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NOTE DEL TRASCRITTORE
Corretti gli ovvii errori tipografici e di punteggiatura.
Il testo in grassetto è tra due segni uguale: =testo
grassetto=.
NUOVI RACCONTI
* * * * * *
=DELLO STESSO AUTORE=
RACCONTI E BOZZETTI.
IL QUADERNO DELLA ZIA.
LA CASA BIANCA.
VITTORINA.
* * * * * *
NUOVI RACCONTI
DI
ENRICO CASTELNUOVO
=Dopo venticinque anni.=
=Lo specchio rotto.--Il parassita indipendente.=
=Il maestro di calligrafia.--L'orologio fermo.=
=La lettera di Margherita.=
Torino
F. Casanova, Editore
Via Accademia delle Scienze, 2.
1876.
Proprietà letteraria.
TIPOGRAFIA C. FAVALE E COMP.
=Dopo venticinque anni=
CAPITOLO PRIMO
In un compartimento di prima classe, sulla linea Torino-Venezia,
viaggiavano un giorno dell'autunno 1874 tre uomini soli. Fra due di
essi vi era una singolare rassomiglianza, temperata dalla differenza
di età, che nell'uno poteva essere di quarantacinque anni al più,
nell'altro di 21 a 22. Erano evidentemente padre e figlio, bellissime
persone entrambi, vestite con semplicità signorile ed elegante. A
studiare il carattere delle loro fisonomie, pur così somiglianti, si
sarebbe venuti alla singolar conclusione che il padre aveva un tipo
italiano con qualche mistura d'inglese, il figlio un tipo inglese con
qualche mistura d'italiano. E quest'ultimo infatti rispondeva talvolta
in inglese alle interrogazioni che gli venivano fatte, o, se rispondeva
in italiano, il suo linguaggio era correttissimo ma non spedito.
A ogni modo, il dialogo fra essi non era molto animato. Il giovane
teneva per lo più la testa fuori del finestrino ricevendo in faccia
con visibile compiacenza il vento che agitava la sua abbondante
capigliatura. Quando ritirava il capo entro la carrozza, egli sfogliava
un album di disegni a lapis, oppure un romanzo della collezione di
Tauchnitz, e lasciava che suo padre discorresse a suo agio col terzo
viaggiatore.
Di questo non vale la spesa che noi ci occupiamo a lungo, giacchè non
avremo da star con lui che pochi minuti. Era un ometto di mezza età,
assai rubizzo, assai lindo, assai officioso, che trovava un gusto matto
a rispondere alle domande del suo interlocutore, a prevenirle anche, a
mostrarsi persona molto bene informata e molto bene accetta io società.
--Sicuro, sicuro--egli disse a un certo momento, ripigliando dopo una
breve pausa un discorso già avviato da un pezzo--Eugenio Nottoli è
morto da due anni, e la signora Amalia vive con la figliuola.
--I vecchi Martelli devono esser morti anche loro?
--Oh sì, da lungo tempo.
--Lasciando una fortuna?
--Non mica molto. Il più è il palazzo a San Giovanni e Paolo.
--Eh lo conosco benissimo....... Fui ospite colà per dieci mesi... la
signora Amalia lo abita?
--Lo ha ereditato insieme al fratello, e abita il primo piano.
--Il fratello l'ho visto a Londra nel 1866. Ha preso moglie?
--Non signore;... del resto egli vive per lo più a Firenze o a Roma.
--E lei visita queste signore quando va a Venezia?
--Chi? La signora Nottoli e sua figlia?..... Ecco,--rispose
l'interrogato, combattuto fra la voglia di farsi credere conoscente di
tutto il mondo e il naturale impulso a dir la verità.--Frequentarle
proprio, no... Ebbi occasione di vederle presso famiglie amiche...
Ottime e distinte signore.
--E se la passano bene? La signora Amalia sopporta rassegnata la sua
vedovanza?
--Le dirò, il Nottoli aveva fama di essere molto bisbetico...
--E così la sua morte non fu una disgrazia...
--Sa, disgrazia e non disgrazia... Si comincia col piangere ma poi ci
si adatta, eh, eh... Una posizione indipendente, età ancora fresca...
--Eh--osservò l'altro facendo un conto mentale--devono essere
quarantadue o quarantatre anni.
--Saranno, ma li porta bene... È sempre una bella donna. E lei, scusi,
non la vede da...?
--Dal 49. Non son più tornato a Venezia... Allora, come le narrai, ero
ospite nella casa paterna della signora Amalia.
--Loro volontarî devono essere stati trattati da principi in quel tempo.
--Eh, signor mio, certo i cittadini andavano a gara per mostrarci ogni
sollecitudine, ma le palle piovevano e a Marghera si ebbe per qualche
giorno una pioggia di fuoco da disgradarne Sodoma e Gomorra. E poi
le febbri palustri e il coléra... Le assicuro io che non c'era da
scherzare.
--Oh lo so, me lo immagino, si figuri... Anche noi qui a Vicenza il
10 giugno 1848 fummo a un pelo di essere bombardati... Ecco lì la
Madonna di Monte, in quella sera c'erano gli Austriaci coi loro bravi
cannoni... Se ne rammenterà?
--Senza dubbio..... Del resto bei tempi.... E prima di tutto
venticinque anni di meno..... Mal gioventù, entusiasmi, illusioni,
tutto sfuma!
--Pur troppo, pur troppo..... Oh, eccoci a Vicenza, e io debbo
scendere, privarmi del bene della sua compagnia.--E con queste parole
il viaggiatore si alzò in piedi e tolse dalla reticella un ombrello e
una sacchetta da viaggio.
Indi ripigliò:--Conta di trattenersi un pezzo in Venezia?
--Non ho ancora deciso... Vorrei stabilirmi in Italia, ma son dubbio
sulla scelta.
--Speriamo che resti a Venezia. Una città che ha un avvenire... oh
senza dubbio... E in questo caso confido che ci rivedremo... Eccole
intanto la mia carta di visita.
--Ed eccole la mia.
Il convoglio si fermò sotto la tettoia della Stazione. Si scambiò una
stretta di mano fra chi restava e chi scendeva, e il conduttore tornò a
chiudere lo sportello lasciando soli padre e figlio.
Ciò però non li rese molto loquaci. Il giovine volle vedere il nome
del signore che se n'era andato e disse poi in inglese:--Un gran
chiacchierone.--Indi lodò la bellezza delle colline tra Verona e
Vicenza e si rimise a guardar fuori del finestrino. Poi, calando la
sera, egli si rannicchiò nel suo cantuccio e andò via via sonnecchiando.
