NOTE:

[480] _Missis qui..... reposcerent..... veteres Persarum ac Macedonum

terminos, seque invasurum possessa Cyro et post Alexandro, per

vaniloquentiam ac minas jaciebat_ (Tacito, Annali, VI, 31) Tale era il

linguaggio degli Arsacidi. In parecchi luoghi ho ricordato le alte

pretensioni dei Sassanidi.

[481] Vedi le ambascierie di Menandro, ostruite e raccolte nell'undecimo

secolo d'ordine di Costantino Porfirogenito.

[482] La generale independenza degli Arabi, che non si può ammettere

senza molte restrizioni, vien ciecamente difesa in una particolare

Dissertazione dagli autori dell'Istoria universale, (t. XX p. 196-250).

Essi suppongono che un continuo miracolo abbia conservata la profezia in

favore de' figli d'Ismaele; e questi devoti eruditi non hanno verun

timore di compromettere la verità del Cristianesimo, appoggiandola su di

una base tanto fragile e pericolosa.

[483] D'Herbelot, Bibliot. Orient. p. 477; Pocock, _Specimen Hist.

Arabum_, p. 64, 65. Il Padre Pagi (Critica, t. II p. 646) ha dimostrato

che dopo dieci anni di pace, la guerra che aveva durato venti anni,

ricominciò A. D. 571. Maometto era nato A. D. 569, l'anno dell'elefante

o della disfatta di Abrahah (Gagnier, _Vie de Mahomet_, t. I p. 89, 90,

98); e secondo questo calcolo, due anni furono spesi nella conquista

dell'Yemen.

[484] Pompeo avea vinto gli Albani che gli si erano fatti incontro in

numero di dodicimila cavalieri, e di sessantamila fanti; ma la sua

marcia fu arrestata dalla comune opinione, che in quel paese si trovasse

una quantità di rettili velenosi, l'esistenza de' quali è tuttora molto

dubbiosa, come quella delle Amazzoni, che si collocavano in que'

contorni (Plutarco, Vita di Pompeo, t. II p. 1165, 1166).

[485] Negli Annali dell'Istoria io non ritrovo che due flotte comparse

sul mar Caspio: 1. quella de' Macedoni, quando Patroclo, ammiraglio di

Seleuco e di Antioco, Re di Siria, giunse dalle frontiere dell'India,

dopo d'aver disceso un fiume che è probabilmente l'Oxo (Plinio, _Hist.

nat._ VI, 21): 2. quella de' Russi quando Pietro il Grande condusse una

flotta ed un esercito dai contorni di Mosca alla costa della Persia

(Bell's _Travels_, vol. II p. 325-352). Egli con ragione osserva che mai

non s'era spiegata una simile pompa marziale sul Volga.

[486] Sulle guerre Persiane, e sui trattati con quella nazione, vedi

Menandro, in _Excerpt. legat._ p. 113-125; Teofane di Bisanzio, _apud_

Photium, Cod. 64 p. 77, 80, 81; Evagrio, l. V c. 7-15; Teofilatto, l.

III c. 9-16; Agatia, l. IV p. 140.

[487] In quanto al suo carattere ed alla sua situazione Buzurg-Mihir può

esser riguardato come il Seneca dell'Oriente. Le sue virtù e forse i

suoi difetti, sono molto meno conosciuti di quelli del filosofo Romano,

che sembra essere stato assai più loquace. Fu appunto Buzurg che apportò

dalle Indie il giuoco degli Scacchi, e le Favole di Pilpay. Lo splendore

della sua saggezza e delle sue virtù fu tale che i Cristiani pretendono

che seguisse il Vangelo, ed è venerato dai Mussulmani per aver

anticipatamente abbracciato la dottrina del gran Profeta. (D'Herbelot,

_Bibl. Orient._, p. 218).

[488] Vedi questa imitazione di Scipione in Teofilatto, l. I. c. 14, e

nel 1. II, c. 3, egli parla dell'immagine di Gesù Cristo. Più sotto e

molto distesamente tratterò delle immagini dei Cristiani; ho creduto

dire degli _idoli_. Questo, se non m'inganno fu il più antico

αχειροποιμτος, delle manifatture celesti, ma ne' successivi dieci

secoli, molti n'escirono dalla stessa fabbrica.

[489] Nel libro apocrifo di Tobia vien citato Ragae o Rei, come già in

florido stato, sette secoli avanti Gesù Cristo, sotto l'impero degli

Assirj. I Macedoni ed i Parti successivamente abbellironla sotto gli

stranieri nomi di Europo e di Arsacia. Questa città era situata

cinquecento stadj al Mezzogiorno delle porte Caspie (Strabone l. XI, p.

196). Quanto si riferisce intorno alla sua grandezza ed alla sua

popolazione nel nono secolo è assolutamente incredibile: del resto essa

venne posteriormente ruinata dalle guerre e dall'insalubrità

dell'Atmosfera. (Chardin, _Voyage en Perse_, t. 1, p. 279, 280;

d'Herbelot, _Bibliot. orient._ p. 714).

[490] Teofilatto, l. III, c. 18. Nel suo terzo libro Erodoto parla de'

sette Persiani che furono i Capi di queste sette famiglie. Spesso si

tratta de' loro nobili discendenti, e specialmente ne' frammenti di

Ctesia. Ad ogni modo l'indipendenza di Otanes (Erodoto, l. III, c. 83,

84) ripugna allo spirito del dispotismo, nè sembra verisimile che le

Sette Famiglie abbiano sopravvissuto alle rivoluzioni di undici Secoli;

tuttavia esse poterono venir rappresentate, dai sette ministri (Brisson,

_De regno Pers._, l. 1, p. 190), ed alcuni nobili Persiani, come i Re

del Ponto (Polibio, l. V, p. 540) e della Cappadocia (Diodoro di

Sicilia, l. XXXI, t. II, p. 517) potevano dirsi discesi dai prodi

compagni di Dario.

[491] Vedi un'esatta descrizione di questa montagna scritta da Oleario

(_Voyage en Perse_, p. 997, 998) che la salì con molta difficoltà e

pericolo, ritornando da Ispahan al mar Caspio.

[492] Gli Orientali suppongono che Bahram abbia convocato questa

assemblea, e proclamato Cosroe; ma in questo luogo Teofilatto è più

chiaro e più degno di fede.

