VI.

Le belle voci e il vago incantamento

Aprir nel sasso la feconda vena,

Che corse come un rivolo d'argento.

La risorta fanciulla, a cui serena

Splendea la pace nel raggiante viso,

Mi die' dell'acqua colla mano piena,

Reggendomi degli occhi col bel riso.

* * *

Inebriare è pallida parola,

Se il dolce esprimer vuoi di paradiso,

In cui mi trasse la gentil carola.

Ma non dirò del sovrumano amplesso

Ond'io fui cinto e della bianca stola

Che me condusse fuori di me stesso.

* * *

S'anco è sognare, o miseri mortali,

Questo cieco veder che n'è concesso,

Se spento è il sole, resta il cielo all'ali.

Vecchie cadenze e nuove · 第 83 / 94 题