--Gli effetti sono sempre in giusta proporzione con la causa? Niente
di più falso!--disse Bodura--Io, per esempio, devo a un discorso
politico dell'onorevol X la più deliziosa ora della mia giovinezza.
Tutti lo guardammo in viso, stupiti di quell'affermazione.
--Capisco!--esclamò Carenga.--Significa che hai fatto così dolce
dormita...
--No, rispose Bodura.--Lottai eroicamente col sonno mentre l'onorevole
parlava; la delizia venne dopo, inaspettatamente; ed ecco come.
L'onorevole aveva manifestato al Sindaco e ad altri influenti
personaggi il desiderio di essere invitato a parlare agli elettori del
suo capo-collegio prima della riapertura della Camera; per avere
occasione, diceva, di esprimere la sua gratitudine alla città che gli
aveva dato il più compatto numero di voti; in realtà, perchè gli
premeva di far il suo discorso-ministro. Si prevedevano grandi
mutamenti nel mondo politico, qualche cosa di più di un rimpasto
ministeriale o della caduta del ministero; ed egli non volea lasciarsi
cogliere alla sprovveduta. Predicava, da anni, inascoltato, il suo
sistema finanziario; e, in vista della probabile salita al potere
della Sinistra, intendeva rammentare ai suoi amici politici:--Un
ministro delle finanze? Eccomi qua!--Il 18 marzo era prossimo. Dalla
data capirete che si tratta di un avvenimento della mia giovinezza.
--Pur troppo!--fece Carenga, che aveva la manìa delle interruzioni.
--Allora--continuò Bodura--ero innamorato della moglie del Sindaco, ed
era la prima volta che rivolgevo audacemente gli occhi verso una donna
maritata. Sono stato sempre timido e per ciò, allora e dopo, ho avuto
poca fortuna con le donne; figuratevi se ero timidissimo con una
signora che potevo avvicinare di rado e che fin la maldicenza senza
scrupoli delle fiere lotte amministrative aveva sempre rispettata! La
mia corte alla bellissima signora si riduceva a lunghe insistenti
occhiate in teatro, in chiesa, per le vie, dovunque la incontravo; a
profonde scappellate, ricambiate da lei con lievi sorrisi che mi
davano la lusinga d'una tacita accettazione, convinto com'ero che
qualunque omaggio alla loro bellezza riesca gradito anche alle donne
più oneste.
I preparativi per l'accoglienza all'onorevole richiesero parecchie
riunioni; ed io, oltre che elettore, mezzo giornalista, mezzo
letterato, mezzo poeta--in provincia si diventa sùbito qualcosa con
poco o niente--ero stato invitato a prendervi parte in casa del
Sindaco; anche perchè egli aveva posto gli occhi addosso a me pel suo
discorso al banchetto. Infatti, una sera, me ne fece fare la proposta
dalla sua signora, quasi fosse stata un'idea di lei.
--Occorre qualcosa di bello, di elevato... Lei che è giornalista,
letterato... poeta...
--Oh, Signora!
--Si tratta di far figurare la città. Mio marito, uomo di affari, alla
buona...
--Oh, Signora!
--Dev'essere un segreto tra me e lei! Mi sembrò di toccare il cielo
col dito. Un segreto tra me e lei! Ero diventato rosso come un
peperone e non sapevo rispondere altro che quel--Oh,
Signora!--stupidissimo... ma eloquentissimo, di cui ella sorrideva
nell'atto di rimproverarmi la eccessiva modestia. Qualificava, forse
maliziosamente, modestia il mio grande imbarazzo.
Quella notte non andai a letto. Rifeci cinque o sei volte il mio
lavoro, e verso le undici del giorno appresso, ora in cui il marito
non sarebbe stato in casa, corsi a portare lo scritto alla adorata
signora. Mi accolse con un: _bravo_! e mi stese tutt'e due le mani.
--Sentiamo; me lo legga lei.
Ricordo perfettamente che pasticcio di ampollose frasi era riuscito
quel discorso; ma l'effetto della mia declamazione fu straordinario. E
leggendo, pensavo:--La signora capirà benissimo che le apostrofi
all'onorevole, agli italiani, al Parlamento, al Re (ce n'era per
tutti!) significano soltanto:--Le ho scritte per lei!... Sono dirette
a lei!... Ormai, per me, non c'è altro che lei al mondo!--Tanto
sciocchi ci riduciamo quando siamo innamorati!
--Grazie--ella disse.--È mirabile! Peccato che mio marito non saprà
recitarlo come l'ho udito io!
E congedandomi, replicò:
--Non se ne scordi; deve essere un segreto tra me e lei!
Mi attendevo qualcosa di più; ma infine!... Un segreto tira
l'altro!... Questo mi consolava.
L'onorevole arrivò pochi giorni dopo, e parlò--Dio glielo
perdoni!--due ore e mezzo filate, senza arrestarsi un momento per
rinfrescarsi le labbra, scaraventando cifre dietro cifre su la faccia
stupita degli elettori, che non ne capivano niente; magnificando il
suo sistema, che avrebbe risanato, in un batter d'occhio, le finanze
dello Stato, reso fiorenti le industrie, rigogliosa l'agricoltura,
rigurgitanti le tasche dei contribuenti; i quali, se si fosse adottato
il suo sistema, avrebbero pagato così allegramente le tasse, da
prendere pel collo gli esattori perchè ricevessero il danaro!
