Che cosa sarebbe stato di lei se Dio non avesse avuto pietà della sua

giovinezza abbandonata, se non le avesse mandato un angelo a trarla dalla

via della perdizione, ad aprirle le porte dell'asilo sicuro e santo!...

Forse Iddio aveva voluto con sè in Paradiso, il suo fratellino, per

risparmiare a lui i dolori della vita, per accordare a lei la possibilità

dell'espiazione!.. il Signore sa lui quello che fa, e fa sempre per il

bene.

Con le mani giunte, il volto supino, gli occhi nell'aria d'un azzurro

rosato, suor Teresa pregava.

Era tutto uno slancio di riconoscenza verso la bontà suprema; era una

fervente invocazione per la guarigione e la felicità della malata; il suo

angelo pietoso.

Si alzò di scatto a sentirsi chiamare a nome.

Lucia, con il capo staccato dai guanciali, le mani puntate su la

rimboccatura, la guardava con i grandi occhi scuri cerchiati di livido.

«Suor Teresa!

Si riadagiò subito, affievolita dal lieve sforzo; rinchiuse gli occhi che

male sostenevano la languida luce, e disse i suoi sentimenti a frasi

spezzate; in un soffio.

Aveva desiderato, aveva sperato che Dio la prendesse con sè. Il suo papà

avrebbe ereditato il poco che possedeva e non sarebbe stato costretto a

lavorare sotto gli altri. Ma il Signore non la voleva. Sentiva che sarebbe

guarita!...

«Mi farò suora anch'io!--soggiunse movendo a pena le labbra.--Papà avrà lo

stesso il poco che ho, come se fossi morta!...

Il lieve bisbiglio la stancò. Volse la testa da un lato, vinta dal sonno.

Il sole sorgeva sfavillante e caldo; alcune voci in lontananza, i rintocchi

della campana per la prima Messa, una cantilena di pescatore, dicevano il

risveglio del villaggio, il ritorno a la solita vita della giornata.

*

* *

Un guaito pietoso, una carezza umida e calda su la mano sinistra,

svegliarono Lucia dal lungo sonno tranquillo.

Si tirò a sedere su 'l letto a fatica.

Un altro guaito, un'altra carezza, attrassero la sua attenzione.

«Wise!--esclamò in un sussulto--Wise!

Il cane, con le zampone poggiate su lo scrimolo del letto, guaiva dimenando

la coda.

Lucia gli pose la mano sopra il collo. La povera bestia non potè frenare la

gioia; abbaiò in segno di festa; un abbaiare che fini in un gemito, quasi

espressione di piacere e dolore insieme.

«Wise! mio povero Wise!

Nella debolezza, sopra fatta dalla emozione, la fanciulla pianse

tacitamente.

Il medico, dai piedi del letto le sorrideva; suor Teresa l'obbligò a

prendere alcune cucchiaiate di cordiale. Poi con Adele, che era entrata in

punta di piedi, le pose un altro guanciale di sotto il capo, le acconciò i

capelli copiosi, sfuggenti in ciocche e riccioli, intorno al volto smagrito

e pallido; e uscirono quindi tutte due in silenzio, lasciandola sola con il

medico.

Meno una grande stanchezza, un affievolimento dei sensi, Lucia non sentiva

alcun male. Le era entrata nell'animo una calma dolcissima; il suo sguardo

si posava con compiacenza e tenerezza, su gli oggetti famigliari raccolti

nella camera; accarezzava il cane con atto monotono e lento, risentiva

inconsciamente il piacere di tornare a la vita, a la giovinezza.

Non pensava che aveva desiderato di morire. L'avvilimento e le pene

sofferte le giacevano in petto illanguiditi; come se sopra vi fossero

passati parecchi anni.

Un raggio di sole sfuggente da una stecca della gelosia, che segnò un

striscia d'oro scintillante di polviscolo nel mezzo della camera, la fece

sussultare ricordandole la bella luce aperta su la campagna verdeggiante,

su 'l mare immenso.

Il medico si era messo a sedere nella poltrona e la guardava con

compiacenza, senza parlare.