[493] Ecco le parole di Teofilatto (l. IV, c. 7): Βαραμ φιλος τοις

θεοις, νικητης επιφανης, τυραννων εθχρος, σατραπης μεγισανων, της

Περσικης αρχων δυναμεως, etc. _Baram caro agli Dei, vincitore

esimio, nemico de' tiranni, satrapa supremo, capitano delle forze

Persiane, ec._ Nella sua risposta, Cosroe si qualifica di τη νοκτι

χαριζομενος ομματα.... ο τους Ασωνας (i genii) μισθουμενος _d'uno che

fa grazia alla notte col guardarla...... che tiene al servigio gli

Asoni_ (i genii). È lo stile Orientale in tutta la sua pompa.

[494] Teofilatto (l. IV c. 7) imputa la morte di Hormus al suo figlio,

dicendo, se gli si deve prestar fede, che spirò sotto i colpi del

bastone d'ordine suo. Ho preferito di appigliarmi a quanto ne dicono

Condemirio ed Eutichio; sono sempre inclinato ad adottare i testimonii

più temperati, massime quando si tratti di scemare l'orrore e l'atrocità

d'un parricidio.

[495] Nel poema di Lucano (l. VIII, 256, 455) si osserva che Pompeo,

dopo la battaglia di Farsaglia, mette in campo una disputa dell'istessa

natura. Pompeo voleva ricoverarsi fra i Parti; ma i compagni de' suoi

disastri avevano in orrore una simile alleanza fuor di natura; e non è

difficile che un eguale principio fosse con altrettanta forza impresso

nell'animo di Cosroe e de' suoi commilitoni, che potevano dipingersi con

egual veemenza il contrasto delle leggi, della religione e dei costumi

che l'Oriente affatto separano dall'Occidente.

[496] Tre Generali tutti col nome di _Narsete_ incontransi in questo

secolo, e spesso venner confusi, (Pagi, _Critica_, t. II, p. 460). Un

Persarmeno, fratello d'Isacco e d'Armazio che dopo un avventuroso

combattimento contro Belisario, disertò dalle bandiere del Re di Persia,

suo sovrano, ed andò a servir dopo nelle guerre d'Italia; 2. l'Eunuco

conquistatore dell'Italia; 3. quello che ristabilì Cosroe sul trono e

nel poema di Corippo vien portato alle stelle (l. III, 220-227), come

_excelsus super omnia vertice agmina.... habitu modestus.... morum

probitate placens, virtute verendus, fulmineus, cautus, vigilans_ etc.

[497] _Experimentis cognitum est Barbaros malle Roma petere reges quam

habere._ È ammirabile il quadro che fa Tacito dell'invito e

dell'espulsione di Vonone (_Ann._, II, 1-3), di Tiridate (_Ann._ XI, 10,

XII, 10-14) e di Meerdate (_Ann._ XI, 10, XII, 10-14). Leggendolo è

forza dire che l'occhio del suo genio pare aver penetrato tutti i più

reconditi segreti del campo dei Parti e delle mura dell'Harem.

[498] Si pretende che Sergio e Bacco suo compagno abbiano conseguito la

corona del martirio nel tempo della persecuzione di Massimiano. In

Francia, in Italia, a Costantinopoli e per tutto l'Oriente gli vennero

resi gli onori divini. Tanto era celebre il loro sepolcro pei miracoli,

che alla città che lo possedeva venne commutato il nome di Rasafa in

quello di Sergiopoli. (Tillemont, _Mém. eccles._ t. V, p. 491-496;

Butler's _Saints_, vol. X, p. 155).

[499] Evagrio (l. VI, c. 21) e Teofilatto Simocatta (l. V, c. 13, 14) ci

hanno conservato e tramandato le lettere originali di Cosroe scritte in

greco, sottoscritte di suo pugno, e successivamente inscritte su croci e

tavole d'oro, deposte nella Chiesa di Sergiopoli; erano indirizzate al

Vescovo di Antiochia qual Primate della Siria.

[500] I Greci non dicono altro se non che era di stirpe romana e che

aveva abbracciato il cristianesimo; ma i romanzi della Persia e della

Turchia la significano figlia dell'Imperatore Maurizio: descrivono gli

amori di Cosroe per Schirin e gli amori di Schirin per Ferhad, il più

avvenente fra i giovinetti dell'Oriente (D'Herbelot, _Bibl. Orient._ p.

789, 997, 998).

[501] Sono due Greci contemporanei, cioè Evagrio con uno stile conciso

(l. XI, c. 16, 17, 18, 19) e Teofilatto Simocatta (l. III, c. 6-18; l.

IV, c. 1-16; l. V, c. 1-15) diffusissimamente, che ci hanno lasciato la

storia compiuta della tirannide di Ormuz, della ribellione di Bahram,

della fuga e del restauramento di Cosroe. Tutti i successivi compilatori

fra i quali Zonara e Cedreno non hanno fatto che copiare e compendiare;

e gli Arabi cristiani fra i quali Eutichio (_Ann._ t. II, p 200-208) ed

Abulfaragio (_Dynast._ p. 96-98), pare non abbiano che memorie

particolari. Mirkond e Khondemir, i due famosi Storici persiani del

decimoquinto secolo, non mi sono noti che per gli imperfetti estratti di

Schikard (Tarikh, p. 150-155), di Texeira o piuttosto di Stevens (_Hist.

de Perse_ p. 182-186), d'un manoscritto turco tradotto dall'abate

Fourmont (_Hist. de l'Accad. des Inscript._ t. VII, p. 325-334) e di

Herbelot, ai vocaboli _Hormouz_ (p. 457, 459), _Bahram_ (p. 174),

_Kosrou Parviz_ (p. 996). Se avessi maggior fede nell'autorità di questi

Scrittori Orientali, amerei che fossero più numerosi.

[502] Chiunque voglia formarsi un'idea generale dell'orgoglio e della

possanza del Cacano, legga Menandro (_Excerpt. legat._ p. 117,) e

Teofilatto (l. I, c. 3, l. VII, c. 15) i cui otto libri sono di maggior

onore al Capo degli Avari che all'Imperatore d'Oriente. Gli antenati di

Bajano avevano assaggiato la liberalità di Roma, e Bajano sopravvisse al

regno di Maurizio. (Du Buat, _Hist. des Peuples Barbares_, t. XI, p.

