Le signore Kyllea erano arrivate nel pomeriggio del giovedì, e il
Sindaco si era creduto in dovere di farsi trovare davanti al cancello
per dar loro il saluto del paese di cui diventavano, più che ospiti,
cittadine, e presentar loro tre bei mazzi di fiori. Si era fatto
accompagnare da un Assessore e dal dottor Medulla, che aveva suggerito
il galante pensiero di quei mazzi.
Appena le carrozze, condotte dal signor Kyllea alla stazione di
Valsavoia, comparvero dallo svolto dello stradone, i tre si avviarono
ad incontrarle, impacciati dall'idea di doversi presentare a signore
che forse non sapevano una parola d'italiano, come essi ignoravano
l'inglese. Avrebbe servito da interprete il marito. In ogni caso, si
sarebbero fatti intendere coi gesti; e avevano riso anticipatamente
della probabile scena muta, che il dottor Medulla, di umore allegro,
aveva più volte accennato, facendo ora la parte loro, ora quella delle
signore, mentre attendevano davanti al cancello.
Don Pietro--oramai lo chiamavano così--riconosciutili da lontano,
aveva sùbito ordinato ai cocchieri di fermare i cavalli.
E la scena era stata assai diversa da quella che il Sindaco e gli
altri avevano immaginato. La signora Kyllea rispondeva con un bel
"Grazie" un po' gutturale; ma Miss Elsa, parlando col dottor Medulla,
si esprimeva in un italiano che conservava appena qualche inflessione
di accento straniero. Soltanto la cognata era rimasta zitta, salutando
e ringraziando con rigidi cenni del capo. E poichè il Sindaco tornava
a ripetere una delle frasi del suo discorsetto anticipatamente
preparato per non impappinarsi, Miss Elsa, disse:
--Certamente; vogliamo diventare siciliane anche noi, come il babbo
che si è abbronzato al sole di questa incantevole isola, e fin ne
parla il dialetto; e cittadine di Settefonti, come ella dice, perchè
ormai la nostra vita è legata a questa impresa del babbo, e noi siamo
liete che sia così!
Dalla commozione che rendeva un po' tremula la voce, dal sorriso che
le scintillava su le labbra e negli occhi, si scorgeva benissimo che
la bionda signorina parlava sinceramente.
--Su, montino in carrozza anche loro--disse don Pietro--c'è posto per
tutti. Non può immaginare che piacere mi hanno fatto--soggiunse
rivolto al Sindaco e all'Assessore, e aiutandoli a salire in quella
dove stava la signora Kyllea.--Qui le autorità! Noi, dottore,
nell'altro legno.
Il cancello era già aperto, e le tre carrozze presero la salita, a
gara, tra allegri scoppi di fruste e tintinnìo di sonagli.
Lassù, su la spianata davanti al _Cottage_, don Liddu, (aveva smesso
l'albergo per diventare il factotum dell'_inglese_), che il segno
degli evviva a una ventina di contadini schierati in due file davanti
a la porta, e miss Elsa saltò giù dalla carrozza, esclamando:
--Voglio essere la prima a prender possesso!
--_Voscenza benedica_!--le disse don Liddu. E le baciò la mano,
quantunque miss Elsa tentasse di schivare l'omaggio.
Più tardi, a sera avanzata, preso il babbo sotto braccio, ella lo
aveva trascinato fuori, per godere quello splendore di plenilunio che
inondava la vallata.
Settefonti si rizzava là di faccia, su la collina, con una povera
cinta di casupole lungo il Muraglione. La cima di un campanile
sormontava le case; poi, di qua e di là, su la cresta, gli ulivi
frastagliavano strane figure sul fondo del cielo d'un azzurro
argentato, sparso di rare nuvolette, dietro alle quali tremolavano
smorte le stelle vinte dal lume lunare. Un gran stormire di fronde si
levava di tratto in tratto, simile a respiro della vallata. Laggiù,
per lo stradone, si udiva il rumore dei carri che passavano
lentamente; e, vicino, a sinistra, il chiocchiolìo dell'acqua che
cascava dai canali nelle vasche, monotona, ininterrotta.--Che
delizia!--esclamò miss Elsa, stringendo affettuosamente il braccio del
babbo.
--Qui saremo felici! Restiamo fuori ancora un po'. Non sono stanca,
non ho sonno... A che pensi, babbo?--domandò, vedendo che questi
taceva.
--Penso--egli rispose--che non so se ho fatto bene, impiegando qui
tutta la nostra fortuna. La terra è infida, quanto il mare, specie
quaggiù.
--E ti senti scoraggiato in questo momento?--lo rimproverò la
figlia.--Ora che noi siamo qui?
--Tu hai detto:--Qui saremo felici!--E le tue parole mi hanno turbato.
--Perchè?
--Perchè ora soltanto mi è parso di intendere che tu sarai sempre una
straniera in questi luoghi, tu principalmente.
--Oh, babbo!...
S'interruppe, per ascoltare.
--Che significa questo suono di campana?--domandò.
--Due ore di notte. È il coprifoco di Settefonti. Fra mezz'ora, lassù,
dormiranno tutti.
Il rintocco argentino si sperdeva per la vallata, confuso con lo
stormire delle fronde che ora riprendeva con più lunghi intervalli,
quasi la vallata si addormentasse anch'essa come quei di lassù, a
Settefonti, invitata dai rintocchi squillanti che venivano
rallentandosi e poi cessavano a un tratto.