Come era buono il vecchio medico!... Come erano buone suor Teresa e

Adele!... E Bortolo?.. E Wise, il fedele Wise che era venuto a trovarla?

«C'è della gente buona!--pensava--Ce n'è molta di gente buona!

La fiducia serena le scendeva in cuore, riscaldandolo con la simpatia per

le persone.

Ricordò il suo papà, zia Marta, i molti amici del tempo felice.

Nessuno era venuto; forse non avevano saputo della sua malattia; forse

anche, sapendolo, non se ne erano interessati.

L'amarezza non la turbò a questo pensiero.

Suo padre ormai non aveva cuore e mente che per sua moglie; la signora

Rabbi.

Manco un fremito di gelosia la fece sussultare a questa sicurezza.

«Quando sarò guarita mi farò suora come Teresa e papà avrà il poco che

possiedo!--concluse.

Avrebbe compiuto quello che credeva suo dovere e la sua coscienza riposava

in pace.

La fantasia le fece vedere a sè dinanzi la figura alta e bruna d'un giovine

signore, che la guardava severamente, con muto rimprovero.

Il povero cuore prese a batterle in petto con violenza e le venne voglia di

piangere, come un bambino, che si sente vittima dell'ingiustizia.

Nello stesso tempo il cane abbaiò staccandosi dal letto e balzando verso

l'uscio

Che cosa aveva Wise?... Ella lo seguì dello sguardo, e stette sorpresa,

quasi spaurita, con gli occhi grandi aperti.

Un giovine signore alto, bruno, pallido, era apparso su l'uscio, si

avanzava, le veniva vicino, di fianco al suo letto; con voce tremante la

chiamava a nome, come nel sogno, il suo ridente sogno.

«Lucia!

Le si chinò sopra; e sotto voce, avvolgendola del suo sguardo dolce e

potente, le susurrò alcune parole, la baciò in fronte con rispetto.

Un grido fioco di gioia uscì dal petto della fanciulla che si abbandonò

svenuta su i guanciali.

«Non è nulla!--disse il medico accorrendo.--È la felicità che deve guarirla

del tutto.

*

* *

Nel salottino che dava su 'l terrazzo inondato di sole, profumato dalle

gaggie in fiore, Lucia ancora un po' pallida, ancora molto debole, ma

raggiante di gioia, scriveva a l'amica lontana.

«_Lena mia_!

«Ho veduto la morte da vicino. Ora sono guarita.

Quando caddi ammalata era tanto infelice da desiderare la fine. Adesso non

ho parole per ringraziare Iddio della gioia che mi concede.

L'ingegnere Del Pozzo mi amava quando lo credeva indifferente e disdegnoso.

Mi ama e sarò sua moglie.

Moriva volentieri per lasciare a mio padre il poco che possiedo; volevo

farmi monaca per cedergli tutto, quando sentii di guarire.

Mario Del Pozzo esige che sia soddisfatto il mio desiderio. Mio padre avrà

quello che è mio di diritto.

Egli ama me. Ricca non mi avrebbe sposata per orgoglio; povera mi sposa per

amore.

Oh Lena! come sono felice e come Dio fu buono con me!

«_Tua_ LUCIA.»

FINE

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VOCI E MANIERE DI DIRE

_del Linguaggio_

Mercantile, Amministrativo ed Economico

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=per uso delle Scuole Tecniche e Commerciali=

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Questo Prontuario del Palma è un vero dizionario mercantile-amministrativo

ed economico, ed intorno ad esso ci basta riferire le parole che ne ha

scritte l'illustre PIETRO FANFANI:

«Quanta sia la dottrina e la diligenza del sig. Palma in tal genere di

lavori, lo dimostra il suo _Vocabolario di agricoltura e pastorizia_, che

è approvato e tenuto per autorevolissimo anche da' più schifiltosi.

Eppure questo che ora ha dato fuori il Carrara, col titolo: _Prontuario

del commercio_, si può senza timore di essere contraddetto, reputare il

più accurato e studiato.

