Oltre a codesta carta, che il prete trascorse rapidamente coll'occhio,
eranvi alcune lettere di diversa data e senza alcuna sottoscrizione.
Fra quelle, a studio ne tolse fuori una, meno lacera e senza
soprascritta, della quale vedevansi qua e là cancellate le parole: la
scrittura appariva stentata, confusa; ma il contenuto era veramente
l'espressione d'un'anima sventuratissima: e il buon prete,
rileggendola, lasciava cadere a quando a quando fra le palme la testa,
e gli venivano le lagrime.
«Signore!
«Se merita compassione una povera infelice, che ha perduto tutto a
questo mondo, virtù, salute, onore, e quasi anche la vita, oh! non
rifiuti almeno di ascoltare forse le ultime mie parole. Lei sa quello
ch'io era, e a che sono ridotta; io non accuso nessuno della mia
disgrazia, fuori di me stessa: ho tanto pianto, ho tanto pregato, che
spero il Signore vorrà perdonare a me, e a lei pure. Sono tre anni,
posso ben dirlo, che ho cominciato a morire; e in tutto questo tempo,
lei non volle più vedermi, nè sentir più a parlare di me: eppure, se
sapesse ciò che io ho patito, non mi lascierebbe finire così colla
disperazione nell'anima. Una povera donna, che non ebbe altro
conforto, altra speranza nella sua colpa, fuorchè una parola, un nome,
che non potè mai sentir pronunziar dalla sua creatura, vive in
miseria, nell'angolo d'un solaio, nascosta agli occhi di tutti, e
oramai senza forza di levarsi dal letto del suo dolore. Questa donna
merita lo stato a cui è venuta, perchè si lasciò ingannare, tradire,
perche tradì i proprj doveri; ma le han tolto il suo figliuolo,
gliel'hanno levato dalle braccia appena nato, dandole a credere che
ben presto le sarebbe restituito; essa tacque, chinò la testa e
pianse. La meschina non aveva più madre nè padre, nè nessuno al mondo;
era stata per un mese invidiata, felice, circondata d'illusioni,
vestita di fiori e di veli, come una povera vittima; poi discacciata,
sola, nella vergogna e nell'infamia, collo spavento della vita e della
morte. Cosa mai le restava a fare, se non che gettarsi, senza pensar
più altro, nell'abisso che le era aperto dinanzi? Pure, trovò un po'
di forza in sè medesima; e il pensiero di un innocente, frutto del suo
peccato e maledetto per lei, questo pensiero l'ha salvata. Allora,
ebbe la fede di vivere per lui soltanto, d'inginocchiarsi dinanzi a
lui, di trovare nell'amor suo quel perdono che non ardisce domandar al
Signore. Aspettò tre anni, e aspetta ancora.... Ma, adesso non è più
tempo; il dì tremendo s'avvicina; e Dio avrà presto finito di contar
le mie lagrime. Oh! che almeno Egli non le trovi poche al paragone
della mia colpa!
«Se le resta qualche memoria del passato, o signore, non disprezzi la
preghiera d'una povera moribonda: io non prego per me, ma prego per il
mio figliuolo; ch'esso almeno non abbia a portare su questa terra la
pena del suo nascimento, che non abbia a maledire il nome di sua
madre!... Dopo tanto cercar di lui, ho saputo che vive ancora, ma
lontano di qui, ma in tal luogo, dove a me sarebbe adesso impossibile
ritrovarlo. In questo momento terribile, rinunzio volentieri alla
speranza di vederlo una sola volta: così Dio mi tenga conto del
sacrificio! Ma un pensiero, un rimorso che non mi lascia mai, è lo
spavento ch'egli, nato nell'obbrobrio, cresciuto nella povertà, possa
forse un giorno mettersi per la strada del vizio e del delitto.... Oh!
fate, mio Dio, ch'egli almeno viva e muoja innocente, ch'egli sia
salvo, s'io debbo morire disperata! Perdonatemi, o Signore,
perdonatemi in lui!