545). Il Cacano che fece un'irruzione in Italia, A. D. 611 (Muratori

_Annali_, t. V, p. 305) era allora _juvenili aetate florens_. (Paolo

Warnefrido, _De gest. Langobard._ l. VI, c. 38). Egli era il figlio o

fors'anche il nipote di Bajano.

[503] Teofilatto, l. 1, c. 5, 6.

[504] Il Cacano si dilettava di far uso di questi aromati anche nel

campo, e comandava che gli si presentassero Ινδικας καρυχιας e

ricevette πεπρι και φυγγον Ινδων, κασιαν τε και τον λεγομενον κοσον.

(Teofilatto, l. VII, c. 13). Gli Europei, delle età più rozze,

consumavano nel mangiare e nel bere più aromi che non comporti la

delicatezza di un moderno palato. _Vie privée des Français_, t. II, p.

162, 163.

[505] Teofilatto, l. VI, c. 6; l. VII, c. 16. Lo Storico greco confessa

la verità e l'aggiustatezza del rimprovero del Cacano.

[506] Menandro (_in Excerpt. legat_., p. 126-132, 174, 175) ci riferisce

il falso giuramento di Bajano e la resa di Sirmio; ma si è perduta la

sua storia dell'assedio della quale Teofilatto parla con encomio (l. I,

c. 3) το δ’οπως Μενανδρω τω περιφανει σαφως διηγορευται.

[507] Vedi d'Anville, (_Mém. de l'Accad. des Inscriptions_ t. XXVIII, p.

412-443). Costantino Porfirogenito nel decimo secolo faceva uso del nome

di _Belgrado_ che è schiavone, ed i Franchi nel nono secolo ai servivano

della denominazione latina di _Alba Graeca_ (p. 414).

[508] Baronio, _Ann. Ecc._, A. D. 600, n. 1. Paolo Warnefrido (l. IV, c.

38) dà contezza dell'invasione degli Avari nel Friuli, e (c. 39) della

schiavitù de' suoi antenati, A. D. 632. Gli Schiavoni valicarono il mare

Adriatico, _cum multitudine navium_, e fecero una scorreria nel

territorio Sipontino (c. 47).

[509] Loro insegnò eziandio a far uso dell'_Elepolis_ ossia della torre

mobile (Teofilatto, l. II, c. 16, 17).

[510] Gli eserciti e le alleanze del Cacano si estesero infino ai

contorni d'un mare posto all'Occidente e lontano da Costantinopoli

quindici mesi di cammino. L'imperatore Maurizio conversò con alcuni

musici ambulanti di quel rimoto paese, e solo sembra che abbia preso una

professione per una nazione (Teofilatto l. VI, c. 2).

[511] Il conte di Buat fa qui una delle più verisimili e più luminose

congetture (_Histoire des Peuples barbare_s, t. XI, p. 546-568). I

Tzechi ed i Serbi si trovano insieme confusi nei contorni del monte

Caucaso, nell'Illirio e nella parte bassa dell'Elba. Pare che le più

bizzarre tradizioni dei Boemi confermino la sua ipotesi.

[512] Vedi negli storici Francesi Fredegario, t. II. p. 432. Bajano non

faceva mistero dell'orgogliosa sua insensibilità. Οτι τοιουτους (e non

τοσουτους, come si vorrebbe in una ridicola correzione) επαφησω τη

Ρωμαικη, ως ει και συμβαιη γε σφισι θανατω αλωναι, αλλ’εμοι γε μη

γενεσθαι συναισθησοιν.

[513] Vedi in Teofilatto (l. V, c. 16, VI, c. 1, 2, 3) la spedizione ed

il ritorno di Maurizio. Se questo scrittore dimostrato avesse o spirito

o gusto, si potrebbe supporre che si fosse permessa una dilicata ironia;

ma sicuramente Teofilatto non ha tanta malizia da rimproverarsi.

[514]

Εις οιωνος αριστος αμυνεσθαι περι πατρης

Iliade, XII, 243.

Questo eccellente verso che sì bene ci spiega il coraggio di un eroe, e

la ragione di un savio, ci prova chiaramente quanto Omero fosse, sotto

ogni aspetto, superiore al suo secolo ed al suo paese.

[515] Teofilatto. (l. VII, c. 3) Sulla testimonianza di questo fatto,

che m'era sfuggito dalla memoria, il candido lettore scuserà e

correggerà l'annotazione trentesimasesta del trentaquattresimo capitolo

ove mi sono troppo affrettato a raccontare la rovina d'Azimo o Azimunto.

Un altro secolo di valore e di patriottismo, non è pagato a troppo caro

prezzo con una tal confessione.

[516] Vedi l'obbrobriosa condotta di Commenziolo in Teofilatto, l. II,

c. 10-15; l. VII, c. 13, 14; l. VIII, c. 2, 4.

[517] Vedi le imprese di Prisco, l. VIII, c. 2, 3.

[518] Si può tener dietro alle particolarità della guerra fra gli Avari,

nel primo, secondo, sesto, settimo ed ottavo libro dell'Istoria

dell'Imperatore Maurizio, scritta da Teofilatto Simocatta. Egli scriveva

sotto il regno d'Eraclio, e non poteva quindi esser tentato ad adulare:

ma la sua mancanza di discernimento lo rende diffuso nelle bagatelle, e

conciso sui fatti più importanti.

[519] Maurizio medesimo compose dodici libri sopra l'arte della guerra

che esistono tuttora, e che furono pubblicati (Upsal, 1664) da Giovanni

Schaeffer, in fine della Tattica d'Arriano (Fabrizio, _Bibl. graeca_ l.

IV, c. 8, t. III p. 278 che promette d'estendersi ancor più su

quest'opera, allorchè gliene si presenterà una favorevole occasiono).

[520] Vedi le particolarità degli ammutinamenti avvenuti sotto il regno

di Maurizio in Teofilatto, l. III, c. 1-4; l. VI, c. 7, 8, 10; l. VII,

c. 1; l. VIII, c. 6, etc.

[521] Teofilatto e Teofane sembrano ignorare la cospirazione e la

cupidità di Maurizio. Tali accuse così sfavorevoli alla memoria di

quest'Imperatore, si ritrovano per la prima volta nella Cronaca di

Pasquale (p. 379, 380), da cui Zonara le attinse (t. II, l. XIV, p. 77,

78). In quanto al riscatto dei dodicimila prigionieri, Cedreno (p. 399)

ha seguito un altro calcolo.

