Non ha idealità religiosa, perchè, quando non è giudea, della vera fede

ha perduto quasi tutto fuorchè le apparenze; non ha tradizioni eroiche e

gentilizie, perchè è sorta da ieri da un'aristocrazia che avea finito il

suo tempo; non si può dire che sia monarchica, perchè con pari garanzie

accetterebbe anche la repubblica; idealità nazionale non sembra che ne

abbia molta, perchè priva di profonda coltura; e se in alcuni casi ha

contribuito all'unità politica, non si può dire che l'abbia fatto sempre

per nulla o, se così fu, se ne venne poi dimenticando. Si vale però

della religione, della morale, della patria, dell'arte come strumenti di

difesa; ma senza volerlo o saperlo li scredita e li deforma. Essa ha un

carattere cosmopolita ed utilitario; ed uno che volesse fare ricerca di

frasi, potrebbe anche chiamare questa borghesia come la matrice storica

del socialismo. Essa di fatto è portata dalla sua stessa natura ad

accentrare e ad accumulare sempre: ma è giunta al punto che le forze per

contenere e conservare ciò che chiama sua legittima proprietà le

oscillano e accennano a scomporsi con suo gravissimo pericolo.

Di contro a questa smisurata e innaturale forma di proprietà, di

ricchezze e di sfruttamento, il socialismo si accampa con la opposta

reazione della comunità o socializzazione dei beni e dei capitali; la

quale nuova dottrina economica sembra suggerita dallo stesso

accentramento capitalista.

Intanto nell'oscillare fra questi due opposti eccessi il senso della

proprietà vera, legittima, come quella che è prodotto esiguo, ma santo,

ma caro dell'onesta attività dell'individuo, si perde; e fatalmente si

dovrà perdere quella poca ma vera felicità che consiste nell'affetto e

nell'uso delle cose proprie. La quale non è soltanto felicità

individuale, ma è fonte di saggezza, di pace, di parsimonia e di bontà

nel senso della conservazione della famiglia.

La guerra alla proprietà falsa e soverchia trasse seco anche la guerra

alla proprietà vera e buona; e supposto che questo nuovo ordinamento

economico si avveri nel modo e nel grado che si dice e si vuole, dovrà

produrre anche un rinnovato ordinamento morale, in cui molte cose buone

e care andranno sventuratamente disperse.

Anche il ceto della borghesia media o cittadina che può sembrare la

classe più sana e più resistente, ha perduto moltissimo della sua forza

conservatrice.

Anzi tutto essa pure si venne spostando e disorganando economicamente

per forza del movimento accentratore del capitale; così che da

proprietaria di modeste e care fortune che essa era, si trovò, per

citare il caso più blando, a poco a poco alla mercè degli impieghi, dei

commerci e della conseguente vita randagia; poi anche quella parte che

si è potuta conservare integra e fedele agli usi, alla morale, agli

studi, agli affetti, risente l'influsso di questa dissoluzione che non

si sa dove sia propriamente, ma è diffusa dovunque come l'aria che si

respira. Inoltre battuta in breccia senza tregua dalla gente nuova la

quale fa balenare bandiere di ogni più ardita rivendicazione e

innovazione; priva dell'appoggio e dell'esempio delle classi così dette

dirigenti; avvilita da una certa fatalità che è nelle cose, sente sin da

ora che sotto i suoi cardini di resistenza il terreno le cede; e

insensibilmente si sposterà sempre più verso il nuovo quasi senza

avvedersene se non quando il passaggio sarà avvenuto anche nella sua

parte esteriore.

Concludendo su questo proposito, si può dire che mentre le classi

dirigenti ed organiche della borghesia alta e media vanno perdendo il

senso morale della propria conservazione, la misura e il modo della

difesa e partecipano esse medesime di non so quale dissolvimento,

dall'altro lato l'infinito numero dei lavoratori, dei diseredati, dei

malcontenti che il capitale accentrandosi esprime e produce, con un

mirabile accordo oltre ogni confine di nazioni, muove serrato alla

conquista di ciò che è o si presenta sotto l'aspetto della giustizia,

del diritto, del benessere.

