Ella aveva ascoltato, colpita profondamente dalla sincerità del suo

accento. Poi quando ebbe finito e restò incerto, a fissarla con intenso

ardore, attendendo una sua parola, ella piegò ancora una volta il capo

tristemente.

--Restare!--mormorò quindi con un'amara inflessione di dubbio.

Al Sant'Angelo balenò allora l'idea ch ella avesse potuto fraintendere

il vero significato delle sue parole.

--È un sacrificio che io vi chiedo, Loreta; lo so: era per questo che

mille volte mi son sentito mancare l'animo di dirvi quello che mi stava

nel cuore. Ma ora che ho parlato, non posso più nascondervi nulla; sento

che adesso si gioca di tutta la mia vita: sento che tutto il mio destino

è riposto ormai nelle vostre mani!

E afferratale la destra, con un repentino slancio, in cui la sua

passione, per tanto tempo rattenuta, scoppiava finalmente senza freni,

vittoriosa:

--Rimani, Loreta, rimani.... Non capisci che senza di te la mia

esistenza sarebbe infranta? Non capisci che tu sei la mia pace, il mio

solo pensiero, l'unico e caro mio amore?... Senti: è vero, io non ti

posso più dare nè gli entusiasmi della giovinezza, nè le ebbrezze di

un'anima ancora sorridente. Ma questo sì ti posso dare: un affetto puro,

una venerazione costante che sarà la legge della mia vita, che non

cesserà che coll'ultimo battito del mio cuore. Loreta, resta.... Tu

sarai la mia compagna fida e adorata, l'arbitra della mia sorte, la

regina della mia casa....

Mentre il professore diceva queste cose appassionatamente, stringendole

forte le bianche mani, ella, guardandolo con molta tenerezza, aveva gli

occhi gonfi di pianto.

--Siete generoso, Mattia. Non vi posso dire quanto bene mi abbiate fatto

con la vostra profferta, di cui apprezzo tutta la grande nobiltà. Ma

appunto per questo, no.... non posso accettarla!

--Non potete, Loreta, non potete?--chiese il professore con accento

d'angoscia.

Ella non rispose subito.

--Dunque--egli insistè con voce ognor più commossa--voi sentite di non

potere assolutamente concedermi il vostro affetto?

--Il mio affetto!--la giovane proruppe.--No, no, Mattia, non è questo.

Chi mai conoscendovi ed apprezzando le vostre virtù potrebbe non amarvi?

Qual donna non dovrebbe essere orgogliosa ed onorata della profferta che

voi avete fatto a me ora con tanta sincera bontà? Mio Dio! sarebbe stato

questo il mio bel sogno, sarebbe stato il mio paradiso....

--Ma allora.... allora?

--Non posso, non devo. Lasciate ch'io parta, Mattia, lasciate ch'io

segua la mia stella cattiva!

--Loreta, per pietà, non farmi impazzire. Se tu dici che senti per me

qualche affetto, che hai per me della stima, che la mia casa ti è

grata.... ma allora perchè queste esitanze? Pensa, Loreta, al male che

tu fai a me col tuo rifiuto, al male che faresti a te stessa! Qui c'è la

pace per te e per me: qui vivresti onorata, potendo disprezzare ogni

viltà dei cattivi.... qui, Loreta, avrai nella mia casa e nell'anima mia

il posto che vi tenne mia madre....

--No, non dirmi questo, Mattia,--proruppe con accento commosso la

giovane donna.--È una profanazione il ricordo che tu adesso richiami

della santa tua madre.... Vedi, Mattia, è in nome di lei ch'io ti prego;

lasciami andare, lasciami partire!

Egli abbandonò la sua mano ed ergendo la persona in atto di risolutezza:

--Ah! no, Loreta, non partirai! Dopo quello che m'hai detto non è più

possibile che tu parta, lasciandomi col tormento di questi dubbi. Credi

tu dunque che ora--sentendomi forte e felice nella certezza del tuo

affetto--io non saprò difendere il mio avvenire? Ah! Loreta, non si vive

com'io ho vissuto in preda a sì grandi angoscie per poter poi rinunciare

così facilmente al bene, quando ci sembra di averlo al fine raggiunto!

No. Tu devi dirmi quello che ti spinge a volermi lasciare: ho il diritto

di saperlo e tu me lo dirai!

--Mattia, ciò che mi domandi è molto triste. Il ricordo che tu mi

costringi ad evocare io volevo che fosse morto per sempre. È il mio

passato, Mattia, che oggi risorge fra noi. È questo l'ostacolo che si

frappone alla mia felicità!

Il Sant'Angelo restò calmissimo: una pietà profonda si dipinse sul suo

nobile viso, che aveva ripreso l'abituale pallidezza:

--Il tuo passato, Loreta....--egli disse lentamente. --So ch'esso fu

doloroso. Ma qualunque cosa in esso si celi, colle tue lagrime, col tuo

lavoro, col sacrificio della tua giovinezza, hai conquistato il diritto

dell'oblìo. Che tu sei buona e che l'anima tua è bella, questo io so.

Che altro m'importa di sapere per amarti e per stimarti? Mi basta

ricordare ciò che mia madre, che aveva pur letto ne' tuoi segreti, mi

disse un giorno, già prossima alla sua fine, sognando di vederci uniti:

"ama Loreta, non è indegna di te!" Ed io ti amo, Loreta, ed altro non ti

chiedo. La parola di mia madre mi è sacra e mi basta!

La giovane proruppe in uno scoppio dolcissimo di pianto e, prese le mani

del professore, fe' l'atto d'inginocchiarsi dinanzi a lui.

Egli la trattenne, l'attirò sul suo petto e ve la strinse forte, alzando

gli occhi al cielo, con una soave letizia che pareva irradiarsi sul suo

placido volto.

Il peccato di Loreta · 第 17 / 27 题