[522] Ne' suoi clamori contro Maurizio, il popolo di Costantinopoli lo

infamò col nome di Marcionito o di Marcionista; eresia, dice Teofilatto

(l. VIII, c. 9) μετα τινος μωρας ευλαβειας, ευηθης τε και καταγελασος. Era questo un vago rimprovero? oppure aveva Maurizio

realmente ascoltato qualche oscuro predicante della Setta degli antichi

gnostici?

[523] La Chiesa di S. Autonomo (che non ho l'onore di conoscere) era

situata alla distanza di centocinquanta stadj da Costantinopoli.

(Teofilatto, l. VIII, c. 9) Gillio (_De Bosphoro Thracio_, l. III, c.

II) parla del porto d'Eutropia in cui Maurizio ed i suoi figli furono

assassinati, come di uno de' due porti di Calcedonia.

[524] Gli abitanti di Costantinopoli andavano generalmente soggetti a'

νοσοι αρθρητιδες; e Teofilatto fa sentire, che se le regole

dell'Istoria glie lo permettessero, egli potrebbe assegnare la causa di

tal malattia. Tuttavia simile digressione non sarebbe stata più fuori di

luogo che le sue ricerche (l. VII, c. 16, 17) sulle periodiche

inondazioni del Nilo, e le opinioni de' filosofi greci su questa

materia.

[525] Da questo generoso tentativo Cornelio ha preso l'idea di formare

il tanto implicato intrigo della sua tragedia l'_Eraclio_, che non si

riesce a ben intendere se non dopo averne veduta la rappresentazione più

d'una volta (Cornelio di Voltaire, t. V, p. 300) e che, a quanto si

assicura, ha messo in imbroglio l'istesso suo autore dopo alcuni anni

d'intervallo (_Anecdot. dramat_., t. I, p. 422).

[526] Teofilatto Simocatta (l. VIII, c. 7-12) la _Cronaca_ di Pasquale

(p. 379, 280) Teofane (_Cronograph_., p. 238-244) Zonara (t. II, l. XIV,

p. 77-80) e Cedreno (p. 393-404) raccontano la ribellione di Foca, e la

morte di Maurizio.

[527] S. Gregorio, l. XI, epist. 38, _indict. 6. Benignitatem vestrae

pietatis ad imperiale fastigium pervenisse gaudemus. Laetentur coeli et

exultet terra, et de vestris benignis actibus universae reipublicae

populus, nunc usque vehementer afflictus hilarescat_, etc. questa vile

adulazione che s'attirò le invettive de' protestanti, vien giustamente

criticata dal filosofo Bayle. (_Dictionnaire critique, Gregoire_ I. note

H, t. II, p. 597, 595.) Il Cardinale Baronio giustifica il Papa a spese

del detronizzato Imperatore.

[528] I ritratti di Foca furono distrutti; ma i suoi nemici ebbero

l'avvertenza di sottrarre alle fiamme una copia di questa caricatura.

(Cedreno, p. 404).

[529] Il Ducange (Fam. byzant., p. 106, 107) somministra alcune

particolarità sulla famiglia di Maurizio; Teodosio, suo primogenito, era

stato coronato all'età di quattro anni e mezzo, e S. Gregorio ne' suoi

complimenti sempre lo riunisce a suo Padre. Fra le sue figlie io son

sorpreso di trovare accanto ai nomi cristiani d'Anastasia e di

Teoctesta, il nome pagano di Cleopatra.

[530] Teofilatto (l. VIII, c. 13, 14, 15) descrive alcune delle crudeltà

di Foca. Giorgio di Pisidia, poeta d'Eraclio, lo chiama (_Bell.

Abaricum_, p 46; Roma 1777) της τυραννιδος ο δυσκαθεκτος και βιοφθορος δρακων. L'ultimo epiteto è giusto; ma il _corruttore_

della _vita_ venne facilmente vinto.

[531] Gli autori ed i loro copisti sono talmente dubbiosi fra i nomi di

_Prisco_ e di _Crispo_ (Ducange _Famil. Byzant_., p. 111) che io fui

tentato ad unire in una stessa persona il genero di Foca, e l'Eroe che

trionfò cinque volte degli Avari.

[532] Secondo Teofane, portava κιβωτια, e εικονα θεομητορος.

Cedreno aggiunge un αχειροποιητον εικονα του κυριου; di cui

Eraclio si servì come di bandiera nella prima spedizione di Persia. Vedi

Giorgio Pisid. Acroas, 1, 140. Sembra che le manufatture prosperassero

ma Foggini, editore romano, (p. 26) si trova imbrogliato nel determinare

s'era un originale od una copia.

[533] Si trovano varie particolarità sopra la Tirannia di Foca, e

l'esaltamento al Trono d'Eraclio, nelle Cronache di Pasquale (p.

380-383), in Teofane (p. 242-250), in Niceforo (p. 3-7,) in Cedreno (p.

404-407,) in Zonara (t. II, l. XIV, p. 80-82).

[534] Teofilatto, l. VIII, c. 15. La vita di Maurizio fu scritta l'anno

628 (l. VIII, c. 13) dall'ex Prefetto Teofilatto Simocatta, nato in

Egitto. Fozio, che dà un lungo estratto di quest'opera, dolcemente

critica l'affettazione e l'allegoria che dominano il suo stile. La

prefazione consiste in un dialogo fra la Filosofia e l'Istoria; esse

siedono sotto un platano, e l'Istoria suona la sua lira.

[535] _Christianis nec pactum esse, nec fidem, nec foedus.... Quod si

ulla illis fides fuisset, regem suum non occidissent._ (Eutichio,

_Annal._, t. II, p. 211, vers. Pocock).

[536] Per qualche secolo noi siamo qui obbligati di abbandonare gli

autori contemporanei, e di abbassarci, se ciò può dirsi abbassarsi,

dall'affettazione della retorica alla grossolana semplicità delle

Cronache e de' Compendj. Le opere di Teofane (_Cronograph._ p. 244-279)

e di Niceforo (p. 3-16) offrono la serie della guerra persiana, ma in un

modo imperfetto. Quando dovrò riferire de' fatti che essi non accennano,

citerò le particolari autorità. Il cortigiano Teofane, che si fece poi

Monaco, nacque A. D. 748; e Niceforo, Patriarca di Costantinopoli, che

morì A. D. 829, era un poco più giovane: tutti e due ebbero a soffrire

per la causa delle immagini (Hankius, _Descript. byzantinis_, p.

