La vecchia zia Maddalena era morta da tre giorni, ma l’avevano sepolta
soltanto quella mattina. Siccome, anni addietro, ella aveva avuto
una sincope ed era ritornata in sè dopo ventiquattr’ore, il medico
aveva ordinato che la si sotterrasse al più tardi possibile. Nannetta,
la guattera di casa, che divideva il suo tempo tra gli umili uffici
domestici e il farla da saccente e da profetessa, assicurava che la
zia Maddalena nè era morta, nè morrebbe fino ai cento anni, perchè era
maga, ed ella l’aveva vista una sera attraverso il buco della chiave
tutta assorta in un polveroso quaderno che poi non c’era modo di
trovare in nessun angolo della casa e in nessun cassetto. Durante i tre
giorni corsi da quando la vecchia spirò l’ultimo fiato fino al momento
dei funerali, Nannetta preconizzava, con aria d’importanza, la grande
sorpresa che la sedicente defunta teneva in serbo per la famiglia.
Non potendosi persuadere che i suoi pronostici non si avverassero,
in sull’imbrunire del dì precedente a quello di cui parliamo, ella
si mosse dalla cucina con in mano due piatti che stava lavando nello
scolatojo, salì la scala, e cacciò il capo per lo spiraglio dell’uscio
entro la camera della trapassata. Le persone addette alla custodia
della salma dormivano saporitamente, un lumicino tremolava accanto al
letto, mandando strani riflessi rossastri sulle coltri e sulla parete,
le finestre erano aperte. Una nottola che gironzolava nella stanza,
impaurita dal cigolio de la porta, battè l’ali con volo affrettato e
venne quasi a urtare sul viso della esploratrice. Caddero le stoviglie
di mano alla meschinella, e il gran fracasso richiamò tutta la famiglia
nell’andito, ma non risvegliò punto la vecchia zia.
— Sciocca di Nannetta! Grulla! Scimunita! — furono i lusinghieri
epiteti ch’ella si attirò sul capo per questa sciagurata impresa, oltre
ad una minaccia di licenziamento se faceva altri malanni; poichè, in
generale, s’era notato che ogni accesso d’estro profetico rendeva in
lei più torpido l’intelletto per le modeste funzioni della sua carica.
Eppure — sosteneva Nannetta — sarà stato un uccello, ma, quanto a
me, credo che fosse lo spirito della signora Maddalena, il quale era
sul punto di rientrarle in corpo, e ci sarebbe rientrato se non lo si
spaventava. Del resto, brutte cose, bruttissime cose!
Per amore del vero, diremo che la dipartita della zia Maddalena
non fece nè caldo, nè freddo. La era tanto chiusa in sè, tanto
preoccupata, che non aveva saputo crearsi d’intorno un’atmosfera di
simpatia. Comincieremo coll’avvertire che anche il suo titolo di zia
era piuttosto un titolo onorario che altro. La signora Adelina, moglie
del signor Bernardo Alzini, capo della casa, era figliuola di una
nipote della trapassata, e questo era il più stretto dei vincoli che
congiungevano la ottuagenaria a quella famiglia. Con le giovinette
Lidia e Sofia, nate dal connubio auspicatissimo _Bernardo-Adelina_,
la parentela si indeboliva ancor più. Ora, è sempre tanto facile che
due generazioni successive siano estranee fra loro, figuriamoci poi
quando, per dir così, c’è una generazione scavalcata. Che arte ci
vuole nei vecchi, che virtù d’iniziativa per avvincere a sè il cuore
dei giovani! Nulla di più bello della canizie veneranda a cui fanno
corona le treccie inanellate dei vispi bambini, nulla di più bello
del guardo casto e sereno dell’avo che sorprende i primi lampi della
passione sul volto ai nipoti e ne indovina già le burrasche.... E i
discreti consigli, e l’affettuosa parola, e il facile encomio di quel
periodo dell’esistenza ove non ha più luogo l’invidia, ove nessuno
desta più ombra, poichè il cammino è per intero fornito!.... Ma nel
fatto invece, avviene troppo sovente che le due età non s’intendano
e non trovino un addentellato fra loro. Come fu detto con frase
usata e abusata, l’una vive delle sue speranze, l’altra delle sue
memorie. Oppure, di fronte al giovane baldanzoso, sta il vecchio in
cui s’intorpidirono non solo le passioni, ma anche gli affetti, e
che, avendo visto morirsi d’attorno quelli che gli erano cari, s’è
piuttosto indispettito che legato con quelli che sono rimasti. Non è
un paradosso, nè una esagerazione. Alcuni che amarono con ispeciale
intensità, di mano in mano che vanno loro mancando gli oggetti del loro
amore, sentono aprirsi sì larga ferita che si compiacciono d’inasprirla
con l’isolamento acrimonioso, disperando rimarginarla con la simpatia.