Non dormiva invece suo padre; con la testa appoggiata ai guanciali del
sedile contemplava i globi di fumo mandati dal suo sigaro e correva col
pensiero agli anni fuggiti.
Dopo Mestre toccò a lui a guardar fuori della finestra. E al lume della
luna, che di tratto in tratto si faceva strada fra i nuvoli, vide
Marghera, l'eroica, la memoranda Marghera. E ricordò la grandine di
palle rovesciatasi sovr'essa nel maggio 1849 e gli amici mortigli a
fianco e lo spirito di sacrifizio e di fratellanza che animava capi e
soldati. Ricordò la malinconica sera, quando, reso impossibile ormai il
resistere, il sottile manipolo dei difensori con le scarpe rotte, cogli
abiti sdrusciti, col viso annerito dalla polvere e dal fumo, diede un
ultimo addio a quegli spalti squarciati, a quelle casematte arse, a
quei quartieri distrutti, e, non visto dal nemico, sfilò silenzioso
pel ponte riportando a Venezia il saluto di quelli ch'erano caduti. E
nella città, che angoscie quella sera, che pianti, che baci di sorelle,
di fidanzate, di spose, di madri! E anch'egli aveva visto illuminarsi
al suo comparire un pallido e bellissimo volto, e aveva sentito una
mano bianca e gentile tremar nella sua mano incallita. Ahimè! da
venticinque anni egli non rivedeva più quel bel viso, egli non toccava
più quella mano! E in venticinque anni ci aveva pensato talvolta,
ma, confessiamolo, ci aveva pensato assai poco... Ora invece... ora
invece, lettore cortese, abbi pazienza perchè siamo arrivati a Venezia
e il signor Michele Arsandi e suo figlio Arturo devono ritirare i loro
bagagli.
CAPITOLO SECONDO
Il mattino seguente il signor Michele Arsandi e suo figlio Arturo (chè
così si chiamano i nostri due viaggiatori) dopo aver fatto una lunga
passeggiata sulla piazza, sul molo, sulla Riva degli Schiavoni, dopo
esser entrati nella Chiesa di San Marco e nel cortile del Palazzo
Ducale, si erano ridotti all'albergo a farvi colazione. Ma il giovane
Arturo era così entusiasmato delle cose vedute, così impaziente di
ripigliare il suo pellegrinaggio per la fantastica città, che non
istava fermo sulla sedia e appena tastava le vivande. Egli, poco
loquace per abitudine, usciva ogni momento in esclamazioni di _Bello!
Bellissimo! Stupendo!_ e assediava suo padre di domande circa alle
origini di Venezia, alla sua storia politica e artistica, ai suoi
uomini illustri, ecc., ecc. Il signor Michele aveva da giovane
adoperato un po' la matita e il pennello, ma non aveva mai goduto
riputazione di erudito e trovava qualche imbarazzo a soddisfare la
curiosità del figliuolo. Quando furono alla frutta, questi si alzò
senz'altro, e disse:--Mi pare che ne abbiamo abbastanza e che si possa
uscire.
--Ah--rispose il signor Michele stirando le braccia--esci quando ti
piace, ma io voglio starmene un pochino in albergo. Del resto Venezia
è bellissima, ma venticinque anni fa io l'ho girata per tutti i versi
e posso dire che la conosco a memoria... Di me non hai punto bisogno.
Pigliati la tua brava guida sotto il braccio e va intanto al Palazzo
Ducale. Avrai da impiegarci tre ore buone.--Tirò fuori l'orologio e
soggiunse:--Adesso sono le undici, fra le due e le tre troviamoci sotto
le Procuratie.
Al giovinotto non parve vero di andarsene.
Il signor Michele risalì nella sua stanza e cominciò a disfare i
bauli.--Già capisco--egli diceva fra sè--: che Arturo s'è innamorato di
Venezia e non si potrà andarsene così presto.
Dopo aver riposte con molta diligenza alcune camicie nel cassetto
dell'armadio, posò sul tavolino una mezza dozzina di libri.--Oh,
per miracolo--egli esclamò osservando uno di questi libri legato in
marocchino nero--la Kate ci ha cacciato la inevitabile Bibbia. Anche
quella benedetta vecchia ha la manìa che aveva la mia consorte
buon'anima, di voler convertirmi al protestantesimo... Quando poi
sentirà che torno a stabilirmi in Italia, nel paese della _popery_! Mi
par di vederla colle mani nei capelli o piuttosto nella parrucca!....
E questa qui che roba è?... Oh diamine.... il mio vecchio album....
quello che giaceva dimenticato in uno degli scaffali del mio studio.
Scommetto che la Kate, dal colore, dalla legatura e dai fermagli
d'ottone, lo ha preso per un altro libro d'orazioni... Basta, la Kate è
a Londra e non può rispondere, nè merita la spesa di rompersi il capo
per così poco.
Pure egli non potè resistere alla curiosità di ridare un'occhiata al
suo album. E lo aperse dicendo:--Vediamo un po' questi scarabocchi di
gioventù... Quando penso che oggi saprei appena tenere il lapis in mano!
Quelli che il sig. Michele chiamava i suoi scarabocchi erano stati
fatti in Venezia negli anni 1848-49. Avevano per lo più il cosidetto
color locale; in una pagina un gruppo d'artiglieri caricanti un
cannone, in un'altra una veduta della laguna con le sue isolette
lontane, poi una barchetta di pescatori chioggiotti, o una delle
pittoresche casupole dei nostri quartieri più poveri, tutto buttato
giù alla buona con quattro segni. Ma v'era una pagina ove si vedeva
che il giovane artista aveva posto ogni suo studio, ove egli aveva
cercato di superare sè stesso. Era una mezza figura di fanciulla fra
i sedici ed i diecisette anni, bella sì, ma piuttosto bizzarramente
che artisticamente bella. I grandi occhi bruni erano pieni di vita, le
labbra tumidette si atteggiavano a un sorriso malizioso, e il nasetto
rivolto alquanto all'insù aggiungeva alla fisionomia una tal quale
espressione di canzonatura. Folte le ciglia e le chiome, quelle un po'
lunghe, queste piuttosto ribelli al pettine e con qualche ricciolino,
che, facendo parte da se stesso, veniva a ricader sulla fronte. Nè
un nastro nè un pizzo sulla veste succinta e accollata che lasciava
indovinare una certa ricchezza di forme consapevole di sè. La fanciulla
pareva puntellarsi con un gomito al davanzale d'una finestra e
stringendo il mento fra l'indice e il pollice reggeva la vaga testina.
Non era uno dei soliti tipi e ci voleva poco ad intendere che quella
leggiadra figurina era copiata dal vero.