200-246).

[537] Gli storici di Persia furono essi stessi ingannati su questo

punto; ma Teofane (p. 244) rimprovera a Cosroe questa superchieria e

questa menzogna; ed Eutichio crede (_Ann_. t. II, p. 211) che il figlio

di Maurizio, che potè sfuggire agli assassini, si sia fatto monaco sul

monte Sinai, dove morì.

[538] Eutichio attribuisce tutte le perdite dell'Impero al regno di

Foca, e quest'errore salva la gloria d'Eraclio. Egli fa venire quel

Generale non da Cartagine ma da Salonica, con una flotta carica di

vegetali per Costantinopoli (_Annal_. t. II, p. 223, 224). Gli altri

Cristiani dell'Oriente, Barebreo (_ap._ Asseman., Bibl. orient., t. III,

p. 412, 413), Elmacin (_Hist. Saracen._ p. 13-16), Abulfaragio

(_Dynast._, p. 98, 99) sono di più buona fede, e più esatti. Il Pagi

indica i diversi anni della guerra persiana.

[539] Sulla conquista di Gerusalemme, avvenimento tanto interessante per

la Chiesa, vedi gli Annali d'Eutichio (t. II, p. 122-223) ed i lamenti

del monaco Antioco (_apud_ Baron., _Annal. eccles._, A. D. 614, n. 16,

26), centoventinove Omelie del quale tuttora sussistono, se pure si può

dire che sussistano, mentre nessuno le legge.

[540] Il Vescovo Leonzio, suo contemporaneo, scrisse la vita di questo

degno prelato. Baronio (_Ann. eccles_. A. D. 610, n. 10) e Fleury (tom.

VIII, p. 235, 242) hanno dato sufficienti notizie di quest'opera

edificante.

[541] L'errore di Baronio e di altri parecchi scrittori che ci hanno

voluto far credere che le conquiste di Cosroe si fossero estese sino a

Cartagine, in luogo di Calcedonia, si fondò sulla rassomiglianza dei

greci vocaboli Καλχηδονα e Καρχηδονα che si leggono nei testi di

Teofane, e che sono stati confusi ora dai copisti ed ora dai critici.

[542] Gli Atti _originali_ di sant'Anastasio sono stati pubblicati

frammisti a quelli del settimo Concilio generale, da cui e Baronio

(_Annal. eccles_., A. D. 614, 426, 627) e Butlero (_Lives of the

Saints_, vol. 1, p. 242-248) hanno cavato i loro racconti. Questo santo

martire abbandonò le bandiere del Re di Persia, sotto cui serviva ed

entrò nelle romane legioni; a Gerusalemme vestì l'abito di frate, e fece

oltraggio al culto dei Magi allora vigente in Cesarea, città della

Palestina.

[543] Abulfaragio, _Dynast_., p. 99; Elmacin, _Hist. Sarac_. p. 14.

[544] D'Anville, _Mem. de l'Acad. des Inscript_. t. XXXII, p. 568-571

[545] L'una di queste razze ha due gobbe e l'altra una sola. La prima si

è propriamente il cammello; la seconda il dromedario. Il cammello è

nativo del Turkestan o della Bactriana ed il dromedario non nasce che in

Arabia ed in Affrica. (Buffon, _Hist. nat._, t. XI, p. 211); Aristotile

(_Hist. animal._, t. I, l. II, c. I; t. II, p. 185).

[546] Teofane, _Cronograph_., p. 268, e d'Herbelot, _Bibl. Orient_. p.

997. I Greci ci descrivono Dastagerda nel momento del suo declinamento,

invece che i Persi ce la rappresentano nell'epoca del suo maggior

splendore; ma i primi non parlano che con sincerità su quanto sono stati

testimoni di veduta; ed i secondi non narrano che quanto loro è stato

vagamente riferito.

[547] Gli storici di Maometto, Abulfeda (_in vita Mohammed_, p. 92, 93)

e Gagniero (Vita di Maometto, t. II, p. 247) vogliono che questa

ambasciata avvenisse nell'anno settimo dell'Egira che principiò A. D.

628, l'11 maggio; ma la loro cronologia è sbagliata, mentre Cosroe morì

nel mese di febbrajo dell'istesso anno (Pagi, _Critica_, t. II, p 779).

Il conte di Boulainvilliers (_Vita di Maometto_, p. 327, 328) la

sostiene nell'anno 615, poco dopo la conquista della Palestina. È però

vero che Maometto non poteva essersi così presto avventurato ad un fatto

di simil sorta.

[548] Vedi il capitolo trentesimo dell'Alcorano intitolato i _Greci_. Il

dotto ed insieme savio Sale che ha tradotto l'Alcorano in lingua

inglese, (p. 330, 331) ci presenta sotto un eccellente aspetto queste

congetture, questa predizione, o questa scommessa di Maometto; ma

Boulainvilliers (p. 329-334) colle più cattive intenzioni fa tutti i

sforzi per istabilire la verità di questa profezia, che secondo i suoi

principj doveva imbarazzare i polemici scrittori del Cristianesimo.

[549] Paolo Warnefrido, _De gest. Longobard._, l. IV, c. 38, 42;

Muratori, _Annali d'Italia_, t. V, p. 307, etc.

[550] La cronica di Pascal che soventi, mentre annoia con un indice

sterile di nomi e di date, ci compensa con qualche pezzo di storia, dà

una esattissima descrizione del tradimento degli Avari (p. 389, 390).

Niceforo indica il numero dei prigionieri.

[551] Qualche scritto originale, come l'aringa, o la lettera degli

ambasciatori romani (p. 386-388) rendono interessante la cronica di

Pascal, che deve essere stata dettata sotto il regno d'Eraclio e

verisimilmente in Alessandria.

[552] Niceforo che (p. 10, 11) coi nomi di αθεσμον, e di αθεμιτον,

fa ogni sforzo por coprire d'ignominia questo matrimonio, si fa un

vero piacere di narrare che i due figli sortiti da quell'incestuoso

maritaggio portarono ambedue, per tutta la loro vita, l'impronto

della collera divina, il primo nell'immobilità del collo, ed

il secondo nella mancanza dell'udito.

