Come il canonico aveva previsto, il figlio del Sindaco (non lo
chiamavano altrimenti, quasi il nome di Paolo Jenco fosse stato più
lungo a pronunziare) si era accostato a miss Elsa appena ella aveva
fatto pochi passi nella piazzetta.
--Ah! Non è partito?--esclamò meravigliata, porgendogli la mano.
--Fortunatamente, no, signorina!
--Volevo dire: Come mai non è partito?
--Indugerò ancora un'altra settimana. Sarei venuto al _cottage_ a
congedarmi.
--Don Liddu, voi potete andarvene--disse miss Elsa.--Mi fermerò un po'
dal notaio.
Don Liddu esitò un istante.
--Oh, non abbiate paura!--soggiunse la signorina che aveva
capito.--Avrò un cavaliere, caso mai... Don Liddu non sa ancora
capacitarsi che una signorina possa permettersi di fare qualche miglio
per la campagna, sola sola...--ella continuò rivolgendosi al giovane.
E rideva.
--E se suo papà mi domandasse...--disse don Liddu per scusarsi.
--Non vi domanderà niente--rispose miss Elsa.--Mio padre vuol saperlo
soltanto da me quel che faccio o non faccio. Non ho segreti per lui.
--Voscenza ha ragione!
--Povero don Liddu! Va via mortificato--disse Paolo Jenco, senza
nascondere il piacere che sentiva di poter accompagnare miss Elsa.
Ella si avviò lesta e sorridente verso la _Banca_ notarile, seguita
dal giovane che la guardava ammirandola in silenzio.
--Cara signorina, io la ringrazio--disse il notaio La Bella venendole
incontro.
--Debbo ringraziarla io invece--rispose miss Elsa.--Ma non vi è un
ospedale qui? Quella poveretta è malata gravemente; a casa manca di
tutto; non ha chi l'assista. I suoi figliuoli sono troppo bambini.
--Sì, l'ospedale c'è; nessuno però vuole andarvi, neppure i più
miserabili. Credono che medici e infermieri li lascino morire, per
sbarazzarsene; ed è pregiudizio invincibile. Forse interamente non
hanno torto. Quell'amministrazione è un caos!
--Ne parlerò a suo padre che è il Sindaco--disse miss Elsa.
--Inutilmente--rispose il giovane.--Bisognerebbe portar là i malati
con la forza. Sarebbe peggio.
--O persuaderli col curarli bene.
--È inutile--replicò il notaio.
--Possibile? Dio mio!
Il viso di miss Elsa si atteggiò a un doloroso stupore che la rendeva
più bella.
--Il male di qui, di voialtri tutti--ella riprese--è questa
rassegnazione mussulmana. Dite:--È inutile!--e non operate, non vi
sforzate a vincere quel che vi sembra fatalità.
--È proprio così!--approvò il notaio.
--Eppure in molte altre cose avete tanta energia!
--Nel male--disse Paolo Jenco.
--Non è vero. Nel lavoro, per esempio, il vostro contadino è
ammirabile. Così parco, così ubbidiente, quando è guidato bene! Così
buono, quando non si vede maltrattato! I signori qui non capiscono che
non dovrebbero comportarsi coi contadini come con schiavi da
sfruttare. Mio padre dice che i contadini siciliani non hanno uguali.
--Li ha un po' viziati suo padre. Lo pensano tutti in paese.
--Ed io aggiungo--fece il notaio--che non gli sono molto grati.
--Sono ignoranti; è forse per questo. Ma non è colpa loro.
--E noi _galantuomini_ siamo peggio. Certe volte, io mi vergogno di
essere siciliano!
--Eccede!--lo ammonì miss Elsa.
Paolo Jenco scosse la testa, negando.--Riconoscere i propri difetti è
già un bel passo--ella riprese.--Ma non basta. Lei che è giovane può
far molto. Dia l'esempio di una vita nuova.
--Io? Ma io non posso niente. Mio padre non mi permette
nessun'iniziativa. Ho ventitrè anni e mi stima ancora un bambino.
Quando ne avrò quaranta, sarà lo stesso. La patria potestà è terribile
tra noi, come presso gli antichi romani. Ribellarsi ad essa è atto
pazzo quasi quanto sbattere la testa contro una parete di bronzo.