--Per bacco!--proruppe il signor Michele dopo aver contemplato per
qualche minuto il suo lavoro giovanile--la era pur bella in quel tempo
l'Amalia Martelli. E non è da meravigliarsi se n'ero cotto... Nè
lei mi vedeva di mal occhio... Ma i fuochi di vent'anni sono fuochi
di paglia... Tre anni dopo io avevo preso moglie, ella aveva preso
marito, e di tutto quell'incendio si stentava a trovare la cenere... E
adesso siamo vedovi tutti e due... Oh andrò a trovarla sicuramente, son
curioso di vedere s'ella si rammenta della sua prima fiamma... Tenermi
il broncio non può... A rigore dovrei essere in collera io... In ogni
caso il rischio è piccolo; mi farò annunziare e mi manderà a dire che
non vuol ricevermi... pazienza.
E di lì ad un momento il signor Michele si trovò ritto davanti allo
specchio ravviandosi i capelli e la barba con un pettinino tascabile di
tartaruga.--Se le donne non hanno che gli anni che mostrano--pensava
il nostro viaggiatore--che sarà degli uomini? Che sarà di me che non
ho nemmeno un pelo bianco? Chi mi darebbe quarantacinque anni? Io
ho tutto il diritto di sostenere che ne ho trentacinque o trentotto
al massimo...--Si rifece il nodo della cravatta, infilò un altro
soprabito, prese il suo bastoncino di canna d'India, e solfeggiando la
marcia del _Profeta_, fece le scale dell'albergo in quattro salti e si
avviò verso il quartiere ove un tempo dimoravano i Martelli. Egli aveva
deciso di far la sua visita subito.
Non v'erano mutazioni importanti nelle strade ch'egli doveva
percorrere. Qualche allargamento qua e là, qualche ponte nuovo, qualche
fabbrica rifatta, in complesso piccole bagattelle da permettergli di
trovare il suo cammino domandando appena un paio di volte. Egli si
sforzava di sorridere e di canterellare; pur, scendendo nell'intimo del
suo cuore, si sarebbe visto ch'egli era singolarmente agitato. Cosa
curiosissima, ventiquattr'ore prima egli si ricordava appena che avesse
esistito un'Amalia Martelli, la credeva sempre maritata e probabilmente
non avrebbe neppur cercato di lei; adesso invece, dopo le notizie avute
dal suo compagno di viaggio, egli aveva una gran voglia di rivederla,
e sentiva un gran batticuore avvicinandosi alla casa di lei. Gli è che
certe memorie possono dormire a lungo, ma quando si svegliano durano
molta fatica a riaddormentarsi; gli è che il primo amore può non essere
una passione intensa, ma è il primo, il più gentile, il più casto, e
non v'è soffio di disinganni che lo spogli interamente del suo profumo.
Ecco il ponte dal quale il giovane artigliere soleva venticinque anni
addietro veder la sua bella alla finestra nell'atteggiamento in cui
l'aveva poscia ritratta a memoria nell'album, ed ecco le finestre le
cui imposte verdi in questo momento eran chiuse. Ecco il terrazzo,
ove, nei pochi giorni in cui non era sui forti, egli aveva conversato
con lei al chiaro della luna, o, il dopopranzo, l'aveva aiutata ad
annaffiare i suoi vasi di fiori. Tutto chiuso... forse a cagione del
sole... Ecco la porta.
Il signor Michele suonò il campanello.--Non ci sono mica, sa--disse una
fruttaiuola che aveva una bottega di fronte alla casa e ch'era loquace
e officiosa come sogliono essere le nostre popolane.
--Domando della signora Nottoli.
--La signora Amalia... la vedova, capisco benissimo. La conosco da
tanti anni... Non c'è...
--È fuori?
--Fuori di città... è in campagna da tre settimane... Sì, saranno
tre settimane domani... Ma forse ci sarà in casa qualcheduno della
servitù... Provi a suonare di nuovo.
Il signor Michele non sapeva che farsi della servitù; nondimeno tornò a
suonare.
Alla lunga si affacciò alla finestra un cameriere sonnacchioso, e
confermò l'annunzio dato dalla fruttaiuola circa all'assenza della
padrona.
--E dove va a villeggiare la signora Amalia?--chiese il signor Michele.
--A due miglia da Conegliano... Se vuol lasciare il biglietto...
--No, no, non importa.--E il signor Michele tornò dalla parte ond'era
venuto. Indi prese una stradicciuola di fianco e si trovò sulle
Fondamenta Nuove. Percorrendo quella malinconica via che gli svegliava
nell'animo tanti ricordi del 1848, egli fermò il proposito di fare una
improvvisata alla signora Amalia in campagna. Era una faccenda di poche
ore. E, del resto, che affari d'urgenza lo trattenevano in Venezia?
Arturo non aveva bisogno di lui, infatuato com'era delle maraviglie
artistiche della città; la contemplazione dell'Assunta e del Palazzo
Ducale poteva tener luogo per lui della più cara e piacevole compagnia.
Così il signor Michele deliberava di partire il dì appresso alle 10 per
tornarsene la sera con l'ultima corsa; l'orario ch'egli aveva in tasca
gli mostrava la possibilità di questa rapida gita.
Intanto l'orologio dei Ss. Giovanni e Paolo battè le quattro. Il nostro
romantico amico si rammentò dell'appuntamento dato a suo figlio fra le
due e le tre, e si avviò frettoloso verso la piazza S. Marco. Ma Arturo
non c'era più; stanco di attendere, egli era tornato in albergo, e suo
padre lo trovò che stava esaminando l'album da lui lasciato aperto sul
tavolino.
--Sapevo ch'eri un po' artista--disse Arturo--ma non avevo mai visto
questa raccolta di disegni tuoi. Perchè sono tuoi, non è vero?
--Sì, sì, roba vecchia, roba di venticinque anni addietro....
--È peccato che tu abbia smesso... Del resto è alquanto singolare che
questo libro rimanesse gelosamente nascosto...
--T'inganni--rispose il signor Michele--non mi son mai curato di
metterlo in mostra, ma del resto, non era nascosto punto. Era in uno
degli scaffali del mio studio.
--Davvero? Ma levami una curiosità. Questa mezza figura qui è un
ritratto, o è una testa di fantasia?
Il signor Michele rimase un istante perplesso. Che male ci sarebbe
stato a dire intera la verità? Eppur non la disse, e con un tuono
mezzo infastidito replicò:--Più di fantasia che d'altro: c'è qualche
reminiscenza, ma nulla più.
--Pare impossibile..... C'è tanta vita qui dentro.... E che tipo
originale, caratteristico!... Se mai faccio un quadro, devi permettermi
che io mi serva di questa testina.