[553] Giorgio di Pisidia (_Acroas._ 1, 112-125, p. 5) nell'esporre le

opinioni, dice che i pusillanimi suoi consiglieri non avevano cattive

intenzioni. Avrebb'egli dunque voluto scusare un sì disdegnoso ed

altiero avvertimento di Crispo? Επιθωπταζων ουκ εξον βασλει εφασκε

κτααλίμανειν βασιλεία, και τοις ποῤῤω επιχωριαζειν δυναμεσιν.

[554]

Ει τας επ’ ακρον ηρμενας ευεζιας

Εσφαλαμενας λεγουσιν ουκ απεικοτως

Κεισθω το λδίπον εν καικος τα Περσιδος

Αντίστροφκ δε, etc.

Georg. Pisid. _Acroas._ 1, 51, pag. 4.

Gli Orientali provano pur essi la più gran compiacenza di ricordare

queste sì strane vicende; e mi rammento benissimo la storiella di Cosrou

Parviz che molto non varia da quella dell'anello di Policrate di Samos.

[555] Baronio ci fa con tutta gravità il racconto di questa scoperta; o

per dir meglio di questo trasmutamento di molti barili di mele in un

barile d'oro. (_Annal. eccles._; A. D. 620, n. 3). Tuttavia l'imprestito

fu arbitrario perchè fu riscosso col mezzo di soldati, i quali avevano

avuto ordine di non lasciare al Patriarca d'Alessandria che due marchi

d'oro. Niceforo due secoli dopo (p. 11) parla con gran rancore su questa

contribuzione, dicendo che la chiesa di Costantinopoli se ne risentiva

tutt'ora.

[556] Teofilatto Simocatta l. VIII, c. 12. Questi è un fatto che non

deve recar meraviglia, perchè, persino in tempo di pace, in meno di

venti o venticinque anni i soldati d'un reggimento si trovano

intieramente rinnovati.

[557] Lasciò i coturni di color di _porpora_ per calzar i neri che tinse

poscia del sangue de' Persiani. (Giorgio di Pisidia, Acroas. 111, 118,

121, 122. Vedi le _annotazioni_ di Foggini p. 35).

[558] Giorgio di Pisidia (_Acroas._ II, 10, p. 8) ha determinato questo

punto sì importante sulle porte della Siria e della Cilicia. Senofonte

che era, dieci secoli prima, passato di là, ne fa la descrizione

coll'ordinaria sua eleganza. Una gola, della larghezza di tre stadii,

circondata da rupi alte e fatte a picco (πετραι ηλιβαται) da

un lato, e dall'altro dal Mediterraneo; in ciascheduna delle sue

estremità veniva chiusa da due grosse porte inaccessibili dalla parte di

terra (παρελθειου ουκ ηκ βια) ma accessibili dalla parte del

mare (_Retr. des dix mille_, l. 15, p. 35, 36 colla dissertazione

geografica di Hutchinson, p. 6). Le due porte erano alla distanza di

trentacinque parasanghe o leghe da Tarso (_Ibid._, l. I, p. 33, 341), e

di otto o dieci da Antiochia, (si confronti l'Itinerario di Wesseling,

p. 580, 581; l'_Index geographique_ di Schultens, _ad calcem vit.

Saladen._, p. 9, _Voyage en Turquie et en Perse_, di Otter. t. I, p. 78,

79).

[559] Eraclio avrebbe potuto acconcissimamente scrivere al suo amico le

parole modeste di Cicerone: «_Castra habuimus ea ipsa quae contra Darium

habuerat apud Issum Alexander, imperator, haud paulo melior quam tu aut

ego_» (_Ad Atticum_ c. 20). Prosperando Alessandria o Scanderoon situato

al di là della baja, rovinò Issus che ai tempi di Senofonte era florida

e ricca città e che chiamasi anche Ajazza o Leiazza.

[560] Foggini (Annotat. p. 31) dubita che i Persiani siano stati

ingannati dalla Φαλανξ πεπληγμενη d'Eliano (_Tactique_ c. 48)

movimento spirale e complicato fatto dall'esercito. Egli osserva (pag.

28) che le militari descrizioni di Giorgio di Pisidia sono letteralmente

copiate nella Tattica dell'Imperatore Leone.

[561] La prima spedizione d'Eraclio trovasi descritta in tre _acroaseis_

o canti di Giorgio di Pisidia che ne fu testimonio oculare (_Acroas._

II, 222). Il suo poema fu pubblicato in Roma nell'anno 1777; ma quanto

sono lontani gli elogi vaghi e le declamazioni che vi si leggono, di

corrispondere alle belle speranze che si erano messe in mente Pagi,

d'Anville etc.

[562] Teofane (p. 256) trasporta troppo prestamente Eraclio (κατα ταχος)

in Armenia. Ambedue le spedizioni vengono confuse da Niceforo, che però

indica la provincia di Lazica. Eutichio (_Annal._ t. II, p. 231) ne

circoscrive il numero in cinquemila uomini, e li staziona a Trebisonda,

il che ha tutta la probabilità.

[563] Nel viaggio di Costantinopoli a Trebisonda, con vento favorevole,

non si consumavano che quattro in cinque giorni; da Trebisonda ad

Erzerom, cinque giorni; da Erzerom ad Erivan, dodici giorni, da Erivan

finalmente in fino a Tauride dieci; vale a dire trentadue giorni, in

tutto, di cammino. E tale si è l'itinerario che Tavernier (_Voyages_, t.

I, p. 12-56) il quale avea piena cognizione di tutte le strade

dell'Asia, ci ha indicato. Tornefort che viaggiava in compagnia di un

Pacha consumò dieci in dodici giorni nel cammino da Trebisonda ad

Erzerom (_Voyage du Levant_, t. III, Lettere XVIII); e Chardin

(_Voyages_, t. I, p. 249-254) è molto più esatto nel determinare la

questione, mentre la dà di cinquantatre parasanghe di cinque miglia

l'una (ma di qual passo?) fra Erivan e Tauride.

[564] La spedizione d'Eraclio in Persia è stata assaissimo illustrata

dal Signore d'Anville (_Mém. de L'Acad. des Inscriptions_, t. XXVIII, p.