Rimarrà il banchetto umano lauto per tutti, ovvero, ridotte le porzioni,

si accorgeranno i nuovi venuti, essi per i primi, che ben di poco si

avvantaggiarono? Cioè non avverrà forse che questo più raffinato senso

che è universale, questo più intenso bisogno di partecipare ai godimenti

della vita (oltre i giusti limiti della vita fisiologica) non trovino la

possibilità di equilibrarsi con la maggior dose di benessere economico

che sarà concedibile, e perciò, rimanendo lo squilibrio, rimangano le

cause del male e del malcontento? Ma in verità ogni prognostico di ciò

che sarà la società dell'avvenire col fondersi di questi vari elementi è

assolutamente prematuro e fallace.

V'è però un fatto che mi pare indubitabile e di cui oggi stesso si

vedono segni manifesti, cioè che un equilibrio ed un assetto stabile in

questo futuro allargamento e partecipazione dei benefici sociali a tutti

gli uomini, non sembra possibile senza ammettere un tipo medio umano

entro cui di buona o di mala voglia bisognerà costringersi; e forse in

questo adattamento al nuovo ambiente, in questo rimpicciolirsi del tipo

umano chi sa che non si trovi il modo di essiccare le sorgenti di quel

genere di dolore che proviene dalla meditazione, dall'ingegno e dalla

filosofia.

In questo che io dico vi sarà alcuna parte di eccessivo, ma è certo che

se all'organismo sociale in formazione sono di impedimento gli individui

accentratori di moltissima ricchezza e di molte energie umane al proprio

servizio, non è meno vero che, sotto un altro aspetto, anche le vere

individualità dell'ingegno, essenzialmente indipendenti, preponderanti,

bisognose di foggiare il mezzo che le circonda della propria impronta,

devono riuscire pericolose od inutili; come deve anche riuscire inutile

ogni studio, ogni arte, ogni meditazione che contenga un eccelso

godimento o perfezionamento non partecipabile all'universale.

Così ad esempio supponiamo che ai giorni nostri comparisse un uomo il

quale avesse tutto lo spirito apostolico, tutte le meravigliose energie

psichiche di Gesù Cristo, e che quest'uomo senza alcun misticismo ultra

terreno, ma su le basi di un'idealità umana altissima trovasse modo di

stabilire in terra il regno della possibile felicità per tutti e di

eliminare le cause di ogni ingiustizia e di ogni patimento per tutti.

Ebbene quest'uomo, nella migliore delle ipotesi, troverebbe scarsissimi

apostoli e seguaci: giacchè supponendo anche che la sua dottrina fosse

così perfetta che l'arma della critica non la potesse nemmeno intaccare,

per ciò solo peccherebbe che la maggioranza degli uomini non potrebbe

assolutamente intenderla ed applicarla.

Che se i fondatori di religioni poterono stabilire e fare accettare

dalle moltitudini come pietre angolari del loro edificio alcune massime

di una morale superiore o extra umana, vi riuscirono solo perchè si

valsero del terrore d'oltretomba e della volontà divina per loro mezzo

rivelata. Ora questi mezzi mistici non commuoverebbero che pochissima

gente; ed è per questa causa più che logico, non certo consolante, che

l'umanità, ammaestrata e fatta scettica da secolare esperienza e da

maggiore conoscenza scientifica, rigetti, scarti senz'altro ogni

dottrina, ogni morale, ogni felicità che sia superiore alla capacità ed

alla attuabilità delle sue forze medie e che per questa sola ragione le

trovi erronee.

Invece è conseguente che con tutte le sue forze aspiri a quel benessere

che è compatibile con le sue energie e con le sue facoltà, ancora che

esso non sia nè il vero nè l'ottimo.

Per ottenere questo, due mezzi, oltre agli altri, si impongono come

logicamente necessari alla civiltà in formazione, cioè, ripeto,

livellare e scancellare.

Ed applicando questo criterio all'ora presente ed alla nostra patria, si

può dire che l'Italia, la meno giovane fra le nazioni civili, la più

provata dalla esperienza, la più ricca di memorie, di tradizioni, di

glorie, sente prima e più che ogni altro popolo il bisogno di buttare a

mare tutti questi inestimabili tesori che non essendo per così dire

assimilabili ed utilizzabili dalla maggioranza sovrana, le diventano per

ciò di peso e di impedimento.

Dinanzi a questa risorta forma di giacobinismo il Carducci mi rende

sembianze di girondino nuovissimo e mirabile; e ne ha tutte le tristezze

e le audacie, come nel sonetto _Dietro un ritratto_, ove chiude:

Oh fantasie di gloria a terra sparte!