Esso _Prontuario_ è ordinato metodicamente; o come suol dirsi _per

categorie_; le quali per altro sono fatte e distinte con tale

accorgimento, che sono evitate le più gravi difficoltà solite ad

incontrarsi dagli studiosi poco pratici nei lavori lessicografici così

ordinati.

«Sono esatte e chiare le definizioni: si registrano i modi proverbiali e

i modi famigliari toscani, non senza notare spesso quei modi e quelle

voci, che non sono al tutto di buona italianità o non son al tutto

proprii.

«Insomma parmi che questo nuovo lavoro del Palma debba essere non solo di

grande utilità ai giovani studiosi: ma che sia un manuale indispensabile

a tutti coloro che, stando al commercio, amano di essere italiani anche

nello scrivere le lettere e altri atti commerciali.»

Milano--L'editore PAOLO CARRARA spedisce contro vaglia--Milano

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Costantino Arlía

Del Linguaggio degli Artigiani Fiorentini

Dialoghetti di lingua parlata.

2.ª edizione. Un volume in-16, L. 2,-- Legato L. 3.

«Ecco qua un piccolo saggio di quello che sa fare l'Arlía in opera

di lingua; e sono 12 dialoghetti, ne' quali facendo chiacchierare

operai florentini, ci porge in bel modo tutta la nomenclatura di

questa, o quell'arte. Ci ha l'=arrotino=, la =stiratora=,

l'_ombrellajo_, la =crestaja=, il =fochista=, la =bozzolara=, il

=tappezziere=, la =fiorista=, il =fiammiferajo=, il =tornitore=, il

=figurinajo=, e il =formatore= (lavori in gesso). Vedete che c'è da

abbellirsene chi ha in pregio lo studio della propria lingua. La

struttura di questi dialoghetti, la naturalezza, il brio, e quel non

so che chiamato _vis comica_ non fanno scorgere l'arte e il fine; sì

che li legge con piacere anche colui che di lingue non si cura; ma

così come disse Cicerone, gli avviene, come a chi cammina al sole:

_sit tamen natura ut coleretur_,»

(Dalla _Guida del maestro elementare_.)

VOCI E MANIERE DI LINGUA VIVA

Un volume in-16--L. 2,50.

La stampa la raccomanda agli studiosi e amatori della lingua italiana.

Arlía e Fanfani

LESSICO DELL'INFIMA E CORROTTA

* ITALIANITÀ *

4.ª edizione riveduta ed aumentata. Un volume. L. 6,--Leg. L. 7.

Il lavoro non è informato dalla pedanteria con la quale sogliono

scriversi lavori simili; gli autori non dicono il famoso _Non si

può_, se non in quei casi di errore e di barbarismo a tutti

manifesto: per il rimanente notano ciò che non ritrae l'uso buono e

schietto dogli ottimi scrittori e dei ben parlanti, senza lasciarsi

sopraffare dall'autorità di questo o quell'altro scrittore, che

abbia usato le voci cui essi chiamano men che proprie, ben sapendo

che non c'è errore che non si possa autenticare per esempj.

Propongono, non impongono; dicono: _Questo è l'uso, e questo è

l'abuso_, _scegliete_. Soprattutto poi si fermano al linguaggio

stranissimo de' pubblici ufficj, che sono proprio una Babele; e come

la materia sarebbe per sè arida o poco attrattiva, così cercano di

rallegrarla qua e là, acciocchè il libro possa riuscire tanto o

quanto piacevole ad ogni qualità di lettori, memori della sentenza

oraziana: _Omne tutit punctum qui miscuit utile dulci_.

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NOTA DEL TRASCRITTORE

I seguenti refusi sono stati corretti:

arrossendo con un segreto inespicabile rincrescimento

erano i suoi occhi, che le facevono trovare su 'l volto

scrosci che acciaccono, non distruggono;

qualche croce arruginita sorgente fra e erbe alte,

e cippi, alcuni Cpogli, sepolti nel verde,

era messo di sgembo su la costa del soggio,

che le rivegliavano in cuore l'antica pietà

di sentirsene guaridata fosse anche torbidamente,

Romanzo d'una signorina per bene · 第 7 / 7 段