--Figurati! Quando vuoi... Oh ma lasciamo l'album, e andiamo a pranzo.
Narrami intanto che cosa hai visto di bello.
Il signor Michele sapeva di aver toccato la _corde sensible_ di suo
figlio. Questi infatti cominciò a magnificare le cose vedute e non si
arrestò per un pezzo.
CAPITOLO TERZO
La mattina dopo, con la corsa delle 9 55, il signor Michele si metteva
in viaggio per Conegliano. Era solo, e aveva portato seco soltanto per
precauzione una piccola sacchetta, mentre egli contava di tornare la
sera. Nondimeno egli aveva detto a suo figlio che non istesse in pena
seppur non lo vedeva arrivare. Le combinazioni sono tante!
In Conegliano il signor Arsandi ebbe ben presto l'indirizzo preciso
della villa Nottoli. Era a tre quarti d'ora dalla città recandovisi a
piedi; in carrozza ci si andava in circa venti minuti. Ma quantunque
si fosse ormai ai primi d'ottobre, faceva un caldo d'estate; non
pioveva da un pezzo e le strade erano aride e polverose, onde il nostro
pellegrino decise di porsi in via un poco più tardi, quando il sole
piegasse verso il tramonto. Inoltre una visita di quella specie non
doveva farsi a ora di pranzo; sarebbe stato un mettere in imbarazzo la
padrona di casa e un costringerla quasi a far porre un coperto sulla
tavola per un ospite forse increscioso. Queste considerazioni indussero
il signor Michele a modificare una parte del suo disegno, e lo fecero
decidere a passar la notte in Conegliano.
Nei piccoli paesi non c'è mai il dubbio di saper meno di quello che si
vuole intorno a un dato argomento; c'è anzi la certezza di saper più.
Così le poche domande del signor Arsandi circa alla signora Amalia
Martelli, vedova Nottoli, furono onorate d'una quantità infinita di
risposte. La signora Nottoli viveva in campagna, nel casino lasciatole
da suo marito, un mese di primavera e due mesi d'autunno; veniva poco
in città, trattava pochissima gente, quantunque bisognasse riconoscere
ch'ella era di modi affabili anzichenò. Conveniva dire ch'ella non
avesse molte relazioni nemmeno in Venezia, perchè erano ben rare le
visite ch'ella riceveva nella sua villa. In questo momento non c'era
che un parente lontano del defunto signor Nottoli, certo professore
Benvoglio, dottissima e pedantissima persona. Costui era molto assiduo
presso la vedova, tanto da far credere ch'egli la corteggiasse, se non
fosse ridicolo il pensare, ch'ella, donna di spirito, desse retta a
quel fossile. In complesso, non si capiva come questa signora, avendo
una bella figliuola ormai da marito, volesse tenersi appartata dalla
società. E sì che in Conegliano, senza vanterìe, si poteva dire che
c'era una società da non lasciar nulla a desiderare. Anche il teatro
in autunno, meritava qualche riguardo... Ma i caratteri e i gusti son
vari, e bisogna rispettare tutte le opinioni. Grazie al cielo si era
in un paese nè pettegolo, nè curioso.--Ed egli, il signor forestiero,
contava di trattenervisi un pezzo?... E forse avrebbe alloggiato in
casa Nottoli?... Era una stagione deliziosa, meritava proprio di
passare una quindicina di giorni in campagna... Aria balsamica, vedute
magnifiche, buon vino e buona compagnia...
Il signor Michele non potè in altro modo porre argine a questo fiume
di parole che accusando un po' di stanchezza e rinchiudendosi per
qualche ora nella sua camera. Verso le sei essendosi velato il sole,
egli si mosse per far la sua gita a piedi, non senza aver durato fatica
a sbarazzarsi dei vetturali che gli offrivano i loro servigi. Ma gli
sorrideva l'idea d'una passeggiata di tre quarti d'ora. E lasciò che i
curiosi almanaccassero a loro posta sulle ragioni che lo spingevano a
visitare la signora Martelli vedova Nottoli.
La campagna era bella e ridente. In alcuni luoghi il _cinquantino_,
già mietuto, era raccolto in covoni, in altri esso era ancora sul
gambo e un venticello leggiero faceva ondeggiar le pannocchie. Le
viti a festoni sfoggiavano la ricca promessa dei grappoli arrubinati,
e il fieno appena falciato e disposto a mucchi sulle praterie,
spandeva intorno un grato odor d'erba. Dondolavano, agitate dalla
brezza, le cime dei pioppi fiancheggianti la strada, e di tratto in
tratto un buffo di vento più forte sollevava dal suolo un nembo di
polvere, e, strappate le prime foglie agli alberi, le moveva in giro
vorticosamente, Il sole, apertosi un varco tra un gruppo di nuvole
del più bel colore d'arancio, mandava, prima di nascondersi dietro i
monti, il suo ultimo saluto ai campi ubertosi e ai casolari fumanti, e
gli allegri e improvvidi uccelletti rispondevano per tutti al saluto
del sole. E intanto nell'anima del signor Michele scendeva una mesta
poesia, si svegliava un dolce ricordo dei giorni perduti, un desiderio
infinito delle prime illusioni. Tanti anni vissuti fra le nebbie di
Londra, tra le cure affannose dei traffici, non avevano soffocato
interamente i suoi giovanili entusiasmi d'artista. E la natura, amica
discreta che co' suoi mille suoni non assorda, che coi suoi mille
splendori non abbaglia, che co' suoi mille spettacoli non turba mai,
ma feconda il raccoglimento entro cui si forma il pensiero, evocava
oggi io lui l'uomo antico, il soldato, il pittore d'un quarto di secolo
addietro.
Ed egli procedeva in silenzio, battendo col suo bastoncello di canna
d'India i monti di ghiaia che incontrava lungo la via, quando temette
di essere andato un po' troppo innanzi. Passava in quell'istante un
gran carro di fieno tirato da due bovi. Il conduttore, sdraiato sul
fieno, lasciava andare le bestie a lor posta contentandosi di animarle
di tratto in tratto colla voce. A costui si rivolse il signor Michele
per domandargli della villa Nottoli.
E l'altro, accennando col dito, rispose ch'egli non aveva se non
da prendere una strada laterale, che avrebbe trovata dopo il terzo
paracarro a sinistra. A un tiro di schioppo c'era una palazzina bianca,
nascosta in quel momento da una macchia di pini. Era quella la villa
ch'egli cercava.
Il signor Michele si avviò per la strada indicatagli, e giunse presto
ad un cancello aperto. Su uno dei pilastri erano scolpite le parole
_Villa Nottoli_. Non c'era sbaglio possibile; il volontario del 1848
era giunto alla sua meta.