L'onorevole parlava, parlava, parlava, agitando le braccia,
sussultando con la persona, scotendo la testa, ingarbugliando tutto,
anche la sintassi dei suoi periodi, e senza pur riuscire a riscuotere
dallo sbalordimento l'uditorio, senza strappare un applauso, un bravo,
un bene, un mormorìo di approvazione nei punti certamente da lui
creduti d'irresistibile effetto!
Fu applaudito, e con calore, alla fine. Gli uditori non ne potevano
più.
Io avevo dovuto adoperare ogni mezzo per non addormentarmi. Mi trovavo
seduto in prima fila, proprio di faccia a lui; ed egli spesso, aveva
l'aria di rivolgersi particolarmente a me, quasi volesse dirmi:--Voi,
forse, quantunque letterato, potete capirmi. Ma gli altri!...--Ed
avevo dovuto assentire con cenni del capo, tanto più seriamente quanto
meno avevo capito.
Dopo il discorso, eravamo andati in casa del Sindaco, che faceva
all'onorevole, ai consiglieri comunali, ai più influenti cittadini uno
splendido trattamento di gelati, paste, liquori, nella sala da pranzo.
Stavo per prendere un gelato, quando il Sindaco venne a dirmi in un
orecchio:
--Vada nel mio studio, senza farsi scorgere; la mia signora lo
attende.
Ah! Era splendida, elegantissima!... Ella chiuse l'uscio, mi prese per
una mano e mi condusse davanti a la scrivania.
--Segga; mi aiuti.
--Un altro segreto?--dissi sorridendo e con voce turbata.
--Un altro segreto. Ecco qui il sunto del discorso dell'onorevole,
fatto da lui stesso, per telegrafarlo ai giornali. La modestia gli ha
impedito di segnarvi i bravo! i bene! gli applausi...
--Oh, Signora!
E questa volta, le presi una mano e la strinsi forte fra le mie
tremanti di commozione. Sorrise, non la ritrasse, e continuò:
--Facciamo noi... cioè lei che se n'intende. L'onorevole si è rimesso
a lei... Proprio, sa!
--Ah, Signora!
--Sì, sì; va bene!--ella riprese, indulgentissima, pregando con gli
occhi che sorridevano.--Bisogna telegrafare e presto. Legga; metta lei
le parentesi, qua e là...
Cominciai a baciarle calorosamente la mano.
--Ma non così!--esclamò ridendo.
--Mi lasci fare! Io... io...
--Va bene; ne riparleremo dopo! Intanto legga...
Leggevo quasi balbettando, frettolosamente.
--Qui, non le pare?... qualche: _bravo_!...
--Ma se nessuno ha fiatato!--(E un bacio alla mano che stringevo più
forte). Ma se nessuno ha capito niente! _Bravo? Applausi?_... Silenzio
profondo! (E un altro bacio).
--Non importa. Gli elettori... che vuole? Supplisca lei; lei che
intende...
--Oh! Io intendo soltanto questo: che lei è cosa divina! Che darei il
mio sangue, l'anima mia per una sua parola di amore!...
--Zitto!... Ne riparleremo... dopo! Con che dolcezza, con che benigna
aria di compassione e con che sorriso ripetè quelle promettenti
parole: Ne riparleremo... dopo! Allora ebbi fretta di cospargere di
parentesi le cartelle del discorso: e i _Bravo!_ i _Bene!_ i _Grande
attenzione_, gli _Approvazioni vivissime_, gli _Scoppio di applausi_,
i _Risa_, tutta insomma la schiera delle parentesi con cui ogni
deputato ha cura d'infiorare la stampa ufficiale dei suoi discorsi,
tutta fu da me profusa a piene mani e anco a casaccio!
--È contenta?
--Più contento sarà l'onorevole.
--E io?... Io?
--Tenga! Ecco il suo premio!... Ma, no! Basta!... Ma, no!
Potevo appagarmi di un bacio solo?
Ella si difendeva tentando di respingermi con le braccia, tirando
indietro la testa, protestando: Basta! Non più!
Pallida, seria, riaggiustati un po' i capelli arruffatisi durante
quella specie di lotta; messa, quasi argine tra me e lei, la seggiola
su cui poco prima stava a sedere, ella raccolse lentamente dalla
scrivania le cartelle e me le porse:
--Le dia, in disparte, a mio marito. Vada.
--Perdoni, signora!
--Le perdono... perchè è tuttavia un ragazzo... e perchè è sincero. Mi
ero accorta, da un bel pezzo...
Riprendeva il suo colorito, sorrideva benevolmente, come in principio.
--Ma io ho quasi quarant'anni, e lei può essermi figlio. La
sciocchezza più grande la farebbe lei... Io, che non ne ho fatte nel
fiore degli anni, sarei proprio imperdonabile se incominciassi ora...
Un bacio, credevo, non porta conseguenza: e poi, se l'era meritato; ma
andar più oltre, oh, no!... Via, si rinfranchi!... E non stia in
collera con me... Qua la mano!
Vi assicuro--conchiuse Bodura--che uscendo di là non mi sentivo
ridicolo. Ero più innamorato che mai, ma in tutt'altra maniera, di
ammirazione e di rispetto... che non è sempre la peggiore, come
voialtri credete.
--La _peggiorissima..._Mi fai dire uno sproposito.- esclamò Carenga. E
rivolto a noialtri, soggiunse ridendo:--Per fortuna, voi non siete
miei scolari!