E tu Italia vincente, e tu rubesta

Libertà coronata alto da l'arte!

Sopra il fango che sale or non mi resta

Che gittare il mio sdegno in vane carte

E dal palco fatale un dì la testa.

e più fortemente nello scritto su Alberto Mario, stampato primamente nel

_Don Chisciotte_ di Bologna, li 2 dicembre dell'81, ove dice: «Odi,

Alberto Mario. Io ho ancora un ideale. Ed è quello di morire su la

ghigliottina, condannato dal popolo vincitore.

«Il popolo, corrotto e accannato dai governi, pasciuto di frasi e

aizzato al vento dai democratici, quando romperà la sbarra, ci scannerà,

cioè, ci giudicherà.

«Ci giudicherà, perchè noi vorremo ancora la libertà e la giustizia: due

parole che son per divenire di cattiva fama: l'una sbattacchiata in

faccia alla gente che non può usarne, perchè ha fame e miseria e

ignoranza: l'altra mascherante le mutazioni degli interessi nelle classi

dirigenti.

«Noi veramente non pensavamo così. Ma... ma allora sarà quello che sarà.

«Alberto Mario, ti do il ritrovo alla ghigliottina.

«Ma vedi, nè meno ci ghigliottineranno. C'impiccheranno come servi

feudali; ci lapideranno come ebrei.

«La Gironda è per sempre finita».

*

* *

Ma ammainiamo le vele che, per avventura, troppo indugiammo e v'è

rischio che il lettore anche benevolo ci muova rimprovero di avere

abusato della sua pazienza, insistendo sempre su di uno stesso argomento

per quanto questo sia vitale e presente.

*

* *

Forse un errore può essere imputato al Carducci, cioè che la compagnia

spirituale o di persona di quei cittadini eroici che furono padri della

patria, lo studio dell'arte, l'impeto della fede ardente che rimovea da

sè le correnti delle idee contrarie, siano stati cagione che fosse

alquanto ritardata in lui la conoscenza esatta della natura delle nuove

idee.

Si aggiunga l'effetto dell'applauso che non permise, forse, di separare

quanta parte era rivolta all'alto concetto umano, storico,

artisticamente sereno, contenuto in quella sua continua ribellione, e

quanta maggior parte di esso applauso traeva origine solo

dall'espressione rivoluzionaria, dalla frase tagliente ed audace.

Venne infine il giorno che questo movimento di idee e di gente nuova

prese tanta estensione ed espressione che il suo carattere non potè più

essere dissimulato.

La gioventù che gli passava da presso di anno in anno, ancora serbava il

vecchio nome di repubblicana, e certo in buona fede; ma in sostanza era

penetrata da queste idee e speranze nuove, le quali nulla contengono di

quell'eccelsa idealità patria ed umana, di quel senso dell'individuo

eroico, di quella religione delle memorie, di quell'aristocratico

sentimento dell'arte che sono cosa propria del Carducci: anzi si può

dire che l'attuazione di quelle idee non è possibile senza la

distruzione di queste.

Io non so se alcuno molto poco intendendo dell'arte e del genio del

Carducci si fosse da lui, come poeta, aspettato qualcosa di simile

all'_Inno dei lavoratori_; questo so certo che non pochi dissero che il

Carducci come intese questo crescente dissidio, avrebbe dovuto uscire

dall'arena della vita attiva e combattuta, ravvolgersi ne' suoi

convincimenti, nella sua antica fede repubblicana come Trasea Peto si

ravvolse nel suo manto ed uscì dal Senato.

Così da quell'altitudine, sdegnoso ed immoto, avrebbe dovuto con

filosofica serenità assistere allo svolgersi di questi nuovi fenomeni

della vita sociale.

Tutto ciò avrebbe potuto piacere alla sentimentalità di qualcuno ed

avrebbe prodotto un discreto effetto artistico. Ma via! supporre questo

esiglio e questa morte volontaria quando _i nervi ancor son forti_, non

solo è un semplice assurdo, ma è un disconoscere l'indole e l'anima del

Carducci.

*

* *

Egli non esitò un istante, il timore della calunnia, dell'insulto, di

ogni sorta di denigrazioni non lo rattenne, ma si accostò decisamente

alla monarchia.

