II.

La man levata a maledir proruppi

Allor dall'infocata ira travolto:

--Il sol piombi feroce su quest'erbe

Polverose, nè rivolo discenda,

Nè rugiada sull'arida sodaglia

A ristorar la maledetta creta,

Che di sangue fremente un giorno ingorda

S'inebriò. Tal sia. Possa ogni campo,

Che vide un giorno scempio scellerato

Far di natura e dell'umano affetto,

Inaridir così nelle sue glebe!

Sia maledetto il pan che da una spiga

Sanguigna spremi e possa a' tuoi figliuoli

Saper sì triste, che ciascun lo sputi

In terra e sia di vermi anche ribrezzo!

Non dei nidi di festa, non di molle

Usignol suoni il pianto ove il ruggito

Corse d'umane belve e scese il ferro

La vita a lacerar nei palpitanti

Visceri umani!

* * *

Consacrato altare

È il cuor dei figli al naturale amore,

Ove il trofeo dei padri si conserva

E pendono le pie vostre corone

Sempre verdi di preci e di sospiri,

Povere madri; ma vi reca il piombo

Rovina e morte. Maledetta taccia

L'aria che intese e gli ultimi raccolse

Arsi singhiozzi. Rondine non spieghi

Per la maligna landa irta di scheltri

Le memorie del mar liete e del cielo,

Ma sol vi gracchi la nera cornacchia

Dai tristi auguri e vagoli l'irsuto

Can che la bava della febbre asciuga

Nelle amare ginestre. Ove la buona

Pietà fu morta, cessi anche il profumo

Dei fiori sacri alla pietà dei morti,

Dei fiori sacri al crine delle spose,

Dei fiori onde l'altar si veste e ride.

* * *

A queste mie singhiozzanti parole

Essa mi porse lagrimosa il volto

E singhiozzando meco:--Oh! non per questo

Siam nate--mormorò--non per comporre

I figli nostri trucidati e rotti

Nell'empia sabbia! non per questo il duolo

Del crear ricerchiamo e le vigilie

Ansiose delle culle e non di baci

Infiniti copriamo i tenui corpi

(Divino incanto) e non le picciolette

Mani atteggiam nei lacci d'una dolce

Preghiera di perdon! non per nutrire

Del latte nostro una terra selvaggia

Cerchiam l'amore giovinette e tutta

Sveliam la grazia dei sorrisi e il sacro

Mister della bellezza. O sciagurate!

Tutto il tesor dei seminati grani

Per le valli del mondo un sol non vale

Grano d'amor che germini nel core

D'un tuo dolce fratel. Ma se di tante

Vedovate il dolor una non pesa

Ragion di ferro, e per le figlie nostre

Meglio è morir di spasimo nei tetri

Asili delle vedove speranze,

Maledetta la man che in sen ci pone

Il cuore e in mezzo al cor il mesto affanno!

* * *

--Viva l'imperator! disse il canuto

Veterano: e baciò stretta nel pugno

La mercede che a lor frutta la gloria.

Vecchie cadenze e nuove · 第 65 / 94 题