559-573). È ammirabile la dottrina del pari che l'ingegno dimostrati

nell'indagare la posizione di Gandzaca, di Thebarma, di Dastagerda ec.;

ma non fa veruna menzione della oscura campagna del 624.

[565]

_Et pontem indignatus Araxes._

Virgil. Eneide. VIII, 728.

L'Arasse è un fiume che corre con gran strepito, impeto e la massima

rapidità, e non v'è modo di resistergli quando le nevi si sgelano:

rovescia i più forti ed i più massicci ponti, e le rovine d'un gran

numero d'archi che si mirano in vicinanza dell'antica città di Zulfa,

sono una testimonianza irrefragabile del suo _sdegno_. (_Voyages de

Chardin_, t. I, p. 252).

[566] Chardin (t. I; p. 255-259) come gli Scrittori orientali

(Herbelot,_ Bibl. orient._, p. 834) attribuisce a Zobeide moglie del

celebre Califfo Haroun-Alrashid, la fondazione di Tauride o Tebride; ma

pare che abbia ad avere essa una data più antica, ed infatti li nomi di

Gandzaca, Gazaca e Gaza significano che in essa stava rinchiuso il

tesoro regio. Chardin in vece di seguire la comune opinione che dava ad

essa un milione e centomila anime, le limita al solo numero di

cinquecento cinquantamila.

[567] Aprì l'Evangelio ed il primo passo, che il caso gli fece cadere

sotto gli occhi, lo applicò al nome ed alla situazione dell'Albania.

(Teofane, p. 258).

[568] La landa di Mogan che si trova fra il Ciro e l'Arasse conta

sessanta parasanche in lunghezza e venti in larghezza. (Olear., p. 1023,

1024). Offre molte acque e fertilissimi pascoli. (_Hist. de Nader-Shah_

tradotta dal Signor Iones su di un manoscritto persiano part. II, p. 2,

3). Vedi i campi di Timur (_Hist._ scritta da Skerefeddin-Ali, l. V, c.

37; l. VI, c. 13), l'incoronazione di Nader-Shah (_Hist. persane_, p.

3-13) e la sua vita, del Signor Iones p. (64, 65).

[569] D'Anville ha provato che sì Thebarma che Ormia vicino al lago

Spauta, non sono che una sola ed identica città (_Mem. de l'Acad. des

Inscript._, t. XXVIII, p. 564, 565). I Persiani la venerano persuasi

essere nato in quella città Zoroastro (Schultens, _Index géograph._ p.

48): e il Signore d'Anquetil-Duperron (_Mem. de l'Acad. des Inscript._

t. XXXI p. 375) dà varj testi del loro Zendavesta, o del Zendavesta dei

Persiani che sostengono questa tradizione.

[570] Non posso trovare dove fosse situato Salbano, Taranto, territorio

degli Unni, ec. del quale fa menzione Teofane (p. 260-262), e ciò che

più si è, anco il Signor d'Anville non ha tentata la più piccola

indagine in proposito. Eutichio (_Annal._ t. II, p. 231, 232) autore

inetto, nomina Aspahan; e pare verisimile che Casbin sia la città di

Sapore. Ispahan è situata a ventiquattro giorni di distanza da Tauride,

e Casbin a metà cammino fra queste due città. (_Voyages de Tavernier_,

t. I, p. 63-82).

[571] Il Sarecs della larghezza di tre _plethri_ circa, distante da

Tarso venti parasanghe fu passato dall'esercito di Ciro. Il Pyramo o

Malmistra d'uno stadio circa di larghezza scorreva cinque parasanghe più

all'Oriente. (Senofonte, _Anabas_ l. 1, p. 33, 34).

[572] Con molta ragione Giorgio di Pisidia (_Bell. Abaricum_ 246-265, p.

49) esalta il perseverante coraggio delle tre campagne (τρεις

περιξρομους) contro i Persiani.

[573] Petau (_adnotation. ad Nicephorum_, p. 26, 63, 64) segnala i nomi

e le azioni di cinque Generali persiani che vennero l'un dopo l'altro

spediti contro ad Eraclio.

[574] Giorgio di Pisidia (_Bell. Abar._, 219) specifica il numero di

otto miriadi. Questo poeta (50-88) dice chiaramente che il vecchio

Cacano visse fino al tempo che regnò Eraclio, e che il di lui figlio,

che fu anche il di lui successore, era nato da madre straniera. Tuttavia

Foggini (_Annotat._ p. 57) ha altrimenti interpretato questo passo.

[575] (Erodoto, l. IV, c. 131, 132). Il Re dei Sciti spedì a Dario un

uccello, un ranocchio, un sorcio e cinque dardi. «Che a questi segni,

dice Rousseau con molto sale, si sostituisca una lettera; e questa più

sarà scritta in tuono minaccioso, porterà meno spavento: non sarà che

una millanteria che si attirerà le risa di Dario» (Emila, t. III, p.

146). Io però sono molto in dubbio se il Senato ed il Popolo di

Costantinopoli abbiano _riso_ di quest'ambasciata del Cacano.

[576] Un racconto specificato ed autentico dell'assedio e della

liberazione di Costantinopoli si legge nella cronica di Paschal. Altri

fatti vi furono aggiunti da Teofane (p. 264) e si può dedurne qualche

barlume dell'esaltazione di mente di Giorgio di Pisidia, il quale ad

oggetto di celebrare questo sì felice evento ha composto a bella posta

un poema (_De bell. Abar._, p. 45, 54).

[577] La potenza ed il dominio de' Cozari che furono conosciuti dai

Greci, dagli Arabi e persino sotto il nome di Kosa, dai Cinesi, durò in

tutto il settimo, l'ottavo ed il nono secolo. (De Guignes, _Hist. des

Huns_, t. II, p. 11, p. 507-609).

[578] L'unica figlia d'Eraclio e d'Eudossia sua prima moglie, Epifania

od Eudossia nominata, nacque in Costantinopoli alli 7 di luglio, A. D.

611; ai 15 d'agosto fu portata al fonte battesimale, ed alli quattro

d'ottobre dell'istesso anno gli fu posta la corona sulla testa nella

Cappella di San Stefano del palazzo. Era dunque in età di circa quindici

anni. A tal effetto venne spedita al Principe turco; ma strada facendo,

ricevette la nuova che lo sposo destinatogli, era morto. (Ducange, _Fam.

byzant._, p. 118).