Egli entrò colla speranza d'incontrare un servo, un giardiniere, un
contadino a cui chiedere della padrona. Ma non c'era nessuno. Vide
spalancato il portone d'un fabbricato laterale che doveva servire da
rimessa e da scuderia. Non c'era nessuno neppure lì, ad eccezione di
tre cavalli che voltarono il muso per guardarlo con aria di diffidenza.
Il signor Michele si fece coraggio, e, ascesa la gradinata che metteva
alla casa, entrò per una porta a vetri colorati in un salotto addobbato
senza ricercatezza, ma con buon gusto. C'era in una poltrona un signore
attempatello che russava profondamente. Il signor Michele ridiscese,
incerto se dovesse tornare fino al cancello e suonare, o andarsene via
a dirittura. E, invero, perchè aveva egli avuto tanta fretta? Perchè
non era ricorso al mezzo assai comodo e semplice di una lettera? Perchè
voler fare una sorpresa a ogni costo? Ma del resto doveva pensarci
prima; ormai era una vigliaccheria il retrocedere. Il signor Michele
fece ancora qualche passo in giardino; era così strano quell'entrar
furtivo in una casa che quasi istintivamente egli tratteneva il fiato
e camminava in punta di piedi. Questa volta le sue ricerche non furono
infruttuose. Com'ebbe girato attorno a un boschetto di lauri, vide poco
lontano, china sopra un'aiuola di fiori, una donna che, nel portamento
signorile, nelle giuste proporzioni delle membra, gli evocava dinanzi,
meglio che non avesse potuto fino allora ogni sforzo della fantasia,
l'immagine di colei che venticinque anni prima gli era parsa sì bella.
Egli non poteva vederne la fisonomia, e per la posizione nella quale
ella si trovava, e per la incerta luce del crepuscolo, ma non v'era
dubbio; era dessa, invecchiata certo nel volto, ma ancora giovanilmente
fresca nella persona. Non glielo avevano detto ch'ella si conservava
sempre una bella donna?
Il signor Michele non esitò più, ed avvicinandosi disse:--signora
Amalia!
La chiamata si alzò rapidamente, si voltò e guardò in faccia
l'incognito ed elegante signore che le stava ritto dinanzi. La sua
fisonomia esprimeva una sorpresa mista di curiosità; il signor Michele,
appena l'ebbe veduta, parve singolarmente imbarazzato. Poteva mai
esser quella la donna ch'egli cercava? La rassomiglianza era invero
parlante; gli stessi capelli, gli stessi occhi, la statura medesima; ma
era possibile che ella paresse ancor più giovane di venticinque anni
addietro?
--Scusi, la signora Amalia Nottoli?--tornò a dire il signor Michele.
--È la mamma--rispose la ragazza sorridendo.
L'Arsandi comprese il goffo equivoco che aveva preso, e, contro la sua
abitudine, restò un momento confuso.
--La mamma--ripigliò la simpatica giovanetta--è uscita in carrozza
mezz'ora fa.....
--Allora--disse il signor Michele--se ella ha la bontà di ricevere un
biglietto di visita....
--Ma, prego, se non le spiace attendere, la mamma non può tardare....
--Non vorrei disturbarla....
--No, no, tutt'altro, si accomodi.--E gli additò un sedile di ferro,
mentr'ella ne avvicinava un altro e vi prendeva posto.--Dunque è un
pezzo ch'ella non vede la mamma?
--La bagattella di venticinque anni.
La Matilde (era il nome della fanciulla) guardò con qualche attenzione
lo sconosciuto, e pensò che venticinque anni addietro egli doveva
essere ben giovane.
--È italiano?--ella chiese.
--Italianissimo.... Ma sono vissuto all'estero dal 49 in poi.... Nel 49
io ero volontario alla difesa di Venezia, e fui ospite presso i signori
Martelli, i genitori della signora Amalia.
--Ah!--esclamò la Matilde come persona che si raccapezza.
--In quel tempo, signorina, le mancavano degli anni a nascere, ma
forse nella sua vita avrà inteso qualche volta pronunziare il nome di
Michele Arsandi.....
--Oh sicuro che l'ho inteso a pronunziare... Moltissime volte, dallo
zio sopratutto che deve averla riveduta a Londra.
--Nel 1866, dopo la guerra. Ma tornando un momento indietro, lei non
può credere come somigli alla sua signora madre..... Quando la ho
veduta poco fa, mi parve di veder tal quale la signora Amalia, mi
sentivo trasportato a venticinque anni or sono.
--Me lo hanno detto parecchi--osservò la vispa fanciulla--che io sono
precisamente quello che era la mamma alla mia età.
--Ah!--pensò il signor Arsandi--ciò significa che la signora Amalia
adesso è tutt'altra cosa.--Ma questa considerazione egli la tenne per
sè, e invece riprese a voce alta con molta galanteria:--È anche farle
il miglior elogio possibile, perchè sua madre passava di gran lunga in
bellezza e in leggiadria tutte te sue coetanee.
La Matilde divenne, rossa e non rispose. Poi, per mutare argomento:--E
nell'entrare in giardino, lei non ha trovato nessuno?
--No davvero. Il cancello era aperto....
--Solita trascuranza--osservò la giovinetta.--Il cocchiere è fuori
con la mamma, il giardiniere è andato a Ceneda; e circa agli altri,
vattelapesca.
--Le dirò anzi ch'io avevo salito la gradinata del palazzino e avevo
sospinto un momento l'uscio del salotto per vedere se ci fosse qualche
servo a cui rivolgermi. Ma non c'era che un signore di mezza età, il
quale dormiva saporitamente.
--Ah!--sclamò ridendo la Matilde.--Il professore Benvoglio... Dopo
pranzo egli dormirebbe anche ritto....
--Il professore Benvoglio.... Quel membro dell'Istituto?
--Lo conosce?
--Io no... L'ho sentito a nominare.
--A Londra?
--No davvero. A Conegliano... È una brava persona?
--Ma!--sospirò la Matilde.--Dicono... Del resto è perfettamente
innocuo, quando non si leggono i suoi scritti.
--Come! I suoi scritti sono immorali?
--Tutt'altro. Sono noiosi--rispose la ragazza con la massima serietà.