«Ma che disertare?--esclama--Si diserta per vigliaccheria o per

guadagno. E questo non è il caso mio. Si può disertare, e innanzi alla

legge morale non è più diserzione, quando l'uomo si trovi per forza o

per mala elezione arrolato sotto la bandiera dei nemici in guerra con la

patria. Sarebbe questo il caso? No'l voglio credere»[29].

[29] Lettera al direttore della _Gazzetta dell'Emilia_,

18 marzo '91.

Ma nell'accostarsi a questa forma politica conservatrice Egli non cerca

difesa o rifugio, ma il modo di meglio combattere ancora, sempre, finchè

duri la vita. Per tal modo a questo principio monarchico Egli dà

un'attitudine schietta, cittadina, nazionale, ideale come ove dice nel

discorso agli elettori del collegio di Pisa (maggio '86):

«Io credo di rendere al re d'Italia il massimo onore quando io lo veggo

in fantasia su l'Alpi Giulie a cavallo, capo del suo popolo, segnare con

la spada i naturali confini della più grande nazione latina».

*

* *

In questa nuova sembianza più grande Egli si erge e più manifesta ci

appare la sua vera natura.

Perchè Egli, in questo lento dissolversi e disperdersi degli antichi

distintivi del genio italico, sente che in sè ne è assimilata grande

parte; e perciò la personalità del suo genio sotto un certo aspetto

diventa personalità di razza: la necessità della propria conservazione

individuale si impone come necessità biologica e storica.

Tutto ciò che in lui vi può essere di poco armonico, di eccessivo, di

mutevole e, sia pure, di apparentemente illogico si deve ricercare in

questa necessità di difendersi e di difendere.

*

* *

Se poi alcuno domandasse: la monarchia a cui il Carducci si accostò,

contiene essa questa virtù conservatrice della religione e delle

tradizioni patrie? puole essere instauratrice di giustizia economica e

morale, così da porre freno o almeno dirigere le esorbitanti forze dei

nuovi partiti sociali? raccoglie e rappresenta essa le energie della

parte più savia e più sana della nazione? insomma quanta parte di vero,

quanta invece di soggettivo vi è in questa idealità di cui il Carducci

la recinge?

Risponderei che questo non entra nel tema del mio scritto e che ognuno

vi può dare quella risposta che crede migliore.

LIBRERIA EDITRICE GALLI di C. CHIESA & F. GUINDANI

ESTRATTO DI CATALOGO

=Arte e Critica:=

=Friedmann S.=--Il Dramma tedesco sul nostro

secolo.

I. Enrico di Kleist.--Un volume in-16 L. 1 50

II. I Psicologi (Federico Hebbel).--Un volume

in-16 » 2 50

III. Francesco Grillparzer.--Un volume in-16 » 3 --

... La critica del Friedmann è chiara, sensata, geniale,

lontana così dalle pedanterie come dalle astruserie....

_Minerva_ (Rassegna internazionale), 1 gennaio 1894.

... si leggono con vera compiacenza e con un crescente

interesse quasi al pari d'un romanzo.

_Perseveranza_ (1 luglio).

... Tutto il libro è condotto con chiarezza, con metodo

critico sicuro e giusto....

_Illustrazione italiana_ (27 agosto).

... Wir haben es mit einer tüchtigen, erfreulichen

Leistung zu thun.

_Literarisches Centralblatt für Deutschland_ (12 agosto).

Lodatissimo da quasi tutte le riviste italiane e tedesche.

=Petrocchi P.=--Dell'opere di Alessandro Manzoni,

letterato e patriota.--Un volume in-8 L. 3 --

=Rovani G.=--La mente di Alessandro Manzoni.--Un

volume in-8 » 1 --

=Fontana Ferdinando.=--Pennelli e Scalpelli;

note artistiche.--Un volume in-16 » 2 --

=Barattoni e Benapiani.=--Ars; appunti

critici.--Splendido volume illustrato dai migliori

artisti moderni » 3 --

=Buccellati A.=--Manzoni, ossia il progresso

morale, civile e letterario.--Due volumi

in-8 » 9 --

=Tanganelli e Luraghi.=--Bois; appunti d'arte

e di critica moderna.--Elegante vol. in-16 » 3 --

=Mazzoleni A.=--Settembrini e i manzoniani;