Le nature costantemente benevole sono senza dubbio le migliori che
esistano, ma non aspettatevi da quelle i grandi slanci della passione.
La zia Maddalena non tradiva mal volere verso alcuno di casa, ma stava
a sè, e, interrogata, rispondeva monosillabi, brontolava sovente da
sola, e nessuno l’aveva mai intesa lodare con calore una persona o una
cosa. Sorrideva di rado, ed era un sorriso distratto che pareva non
riferirsi a quanto le avveniva vicino. Chi non s’è accorto di sorridere
talvolta ai propri pensieri, alle proprie memorie? Nella sua stanza
non amava gran fatto che ci si entrasse, solo al capo d’anno le sue
pronipoti vi erano regolarmente introdotte dalla cameriera per farle
i soliti augùri di felicità. In quella solenne occasione ella toglieva
da un suo cassetto due napoleoni d’oro (la signora Maddalena non aveva
riconosciuto il corso forzoso), e ne consegnava uno a Lidia, l’altro
a Sofia, ch’era di due anni più giovane della sorella. Le fanciulle
giravano gli occhi con inquieta curiosità intorno alle pareti di
quella camera misteriosa, così poco accessibile ai profani, e quando
si ritiravano dopo aver baciato la destra lunga ed ossuta della zia,
non potevano a meno di voltarsi sulla soglia e rimanersene per qualche
secondo in estatica contemplazione. E la camera, astraendo dalla sua
abitatrice, aveva un’impronta particolare che doveva necessariamente
colpir chi vi entrasse. Le suppellettili, a chi le esaminava dappresso,
mostravano di aver posseduto _ab antiquo_ una qualche eleganza, ma
erano ormai vecchie e tarlate, e si rivestivano d’una tappezzeria sì
sbiadita da esser ben ardua impresa l’indovinare di che colore ella
fosse stata all’origine. Sopra la mensola d’un caminetto di marmo
posto fra due finestre nel quale si accendeva il fuoco l’inverno (la
signora Maddalena non aveva mai voluto saperne di stufe), v’era una
statuina in bronzo di Napoleone e alcune pianticelle di giacinti, di
quelle che crescono nelle bottiglie. In faccia al caminetto era un
letto all’antica assai grande e massiccio, e, a sinistra di questo,
addossato alla parete, un cassettone che aveva ormai perduto il
lucido, sopra il quale, un po’ ad angolo col muro, stava uno specchio
frastagliato quinci e quindi di macchie come segni d’isolette in
una carta geografica, e diffuso d’una singolar tinta verdognola che
dava un aspetto vegetale a tutte le immagini. Lungo gli orli interni
della cornice figuravano, con una certa simmetria, parecchi biglietti
di visita che dovevano aver per lo meno una trentina d’anni, poichè
nessuno della famiglia conosceva le persone di cui quei biglietti
portavano i nomi, e nessuno si ricordava che la signora Maddalena
avesse ricevuto visite dacchè ella era ospite di casa Alzini. Dalla
parete opposta pendevano due litografie, una delle quali rappresentava
l’incendio di Mosca, l’altra la battaglia di Waterloo. Completavano
la mobilia alcune sedie a bracciuoli con la spalliera assai alta e
un tavolino con un calamajo senza inchiostro e due penne d’oca non
temperate. La zia Maddalena non iscriveva più, benchè corresse la
tradizione che a’ suoi tempi ella fosse stata un po’ donna di lettere.