Il signor Michele scoppiò in una risata sonora, e notò fra sè che,
oltre alla fisonomia e al portamento, la sua leggiadra interlocutrice
aveva anche il piglio ironico della signora Amalia. Egli si trovava a
meraviglia in sua compagnia, ma ormai faceva buio e non gli era dato
trattenersi più a lungo senza abusare della gentilezza della signorina
Matilde. Inoltre, l'aria era un po' umida e la conversazione all'aperto
non poteva durare, nè forse la Matilde, in assenza della sua genitrice,
stimava opportuno entrare in casa con un uomo ch'ella vedeva per la
prima volta. È vero che ci correva un bel numero d'anni fra loro, è
vero ch'egli avrebbe potuto esserle padre... Ma questa paternità non
sorrideva punto al signor Michele.--Che padre! Che padre!--egli pensava
in cuor suo.--Vorrei vedere quanti zerbinotti di primo pelo hanno
l'aspetto giovanile che io ho.
--Ebbene, signorina--egli disse alzandosi in piedi--faccia i miei
complimenti alla sua mamma, e abbia la cortesia di annunziarle la mia
visita per domani.--Il signor Michele s'era ormai risolto a prolungare
d'un giorno la sua assenza da Venezia.
Però, mentre egli stava accomiatandosi, si udì il rumore di una
carrozza che entrava in giardino.
--Ecco la mamma--disse la Matilde--adesso non se ne andrà.
E si mosse accennando al signor Michele di seguirla.
Si udì la voce della padrona di casa.
--Qui non c'è anima viva. Dovevano pur sapere in cucina che il
giardiniere è a Vittorio. Teodoro! Giovanna!... O chi sa dove sono?...
Ebbene, Carlo--ella soggiunse rivoltasi al cocchiere--chiuderete voi il
cancello, chè a quest'ora è una vera imprudenza il lasciarlo aperto.
Può entrare chi vuole.
--E infatti, mamma--gridò la Matilde, che accorreva saltellando--e
infatti in tua assenza è entrato un nemico... Dio mio, con questa
oscurità come si fa a presentare la gente?...
--Chi è? Che cosa vai dicendo, mia cara?--domandò la signora Amalia,
che non capiva troppo i discorsi della figliuola.--C'è qualcheduno teco?
--Ma sì, ma sì... Un tuo conoscente che m'aveva presa in iscambio per
te.
La signora Amalia si mise a ridere.--Dev'essere ben miope questo
signore. Che si faccia avanti... Ma no, anzi, entriamo in casa, perchè
qui non ci si vede quasi più... In salotto hanno acceso il lume... pare
che si siano svegliati.
Infine un cameriere si presentò sulla scalinata: Bravissimo, Teodoro.
Eravate scomparso.--E la signora Amalia salì la gradinata dicendo
scherzosamente a sua figlia:--Vienmi dietro coll'invasore.
--Signora Amalia--cominciò la persona qualificata con questo
aggettivo--io non so s'ella mi perdonerà l'ardire ch'io ebbi di venir
da lei così alla sprovvista dopo un intervallo di venticinque anni...
Ahi! È troppo grassa--soggiunse fra sè il signor Michele vedendo
disegnarsi i contorni della sua antica fiamma alla luce che veniva
dall'interno della sala.
--Venticinqu'anni!--disse la signora Amalia voltandosi con
vivacità.--Ma allora non può essere, non è anzi che....
--Michele Arsandi per servirla,... l'artigliere del 1849.
--Oh signor Michele--sclamò la signora Nottoli, stendendogli ambe le
mani con una cordialità schietta ed affettuosa.--Avanti.... Ma, quando
se ne levi la barba, lei non ha punto cambiato dal 49.
E poichè questi primi saluti furono scambiati sulla soglia, la signora
Amalia, il signor Michele e la Matilde entrarono nel salotto, ch'era
rischiarato da un lume a petrolio posto su un tavolino laterale vicino
al sofà. Nel mezzo c'era un altro tavolino da giuoco con due candele
spente. Una parte della stanza era in ombra, e colà, adagiato sulla
sua poltrona, dormiva tranquillo, russando talvolta, il professore
Benvoglio.
--Badi che adesso è nostro prigioniero--ripigliò la signora Amalia,
mentre una cameriera, venuta in quel punto, le toglieva di dosso lo
sciallo ed il velo.
--Io la ringrazio infinitamente--rispose il signor Michele--ma devo
ritornare questa sera medesima a Conegliano per ripartire domani con la
prima corsa.
--Che? Che? Nemmeno per idea. Dov'è alloggiato a Conegliano?
--All'_Europa_, ma non ho che l'occorrente per una notte.
--Scriverà a Venezia perchè le spediscano quanto può abbisognarle per
due settimane..... Oh non c'è da dire di no.... Matilde, ordina a Carlo
che attacchi la timonella e... aspetta un momento... scusi, signor
Arsandi, avrà con sè un biglietto di visita... Me lo favorisca.
--Eccolo... ma...
--Egregiamente. Dirai dunque a Carlo che vada subito a Conegliano
all'albergo dell'_Europa_, e con questo biglietto si faccia consegnare
la roba del signor Michele Arsandi e la porti qui...
--Signora Amalia, lei mi confonde..... Permetta almeno che vada io
stesso a Conegliano... Debbo anche pagare il conto.
--Oh! A Conegliano si passerà domani insieme... Carlo dirà
all'albergatore che verremo domattina pel conto... Senti, Matilde.
E disse alla figliuola un'altra parolina in disparte, indi la lasciò
andare. La Matilde volò via come una farfalla.
--Adesso, signor prigioniero, si rimetta del suo sbalordimento, e
riprenda l'uso della parola.
La signora Amalia si sprofondò in una poltrona a molle, e, additandone
un'altra al suo ospite, soggiunse con un sorriso malizioso--Ah! Come si
sta bene sdraiati, quando s'invecchia.
CAPITOLO QUARTO
--In verità--ripigliò la disinvolta vedova--caro signor Michele, per
un vecchio artigliere e per un presente milionario, lei mi pare un po'
troppo confuso.....
Il signor Michele si persuase anch'egli di esser molto più imbarazzato
di quello ch'egli non avesse supposto, e questa persuasione lo
imbarazzava ancora di più. Inoltre egli si trovava in uno stato d'animo
curioso. Quella signora che gli stava dinanzi era senza dubbio l'antica
Amalia, ma era un'Amalia un po' ingrassata, un po' floscia. Quanto più
rassomigliava all'antica colei ch'egli aveva vista prima, la giovinetta
Matilde!
E involontariamente, mentre cercava le parole, rivolse lo sguardo verso
la porta.
La signora Amalia credette ch'egli fosse preoccupato della presenza del
professor Benvoglio.
--A proposito--ella disse--faccio una mezza presentazione. Farò l'altra
mezza più tardi. Il professore Benvoglio, membro dell'Istituto, lontano
parente del mio defunto marito....Dorme infallantemente dalle 6 alle 8
precise.
--E le altre ore?
