I.

Dal balcone centrale dell'_Albergo del Gallo_ in piazza del Municipio

a Settefonti, visto fermare la carrozza davanti al portoncino,

l'albergatore era sceso giù in maniche di camicia, per dare il ben

arrivato ai forestieri; e rimaneva un po' deluso, scorgendo che la

carrozza ne conteneva uno solo. Il quale poi non si affrettava a

smontare, ma restava rannicchiato in fondo al legno, con gli occhi

socchiusi, quasi non avesse ancora avuto il tempo di svegliarsi

interamente dal sonno fatto lungo la strada.

Invece, il viaggiatore non credeva di essere già arrivato. Udita però

la voce dell'albergatore che, cavandosi il berretto di lana a maglia

con fiorami rossi e verdi, gli domandava se doveva poi portar su le

due valigie, balzava lesto a terra accennando col capo una risposta

affermativa; e si metteva sùbito a guardare attorno, per la piazza,

come persona che cercasse d'indovinare una località, un indirizzo,

secondo le indicazioni ricevute.

Fece un gesto di soddisfazione infatti, pagò il cocchiere, disse, con

accento straniero, all'albergatore:--Una stanza, tutta per me! (da

questo si capiva che era pratico degli alberghi dei paesetti

siciliani) e si avviò direttamente verso lo studio notarile, su la

porta del quale egli aveva potuto leggere da lontano: BANCA LA BELLA,

quantunque lo scritto della misera insegna fosse mezzo scancellato.

Il notaio giocava a tressetti con un vecchio prete e lo scrivano.

All'apparire del forestiero fermatosi un istante sulla soglia--la

porta era spalancata, e non c'era vetrina o paravento che vietasse ai

curiosi ed agli sfaccendati di osservare da fuori quel che si faceva

là dentro--il notaio, deponendo le carte che teneva spiegate in una

mano, si sollevava a metà dalla seggiola a bracciuoli, e con un

inchino invitava colui a inoltrarsi.

--In che posso servirvi, signore?

--Credo di parlare col notaio La Bella--disse il forestiero.

--Precisamente.

--Ecco una lettera che le spiegherà il motivo della mia venuta.

Sul viso del notaio si scorgeva lo stupore e l'incredulità

suscitatigli dalla lettura di quel foglio azzurrognolo che egli teneva

a distanza per aiutare gli occhiali a capestro lasciati scivolare fin

sulla punta del naso, come ne aveva l'abitudine.

--Sicchè--poi esclamò, posando il foglio sul tavolino e squadrando da

capo a piedi il forestiero--voi vorreste acquistare dei terreni, cioè

i terreni che di là della strada provinciale salgono verso le colline

di _Tirantello_ e il molino del _Cucchiaio_?

--Tutti.

--Ma sono un mucchio di sassi, buoni soltanto per piantarvi sommaco;

io non li vorrei neppure regalati.

--Io, invece, non li chiedo in regalo; li pago in contanti sùbito,

quel che valgono e anche più.

--Parlavo per conto mio--si corresse il notaio.--Scusate. Qui suol

dirsi:--Ne sa più un pazzo in casa sua, che un savio in casa

altrui.--Ed è vero. Giacchè voi li comprate, significa che vi

conviene. Tanto meglio. Siete francese, signore?

--Inglese, di Dublino, in Scozia. Ma vivo da vent'anni in Italia, e da

dieci corro in su e in giù la Sicilia specialmente, pei sugheri.

Voglio bene a quest'isola; voglio diventare siciliano: e compro

terreni per speculare. La coltivazione qui è molto indietro. Darò il

buon esempio.

--Avete udito, canonico?--disse il notaio volgendosi al prete che

ancora discuteva con lo scrivano l'ultima giocata di tressetti

interrotta dal forestiero.--Questo signore compra i terreni di

_Tirantello_ fino al mulino del _Cucchiaio_. Vostro fratello il

dottore ne ha un bel pezzetto... e i Laureano potranno rimpannucciarsi.

--So che lei è un notaio onesto, una brava persona--lo interruppe

l'inglese senza dar tempo di rispondere al canonico avvicinatosi

sgranando gli occhi, per veder bene in faccia quel pazzo che aveva

denaro da buttar via.--Io mi affido a lei per le pratiche coi

proprietarii e pei contratti. Una settimana basterà?

--Se dipendesse soltanto da me, vi sbrigherei oggi stesso--soggiunse

il notaio sorridendo.

--Sono all'albergo là in faccia...