«La forza di scrivere questa lunga lettera ha esausta la poca lena che
mi restava: ora non ho più nulla a fare quaggiù. Chi sa se il buon
sacerdote, che venne a confortarmi il cuore coi pensieri della
religione, che mi parlò della infinita misericordia di Dio, e mi
sostenne in quest'ultima giornata, vorrà incaricarsi di portarle
queste parole d'una poveretta, che lei forse ha da tanto tempo
dimenticata? Ascolti quell'uomo del Signore, che verrà a ricordarle il
mio nome, il nome di una, che fra poche ore sarà morta. Egli le
raccomanderà il mio figliuolo; gli provveda almanco di che vivere una
vita sconosciuta e onesta; io la scongiuro, per tutto quanto lei ha di
più sacro!... Si ricordi, che tutti abbiamo a morire, e che ogni
nostra buona azione è scritta in cielo. Non lo sanno gli uomini, ma
Dio lo sa chi sia il padre del mio povero figliuolo!... Oh se avessi
la consolazione di finire nella certezza che quell'innocente non sarà
abbandonato del tutto, benedirei il Signore di morire così presto, a
venticinque anni, senza aver gustato una sola ora di felicità! Ma
così.... Egli m'assista, e non mi tolga la fede e la speranza!»
«Marianna».
Letto ch'ebbe, l'abate Teodoro si rasciugò gli occhi, e sospirando
disse:--Parmi ancora di vederla quella disgraziata, là sur uno
stramazzo disteso a terra, tutta tremante, e senza pur la forza di
piangere.... Era una giornata piovosa del marzo.... Povera donna! e
morì rassegnata.... Ma quel potente signore, che volle come ridere
allorchè io gli parlai, che rifiutò d'ascoltarmi quand'io
m'arrischiava di mettergli dinanzi agli occhi quella scena.... Mi pare
ieri!--Signor abate: mi disse: ella mi piglia un tuono che non s'usa
più con certe persone.... In verità, non capisco di chi voglia
parlare.... E poi, a che pigliarsi fastidio di cose che succedono
tutti i giorni?... Il mondo è fatto così!--Queste erano le sue
risposte. Buono ch'io non son solito a darmi vinto così presto! quando
tornai all'assalto, quel signore alzò la voce, ma io parlai più forte
di lui; allora il vidi venir giù a poco a poco, raumiliarsi,
promettere di far qualche cosa. Che uomo!
Qui prese un altro di que' fogli; e come per tener dietro al filo de'
pensieri che l'occupavano, vi corse sopra cogli occhi. Quel foglio, a
lui medesimo indirizzato, era questo:
«Reverendo Signore!»
«Ho l'ordine di passare nelle sue pregiatissime mani la somma di
milanesi lire seimila (dico L. 6000) da investirsi per la causa e ne'
modi a lei noti; della quale somma ella potrà disporre, come e quando
crederà meglio, a beneficio della persona per cui ebbe già ad
interessare l'illustrissimo signor ****. Lo stesso illustrissimo
signore dichiara però, secondo anche le precorse intelligenze, che non
intende assumere nessun obbligo verso la detta persona, considerando
questo assegno quale semplice e graziosa donazione.»
«Ciò mi onoro parteciparle, per espressa commissione, e starò
attendendo il piacere di Lei, reverendo signore, per disporre il
pagamento della somma sovraindicata; mentre mi protesto con tutta la
stima,
Di Lei,
«dev. obbl. umil. servitore.