--Fa dormire..... Eh, bisogna adattarsi..... Farfalloni intorno a mia
figlia non ne voglio, e per me chi vuol che ci venga ormai?...
--Oh, signora Amalia, che dice?...
--Via, via, caro signor Michele, non faccia l'adulatore... Mi narri
piuttosto....
A questo punto la signora Nottoli scoppiò in una risata e
sclamò:--Eppure chi lo avrebbe detto che ci si sarebbe rivisti dopo
venticinque anni... e con questa calma?
--Andiamo, signora Amalia, non ischerzi.
--Vuol ch'io vada in patetico?... Alla mia... alla nostra età?...
Il signor Michele si agitò inquieto sulla sedia.
--Orsù--riprese la signora Nottoli stendendogli di nuovo la mano--mi
racconti un po' la sua storia da venticinque anni a questa parte... io
ne so appena i fasti principali.
--Fasti?
--Dico così per dire.... Partito di qui alla fine di agosto del 1849....
--Tornai a Bologna presso i miei genitori...
--I quali....
--Mi dissero che bisognava ch'io mi mettessi al sodo.....
--E che non potevano assolutamente secondare i suoi capricci
giovanili... Questo me lo ha scritto.... Del resto, le precise parole
le avevano dette i miei genitori a me.... Lei, memore delle sue gesta
militari, mi soggiungeva che avrebbe trovato un campo di battaglia ove
farsi ammazzare.... Per disgrazia vi furono parecchi anni di pace...
quando se ne levino forse le piccole avvisaglie tra l'Austria e la
Prussia, ove credo non sia morto che un cavallo bianco.... Come vede,
non valeva la spesa di prender le armi.
--Ella è inesorabile, signora Amalia.... Ma se io le dicessi che nella
sua risposta c'era un giuramento....
--Quale?
--Quello di prendere il velo.
--Aspettavo che lei si fosse fatto ammazzare.
--È davvero crudele...
--Tiri via... A Bologna ci si è trattenuto poco.
--Pochissimo... Nell'arte non riuscivo che una mediocrità. Inoltre
la polizia mi dava noia... Ebbi qualche raccomandazione e mi recai a
Londra...
--Ove le si manifestò un genio commerciale straordinario.
--Entrai come apprendista nella casa Bertheen Harris e C.
--Forti negozianti di spazzole e frutta secche...
--Pel commercio, signora, come per la scienza non c'è nulla di ignobile.
--Si figuri... E poi le frutta secche le avranno rammentato la
patria... Quelle prugne, quelle uve, quei fichi...
--Il principale ha preso a volermi bene...
--Anche la _principalina_... Questo si vide col fatto...
--È vero... Sono divenuto genero del signor Bertheen.
--Lei era innamorato morto della signorina...
--Mentirei se dicessi questo... Io non avevo ancora dimenticato
un'altra donna che proprio in quell'epoca andava a marito...
--Ella vorrebbe dire con ciò che i conti sono pareggiati. Ci sarebbe
molto e molto da discutere a questo riguardo, ma a che pro? Alla nostra
età possiamo guardare con calma il passato.... Continui invece il suo
racconto che m'interessa... La sua felicità coniugale...?
--Fu mediocre... Mia moglie spiegò dopo il matrimonio un carattere
bisbetico.
--Pur troppo queste cose si spiegano sempre dopo il matrimonio.
--Ella voleva a tutti i costi convertirmi al protestantesimo.
--Oh diamine. E lei ha ricusato?
--Ho ricusato. Non sono un credente, ma mi ripugna il cambiar di
religione come di vestito. Anzi opino che per convertirsi ci voglia la
fede.
--A ogni modo, sua moglie, poveretta, morì presto....
--Sì, e me ne afflissi vivamente.... Non sorrida, signora Amalia, è
proprio vero quel ch'io le dico. Io non potevo a meno di ricordarmi
che quella donna aveva scelto a suo sposo me straniero, me povero,
respingendo altri brillanti partiti che le erano offerti e resistendo a
tutte le obbiezioni di suo padre, il quale, malgrado la sua benevolenza
per me, avrebbe voluto maritare in ben altro modo la sua unica
figliuola. E quando la vidi sul suo letto di morte, mi pentii di aver
dato troppa importanza a semplici bizzarrie di carattere.
La signora Amalia non rispose nulla, ma i suoi occhi guardavano
l'anello nuziale ch'ella portava in dito.
Dopo una breve pausa, ella ricominciò con tuono più serio.
--Lei ha un figliuolo.
--Sì, un ragazzo....
Questa risposta fece svanire la serietà della signora Amalia. Ed ella
ripigliò con una compunzione ironica.--Dunque ella ha perduto il suo
primogenito?
--Che primogenito, se non ne ho che uno?
--Scusi. Nel 1866 quando mio fratello fu a Londra egli conobbe un suo
figliuolo che aveva 14 anni; ora siamo nel 1874, dunque sono passati 8
anni; 14 e 8 fanno 22. Il ragazzo ha messo i denti.
--Sì, sì, saranno ventidue.
--Ventidue denti?
--Ha un gran buon umore. Ventidue anni.
--In nome del cielo! E perchè non ha condotto seco questo figliuolo?
--Sì che l'ho condotto.
--Dove?
--A Venezia.
--Ma perchè non venne qui in sua compagnia?
--Oh! È la cosa più naturale del mondo, io calcolavo di fare una
visitina di poche ore.
--Dunque scriviamogli adesso che venga.
--No, no, è meglio lasciarlo stare. Mio figlio è d'indole piuttosto
selvatica e i suoi compagni più graditi sono i monumenti, i quadri.
--Che cos'è? Antiquario, o artista?
--È artista, almeno d'inclinazioni. E questa è la ragione per la quale
finirò collo stabilirmi in Italia.
--Patatrac! E non mi aveva detto nulla. Lei viene a stabilirsi in
Italia?
--Non sono ancora deciso, ma credo che mi deciderò. Voglio mettermi in
quiete.
--E poi mi neghi i suoi milioni!
--Nego i milioni, non nego d'aver messo da parte una certa sostanza.
--E s'è annoiato delle spazzole e delle frutta secche?
--Veda, sarei rimasto negli affari se mio figlio avesse avuto amore pel
commercio, ma non c'è caso, non vuol saperne. Per chi dovrei dunque
lavorare? Finchè viveva mio suocero era un'altra cosa. Non avrei potuto
certo abbandonarlo.
--E suo suocero è morto da un pezzo?
--Da quattro anni, lasciando tutto il suo avere diviso per giusta metà
tra mio figlio e me.
--Insomma lei si prepara una vecchiezza da papa.
--Come ci tiene a rinfacciarmi questa vecchiezza!... Dopo tutto non mi
pare...