note critiche.--Un volume in-8 » 1 --

=Sogliani Ugo.=--Tre precursori (Francesco Dall'Ongaro,

Antonio Gazzoletti e Antonio Somma).--Un

volume in-16 » 1 50

=Robiati G.=--Gerolamo Rovetta; studio critico.--Un

volume in-16 » 1 --

=Aloysius F.=--Grinze nel «Cuore» di Edmondo

De-Amicis.--Un volume in-16 » 1 50

=Quadrio E.=--Il realismo in letteratura, replica

a Ferdinando Martini.--Volumetto elzeviriano

»-- 75

=Fontana F.=--Cesare Tronconi e la «Passione

maledetta»; lettera a Leone Fortis. Un volumetto »-- 50

=Righetti C.=--Facciamo un Teatro Nazionale »-- 50

=Majocchi D.=--Carlo Troya; studio storico critico.--Un

volume in-16 »-- 75

=Pellegrini A.=--Angelo Mai e le sue principali

scoperte letterarie.--Un volume in-16 »-- 50

=Mazzoleni A.= Giuseppe Ferrari, i suoi tempi

e le sue opere.--Un volume in-16 » 2 50

=De Luca P.=--Ars.--Un volume in-32 » 1 50

=Brambilla G.=--Studi letterari sugli _eroici furori_

di Giordano Bruno.--Sulla versificazione

italiana.--Le poesie di Niccolò Tommaseo.--Un

volume in-16 » 2 --

=Fiorentino Francesco.=--Scritti vari di letteratura,

filosofia e critica.--Un volume in-16 » 4 --

=Gelmetti prof. Luigi.=--La dottrina manzoniana

sull'unità della lingua nei suoi difensori:

prof. Luigi Morandi e prof. Francesco D'Ovidio;

unici studi critici sullo stato definitivo della

questione.--Un volume in-16 » 5 --

=Zendrini Bernardino.=--Opere complete. Volumi

I e II: prose. Volume III: poesie.--Tre

volumi in-16 »11 --

=Farrar F.=--Lingua e lingue, ossia capitoli intorno

alla lingua. Opera tradotta dall'inglese a

cura di C. Novelli.--Un volume in-8 » 2 50

=Morello V.=--Leggendo; appunti di critica e

d'Arte.--Elegante volume in-8 » 2 --

=De Nino A.=--Briciole letterarie.--Due volumi

in-16 » 7 --

=Grubicy De Drogon= (Vittore).--L'Arte e lo

Stato in Italia.--Un volume in-8 massimo » 5 --

=Robiati Giuseppe.=--Il romanzo contemporaneo

in Italia; saggi critici su Giovanni Verga,

Gerolamo Rovetta, Antonio Fogazzaro, Ottone

di Banzole, Ugo Valcarenghi.--Un vol. in-16 » 1 50

=Dossi Carlo.=--I Mattoidi al primo concorso

pel monumento in Roma a Vittorio Emanuele;

note.--Un volume in-16 » 2 --

=Fenaroli prof. Giuliano.=--Svaghi letterari.--Un

volume in-8 » 2 20

=Grita Salvatore.=--Polemiche artistiche.--Un

volume in-16 » 2 --

=Meloni Alfredo.=--Donatello (1386-1466).--Un

volume in-16 » 1 --

=Neri Achille.=--Aneddoti goldoniani.--Un volume

in-16 » 1 50

=Umano.=--«La Guerra» di Giosuè Carducci flagellata

da Umano.--Un volume in-8 » 1 --

=Zanolini Antonio.=--Antonio Aldini ed i suoi

tempi; narrazione storica con documenti inediti

o poco noti.--Due volumi in-16 » 8 --

=Occioni Onorato.=--Cajo Silio Italico e il suo

poema; studi.--Un volume in-16 » 4 --

=Guerzoni Giuseppe.=--Lettere ed armi. Scritti

editi ed inediti. Volume primo: Discorsi e Conferenze.

Volume II: Saggi storici.--In-16 » 8 --

=Lioy Paolo.=--Ciarle letterarie. Un vol. in-16 »-- 50

=Italo Robin.= (G. Benumo).--Antico e nuovo

fatalismo nell'arte.--Un volume in-16 » 1 50

Dirigere commissioni ai signori _C. CHIESA & F. GUINDANI_,

editori, Milano.

L'evoluzione di Giosuè Carducci · 第 7 / 7 段