Ahimè! D’una sua gran biblioteca non rimanevano che forse venti volumi
sopra uno scaffale infitto nel muro superiormente al tavolino; tutti
libri coperti di polvere e stampati sei o sette lustri addietro. E lì,
tra un libro e l’altro, si vedevano con singolare contrasto grossi
cartocci di miglio e di frumento che servivano alla vecchia signora
per nutrire alcuni passeri del vicinato e una famiglia di colombi
alloggiata sotto una gronda a piombo sulle finestre della sua camera.
Ogni mattina alle otto venivano pigolando i passeri col loro volo agile
e capriccioso; alle dieci i colombi si lasciavano cadere con un tonfo
sopra il balcone, e gli uni e gli altri, se le impannate eran chiuse,
picchiavan col becco sui vetri, finchè la zia Maddalena spalancava
le imposte senza badare al caldo od al freddo, alla pioggia o al bel
tempo, e attirava a sè i suoi amici ormai addomesticati a piluccare
sulla sua mano scarna e a guardare con un certo atto amorevole quel
suo naso adunco, e quegli occhi infossati, e quel mento sporgente,
e quella cuffia bianchissima; chè, bisogna riconoscerlo ad onore del
vero, in onta al disordine della sua camera, ella era sempre linda e
pulita della persona. E com’ella si mostrava espansiva verso i suoi
commensali! Con loro diventava eloquente e loquace, ed essi alla lor
volta, mentre passeggiavano su e giù nel davanzale, le davano segni non
dubbi di simpatia, allungando il collo e mettendo suoni che i profani
non capivano, ma volevano dire certo un milione di cose. All’indomani
della morte di lei, accaduta d’improvviso una sera, essi vennero
all’usata refezione, ma invano. Le finestre erano spalancate, la zia
Maddalena giaceva irrigidita sul letto con la mani in croce sul seno,
con la bianca cuffia intorno al viso, più giallo, più macilento del
solito. Pareva una di quelle antiche Madonne tagliate nel bosso che si
vedono nel coro di qualche chiesa. Le povere bestioline aspettarono,
ed esplorando ansiosamente la stanza sembravano inquiete del nuovo
spettacolo, finchè, accostatesi persone sconosciute alla finestra,
spiccarono il volo impaurite. Però la mattina dei funerali, dopo che
la camera era rimasta deserta, un passero si calò ancora sul noto
balcone, beccolando le bricciole rimaste dall’ultima volta e alzando un
pigolio lamentevole. Questa fu la più viva dimostrazione di compianto
che accompagnasse la zia Maddalena. Locchè non toglie che per le vie di
Venezia si leggessero patetici avvisi mortuari così concepiti:
CALANDO
LA SERA DEL 3 MAGGIO 1871
VOLAVA AL CIELO
LASCIANDO QUESTA VALLE DI LAGRIME
L’ANIMA BELLA
DI MADDALENA LISARI
D’ANNI 84 COMPITI
AHI! REPENTINAMENTE STRAPPATA
ALLA TENEREZZA DELLA FAMIGLIA
ALL’AMMIRAZIONE DI QUANTI CONOBBERO
LE SUE RARE VIRTÙ
* * *
O SPIRITO BENEDETTO
DAL BEATO SOGGIORNO
OVE COGLI IL PREMIO DELLE TUE GESTA
CHINA LO SGUARDO
Al DERELITTI CONGIUNTI!