P. — Ebbene, non dubitare! Chi sa quanti di quei denari vanno in quella
maniera!
C. — Eh, no.... Per questo, ci metterei una mano sul fuoco. Lo capisco
da tante cose. Ho l’occhio esperto. Questo no, vedi; ne sono certo come
della luce del giorno.
P. — O dunque?... Ah, ho capito, finalmente. Tu temi per l’avvenire,
quando avrà il patrimonio fra le mani, che lo spoglino, che profonda
tutto, e che si trovi poi ridotto nelle strettezze, in una condizione
che gli riuscirà doppiamente dura dopo esser vissuto tanto tempo
nella bambagia. Ti sgomenta, per lui, lo spettro d’una povertà, che lo
potrebbe mettere sulla mala via....
C. (dopo aver pensato un po’). — Ecco.... senti. Da questo lato, per
esser sincero.... È una cosa curiosa. Per un tempo ebbi timore. Fra i
quindici e i diciott’anni aveva preso l’andare d’un figliuol di ricco;
una tendenza alla vanità, la gola lunga, non mai contento di nulla in
casa, di cattivi modi con le persone di servizio che se ne lagnavano.
(Ridendo) Non sai che poi, per qualche mese, ha spinto la pazzia
fino a non voler che la serva gli lustrasse le scarpe! Pazzie, vere
ridicolaggini, come quella che suo padre, ancor adesso, debba leticar
con lui per fargli fare un cappotto nuovo. E lo stesso è a tavola, dove
si contenta di tutto, come un frate questuante. Strano davvero! Oh,
quanto a questo, te l’assicuro, io che temevo una volta che, ridotto
al bisogno, non sarebbe stato capace di rassegnarsi e di fare dei
sacrifici, io, vedi, adesso, sono fermamente persuaso che, se mutasse
la sua fortuna, egli s’adatterebbe a qualunque condizione di vita,
allegramente senza un rimprovero al mondo, come se ci fosse sempre
vissuto.
P. — Ma dunque?
C. — Ma dunque! Ma lavora a scalzare la società, ma si compromette, ma
fa professione d’una dottrina falsa e fatale. Non sai che parla perfino
nei comizi?
P. — Poh! _Verba volant_.
C. — Ma disgraziato! scusa la parola. Ma scrive anche per le stampe!
Pazienza se parlasse soltanto. Scrive articoli.... su quei giornali!...
P. — Sciocchezze, m’immagino.
C. (dopo un po’ di esitazione). — Senza dubbio; ma..... Eppure, vedi, a
parte le ragionacce.... Anzi, è quello che più m’addolora. C’è qualche
cosa in quei deplorevoli articoli ch’io non leggo.... quasi mai. C’è
dell’ingegno.... male speso. Ti dirò che, ai primi che lessi, rimasi
stupito. Non mi parevano roba sua. Alle scuole non s’era mai distinto.
Tu capisci: sono scritti.... notevoli, che rimangono, che gli potranno
essere rinfacciati....
P. — Eh, via, non te ne dar pensiero. Sai quello che io penso del
tuo figliuolo? Che non è persuaso, come non lo sono tanti altri. Il
socialismo ora, per i giovani, è quello che era la lirica in altri
tempi. Bisogna che tutti ci passino. È una malattia passeggiera.
C’entra in gran parte la vanità, la smania di far l’originale, di
ribellarsi a chi li tiene in briglia, e di levar rumore. Io mi son
fatto l’idea che il tuo figliuolo è un carattere leggiero e volubile,
che rivolterà la giubba tutt’a un tratto, quando meno tu te l’aspetti.
C. (quasi risentito). — Leggiero, volubile! Tu non lo conosci. Ma è la
tenacia, è l’ostinazione in carne e ossa, un tutt’altro capo da quello
che era. Ma tu non sai che hanno tentato tutti i modi di ricondurlo
alla ragione, e parenti, e amici, e persone autorevoli, e.... belle
signore, ed è stato come dar del capo in un macigno. Ah, lasciamo
questo discorso. Tu non sai i dolori che m’ha dato, e io solo presento
quelli che mi darà: È un giovane perduto!
P. — Già, comincio a capire.... anche perchè, m’immagino, vivrà in una
classe sociale inferiore, avrà delle cattive pratiche.... Bazzica dei
soggettacci, di’ un po’?