[579] Nell'Elmacino (_Hist. Saracen._, p. 13-16) si leggono fatti

curiosi e verisimili; ma le sue computazioni aritmetiche sono troppo

considerabili, perchè suppone 300,000 Romani riuniti ad Edessa, e

100,000 Persiani ammazzati nella battaglia di Ninive. La sottrazione

tutt'al più d'uno zero da ogni uno di questi numeri basterebbe per dare

a' calcoli di tal natura un'aria di ragionevolezza.

[580] Ctesias (Vedi Diodoro Siculo, t. I, l. II, p. 115 edit.

Wesselling) vuole che la circonferenza di Ninive fosse di Quattrocento

ottanta stadii (forse soltanto trentadue miglia). Gionata parla di tre

giornate di marcia: le centoventimila persone, di cui fa menzione il

profeta e dice che non potevano distinguervi la mano destra dalla

sinistra, farebbero supporre a settecentomila persone d'ogni età la

popolazione di questa antica capitale (Goguet. _Origine des Loix_ etc.

t. III, part. I, p. 92, 93) che cessò d'esistere seicento anni prima di

Gesù Cristo. Nel primo secolo dei Califfi arabi sussisteva tutt'ora il

sobborgo occidentale, e gli storici ne parlano sotto al nome di Mosul.

[581] Niebuhr (_Voyage en Arabie_ etc. t. II, p. 286) senza avvedersene

passò su Ninive, e prese un vecchio bastione di mattoni o di terra per

una catena di colline. È fama che questo bastione avesse cento piedi

d'altezza, che fosse fiancheggiato da mille e cinquecento torri,

ciascheduna delle quali avesse duecento piedi d'altezza.

[582] _Rex regia arma fero_, disse Romolo, all'epoca della prima

consecrazione del Campidoglio... _Bina postea_, continua Tito Livio, I,

10, _inter tot bella, opima parta sunt spolia, ed adeo rara ejus fortuna

decoris._ Che se si fossero accordate le opime spoglie al soldato

semplice che avesse ucciso il Re, o il Generale nemico, siccome dice

Varrone (_apud Pomp. Festum_, p. 306, edit. Dacier) un tal onore sarebbe

stato o più facile o più comune.

[583] I fatti, i luoghi, e le date che Teofane (p. 265-271) indica nel

racconto che fa di quest'ultima spedizione d'Eraclio sono talmente

esatti e veri, che bisogna di necessità che abbia tenuto dietro alle

lettere originali dell'Imperatore, di cui la Cronica di Paschal ci ha

conservato un curioso squarcio, (p. 398-402).

[584] Sono da notarsi le espressioni di Teofane: Εισηλθε Χοσροης εις

οικον γοωργου μηδαμινου μειναι, ου χωρηθεις εν τουτου θυρα ην ιδων

εσχατον Ηρακλειος εθαμασε (p. 269). I giovani principi che danno

segni d'avere inclinazione per lo stato militare, dovrebbero

trascrivere e tradurre soventi passi di questa natura.

[585] Nella lettera d'Eraclio (Chronic., Paschal, p. 398), e nella

Storia di Teofane (p. 271), si legge l'autentica relazione della caduta

di Cosroe come Re.

[586] Al primo udir che si fece la morte di Cosroe a Costantinopoli,

Giorgio di Pisidia (p. 97-105) pubblicò un Eracliade in due canti.

Questo scrittore prete e poeta faceva feste perchè si fosse dannato il

pubblico nemico (εμτεσον εν ταρταῤω, v. 56). Ma una vendetta

così vile è indegna di un Re e di un conquistatore; ed altamente mi

duole il trovare nella lettera d'Eraclio una sì fatta gioja, figlia

d'una grossolana superstizione; Θεομαχος Χοσνκς επεσε και επτωμα τισθη

εις τα καταχθονια...... εις το πορακατασβεσον, etc. Arrivò quasi a

fare applausi al parricidio di Siroe, come ne avrebbe fatti ad un atto

di pietà e di giustizia.

[587] Eutichio (Ann., t. II, p. 251-256) che per altro dissimula il

parricidio di Siroe; d'Herbelot (_Bibl. orient._ p. 789) ed Assemanni

(_Bibl. orient._, t. III, p. 415-420), danno il più circostanziato ed

esatto ragguaglio su quest'ultimo periodo dei Re sassaniani.

[588] Nella cronaca di Paschal la lettera di Siroe sgraziatamente

finisce pria che verun'affare fosse stato cominciato. Da ciò che Teofane

e Niceforo riferiscono della esecuzione del trattato, possono

indovinarsene gli articoli.

[589] Il nojoso ritornello di Cornelio

_Montrez Heraclius au peuple qui l'attend._

converrebbe assai più applicato a questa circostanza. Vedi il suo

trionfo in Teofane (p. 272, 273) e Niceforo (p. 15, 16). Giorgio di

Pisidia ci assicura della madre e del tenero affetto del figlio. (_Bell.

Abar._ 255, etc. p. 49). La metafora del Sabbato adottata da Cristiani

Bizantini, era veramente un poco troppo profana.

[590] Vedi Baronio (_Annal. eccles._, A. D. 628. n.º 1-4), Eutichio

(_Annal._, t. II, p. 240-248) Niceforo (_Brev._, p. 15). Era tutt'ora

illesa e si vuole attribuire questa conservazione della Croce (dopo Dio)

alla divozione della regina Sira.

[591] Giorgio di Pisidia, Acroas. III, _de Expedit. contra Persas_, 415,

etc.; ed _Heracleid. Acroas._ 1, 65-138. Taccio gli altri paralleli di

minor autorità quali sono quei di Daniele, Timoteo, ec. Cosroe ed il

Cacano dagli stessi rettori furono, siccome era ben giusto, posti fra

loro a paragone con Baldassare, con Faraone, col vecchio serpente ec.

[592] Questo è il numero che assegna Suidas (in _Excerpt. Hist.

byzant._, p. 46). Ma è d'uopo invece delle parole la guerra d'Isauria,

leggere la guerra di Persia; altrimenti questo passo in nessun modo

concerne l'imperatore Eraclio.

Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 08 · 第 18 / 27 题