«_M.*** procuratore._»
In seno a questa lettera c'era copia della ricevuta delle seimila lire
che l'abate Teodoro aveva trasmessa a quel signore; comechè fosse
persuaso che nulla di più sarebbegli fatto d'ottenere a pro
dell'orfano d'una madre più disgraziata che colpevole, della quale,
come ministro del Signore che perdona, volentieri aveva accettato la
misera eredità. V'era pure una cartella del Monte dello Stato,
portante l'annuo reddito di fiorini ottanta; poichè il prete,
null'altro sapendo se non che il fanciullo era tuttora vivente, senza
averne mai potuto scoprire alcuna traccia, volle serbar intatto e
sicuro quel tenue peculio, ch'egli considerava come proprietà d'un suo
pupillo. Anzi, per trovar modo a togliere dalle strette il giovinetto,
ove la sorte favorisse le sue ricerche, aveva dato a frutto, d'anno in
anno, presso un buon notajo di sua confidenza, gl'interessi di quella
rendita a lui intestata; e così mano mano, sendo corsi quasi
vent'anni, egli era giunto a raddoppiare il piccolo capitale. In ogni
caso poi, pensava che, alla sua morte, quel danaro sarebbe stato de'
poverelli. Le ricevute di que' frutti e le quietanze del notajo presso
il quale avevali dati a mutuo, con uno specchietto delle somme
relative al credito, erano fra quelle carte, unite tutte, dalla prima
all'ultima, con un ordine scrupoloso.
Bisogna dire che l'abate Teodoro non avesse perduta ogni speranza di
sdebitarsi del sacro dovere assunto; giacchè, dopo ch'ebbe ripassate
le carte, le quali non credemmo inutile di por sott'occhio al lettore,
pigliò, con non so quale convulsiva agitazione, un fascetto di lettere
ch'era entro lo stesso cassettino dello scrittojo donde levò prima il
piego.
--Ecco qui--diceva, trascorrendole e tornando a leggerne qualche brano,
costretto quasi dall'intima forza del pensiero che quella sera lo
signoreggiava--ecco qui l'attestato, come il Luogo Pio consegnasse a una
balia in campagna il fanciullo; ecco le fedi di sopravvivenza di lui,
firmate dal parroco, colle quali i contadini che l'avevano ricoverato
venivano a ricever due volte l'anno quel poco di roba e danaro, che suol
dare la Casa. Dopo il diecinove, quando il fanciullo poteva avere poco
più di sett'anni, non ne trovai più indizio.--Tacque, e stette alquanto
sopra pensiero.--Oh! se non fosse morto quel buon parroco di ***, ch'era
proprio il padre della sua greggia, uom di senno e di cuore, come ne
abbisognano alle nostre campagne, forse ne saprei di più....
Quell'ottimo amico era pur riuscito a seguir la traccia del povero
giovinetto.... Era ben lui che allora mi scriveva: «Questo povero
fanciullo pareva scemo dell'intelletto; la famiglia che il teneva in
casa, lasciavalo tutto il dì solo nella campagna.... più d'una volta io
stesso, ne' miei passeggi, lo trovai seduto su qualche rialto di terra,
a guardar il sole, e mi faceva una gran compassione.... Un bel dì, non
fu più visto nel paese: seppi però, da un curato amico, come fosse
ricoverato qualche notte in un casale della sua parrocchia: ho scritto
alla Deputazione di quel paese, e n'attendo risposta....»
--E in quest'altra:--«Non credo ch'egli sia morto, come voi dubitate;
però, credo che non torni facile seguirlo nel suo misero
pellegrinaggio. Ho saputo, or fa qualche mese, che un fanciullo
perduto, di quattordici anni all'incirca, che potrebbe anche esser
lui, fu visto a****, piccola terra a un venti miglia di qui. Se il
Signore non ha avuto pietà di lui, se non lo tolse ancora di mezzo
alle miserie di questo mondo, si dovrebbe pure, una volta o l'altra,
averne contezza: potrebbe, fors'anche, essere stato chiuso in qualche
pio ricovero come derelitto...»
--E un mese di poi, era ancora lui che, venuto a Milano, e passato
apposta a ritrovarmi, mi diceva, ben me 'l ricordo: Ho speranza di farvi
saper qualche cosa del vostro infelice orfanello; ho raccolte le più
piccole circostanze, che mi danno non so quale conghiettura più fondata
di ciò che avvenne di lui; ve ne scriverò al più presto.--Furono le
stesse sue parole.... Ma!... dopo alcune settimane, quel brav'uomo non
era più! Ed io non seppi far più nulla; e queste carte sono ancora qui,
e tutto mi sta, come un rimorso, sulla coscienza....