Qui finivano le memorie di Fulvia che ricevetti in un piego da
Chamounix il giorno 20 agosto. Ad esse erano aggiunte le poche righe
seguenti in data di Chamounix.
«Dopo averci pensato a lungo, ho trovato.
«Giunsi a Torino il giorno tre d'agosto dopo otto mesi di assenza.
Avevo il mio progetto già fatto.
«Rividi alcuni conoscenti, alpinisti valenti ed appassionati.
«Manifestai una smania irresistibile di salire sul Monte Bianco. Li
pregai di trovarmi una compagnia, di dirigermi nelle spese da farsi,
ecc.
«Questa stranezza parve assai naturale in una signora giunta or ora
dall'America, dove gli originali ed i _touristes_ sono produzioni del
suolo.
«Pochi giorni dopo mi annunciarono che due giovani alpinisti, loro
amici, si disponevano a salire sul Monte Bianco, alla metà d'agosto.
Essi erano già nella prossimità di Chamounix.
«Telegrafammo interrogandoli se mi volessero per compagna.
Accettarono. Li raggiunsi qui a Chamounix ieri a sera. Oggi mi occupai
di tutte le provviste necessarie alla salita. Ho degli stivali con
ventisei chiodetti, appuntati come diamanti. Ho dei bastoni ferrati,
dei veli verdi, degli occhiali imbottiti; tutto un carico di roba per
preservare la vita.
«Chi potrebbe dire che io vado a morire?
«Eppure così è. Troverò un crepaccio che m'inghiotta, una valanga che
mi travolga; ruinerò da un precipizio; mi getterò a capo fitto in una
gola; dove sono tanti i pericoli, s'incontra la morte ad ogni passo;
il suicidio è facile e segreto. Da quella gita non tornerò.
«Ho domandato di Gualfardo; non è più a Torino. Dov'è? Non ne so
nulla. Non lo vedrò mai più.
«Ho preso meco le sue lettere; tutte le sue lettere, ed il suo ultimo
biglietto che mi annunciava la morte del babbo. Quelle lettere che mi
parevano tanto fredde, e che ora mi sono tanto care. Esse
riscalderanno il mio povero cuore gelato tra le nevi del Monte Bianco.
«Non imposterò queste carte per voi se non al momento di partire per
la grande ascensione, da cui non tornerò più. Quando le riceverete
avrò già cessato di vivere.
«Cambiate i nomi, e poi pubblicate le mie memorie. Ma non questa
lettera. Non tradite per ora il segreto della mia morte.»
«FULVIA.»