--Vi troverete male, caro signore.

--Non importa. Conosco gli usi; mi adatto.

--Se voleste intanto indicarmi meglio i fondi... Da qui dietro, dal

Muraglione, li avremmo tutti sottocchio.

Uscirono insieme, accompagnati dal canonico; infilarono un vicoletto,

poi un altro, e sbucarono su la spianata detta del Muraglione perchè

un solido muro a calce, specie di bastioncino, impediva che da quella

parte il terreno franasse nella vallata sottoposta.

Laggiù lo stradone provinciale tagliava in mezzo la bassa pianura. Poi

i campi sassosi salivano a poco a poco in su, con scarsi alberi di

ulivo, finchè non si fondevano con le colline stese in lunga fila,

irte e brulle, da settentrione a mezzo giorno, e che il sole vicino al

tramonto faceva apparire in tutta la loro arida nudità.

L'inglese indicò con la mano la estensione di terreni che avrebbe

voluto comprare, se fosse stato possibile.

--Ma i proprietarii saranno felicissimi di sbarazzarsene--disse il

notaio.--Non ne cavano tanto da pagare la fondiaria.

--Eh! Chi lo sa?--obbiettò il canonico.--Mio fratello, per esempio...

Il canonico voleva attenuare l'imprudenza delle parole del notaio.

Pensava che l'inglese doveva aver fatto bene i suoi calcoli; ora non

gli sembrava più uomo da buttar via sbadatamente il denaro. Inglese?

Positivo dunque. Non bisognava lasciarsi imbrogliare.

--Mio fratello, per esempio...--ripigliò dopo breve pausa.

--State zitto; non gli parrà vero di levarsi di torno quella grillaia

lasciatagli in eredità dalla nonna.

--Eh! Eh! Andiamo!--conchiuse il canonico, tirando una presa di rapè,

stizzito della risposta.

L'inglese pareva estasiato davanti alla bellezza del paesaggio. Dietro

il dosso ineguale delle colline a destra, in fondo, la Piana di

Catania; più in giù, la Piana di Lentini, _l'agro Leontino_ dei Romani

allora granaio della repubblica, e che ora non produceva tanto grano

da bastare ai bisogni dell'isola. A sinistra, colla cappa di neve

tinta in roseo dal sole in tramonto, e col pennacchio di fumo al

cratere, l'_Etna_, modellato come un'enorme mammella posata su

l'immenso vassoio della Piana; la tinta rosea delle nevi agevolava

l'illusione. Un cielo densamente azzurro, limpidissimo, sorrideva su

la stesa dei campi verdeggianti, su la mole del gran vulcano; e la

trasparenza straordinaria dell'atmosfera rendeva percettibili i

vigneti, i boschi di quercie e di castagni, i paesetti stesi a piè di

esso quasi perle sgranate di una collana, luccicanti di qualche vivo

riflesso dei vetri delle case, che si distinguevano soltanto come

macchie bianchicce tra il verde della rigogliosa vegetazione e il

color cupo dei terreni e della lava.

--Ecco don Liddu che viene a cercarvi--disse il notaio.

Il proprietario dell'_Albergo del Gallo_ era andato alla _Banca_

notarile per chiedere gli ordini pel desinare del suo avventore; e lo

scrivano lo avea rimandato al Muraglione dove il forestiero doveva

trovarsi col principale e col canonico per vedere i terreni.

--Che terreni?--aveva domandato don Liddu.

--Dice che vuol comprare dei terreni, a quel che ho potuto capire.

Don Liddu si era affrettato a raggiungere il forestiero e gli altri,

anche per curiosità; e spalancò gli occhi quando il notaio, ridendo,

gli disse:

--Se aveste un fondo colà, a _Tirantello_ o al _Cucchiaio_, ora

potreste arricchirvi, don Liddu.

Sapendo che miglior banditore non avrebbe potuto trovare, il notaio lo

incaricò di spargere la notizia in paese. Non occorreva.

Prima che annottasse, tutto Settefonti sapeva dell'inglese venuto a

comprare _Tirantello_ e il _Cucchiaio_: e non c'era stato uno che non

avesse dato del matto a quel forestiero. Mancavan terreni eccellenti a

Settefonti?

--Ma già, gli inglesi hanno tanti quattrini che non sanno che

farsene--aveva sentenziato il Sindaco, appresa la notizia in

Casino.--Peccato che io non possegga un palmo di terreno colà!

Dovrebbe pagarlo a peso d'oro.

Il Benefattore · 第 16 / 40 题