--D'esser vecchio... Non è tale veramente; le lasci dire a una povera
donna queste cose...
--Oh--sclamò con galanteria il signor Michele--Lei è fresca come una
rosa.--E soggiunse fra sè:--Spampanata!
--Lasciamo i complimenti. Che le pare di Matilde?
--Un angelo, un amore, un portento.
--Ih! Ih! Come va in epico!
--E non dovrei andarci se quella ragazza somiglia a sua madre?...
Basta, la dev'essere una gran consolazione per lei.
--È la mia unica compagna dacchè son rimasta vedova, vale a dire da due
anni, e non penso senza sgomento alla necessità di separarmene...
--La signora Matilde è già fidanzata?--chiese con premura il signor
Michele.
--No--rispose la--vedova guardando il suo interlocutore--ma presto o
tardi bisognerà pur venirci.
In quella l'orologio ch'era appeso alla parete suonò le otto.
Contemporaneamente si udì un piccolo movimento nella poltrona ove
dormiva il professore Benvoglio.
--Ecco il professore che si sveglia con la sua ordinaria
puntualità--osservò la signora Amalia.
Il signor Michele rivolse la sua attenzione alla poltrona e vide il
singolar personaggio agitare prima le braccia come lottando contro
nemici invisibili, e poi emergere tutto d'un pezzo della sedia.
--Venga qui, venga qui, professore--disse, sorridendo, la signora
Amalia.
--Avrei forse dormito?--rispose macchinalmente l'accademico che non era
ben desto.
--Oh un pochino.... Via, si faccia animo.
Il professore Benvoglio si avvicinò al tavolino presso il quale c'era
la padrona di casa, non senza guardare con una curiosità sospettosa
l'estranio che le sedeva di fronte.
--Mi permette di baciare la sua bella mano?--chiese con voce nasale il
professore inchinandosi.
Era costui un uomo d'una cinquantina d'anni, di statura media, magro,
giallastro, senza barba, coi capelli picchiettati di bianco, vestito
di nero, ma con un taglio d'abito molto antiquato; una _toilette_ tra
l'erudito e il sacrestano.
--Auff!--rispose la signora lasciandosi di mala voglia prender la
destra--quando smetterete queste anticaglie?
--Il culto del bello non sarà mai un'anticaglia, almeno per noi uomini
del vecchio stampo... Focione ateniese...
--Volete finirla?... Vi presento un mio antichissimo amico, il signor
Michele Arsandi di Bologna, che torna in Italia, dopo venticinque anni
vissuti in Londra. Il professore Ettore Benvoglio, membro dell'Istituto.
I due scambiarono un inchino, mal dissimulando però la noia scambievole
che si recavano. La signora Amalia sorrideva a fior di labbro.
Il professore ruppe pel primo il silenzio.--Non amo l'Inghilterra--egli
disse--il paese del carbon fossile e del cotone, il paese della nebbia
e dello _spleen_, senza grazia e senza colore.
E pronunciate queste sentenze il degno uomo si atteggiò a guisa di
persona illuminata dal più vivo raggio della greca bellezza.
--Ma scusi--replicò il signor Arsandi--c'è stato in Inghilterra?
--Io... no...
--E allora, mi perdoni, come ne giudica?
--O non si sa forse che l'Inghilterra è il paese del carbon fossile?
--E per questo?
L'arrivo della vispa Matilde interruppe questo divertente colloquio.
CAPITOLO QUINTO
--Carlo è tornato con la roba del signor Arsandi, che ho fatto portare
nella camera azzurra--disse la ragazza. E soggiunse.--Egli trovò poi il
fattorino che gli consegnò questa lettera. È lo scritto dello zio...
--Oh, vediamo... Con permesso.
E la signora Amalia si avvicinò al lume e ruppe la busta.
--Oh che bella combinazione!--ella esclamò dopo aver scorso cogli
occhi la lettera di suo fratello.--Gustavo mi scrive da Firenze che
sarà qui domattina... Ella vede, signor Arsandi, che tutto cospira a
farla rimanere con noi... Mio fratello, che non è molto complimentoso,
dice sempre che si annoia quando viene a visitarci in campagna. Sarà
per lui una sorpresa molto gradevole l'aver modo questa volta di
scambiar quattro chiacchiere... Un'altra faccenda per te, Matilde.
Farai preparare a tuo zio la sua solita camera. Che avete mai, caro
professore?--continuò la signora Nottoli rivolgendosi al Benvoglio, e
durando fatica a non ridere.
--Io? balbettò l'interrogato.--Ma io non ho nulla...
Fatto si è che l'arrivo di questi ospiti noiava grandemente l'esimio
professore. Se non gli riusciva mai di farsi prendere sul serio dalla
signora Amalia quand'era solo con lei, figuriamoci poi quando c'erano
degli altri in villa... E il signor Gustavo gli era tanto antipatico.
Aveva un tuono così canzonatore, così beffardo.
--Ebbene signor Michele--ripigliò la padrona di casa--se vuol
prender possesso della sua camera, chiamo subito il servo affinchè
l'accompagni. Ivi ella troverà anche carta, penna e calamaio per
iscrivere a Venezia che le mandino l'occorrente per un lungo soggiorno
nella mia villa.
Il signor Michele si diffuse in ringraziamenti e in proteste circa alla
sua impossibilità di trattenersi molto in campagna. Quanto al salire
nella sua stanza egli non ne aveva punto bisogno in quel momento. A
Venezia avrebbe scritto più tardi.
Si aperse la porta a vetri che dava sulla gradinata ed entrarono due
nuovi personaggi.
--Il dottor Gerolami, il signor Nerini, giudice del Tribunale--disse la
signora Amalia a modo di presentazione.--Il mio vecchio amico, signor
Michele Arsandi. Scusi, titoli non ne ha nessuno?
--Oh--rispose ridendo l'Arsandi--il Governo italiano mi ha fatto
cavaliere... Uno dei tanti.
--Presento dunque il signor cavaliere Arsandi.
Il giudice Nerini che non era ancora _uno dei tanti_ guardò con aria
d'invidia questo signore dall'aspetto di forestiero che era già
insignito di un ordine cavalleresco italiano.
--Il cavaliere Arsandi fu uno dei difensori di Venezia nel
1848-49--soggiunse la signora Nottoli.
--Oh!--fecero il dottore ed il giudice chinandosi. Indi salutarono come
una vecchia conoscenza il professore Benvoglio che rivolse loro un
sorriso benevolo e scrollò il capo in modo espressivo.
--Signor Michele--ripigliò la padrona di casa--sa giuocare a _tresette_?
--No, punto; non conosco nemmeno le carte.