La man levata a maledir proruppi
Allor dall'infocata ira travolto:
--Il sol piombi feroce su quest'erbe
Polverose, nè rivolo discenda,
Nè rugiada sull'arida sodaglia
A ristorar la maledetta creta,
Che di sangue fremente un giorno ingorda
S'inebriò. Tal sia. Possa ogni campo,
Che vide un giorno scempio scellerato
Far di natura e dell'umano affetto,
Inaridir così nelle sue glebe!
Sia maledetto il pan che da una spiga
Sanguigna spremi e possa a' tuoi figliuoli
Saper sì triste, che ciascun lo sputi
In terra e sia di vermi anche ribrezzo!
Non dei nidi di festa, non di molle
Usignol suoni il pianto ove il ruggito
Corse d'umane belve e scese il ferro
La vita a lacerar nei palpitanti
Visceri umani!
* * *
Consacrato altare
È il cuor dei figli al naturale amore,
Ove il trofeo dei padri si conserva
E pendono le pie vostre corone
Sempre verdi di preci e di sospiri,
Povere madri; ma vi reca il piombo
Rovina e morte. Maledetta taccia
L'aria che intese e gli ultimi raccolse
Arsi singhiozzi. Rondine non spieghi
Per la maligna landa irta di scheltri
Le memorie del mar liete e del cielo,
Ma sol vi gracchi la nera cornacchia
Dai tristi auguri e vagoli l'irsuto
Can che la bava della febbre asciuga
Nelle amare ginestre. Ove la buona
Pietà fu morta, cessi anche il profumo
Dei fiori sacri alla pietà dei morti,
Dei fiori sacri al crine delle spose,
Dei fiori onde l'altar si veste e ride.
* * *
A queste mie singhiozzanti parole
Essa mi porse lagrimosa il volto
E singhiozzando meco:--Oh! non per questo
Siam nate--mormorò--non per comporre
I figli nostri trucidati e rotti
Nell'empia sabbia! non per questo il duolo
Del crear ricerchiamo e le vigilie
Ansiose delle culle e non di baci
Infiniti copriamo i tenui corpi
(Divino incanto) e non le picciolette
Mani atteggiam nei lacci d'una dolce
Preghiera di perdon! non per nutrire
Del latte nostro una terra selvaggia
Cerchiam l'amore giovinette e tutta
Sveliam la grazia dei sorrisi e il sacro
Mister della bellezza. O sciagurate!
Tutto il tesor dei seminati grani
Per le valli del mondo un sol non vale
Grano d'amor che germini nel core
D'un tuo dolce fratel. Ma se di tante
Vedovate il dolor una non pesa
Ragion di ferro, e per le figlie nostre
Meglio è morir di spasimo nei tetri
Asili delle vedove speranze,
Maledetta la man che in sen ci pone
Il cuore e in mezzo al cor il mesto affanno!
* * *
--Viva l'imperator! disse il canuto
Veterano: e baciò stretta nel pugno
La mercede che a lor frutta la gloria.