--È vero! È vero!--confermò il notaio.
--Educati a questo modo--riprese Paolo Jenco--noi perdiamo ogni
energia. E quando, troppo tardi, siamo liberi di fare a modo nostro,
continuiamo la tradizione. Ripetiamo, precisamente, quel che è stato
fatto con noi. Ci vorranno secoli per mutarci.
--I secoli passano presto--disse miss Elsa, sorridendo.
Un ragazzino, coperto malamente da quattro stracci, si era avvicinato
e stava ad ascoltare con le mani dietro alla schiena, gli occhi neri
spalancati, intenti alla bella signorina, che l'osservava di
sfuggita--se n'era accorto--e che parlava una lingua di cui egli
capiva soltanto poche frasi.
--Vuoi venire, laggiù, da me? Ti farò il ritratto--gli disse miss
Elsa.--Bel tipo arabo!--soggiunse rivolta a Paolo, senza attendere la
risposta del ragazzino--Vuoi venire?
--Quando?--egli domandò.
--Domattina.
--Che ne farò del ritratto?
--Quello lo terrò io; ti regalerò un vestito; la tua mamma te lo
adatterà. Hai la mamma?
--No.
--È morta?
--Chi lo sa?
--Sua madre è in carcere, per falsa testimonianza--spiegò il dottore
vedendo lo stupore di miss Elsa a quella risposta.
--Poverino! Hai il padre però.
--È in prigione anche lui, per omicidio, e non ne uscirà vivo
probabilmente--soggiunse il notaio.
--E gli altri parenti? domandò miss Elsa.
--Non ho nessuno--rispose il ragazzo.
--Come vivi?
--Cara signorina,--disse il notaio--ci vuol così poco per vivere nella
sua condizione e alla sua età!
--Perchè non lo mettono in un asilo di orfani? Può essere calcolato
per tale. Qualcuno dovrebbe occuparsene.
--Ma ce n'è venti, trenta, cinquanta nello stesso caso! Che vuol
provvedere? Mancano i mezzi.
--Verrai domattina?--tornò a domandargli miss Elsa con voce intenerita
dalla commozione.
--Eccellenza, sì.
--Perchè ti sei accostato a noi? Chi t'ha detto:--Va'ad ascoltare quel
che dicono?
Afferrato improvvisamente per un braccio e colto alla sprovveduta da
questa domanda di Paolo, il ragazzo si smarrì, e balbettò:
--Me l'ha detto... me l'ha detto... Nessuno me l'ha detto--poi si
corresse, accigliato.
--Chi te l'ha detto, sì? Non esser bugiardo
--Il dottor Medulla...--confessò il ragazzo piagnucolando sotto la
forte stretta della mano che lo aveva agguantato.
--Oh!--esclamò miss Elsa, indignata.--E perchè?
--Per niente signorina; perchè quel signore non ha altro da fare... e
perchè...
--Il perchè lo so io, notaio--lo interruppe Paolo Jenco che si mordeva
le labbra, fremente.
--Adoprare un ragazzino per un atto così vile!... Non avrei mai
creduto che il dottor Medulla fosse capace di questo!
--È un imbecille presuntuoso e vigliacco!
--Non si arrabbi, signor Jenco!--disse miss Elsa aggiungendo alla
gentilezza delle parole la dolcezza d'uno sguardo che pregava.
--Senti,--proseguì Paolo--va' a rapportargli: Don Paolino diceva che
voscenza è un buffone.
--No,--intervenne il notaio.--Non gli dirai niente. Sarebbe troppa
soddisfazione per quel pettegolo. E vi andrebbe di mezzo la signorina.
Non gli dirai niente, hai capito?--continuò rivolto al ragazzo--se no,
ti darò quattro scoppole e quattro calci io.
--Niente, eccellenza, sì; niente! Bella Madre Santissima!
--E domani andrai laggiù, dalla signorina Ti darà il vestito.
--Eccellenza, sì!
--Far fare la spia a un ragazzo!... Ma perchè?... Oh!
Il dolce viso di miss Elsa era diventato così severo e le sue rosee
labbra si erano così scolorite, che il notaio sentì pietà di lei e
stringendole una mano la confortava:
--Signorina, il mondo è cattivo!