C. — Non dico.... Non posso dire, almeno, perchè ne vedrei gli effetti,
non è vero? nei suoi sentimenti, nei suoi modi...... anche nel suo
linguaggio. Ma, tu capisci: naturalmente, logicamente, per sentimento
del proprio decoro, ognuno dovrebbe restringere le proprie amicizie
nella classe sociale in cui la sorte l’ha posto. Ma lui! Ma figurati
che quando usciamo insieme mi capita qualche volta d’incontrare un
gassista con l’accendilume in mano, un muratore con la giacchetta sulle
spalle, o anche un ciabattino col grembiule di cuoio, che passandoci
accanto, gli dicono: — Buon giorno, buona sera — sorridendo, senza
toccarsi il cappello, come a un amicone. Tu intendi: gente che ha
conosciuto nelle congreghe.
P. — Intendo benissimo: questo t’offende.
C. — Dio mio! Non dico che m’offenda. Son liberale, rispetto i
lavoratori, non faccio differenza fra le classi. Ma ci sono dei
sentimenti, delle consuetudini sociali.... E mi tocca di vederne d’ogni
sorta. Figurati; viene tempo fa un operaio ad accomodare una stufa.
Gli dico: — Fate così — vuol fare a modo suo. Ribatto, s’inasprisce;
insisto, alza la voce. Capita il mio figliuolo: quello fa un atto di
sorpresa: lo conosceva, ma non sapeva d’esser venuto in casa sua. —
Buon giorno, compagno! — Compagno!! E si stringon la mano! Sotto i miei
occhi! Cose d’un altro mondo. Ma che! Non ci può esser altro mondo che
questo in cui segua a un padre di far di queste figure!
P. — E, naturalmente, quello ne profittò subito per rialzare la voce
con te....
C. — No, anzi.... mutò tono e fece a mio modo, chiedendomi scusa. Ma,
tu capisci, io non potei disfare lì per lì la faccia d’imbecille che
m’avevan fatto fare. A questo ci ritroviamo! _Compagno_! Ah, questa è
enorme!
P. — Ah! ora ci sono. Ecco. A te rincresce che egli viva tra quella
gente perchè ti pare che dalla piccola popolarità che ha fra di loro
ricaschi su di te, sul tuo nome, davanti ai tuoi amici e conoscenti....
un cattivo riflesso; poichè, già, m’immagino che avrai avuto dei
dispiaceri.... che ti tireranno delle satire, delle impertinenze,
fors’anche. Dev’essere doloroso, in fatti, sentirsi dire sulla faccia:
— O come mai un galantuomo sensato come lei può esser padre di un tipo
di quella fatta?
C. (scattando). — Oh questo, perdio, nessuno me l’ha detto mai, nè me
lo lascierei dire. Che gli diano dell’illuso, del.... fuorviato, lo
posso tollerare; ma che ne parlino con disprezzo, mai al mondo! Il mio
figliuolo è un giovane onesto, buono, generoso. Alto là, amico mio!
L’avvertimento è anche per te.
P. — Ma allora, scusami tanto. Stringiamo i conti. A questo ragazzo non
s’è guastato il cuore, non è scemato l’affetto e il rispetto per te. Si
occupa con passione di studi, come tu li riconosci, importanti. Non ha
vizi. Si è ridotto a una semplicità di gusti e di vita che ti rassicura
riguardo al suo avvenire, comunque gli si possa voltar la fortuna.
Manifesta una forza di volontà, una fermezza di carattere che prima
non aveva. Si fa benvolere dalla gente che lavora e che tu rispetti.
O perchè dunque lo chiami un giovane perduto. Mi par piuttosto un
figliuolo _ritrovato_!
C. (balzando in piedi, mette una mano sulla spalla all’amico e lo
guarda negli occhi). — O dimmi un po’: m’avresti forse preso giuoco
fino adesso?... E mi nasce un sospetto: — avrebbe dato di volta il
cervello a te pure in questi anni che non ci siamo più visti? Eh?
Saresti diventato socialista? Rispondi!
P. (dando una risata e alzandosi). — Io socialista! Ma tu sei matto nel
mezzo del cervello. Poichè t’è entrato il rosso in famiglia, vedi rosso
da tutte le parti. Andiamo! beviamone un altro bicchiere e cacciamo le
malinconie. (Mesce.)